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Sorveglianza Speciale

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1097 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Confisca di prevenzione: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso a causa della sua abituale dedizione ad attività delittuose. La decisione ribadisce che la sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato, unita a comportamenti antisociali perduranti, giustifica la misura ablativa, estendendola anche a beni fittiziamente intestati a terzi.
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Detenzione stupefacenti: prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per detenzione stupefacenti. La decisione si fonda sulla prova della finalità di spaccio, desunta dal possesso di dosi già confezionate, un bilancino di precisione e un taccuino con nomi di acquirenti. È stata invece dichiarata la prescrizione per il reato di violazione della sorveglianza speciale.
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Sorveglianza speciale: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per un soggetto con precedenti per furti e rapine. Nonostante la riduzione della durata in appello, la persistente pericolosità sociale è stata provata dal possesso di strumenti atti a disturbare segnali GPS e videosorveglianza subito dopo la scarcerazione.
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Recidiva reiterata: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale. Il punto centrale della controversia riguardava l'applicazione della recidiva reiterata, che la difesa contestava in modo generico senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. La Corte ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria.
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Revoca patente guida: discrezionalità e prova
La Corte d'Appello di Torino ha confermato la legittimità della revoca patente guida per un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. Sebbene la Corte Costituzionale (sent. 99/2020) abbia rimosso l'automatismo della revoca, il giudice ha stabilito che spetta al cittadino provare l'esistenza di esigenze lavorative o di salute prevalenti sulla pericolosità sociale.
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Sorveglianza speciale: guida senza patente non è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale e accusato di guida senza patente. La Corte ha confermato che tale condotta non integra il reato specifico di violazione delle prescrizioni della sorveglianza (art. 75 D.Lgs. 159/2011), ma la meno grave fattispecie legata alla violazione delle prescrizioni generiche di 'vivere onestamente' e 'rispettare le leggi' (art. 73 D.Lgs. 159/2011), in linea con un consolidato orientamento giurisprudenziale.
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Ricorso inammissibile: quando è aspecifico?
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un soggetto condannato per violazione della sorveglianza speciale. Il ricorso è stato giudicato aspecifico e manifestamente infondato, in quanto si limitava a riproporre le medesime argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che non è suo compito rivalutare le prove, ma solo verificare la correttezza giuridica e logica della decisione.
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Sorveglianza speciale e frequentazione di pregiudicati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo in regime di sorveglianza speciale, condannato per essersi associato a persone con precedenti penali. La sentenza chiarisce che la conoscenza dei precedenti da parte del sorvegliato può essere presunta dal contesto sociale. Inoltre, la ripetuta violazione delle prescrizioni esclude l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la pericolosità sociale del soggetto.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale veniva condannato per aver violato le prescrizioni imposte, tra cui la guida senza patente e l'inosservanza dell'obbligo di soggiorno. La Corte di Appello confermava la condanna. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile, poiché i motivi erano generici e manifestamente infondati. In particolare, la Corte ha chiarito che le diverse violazioni commesse in date differenti costituiscono reati distinti e che la censura relativa a un reato già escluso nei gradi di merito non può essere riproposta.
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Confisca di prevenzione: limiti al ricorso del terzo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un decreto di confisca di prevenzione. La sentenza chiarisce che i terzi, intestatari fittizi dei beni, non possono contestare la pericolosità sociale del proposto, ma solo rivendicare la titolarità effettiva dei beni. Per il proposto, il ricorso è limitato alla violazione di legge, escludendo censure sulla motivazione se non meramente apparente.
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Attualità della pericolosità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha analizzato i ricorsi contro misure di prevenzione, annullando con rinvio l'applicazione della sorveglianza speciale a un soggetto. La Corte ha sottolineato la necessità di una valutazione concreta dell'attualità della pericolosità, tenendo conto del periodo di detenzione e della condotta del soggetto, non potendosi basare su una mera presunzione. Gli altri ricorsi, relativi principalmente alla confisca di beni, sono stati dichiarati inammissibili per genericità o infondatezza delle censure.
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Ricorso sorveglianza speciale: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per sorveglianza speciale, chiarendo che l'appello in sede di legittimità è consentito solo per violazione di legge e non per un riesame del merito. Nel caso specifico, la motivazione del provvedimento era ritenuta completa e non apparente, basandosi sulla pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti condanne e dalla ripresa di attività delittuose dopo la scarcerazione.
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Pericolosità sociale: i limiti alla confisca dei beni
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di confisca per due persone, stabilendo che la pericolosità sociale deve essere provata con elementi concreti e non presunti. I giudici devono dimostrare che i soggetti vivono abitualmente dei proventi di attività delittuose effettivamente lucrative. La sentenza ha anche dichiarato inammissibile il ricorso di altri due soggetti per carenza di interesse, poiché sostenevano che i beni confiscati non fossero di loro proprietà. Questo caso ribadisce la necessità di un accertamento rigoroso prima di applicare misure di prevenzione patrimoniali.
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Violazione sorveglianza speciale: motivi irrilevanti
Un soggetto sotto sorveglianza speciale ha violato le prescrizioni, adducendo finalità solidaristiche. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che per la violazione sorveglianza speciale è sufficiente la consapevolezza di infrangere le regole, rendendo irrilevante il motivo. È stata inoltre negata la non punibilità per tenuità del fatto a causa della condotta abituale del reo.
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Pericolosità sociale: requisiti per la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che applicava la sorveglianza speciale a un individuo, ritenendo non provata la sua pericolosità sociale. La Corte ha ribadito che, per applicare tale misura, non basta elencare i reati commessi, ma è necessario dimostrare rigorosamente che l'individuo viva abitualmente con i proventi di attività delittuose (requisito del profitto) o che sia dedito a crimini che minacciano la sicurezza pubblica (requisito dell'abitualità). Nel caso specifico, mancava la prova che i reati avessero generato un reddito significativo e che le condotte illecite fossero costanti e non sporadiche.
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Sorveglianza speciale: condanna valida post-Consulta?
Un soggetto, condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, ha impugnato la sentenza sostenendo che la misura di prevenzione fosse illegittima, poiché basata su una norma poi dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave sulla competenza giurisdizionale: la verifica della 'base legale' di una misura di prevenzione spetta esclusivamente al giudice della prevenzione, non al giudice penale che giudica la violazione. Pertanto, fino a revoca formale, la misura resta efficace e la sua violazione costituisce reato.
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Sorveglianza speciale: limiti delle prescrizioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale contestava la legittimità di alcune prescrizioni ritenute generiche (come 'vivere onestamente') e la durata della misura. La Corte ha stabilito che tali prescrizioni, pur non integrando reato in caso di violazione, sono legittime come regole di condotta e possono portare a un aggravamento della misura. È stata inoltre confermata la proporzionalità della durata della sorveglianza speciale, in quanto adeguatamente motivata dalla pericolosità sociale del soggetto.
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Frequentazione pregiudicati: la Cassazione decide
La Cassazione ha confermato la condanna per un individuo in sorveglianza speciale, reo di frequentazione pregiudicati. Il ricorso è stato respinto perché le contestazioni sui contatti occasionali rappresentavano una rivalutazione dei fatti, non ammessa in sede di legittimità, e l'eccezione sull'inutilizzabilità della testimonianza di un agente era generica.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di permanenza notturna in casa viene condannato per non aver risposto al citofono durante un controllo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, incentrato sulla giustificazione di un sonno profondo, qualificandolo come una mera doglianza di fatto. L'ordinanza conferma che la valutazione della colpevolezza e la decisione su attenuanti e recidiva, se logicamente motivate, non sono sindacabili in sede di legittimità, ribadendo la severità della violazione sorveglianza speciale.
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Pericolosità sociale: la Cassazione sulla presunzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La sentenza chiarisce che la pericolosità sociale è presunta per chi è accusato di associazione mafiosa, anche in presenza di un'attività lavorativa, e precisa le regole procedurali per i ricorsi in materia di prevenzione.
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