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Sopraelevazione

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141 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Distanze legali: balcone troppo vicino e sopraelevazione
Il Proprietario Sottostante ha contestato la costruzione, da parte del Proprietario dell'Ultimo Piano, di una sopraelevazione e di un balcone aggettante sul lastrico solare sovrastante. Il balcone violava le distanze legali rispetto alla finestra sottostante. Inoltre, il Proprietario Sottostante richiedeva l'indennità di sopraelevazione. La Corte d'Appello aveva rigettato le richieste. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che le distanze legali di tre metri si applicano anche in senso verticale ai balconi e hanno carattere assoluto. Inoltre, ha chiarito che l'indennità di sopraelevazione è sempre dovuta in caso di aumento di volumetria, senza che rilevi la proprietà della colonna d'aria. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Distanze tra costruzioni: sopraelevazione arretrata per sempre
I comproprietari di un immobile hanno impugnato per revocazione una precedente decisione della Cassazione, che aveva confermato l'ordine di arretrare la loro sopraelevazione per violazione delle norme sulle distanze tra costruzioni. I ricorrenti lamentavano l'omessa pronuncia su alcune particelle di terreno e sulla vigenza del piano regolatore, oltre alla mancata interruzione del processo per il decesso del difensore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni non riguardavano un errore di fatto revocatorio, ma presunti vizi di legge non deducibili in questa sede. Inoltre, l'interruzione del processo non si applica nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'ordine di arretramento è rimasto definitivo e i ricorrenti sono stati condannati alle spese.
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Distanze legali tra costruzioni: la sanatoria non salva il vicino
Una coppia di vicini ha contestato la ristrutturazione e la sopraelevazione eseguite dai proprietari del fondo confinante, lamentando la violazione delle distanze legali tra costruzioni pari a dieci metri secondo il regolamento comunale. I costruttori si difendevano esibendo una concessione in sanatoria e sostenendo di aver mantenuto la stessa area di ingombro originaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei vicini, stabilendo che la sopraelevazione costituisce sempre una nuova costruzione e deve rispettare le distanze vigenti al momento della sua realizzazione. Inoltre, la sanatoria edilizia regola solo il rapporto con la pubblica amministrazione e non pregiudica il diritto dei privati a pretendere la demolizione delle opere illegittime o il risarcimento del danno.
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Distanze legali tra costruzioni: demolito il piano dei vicini
La Proprietaria di un immobile ha concordato con I Vicini, tramite una scrittura privata, la possibilità di realizzare una sopraelevazione, a patto di rispettare il limite di tre metri dal confine. Poiché I Vicini non hanno rispettato l'accordo, La Proprietaria ha chiesto l'arretramento della nuova opera. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ordinando l'arretramento. I Vicini hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il contratto fosse risolto e contestando la qualificazione della domanda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accordo privato che limita i poteri di proprietà a favore del vicino configura una servitù. Di conseguenza, I Vicini devono arretrare la costruzione, confermando l'importanza del rispetto delle distanze legali tra costruzioni stabilite convenzionalmente.
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Distanze tra costruzioni: la strada pubblica cancella i divieti
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino lamentando che la nuova costruzione a piano terra e la successiva sopraelevazione violassero le distanze tra costruzioni e le vedute. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda rilevando la presenza di una strada comunale tra i due immobili. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. Gli Ermellini hanno chiarito che, in presenza di una via pubblica interposta tra i fabbricati, non si applica la disciplina sulle distanze tra costruzioni di cui all'art. 9 del D.M. n. 1444/1968, né quella del codice civile. Le norme sulle distanze dalle strade pubbliche tutelano infatti l'interesse generale alla sicurezza stradale e non i rapporti privati di vicinato, escludendo il diritto del privato a richiedere la demolizione dell'opera altrui.
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Sopraelevazione in aderenza: legittima anche se supera il tetto
I proprietari di un immobile lamentavano i danni e la violazione delle distanze legali causati dai lavori di ristrutturazione e innalzamento eseguiti dall'impresa edile confinante. La Corte d'Appello ordinava l'arretramento dell'intero edificio a tre metri dal confine, ritenendo che l'innalzamento del tetto costituisse una nuova costruzione non più in aderenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa edile, stabilendo che la sopraelevazione in aderenza sulla verticale del fabbricato preesistente è pienamente legittima, anche se supera in altezza l'edificio vicino. Il rispetto della distanza minima di tre metri si applica solo se i regolamenti locali vietano espressamente l'aderenza o se sussistono specifiche preclusioni statiche o di veduta. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Recupero del sottotetto: la Cassazione ferma la demolizione
I proprietari di un immobile eseguivano un recupero del sottotetto a fini abitativi, realizzando una sopraelevazione. I vicini confinanti facevano causa lamentando la violazione delle distanze legali dal confine e tra pareti finestrate. Il Tribunale e la Corte d'Appello ordinavano l'arretramento della struttura. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha annullato la sentenza di appello con rinvio. La Suprema Corte ha rilevato l'entrata in vigore della Legge n. 105/2024 (Decreto Salva Casa), che introduce norme di favore per il recupero del sottotetto. Questa legge consente tali interventi anche in deroga alle distanze minime tra edifici e confini, purché si rispettino i limiti vigenti all'epoca della costruzione originaria. La Corte d'Appello dovrà quindi rivalutare il caso applicando la nuova normativa nazionale.
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Sopraelevazione sul lastrico solare: quando il tetto non è privato
In una villetta bifamiliare, i proprietari dell'ultimo piano hanno realizzato un appartamento e una terrazza a uso esclusivo sul lastrico solare comune, impedendo l'accesso ai proprietari del piano terra. Questi ultimi hanno avviato una causa per accertare la comproprietà del tetto e chiedere la demolizione delle opere abusive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei proprietari dell'ultimo piano, confermando che l'intervento non rientra nel legittimo diritto di sopraelevazione sul lastrico solare. Infatti, l'opera ha sottratto definitivamente il bene comune all'uso degli altri condomini, alterando la sua funzione di copertura. I proprietari dell'ultimo piano sono stati condannati a demolire la costruzione e a risarcire le spese legali.
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Distanze dal confine: no alla demolizione della sopraelevazione
Il Proprietario Costruttore chiedeva di accedere al fondo del Vicino per tinteggiare la propria sopraelevazione. Il Vicino si opponeva, lamentando la violazione delle distanze dal confine e chiedendo la demolizione dell'opera e di alcuni fabbricati agricoli confinanti. Il Tribunale ordinava la demolizione della sopraelevazione, ritenendola una nuova costruzione soggetta al limite di cinque metri. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Proprietario Costruttore. La Corte ha chiarito che le norme sulle distanze dal confine devono tenere conto delle sopravvenute disposizioni di favore per il costruttore e delle deroghe locali per le sopraelevazioni in sagoma. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Distanze legali tra edifici: nuove leggi salvano la costruzione.
Una disputa tra vicini sorge a causa della sopraelevazione di un immobile situato nel centro storico, ritenuta inizialmente una nuova costruzione illegittima per violazione delle distanze minime. La Corte d'Appello ordina la demolizione della parte eccedente e il risarcimento dei danni. Tuttavia, i proprietari dell'edificio contestano la decisione evidenziando l'entrata in vigore di nuove norme nazionali più favorevoli per i centri storici. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice di rinvio deve applicare lo ius superveniens (la legge sopravvenuta) in materia di distanze legali tra edifici. Di conseguenza, la sentenza di demolizione viene annullata e la causa viene rinviata per una nuova valutazione basata sulle riforme legislative recenti, che consentono la ricostruzione rispettando i limiti preesistenti.
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Distanze minime tra edifici: l’hotel vince sul piano scaduto
La controversia nasce dall'opposizione dei comproprietari di un condominio alla sopraelevazione di un albergo confinante, ritenuta lesiva delle distanze legali. Il Tribunale e la Corte d'Appello ordinano l'arretramento delle coperture a dieci metri. La proprietaria dell'albergo ricorre in Cassazione, sostenendo l'applicabilità di una deroga prevista dal piano particolareggiato comunale per le distanze minime tra edifici. La Suprema Corte accoglie il ricorso, rilevando una grave contraddizione nella sentenza d'appello: i giudici di merito non hanno chiarito se l'area fosse inclusa nel piano urbanistico e se questo contenesse le necessarie specifiche volumetriche. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza e rinvia la causa alla Corte d'Appello di Venezia per un nuovo esame, stabilendo che le regole di allineamento dei piani particolareggiati scaduti possono comunque rimanere in vigore.
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Decoro architettonico: la visibilità non scusa l’abuso
Una condomina ha citato in giudizio il vicino per aver realizzato sul terrazzo confinante un manufatto abitabile in violazione delle distanze legali e lesivo del decoro architettonico dell'edificio. La Corte d'Appello aveva rigettato le richieste, ritenendo che la nuova opera non fosse visibile dalla strada e che l'edificio fosse già esteticamente degradato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della condomina, stabilendo che la visibilità esterna non rileva ai fini della tutela estetica. Inoltre, il preesistente degrado non giustifica nuove alterazioni senza un bilanciamento complessivo. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Nuova costruzione sul confine: quando la demolizione è totale
Una proprietaria viene condannata a demolire un fabbricato perché edificato a meno di cinque metri dal confine, violando i regolamenti locali. I giudici qualificano l'opera come nuova costruzione perché molto più grande rispetto ai vani preesistenti. La proprietaria chiede a sua volta la demolizione di un manufatto delle vicine, che era stato sopraelevato di cinquanta centimetri. La Corte d'appello ordina solo la demolizione della parte sopraelevata. La Cassazione accoglie il ricorso della proprietaria su questo punto: la sopraelevazione configura una nuova costruzione e, pertanto, l'ordine di demolizione per violazione delle distanze deve riguardare l'intero manufatto modificato e non solo la parte sopraelevata. La causa viene rinviata per una nuova decisione.
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Distanze legali tra edifici: demolita la sopraelevazione
I Proprietari dell'Immobile Adiacente hanno citato in giudizio i vicini per aver realizzato una sopraelevazione del tetto in violazione delle distanze legali tra edifici, chiedendone la demolizione. I convenuti sostenevano si trattasse di un semplice restauro conforme ai regolamenti comunali. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ordinato la demolizione della sopraelevazione e l'arretramento di una grondaia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari della sopraelevazione, confermando che qualsiasi innalzamento del tetto che aumenti la volumetria costituisce una nuova costruzione. Di conseguenza, tale opera deve rispettare la distanza minima inderogabile di dieci metri prevista dalla legge statale, la quale prevale su qualsiasi norma locale o regionale contraria.
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Abuso edilizio: l’ammissione spontanea incastra i colpevoli
Due cittadini hanno realizzato un abuso edilizio consistente in una sopraelevazione in cemento armato di 65 metri quadri e un ampliamento al piano terra di 21 metri quadri, senza permesso di costruire e in zona sismica. Durante le indagini, i due si sono presentati spontaneamente dai Carabinieri ammettendo i fatti. Successivamente, hanno contestato l'utilizzabilità di tali dichiarazioni perché rese senza avvocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna a sei mesi di arresto e 20.000 euro di ammenda. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni spontanee sono pienamente utilizzabili se acquisite con l'accordo delle parti. Inoltre, le opere edilizie devono essere valutate nella loro unitarietà e non separando i singoli interventi. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare anche le spese processuali.
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Distanze legali: la rinuncia che chiude la guerra tra vicini
La proprietaria di un immobile ha citato in giudizio i vicini per aver realizzato una sopraelevazione senza rispettare le distanze legali e per aver invaso il suo terreno. La Corte di appello ha ordinato l'arretramento della costruzione di ventidue centimetri e la liberazione dell'area occupata. Uno dei vicini ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente depositato una formale rinuncia agli atti del giudizio, accettata dalle controparti. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la sentenza d'appello è diventata definitiva, obbligando il vicino a demolire la porzione abusiva e a restituire il terreno.
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Ristrutturazione edilizia e distanze legali: tetto da demolire
Una proprietaria ha fatto causa a una società costruttrice lamentando che il rifacimento del tetto di un edificio vicino violasse le distanze dal confine. La società sosteneva si trattasse di una semplice ristrutturazione. La Corte d'Appello ha invece accertato che l'intervento, avendo aumentato l'altezza di novanta centimetri e modificato la forma del tetto creando un sottotetto potenzialmente abitabile, costituiva una nuova costruzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che ogni modifica che aumenta altezza o volume si qualifica come nuova costruzione. Di conseguenza, l'opera rientra nella disciplina della ristrutturazione edilizia e distanze legali, obbligando il costruttore alla riduzione in pristino (demolizione) e al risarcimento dei danni, oltre a dover tenere indenni gli acquirenti degli appartamenti.
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Regolamento condominiale contrattuale: demolita la sopraelevazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di demolizione di una sopraelevazione realizzata sul lastrico di copertura di un locale commerciale. La Società Confinante aveva lamentato la violazione delle distanze legali e del regolamento condominiale contrattuale. La Suprema Corte ha ribadito che le clausole limitative del regolamento condominiale contrattuale sono vincolanti per l'acquirente che ne abbia dichiarato la conoscenza e l'accettazione nel rogito, anche senza trascrizione. Inoltre, la nuova opera, posta a soli tre centimetri dal balcone sovrastante, violava la distanza minima di tre metri prescritta per tutelare il diritto di veduta in appiombo.
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Indennità di sopraelevazione: negata se si costruisce sul garage
Alcuni proprietari di un complesso immobiliare hanno chiesto a una società il pagamento dell'indennità di sopraelevazione per aver costruito una nuova struttura sopra la copertura di un garage interrato. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta dei proprietari. I giudici hanno chiarito che l'indennità di sopraelevazione spetta solo se la nuova costruzione sorge sopra un vero e proprio edificio, ossia un manufatto sviluppato in verticale fuori terra. Un garage interrato non rientra in questa definizione. Inoltre, questa regola speciale non si applica al supercondominio, dove i diversi fabbricati sono distribuiti in senso orizzontale. La società ha quindi vinto la causa e i proprietari sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Distanze legali tra edifici: l’abuso è del venditore, chi paga?
Il Vicino ha citato in giudizio i Nuovi Proprietari per violazione delle distanze legali tra edifici a causa di una mansarda abusiva, chiedendone l'arretramento e il risarcimento dei danni. I Nuovi Proprietari hanno chiamato in causa i Venditori per essere garantiti, poiché l'abuso era stato iniziato da questi ultimi. La Corte d'Appello ha condannato i Nuovi Proprietari all'arretramento e ha escluso la responsabilità dei Venditori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Nuovi Proprietari limitatamente alla responsabilità dei Venditori. I giudici di legittimità hanno rilevato una grave contraddizione nella sentenza d'appello: la perizia tecnica aveva infatti dimostrato che i Venditori avevano realizzato ben due terzi della mansarda abusiva prima della vendita. La causa è stata rinviata per un nuovo esame sulla manleva.
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