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Sopraelevazione

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141 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Nuova costruzione distanze: quando si applicano
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33091/2025, ha stabilito che qualsiasi intervento di ristrutturazione che comporti un aumento di volume o della sagoma di un edificio preesistente deve essere qualificato come 'nuova costruzione'. Di conseguenza, tale intervento deve rispettare le distanze legali dai confini e dagli altri edifici, come previsto dal Codice Civile. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto applicabile una deroga locale senza che la parte interessata avesse fornito la prova dei requisiti necessari, come le 'esigenze abitative di prima casa'.
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Sopraelevazione in aderenza: le regole da seguire
Una recente sentenza della Cassazione analizza il caso di una sopraelevazione in aderenza contesa tra due vicini. La Corte ha annullato la decisione d'appello che ordinava una demolizione parziale, chiarendo che il giudice deve prima verificare la natura del muro di confine. Se il muro è comune, si applicano le norme sull'innalzamento del muro comune (art. 885 c.c.) e non quelle sulla costruzione in aderenza (art. 877 c.c.). La sentenza sottolinea anche l'importanza di applicare le norme specifiche dei regolamenti edilizi locali per le sopraelevazioni, anziché quelle generiche per le nuove costruzioni.
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Distanze legali: quando la sopraelevazione è nuova costruzione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di violazione delle distanze legali tra proprietà. Oggetto del contendere erano una sopraelevazione, un muro di contenimento e una legnaia. La Corte ha stabilito che qualsiasi sopraelevazione, anche minima, va considerata 'nuova costruzione' e deve rispettare le distanze legali. Inoltre, ha chiarito che un muro che sostiene un terrapieno non è un semplice muro di cinta e che gli accordi privati non possono derogare alle norme urbanistiche locali. La sentenza d'appello, che aveva qualificato i lavori come ristrutturazione, è stata annullata con rinvio.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione chiarisce le regole
Un proprietario di casa è stato condannato ad arretrare il proprio edificio di 10 metri. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, specificando che le norme sulle distanze tra costruzioni variano in base alla pianificazione urbanistica comunale. La Corte ha stabilito che, in assenza di un piano di zonizzazione dettagliato, si applica la "legge ponte" (L. 765/1967) e non la più stringente regola dei 10 metri del D.M. 1444/1968. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Sopraelevazione antisismica: il permesso non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27018/2024, ha stabilito che la legittimità amministrativa di un'opera edilizia, come una sopraelevazione, non esclude la sua illegittimità sotto il profilo civilistico se viola le norme a tutela della sicurezza e della stabilità dell'edificio. Nel caso di specie, un proprietario aveva realizzato una nuova superficie all'ultimo piano, ma la Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno in favore dei vicini, ritenendo prevalenti le norme sulla sicurezza strutturale e la normativa antisismica rispetto al mero possesso del titolo edilizio.
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Servitù di veduta: limiti e prescrizione del diritto
Una società contesta l'apertura di nuove finestre in una sopraelevazione, sostenendo la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione esamina la natura della servitù di veduta, nata da un'obbligazione contrattuale, per decidere se il diritto si estende oltre la costruzione originale del 1958. Il caso è rimesso alla pubblica udienza per la sua complessità.
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Distanze legali: demolizione, non abbassamento
In un caso di violazione delle distanze legali tra edifici, la Corte di Cassazione ha stabilito che la tutela corretta consiste nella riduzione in pristino, ovvero nell'arretramento della costruzione fino al rispetto della distanza minima, e non in un semplice abbassamento. La sentenza chiarisce che le norme locali sulle distanze mirano a tutelare l'assetto urbanistico e impongono la demolizione della parte illegittima, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato una misura diversa e imprecisa.
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Sopraelevazione: nuove regole sulle distanze legali
Un proprietario ha costruito un piano aggiuntivo sul proprio edificio, direttamente sul confine con il vicino. Quest'ultimo ha contestato l'opera, appellandosi a nuove normative locali che imponevano una distanza minima dal confine. La Corte di Cassazione ha confermato che una sopraelevazione è da considerarsi una nuova costruzione e, come tale, deve rispettare le norme sulle distanze in vigore al momento della sua realizzazione, anche se l'edificio originale era stato legittimamente costruito sul confine. Il ricorso del costruttore è stato quindi respinto.
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Sopraelevazione in condominio: limiti e differenze
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18036/2024, ha chiarito la distinzione fondamentale tra la modifica delle parti comuni e la vera e propria sopraelevazione in condominio. Il caso riguardava la realizzazione di abbaini e un lucernario sul tetto da parte del proprietario dell'ultimo piano. La Corte ha stabilito che tali opere, se comportano l'appropriazione di parti comuni come il tetto, non rientrano nel diritto di sopraelevazione ma costituiscono un'innovazione vietata. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questa distinzione e sulla verifica della sicurezza statica dell'edificio.
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Estinzione del giudizio per rinuncia in Cassazione
Una controversia condominiale per il rimborso di spese urgenti sul tetto, giunta fino in Cassazione, si conclude con l'estinzione del giudizio. La parte che aveva proposto ricorso vi ha rinunciato e la controparte ha accettato tale rinuncia. La Suprema Corte, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato estinto il processo, chiarendo che in questi casi non si procede a una condanna sulle spese legali né si applica il raddoppio del contributo unificato a carico del rinunciante.
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ICI sopraelevazione: quando si paga l’imposta?
Una società contesta una richiesta di pagamento ICI per un piano sopraelevato in corso di costruzione, sostenendo che l'imposta non sia dovuta fino all'ultimazione dei lavori. La Corte di Cassazione, di fronte a due orientamenti giurisprudenziali contrastanti sulla tassabilità dell'area in caso di ICI sopraelevazione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La decisione finale è stata rinviata a una pubblica udienza per risolvere il conflitto e definire se, in questi casi, si debba tassare il valore dell'area virtuale o attendere il completamento del fabbricato.
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ICI sopraelevazione: quando si paga l’imposta?
Una società contesta un avviso di accertamento per il pagamento dell'ICI su una sopraelevazione in corso di costruzione. La Corte di Cassazione, rilevando l'esistenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sulla tassabilità di tale immobile (se come area fabbricabile o come fabbricato da ultimare), ha ritenuto la questione complessa e meritevole di un approfondimento in pubblica udienza, rinviando la decisione finale.
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Prescrizione azione: ricorso cautelare la interrompe
In una disputa condominiale per la costruzione di verande abusive lesive del decoro architettonico, la Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione azione condominiale ventennale per la rimozione delle opere è interrotta dal deposito di un ricorso cautelare. La Corte d'Appello aveva erroneamente considerato prescritta l'azione per alcune delle opere, non tenendo conto dell'efficacia interruttiva del procedimento d'urgenza. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e abusi edilizi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputate condannate per un abuso edilizio consistente in una sopraelevazione non autorizzata. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso si basavano su valutazioni di fatto, non consentite in sede di legittimità, e che alcune censure, come quella sulla speciale tenuità del fatto, erano state proposte per la prima volta in Cassazione, risultando quindi tardive. Di conseguenza, il ricorso inammissibile ha comportato la condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Usucapione servitù: quando la domanda è tardiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13395/2024, ha rigettato il ricorso di un proprietario che aveva introdotto tardivamente una domanda per l'usucapione di una servitù di veduta. La Corte ha chiarito che una sopraelevazione è una nuova costruzione e che una domanda giudiziale non può essere modificata in corso di causa introducendo un diritto nuovo e distinto, come l'usucapione servitù di veduta rispetto a quella per il mantenimento a distanza illegale. La domanda, essendo aggiuntiva e non una semplice modifica, è stata dichiarata inammissibile.
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Sopraelevazione distanze: il principio di prevenzione
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della sopraelevazione e delle distanze legali. Il caso riguardava una costruzione innalzata sul confine dopo una divisione immobiliare. I ricorrenti lamentavano la violazione delle distanze minime previste dai regolamenti locali. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della sopraelevazione realizzata in perfetto allineamento con l'edificio preesistente, in applicazione del principio di prevenzione. I motivi del ricorso sono stati giudicati inammissibili per genericità e perché rivolti contro argomentazioni non decisive della sentenza d'appello.
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Distanze tra costruzioni: ricorso inammissibile
Un proprietario ha impugnato in Cassazione la costruzione del vicino, lamentando la violazione delle distanze tra costruzioni e delle norme antisismiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che nuove questioni che richiedono accertamenti di fatto, come il rispetto della normativa antisismica, non possono essere sollevate per la prima volta in sede di legittimità. Inoltre, la Corte ha ribadito che la contestazione della firma di un giudice su una sentenza richiede una specifica procedura di querela di falso, non essendo sufficiente un semplice motivo di ricorso.
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Distanze tra costruzioni: la sopraelevazione è nuova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7595/2024, ha rigettato il ricorso di una proprietaria che aveva realizzato una sopraelevazione e una scala esterna senza rispettare le normative locali sulle distanze. La Corte ha ribadito che tali interventi si qualificano come 'nuova costruzione' e, pertanto, devono rispettare le distanze tra costruzioni più restrittive previste dagli strumenti urbanistici locali, non essendo sufficiente il rispetto della distanza minima del Codice Civile. Confermato l'obbligo di arretramento e rimozione delle opere.
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Volume tecnico: la sopraelevazione che non viola le distanze
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per l'innalzamento del tetto, ritenendola una nuova costruzione che violava le distanze legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una modifica di modesta entità, funzionale a esigenze tecniche come coibentazione e consolidamento, e che non crea un vano abitabile, costituisce un mero volume tecnico irrilevante ai fini delle distanze tra edifici.
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Distanza tra costruzioni: la regola della frontistanza
Una controversia tra proprietari confinanti riguardo una sopraelevazione e opere nel sottosuolo. La Corte di Cassazione cassa la decisione d'appello, chiarendo che la regola della distanza tra costruzioni di 10 metri si applica solo in presenza del requisito di 'frontistanza', ovvero quando le pareti dei due edifici si fronteggiano, anche solo parzialmente. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato non verificando in concreto tale presupposto. Viene inoltre ribadito che la rinuncia a una servitù deve avvenire per iscritto e non può essere presunta.
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