L'Imprenditore, accusato di bancarotta fraudolenta per aver distratto ingenti finanziamenti pubblici ricevuti dalla sua azienda e aver utilizzato società di comodo, ha concordato la pena principale tramite patteggiamento. Tuttavia, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la durata di sei anni delle sanzioni aggiuntive, ritenendola non adeguatamente motivata dal giudice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la durata delle pene accessorie fallimentari, se fissata poco sopra la media edittale, non richiede una motivazione eccessivamente dettagliata quando la gravità dei fatti e l'intensità del dolo emergono chiaramente dalla descrizione dettagliata delle condotte illecite contestate. L'Imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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