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Società Di Comodo

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252 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Società di comodo: detrazione IVA sempre garantita
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18192/2025, ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo non può automaticamente negare il diritto alla detrazione dell'IVA. Allineandosi a una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha affermato che il solo mancato superamento di una soglia di ricavi predeterminata non è sufficiente a escludere tale diritto, che può essere negato solo in caso di frode o abuso. Di conseguenza, la Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito che avevano negato il rimborso di un credito IVA a una società immobiliare, rinviando il caso per un nuovo esame basato sui principi europei.
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Società di comodo: esclusione per congruità fiscale
Una società alberghiera, classificata come 'società di comodo' dall'Agenzia delle Entrate, ha visto il suo ricorso accolto dalla Corte di Cassazione. Il motivo del successo risiede nel fatto che la Commissione Tributaria Regionale aveva omesso di valutare una difesa cruciale: la congruità e coerenza dell'azienda rispetto agli studi di settore. La Cassazione ha annullato la sentenza precedente, stabilendo che la conformità agli studi di settore rappresenta una causa di esclusione dalla disciplina delle società di comodo che il giudice di merito è tenuto a esaminare.
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Società di comodo: il Fisco rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio riguardante una società di comodo. L'Agenzia delle Entrate aveva presentato ricorso contro una decisione favorevole a una società, ma ha poi rinunciato a causa di modifiche normative che hanno reso l'appello privo di interesse. La Corte ha quindi archiviato il caso senza una decisione nel merito.
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Rottamazione-quater e cause pendenti: la Cassazione
Una società contesta avvisi di accertamento fiscale, ma durante il giudizio in Cassazione aderisce alla rottamazione-quater. La Corte Suprema, di fronte alla questione se tale adesione estingua il processo, decide di sospendere il giudizio in attesa di una pronuncia chiarificatrice delle Sezioni Unite, creando un importante precedente procedurale.
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Definizione agevolata: stop al ricorso per carenza d’interesse
Una società impugna il rigetto di un'istanza per disapplicare la normativa sulle società di comodo. Mentre il ricorso è pendente in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata per l'avviso di accertamento conseguente. La Corte dichiara inammissibile il primo ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la lite principale è stata definita.
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Sopravvenuto difetto di interesse: ricorso inammissibile
Una società ha impugnato il rigetto di un'istanza di disapplicazione della disciplina sulle società di comodo. Tuttavia, avendo successivamente aderito a una definizione agevolata per l'avviso di accertamento scaturito da quel rigetto, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul principio del sopravvenuto difetto di interesse, poiché la risoluzione della controversia principale ha reso priva di scopo la lite originaria.
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Società di comodo: la Cassazione e i limiti al Fisco
Una società, classificata dal Fisco come 'società di comodo', ha impugnato l'avviso di accertamento fino alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte, richiamando una fondamentale sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la normativa nazionale è in contrasto con il diritto europeo. In particolare, il diritto alla detrazione del credito IVA non può essere negato solo perché non vengono raggiunte soglie di ricavo minime. La Cassazione ha annullato la decisione precedente, rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto della reale operatività dell'impresa e dei principi europei.
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Società di comodo: no al blocco rimborsi IVA
La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo non può bloccare il diritto al rimborso del credito IVA. La decisione si fonda sull'incompatibilità della legge nazionale con la direttiva IVA dell'Unione Europea. Il caso riguardava una società del settore alberghiero a cui era stato negato un rimborso dopo che il suo principale bene strumentale era stato posto sotto sequestro penale, impedendole di raggiungere i ricavi minimi. La Corte ha chiarito che, per avere diritto al rimborso, è sufficiente dimostrare l'esercizio effettivo di un'attività economica, disapplicando la norma nazionale che prevede soglie di ricavi presuntive.
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Società di comodo: Attività reale vince il test
Una società operante nel settore eolico è stata classificata come "società di comodo" dall'Agenzia delle Entrate per non aver superato il test di ricavi minimi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: la prova concreta di un'attività d'impresa reale ed effettiva è sufficiente a superare la presunzione legale di non operatività. La natura industriale dell'attività e dei beni utilizzati ha dimostrato l'effettivo scopo imprenditoriale, rendendo inapplicabile la disciplina fiscale penalizzante.
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Società di comodo: test inapplicabile a neocostituite
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22007/2025, ha annullato un accertamento fiscale contro una società neocostituita. La Corte ha stabilito che il test di operatività triennale per qualificare una società di comodo non è applicabile se l'azienda non ha almeno due esercizi sociali completi antecedenti a quello accertato. Inoltre, ha ribadito che la disciplina nazionale sulle società di comodo è incompatibile con la normativa europea sull'IVA, non potendo limitare il diritto alla detrazione sulla base di presunzioni di non operatività.
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Società di comodo: interpello non obbligatorio
Una società alberghiera, considerata 'società di comodo' per insufficienti ricavi, si è vista accogliere il ricorso dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno annullato la decisione di merito per 'motivazione apparente' e hanno ribadito un principio fondamentale: l'interpello disapplicativo non è un requisito obbligatorio per poter dimostrare in tribunale l'esistenza di cause oggettive che giustificano la non operatività, garantendo così la piena tutela giurisdizionale del contribuente.
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Omessa pronuncia e giudicato: quando il giudice tace
Una società ha impugnato un accertamento fiscale sollevando un'eccezione di giudicato basata su una precedente sentenza favorevole. Il giudice di secondo grado ha ignorato l'eccezione. La Corte di Cassazione ha stabilito che si tratta di omessa pronuncia, un vizio che invalida la sentenza. La Corte ha quindi cassato la decisione e rinviato il caso a un nuovo esame, ribadendo l'obbligo per ogni giudice di pronunciarsi su tutte le questioni sollevate dalle parti.
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