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Società Di Comodo

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252 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Società di comodo: Pignoramento e disapplicazione
Una società con l'intero patrimonio immobiliare sottoposto a pignoramento contesta la sua classificazione come 'società di comodo'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30607/2024, stabilisce che il pignoramento non consente la disapplicazione automatica delle norme, ma può costituire una 'situazione oggettiva' che giustifica l'esclusione se il contribuente prova l'impossibilità di produrre il reddito minimo. Le sentenze di merito sono state annullate per motivazione inadeguata.
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Società di comodo agricole: esclusione non retroattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che l'esclusione automatica dalla disciplina delle società di comodo per le aziende agricole non ha efficacia retroattiva. La norma agevolativa si applica solo a partire dall'anno d'imposta 2012. Per i periodi precedenti, spetta alla società dimostrare l'esistenza di cause di forza maggiore che giustifichino il mancato raggiungimento dei ricavi minimi. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la precedente decisione della Commissione Tributaria Regionale.
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Società di comodo: terreno non edificabile non basta
Una società, inattiva dalla sua costituzione, ha chiesto di non essere considerata una 'società di comodo' sostenendo un impedimento oggettivo: l'impossibilità di edificare un albergo su un terreno acquistato a causa della mancata adozione dei necessari piani attuativi. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che l'acquisto di un terreno la cui edificabilità è subordinata a futuri atti amministrativi costituisce una scelta imprenditoriale e un rischio d'impresa, non un impedimento oggettivo. Di conseguenza, l'inattività della società non è giustificata e la stessa rientra nella disciplina delle società di comodo.
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Società in perdita fiscale: diritto al rimborso IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33427/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la società in perdita fiscale. Conformemente al diritto europeo, il rimborso del credito IVA non può essere negato a una società solo perché ha registrato perdite per più anni consecutivi. La normativa nazionale che equipara tali società a quelle 'di comodo' deve essere disapplicata, a meno che l'amministrazione finanziaria non provi l'esistenza di una frode o di un abuso.
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Società di comodo: detrazione IVA garantita dall’UE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società agricola contro l'Agenzia delle Entrate. La controversia riguardava il diniego della disapplicazione della normativa sulle società di comodo e la conseguente perdita del diritto alla detrazione IVA a causa di ricavi ritenuti non congrui. La Corte, basandosi su una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che la normativa nazionale è in contrasto con le direttive europee sull'IVA. Il diritto alla detrazione non può essere negato solo sulla base del mancato raggiungimento di una soglia di reddito predeterminata, poiché ciò viola il principio di neutralità dell'IVA. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per una nuova valutazione alla luce dei principi europei.
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Società di comodo in liquidazione: come evitarle
La Cassazione chiarisce che una società di comodo in liquidazione, che si impegna a cancellarsi dal registro imprese, può disapplicare automaticamente la disciplina antielusiva, anche se non ha compilato l'apposito quadro nella dichiarazione. Accolto il ricorso del contribuente, annullando la pretesa fiscale dell'Agenzia delle Entrate basata sulla presunzione di non operatività.
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Società di comodo: prova di inoperatività oggettiva
Una società di servizi medici, classificata come società di comodo, ha impugnato un avviso di accertamento sostenendo la propria inoperatività a causa della ristrutturazione e della mancanza di autorizzazioni per il suo unico immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la valutazione delle prove sull'inutilizzabilità del bene è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. La Corte ha confermato che spetta al contribuente dimostrare in modo inequivocabile le cause oggettive che impediscono lo svolgimento dell'attività.
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Società di comodo e controllo automatizzato: i limiti
Una società contesta una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato per imposte non versate relative alla sua qualifica di "società di comodo". L'azienda aveva dichiarato l'adeguamento al reddito minimo previsto dalla legge ma non aveva effettuato il versamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il controllo automatizzato è legittimo in questi casi, poiché non si tratta di un accertamento presuntivo, ma della semplice verifica del mancato pagamento di un importo autodichiarato dal contribuente.
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Società di comodo: il test di operatività è triennale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34472/2024, ha stabilito un principio fondamentale per le società di comodo: il test di operatività, che presume un reddito minimo, non è applicabile alle società che non hanno completato il triennio di osservazione richiesto dalla legge (esercizio in corso e i due precedenti). L'Agenzia delle Entrate non può quindi utilizzare la presunzione legale e deve provare la non operatività con mezzi ordinari.
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Società di comodo: test non vale per le nuove Srl
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11426/2025, ha stabilito che la disciplina sulle società di comodo non si applica alle imprese di recente costituzione. Se una società non ha completato almeno due esercizi prima dell'anno d'imposta accertato, il Fisco non può utilizzare il test di operatività presuntivo. In questi casi, spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare con prove concrete la natura non operativa della società, senza poter invertire l'onere della prova sul contribuente.
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Società di comodo: no a diniego rimborso IVA
Una società immobiliare si è vista negare un ingente rimborso IVA perché considerata fiscalmente una "società di comodo" a causa di ricavi insufficienti. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte di Giustizia UE, ha cassato la decisione. Ha stabilito che il diritto alla detrazione IVA non può essere negato solo sulla base del mancato superamento di una soglia di ricavi presunta, a condizione che l'impresa svolga un'effettiva attività economica e non vi siano frodi o abusi.
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Società di comodo: no al diniego del rimborso IVA
Una società si è vista negare il rimborso IVA in quanto ritenuta "società di comodo" per non aver raggiunto le soglie di ricavi previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, annullando la decisione precedente. Basandosi su una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo è in contrasto con i principi europei in materia di IVA. Il diritto al rimborso non può essere negato solo per bassi ricavi, ma unicamente in presenza di frode o abuso, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Società di comodo: no al diniego IVA senza frode
La Corte di Cassazione ha annullato il diniego di un rimborso IVA a un contribuente, cessionario del credito di una società di comodo. Applicando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la qualifica di 'società non operativa', basata solo su ricavi insufficienti, non può giustificare la perdita del diritto alla detrazione o al rimborso IVA, a meno che non sia provata una frode o un abuso.
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Definizione Agevolata: estinzione del processo
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato in Cassazione una sentenza favorevole a una società agricola, accusata di essere una 'società di comodo'. Tuttavia, prima della decisione, i contribuenti hanno aderito alla Definizione Agevolata prevista da una legge del 2022. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo il contenzioso senza una pronuncia nel merito.
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Società di comodo: quando la prova dell’operatività vince
L'Agenzia delle Entrate accertava una società per costi indeducibili derivanti da fatture emesse da un'altra società del gruppo, ritenuta una mera società di comodo. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando le decisioni di merito che avevano accertato l'effettiva operatività della società emittente, la quale svolgeva reale attività commerciale con costi e ricavi, anche verso terzi. Pertanto, l'accusa di simulazione e abuso del diritto è stata respinta.
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Società di comodo: quando è vera attività d’impresa?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società di pneumatici, accusata di utilizzare fatture da una collegata società di noleggio barche, ritenuta una 'società di comodo'. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano accertato che la società di noleggio era una vera e propria impresa commerciale, con costi, ricavi e clienti terzi, rendendo inammissibile la rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Società di comodo: Diritto alla detrazione IVA garantito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14167/2025, ha accolto il ricorso di un'impresa edile. L'impresa si era vista negare la detrazione di un credito IVA perché considerata una 'società di comodo' a causa dei bassi ricavi. La Corte, allineandosi a una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la normativa italiana è incompatibile con il diritto europeo. Il diritto alla detrazione IVA non può essere negato solo sulla base di soglie di reddito predefinite, ma solo in caso di provata frode o abuso. La sentenza precedente è stata quindi annullata con rinvio.
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Società di comodo: Cassazione e Diritto UE sull’IVA
Una società s.r.l. veniva classificata come "società di comodo" vedendosi negato il diritto al credito IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la normativa nazionale sulle società non operative è in contrasto con la Direttiva IVA dell'Unione Europea. Il diritto alla detrazione non può essere negato unicamente sulla base del mancato superamento di un test di ricavi minimi, poiché ciò costituisce una presunzione generale di abuso vietata dal diritto UE. Pertanto, la legge italiana deve essere disapplicata.
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Società di comodo: il valore fiscale prevale
La Corte di Cassazione ha chiarito che, ai fini della disciplina delle società di comodo, il valore degli immobili da considerare per il "test di operatività" è quello fiscale e non quello civilistico, anche se quest'ultimo è stato rivalutato a seguito di una trasformazione societaria. L'ordinanza sottolinea il principio di neutralità fiscale delle operazioni di riorganizzazione. Tuttavia, ha anche stabilito che mantenere volontariamente un immobile inattivo o concederlo in uso ai soci sono elementi rilevanti per qualificare una società come "di comodo", cassando la sentenza precedente e rinviando per un nuovo esame su questi punti.
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Società di comodo: Cassazione su IVA e sanzioni
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della società di comodo, stabilendo un'importante distinzione tra imposte dirette e IVA. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento per IRES e IRAP, ritenendo non sufficientemente provata l'impossibilità oggettiva di produrre reddito. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo all'IVA, affermando che la normativa nazionale che nega la detrazione è in contrasto con il diritto dell'Unione Europea e va disapplicata. Infine, ha ordinato la rideterminazione delle sanzioni in base al principio del favor rei.
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