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Società A Ristretta Base Partecipativa

165 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una società con un numero limitato di soci, spesso legati da vincoli familiari, in cui si presume una stretta connessione tra la gestione societaria e gli interessi personali dei soci.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Utili Extracontabili: Cassazione ribalta l’onere della prova sui soci
L'Agenzia delle Entrate ha accertato utili extracontabili non dichiarati a carico di ex soci di una società a ristretta base partecipativa, chiedendo il versamento dei debiti tributari. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento, ritenendo che l'Agenzia dovesse provare la distribuzione di tali utili. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che, in caso di società a ristretta base partecipativa, esiste una presunzione di distribuzione degli utili ai soci. Spetta quindi ai soci fornire la prova contraria, dimostrando che gli utili non sono stati distribuiti. Questo chiarisce l'onere della prova utili extracontabili in tali contesti.
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Accertamento Bancario: Conti del Socio non sono Reddito Occulto Società
L'Autorità Fiscale ha emesso un **accertamento bancario** contro L'Azienda, rideterminando il reddito per il 2013. Questo si basava su indagini bancarie sui conti personali dell'Amministratore, poiché L'Azienda non aveva dichiarato redditi e non teneva una contabilità regolare. L'Autorità Fiscale sosteneva che questi movimenti personali fossero reddito aziendale occultato. L'Azienda ha contestato con successo questa pretesa nei gradi inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni. Ha stabilito che l'Autorità Fiscale non ha provato un legame sufficiente tra i movimenti bancari personali dell'Amministratore e il reddito non dichiarato dell'azienda, anche perché L'Azienda non era una "società a ristretta base partecipativa" e alcune transazioni specifiche erano giustificate. Il ricorso dell'Autorità Fiscale è stato rigettato, favorendo L'Azienda.
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Utili Extracontabili: La Presunzione di Distribuzione ai Soci Resiste
Un contribuente, socio al 97% di una società, ha contestato un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. L'Agenzia delle Entrate aveva imputato al socio gli utili extracontabili accertati a carico della società. Dopo un iter processuale, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. La Corte ha ribadito il principio secondo cui, nelle società a ristretta base partecipativa, si presume la Presunzione distribuzione utili extracontabili ai soci, a meno che questi non dimostrino che tali utili siano stati accantonati o reinvestiti dalla società. Il contribuente non ha fornito tale prova.
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Utili extracontabili società ristretta base: la presunzione fiscale resiste
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio di maggioranza di una società a ristretta base partecipativa, al quale l'Agenzia delle Entrate aveva imputato un maggiore reddito. Questo derivava dalla presunzione di distribuzione di utili extracontabili, ossia profitti non dichiarati dalla società. Il socio aveva contestato la legittimità di tale presunzione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del contribuente. Ha ribadito che, per le società con pochi soci, è legittimo presumere che gli utili non contabilizzati siano stati distribuiti. Spetta al socio dimostrare il contrario, provando che i profitti sono stati reinvestiti o accantonati. La sentenza chiarisce anche i rapporti tra i giudizi fiscali sulla società e sul socio.
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Utili extracontabili: il Fisco vince contro il socio di società ristretta base
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori redditi per due società, poi definiti con accertamento con adesione. Successivamente, ha attribuito al socio di maggioranza, titolare di quote in queste "società a ristretta base partecipativa", "utili extracontabili" derivanti da tali maggiori redditi. Il socio ha contestato l'accertamento, sostenendo vizi di motivazione, l'inefficacia dell'adesione societaria, l'errata determinazione della sua quota e l'inapplicabilità delle sanzioni per un precedente patteggiamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'accertamento e il principio della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di società a ristretta base, salvo prova contraria. Ha inoltre escluso l'operatività del principio di specialità per le sanzioni.
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Utili Extracontabili: La Presunzione che Incombe sui Soci di Società Ristrette
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società e ai suoi soci redditi non dichiarati, basandosi su movimentazioni bancarie ingiustificate. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della presunzione di utili extracontabili per le società a ristretta base partecipativa. In questi casi, si presume che i profitti non contabilizzati siano stati distribuiti ai soci. Spetta al contribuente dimostrare il contrario, provando che i fondi sono stati reinvestiti o accantonati. Il ricorso della Società e dei soci è stato rigettato, confermando gli accertamenti fiscali.
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Società estinta: la responsabilità del socio per debiti tributari
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un ex socio e liquidatore di una società estinta il recupero di imposte (IRAP e IVA) su fatture inesistenti e l'attribuzione di utili extracontabili non dichiarati. Il socio ha contestato l'accertamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione ridotta degli utili non si applica agli utili extracontabili, mai dichiarati dalla società. Ha anche chiarito che la responsabilità del socio per debiti tributari della società estinta sussiste, anche se non ha ricevuto attivi dalla liquidazione. La sentenza sottolinea che l'interesse dell'Agenzia a recuperare il debito permane.
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Litispendenza tra società e socio: la Cassazione annulla lo stop
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento al socio di una società a ristretta base imponendo maggiori imposte personali per presunti utili extracontabili distribuiti. Il socio ha impugnato l'atto dinanzi al giudice tributario competente. Il tribunale ha però cancellato la causa dal ruolo ritenendo sussistente la litispendenza tra società e socio, poiché la società aveva già impugnato il proprio accertamento davanti a un'altra commissione tributaria. Il contribuente ha proposto regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno accolto il ricorso e annullato il provvedimento impugnato, chiarendo che non sussiste alcuna litispendenza tra i due giudizi in quanto riguardano soggetti distinti, atti differenti e tributi diversi. Tra i due procedimenti esiste soltanto un vincolo di pregiudizialità tecnica.
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Utili Extracontabili al Socio: la Presunzione di Distribuzione Resiste
Un socio, proprietario del 99% di una società, ha contestato accertamenti fiscali per utili non dichiarati, basati sulla **presunzione di distribuzione utili extracontabili**. Il socio sosteneva che gli accertamenti della società non fossero definitivi o motivati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che gli avvisi al socio di una società a ristretta base sono validi e motivati anche con un semplice rinvio agli accertamenti della società. L'annullamento dell'accertamento societario per motivi procedurali non esclude la responsabilità del socio, che deve dimostrare l'effettiva assenza di utili occulti o la loro mancata distribuzione. La Corte ha confermato la legittimità delle pretese tributarie.
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Socia Unica vs Fisco: La Presunzione Utili Extracontabili è Legittima?
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori ricavi occulti per una società, attribuendo alla socia unica un maggior reddito da partecipazione. La socia ha impugnato l'accertamento, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito la legittimità della **presunzione utili extracontabili** per le società a ristretta base partecipativa. La socia non ha dimostrato l'avvenuto accantonamento o reinvestimento degli utili. Inoltre, il ricorso presentava vizi formali e questioni nuove, e non sussisteva il litisconsorzio necessario tra società e socia.
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Presunzione di distribuzione utili: confermata la tassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento alla socia di una società a responsabilità limitata a ristretta base azionaria, chiedendo il pagamento delle imposte sui ricavi non dichiarati dall'impresa. Il Fisco ha applicato la presunzione di distribuzione utili proporzionale alla quota sociale del 50%. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la pretesa fiscale, ritenendo errato tassare i ricavi extracontabili invece del reddito d'impresa complessivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che i maggiori ricavi non contabilizzati si presumono automaticamente incassati dai soci, a prescindere dal risultato finale del bilancio societario, salvo prova contraria di accantonamento o reinvestimento.
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Utili Extracontabili: Società vince, Socia perde sulla presunzione
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società e ai suoi Soci (un Amministratore e una Socia) l'omessa dichiarazione di redditi, ipotizzando la presenza di presunzione di utili extracontabili. Gli accertamenti si basavano su indagini bancarie estese anche ai conti personali dei Soci. La Società e l'Amministratore lamentavano l'illegittimità di tali accertamenti, anche in virtù di un concordato fiscale. La Corte di Cassazione ha chiarito che i versamenti in contanti sui conti personali dei Soci non bastano, da soli, a dimostrare che siano redditi della Società. Per la Socia, invece, ha ribadito che la presunzione di utili extracontabili in società a ristretta base partecipativa è legittima e spetta al contribuente provare il contrario. La Corte ha annullato le sentenze precedenti, rinviando i casi per una nuova valutazione secondo questi principi.
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Accertamento societa a ristretta base e difesa dei soci
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per maggiori imposte non dichiarate. Successivamente, l'Ufficio ha chiesto il pagamento delle imposte personali ai soci, trattandosi di una società a ristretta base partecipativa. La notifica indirizzata alla società è stata consegnata a un ex amministratore e non al rappresentante legale in carica. I soci hanno impugnato gli atti personali contestando l'esistenza stessa dei maggiori ricavi della società. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto la difesa dei soci considerandolo definitivo l'accertamento societario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei soci. I giudici hanno stabilito che l'atto societario notificato male non è opponibile ai soci. Di conseguenza, i soci possono contestare liberamente la pretesa fiscale dell'azienda per tutelare i propri diritti.
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Utili Extracontabili: La Cassazione valida la presunzione per i soci
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori redditi per una società a ristretta base e ha presunto la distribuzione di tali utili extracontabili a una persona qualificata come socio occulto. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento, ritenendo illegittima la presunzione di utili e la qualifica di socio occulto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, ribadendo che la presunzione di utili extracontabili ai soci, anche occulti, in società a ristretta base è legittima e non viola il divieto di presunzioni di secondo grado. La sentenza della CTR è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Giudicato esterno nullo senza attestato: socio vince contro Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento al socio di maggioranza di una società a responsabilità limitata per recuperare a tassazione presunti utili societari non dichiarati. I giudici tributari di merito hanno confermato la pretesa fiscale ritenendo che le sentenze emesse contro la società e l'altro socio fossero ormai definitive. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. I Supremi Giudici hanno stabilito che l'esistenza di un giudicato esterno non si può presumere dalla semplice assenza di prove sull'impugnazione. La parte che invoca gli effetti vincolanti di una sentenza emessa in un altro processo deve obbligatoriamente depositare la copia ufficiale della decisione munita del certificato di passaggio in giudicato rilasciato dalla cancelleria. La Suprema Corte ha pertanto cassato la sentenza con rinvio.
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Distribuzione utili extracontabili: esente il socio formale
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un socio formale di una società a responsabilità limitata. L'ufficio presumeva la distribuzione utili extracontabili derivanti da fatture per operazioni inesistenti. Il socio ha impugnato l'atto dimostrando la propria totale estraneità alla gestione aziendale. L'amministratore di fatto, autore della frode, ha confessato alle autorità di aver agito all'insaputa del socio formale e di non avergli versato alcuna somma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che le dichiarazioni confessorie dell'amministratore di fatto costituiscono una prova presuntiva idonea a vincere la presunzione di distribuzione utili extracontabili. Il socio formale interposto fittiziamente non deve quindi pagare le imposte sui guadagni illeciti mai percepiti.
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Società a ristretta base partecipativa: società estinta e utili
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un contribuente, rideterminando il suo reddito di partecipazione in una società a ristretta base partecipativa. L'atto societario presupposto era stato annullato in via definitiva solo perché la società risultava già cancellata ed estinta prima della notifica. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato anche l'atto verso il socio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Erario. I giudici hanno chiarito che l'annullamento dell'atto societario per vizi procedurali (estinzione dell'ente) genera un giudicato meramente formale. Tale nullità formale non cancella l'accertamento dei maggiori ricavi e non impedisce la tassazione in capo al singolo socio.
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Accertamento soci e reddito di partecipazione: serve la decisione
L'Amministrazione finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a due soci di una società a responsabilità limitata a ristretta base azionaria, contestando un maggior reddito di partecipazione ai fini Irpef. I giudici tributari di merito hanno annullato le pretese impositive verso i soci, poiché l'accertamento societario presupposto era stato a sua volta annullato nei precedenti gradi di giudizio, sebbene non fosse ancora definitivo. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato tale pronuncia davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'illegittimità dell'annullamento in assenza di un giudicato formale. I giudici di legittimità hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la trattazione congiunta del giudizio dei soci con quello ancora pendente contro la società.
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Definizione agevolata a rate: perché il processo non si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per maggiori ricavi nei confronti di una società di capitali a ristretta base partecipativa e dei suoi soci. Durante il processo in Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata delle pendenze tributarie, avviando un piano di rateizzazione in diciotto rate. Al momento dell'udienza, la contribuente aveva pagato solo undici rate. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in mancanza del pagamento integrale di tutte le rate e in assenza di una formale rinuncia al ricorso, il processo non può essere dichiarato estinto. Di conseguenza, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, in attesa del completamento dei pagamenti, estendendo il rinvio anche al giudizio riguardante i singoli soci per ragioni di economia processuale.
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Fisco contro socio: l’accertamento reddito di partecipazione
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un contribuente, in qualità di socio di una società a ristretta base partecipativa, un avviso di accertamento per un maggior reddito di partecipazione ai fini Irpef. Il socio ha impugnato l'atto contestando l'irregolarità della notifica alla società e la mancata allegazione degli atti societari. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del socio. I giudici hanno chiarito che le variazioni di domicilio del contribuente non comunicate formalmente non hanno effetto e che i vizi procedurali della notifica alla società non invalidano automaticamente l'atto emesso verso il socio. Inoltre, il socio ha sempre il diritto di consultare i documenti sociali, escludendo così la violazione del diritto di difesa.
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