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Soccombenza — Anno 2024

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1749 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Soccombenza

Provvedimenti

Buoni pasto turno notturno: diritto anche di notte
Un operatore sanitario si è visto negare i buoni pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il diritto ai buoni pasto per il turno notturno è intrinsecamente legato alla pausa obbligatoria per i turni superiori a sei ore, indipendentemente dalla fascia oraria, e non può essere limitato da accordi aziendali inferiori.
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Ricorso inammissibile Cassazione: la guida completa
Una condomina ha presentato un secondo ricorso alla Corte di Cassazione riproponendo le stesse doglianze già respinte in una precedente ordinanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le proprie decisioni non sono soggette a un ulteriore ricorso per cassazione, ma solo a rimedi straordinari come la revocazione. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali e a una sanzione economica per aver proposto un'impugnazione estranea al sistema processuale.
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Spese di lite incompetenza: chi paga se c’è accordo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21300/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di spese di lite per incompetenza territoriale. In un caso di opposizione a decreto ingiuntivo, dove le parti si sono accordate sulla competenza di un altro foro, la Corte ha chiarito che il giudice originariamente adito, nel dichiarare la propria incompetenza, non deve pronunciarsi sulle spese legali. Tale decisione spetta unicamente al giudice competente a cui la causa viene trasferita, il quale valuterà l'esito finale dell'intera lite.
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Licenziamento collettivo dirigenti: obblighi UE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che le procedure di informazione e consultazione sindacale previste per il licenziamento collettivo si applicano obbligatoriamente anche ai dirigenti. La sentenza sottolinea come questa estensione derivi dalla necessità di adeguare la normativa italiana alla direttiva europea 98/59/CE, a seguito di una precedente condanna da parte della Corte di Giustizia UE. La Corte ha chiarito che tale obbligo sussiste per tutte le tipologie di licenziamento collettivo, senza distinzioni.
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Motivo composito: inammissibile nel ricorso tributario
Un contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per un maggior valore accertato su un terreno edificabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i principali motivi perché formulati come 'motivo composito', ovvero mescolando in un'unica censura vizi di violazione di legge e di motivazione. La Corte ha inoltre confermato il diritto dell'Agenzia delle Entrate a ottenere il rimborso delle spese legali anche se difesa da un proprio funzionario.
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Delibera condominiale nulla: quando e come impugnarla?
Due condomini si opponevano a un decreto ingiuntivo per spese condominiali, sostenendo l'invalidità della notifica e la nullità della delibera di approvazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che una delibera condominiale nulla è un'ipotesi residuale, mentre nel caso di specie si trattava di annullabilità, e l'impugnazione era tardiva. Anche il vizio di notifica è stato ritenuto sanato dalla costituzione in giudizio delle parti.
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Presunzioni fiscali versamenti professionisti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista contro un accertamento fiscale basato su indagini bancarie. La Corte ha confermato che le presunzioni fiscali versamenti sui conti correnti si applicano ai lavoratori autonomi, i quali hanno l'onere di dimostrare che tali somme non costituiscono compensi imponibili. La sentenza distingue nettamente la disciplina dei versamenti da quella dei prelevamenti, per i quali la presunzione non opera nei confronti dei professionisti.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un querelante, inizialmente condannato a pagare le spese di un imputato assolto, vinceva l'appello su questo punto. La Corte di rinvio, però, disponeva un'integrale compensazione delle spese legali tra le parti. La Cassazione ha annullato parzialmente tale decisione, stabilendo che la parte vittoriosa su uno specifico capo d'impugnazione ha diritto al rimborso delle spese, non potendosi giustificare la compensazione con motivi generici come la complessità del processo o un precedente errore del giudice.
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Abitazione principale IMU: la prova della dimora abituale
Un contribuente si è visto negare l'esenzione fiscale sull'immobile di proprietà, nonostante la residenza anagrafica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21178/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che per definire un'abitazione principale IMU non è sufficiente la sola registrazione anagrafica. È onere del contribuente dimostrare di avere anche la propria 'dimora abituale', ovvero il centro effettivo dei propri interessi e della propria vita, presso quell'immobile.
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Impugnazione incidentale: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per l'impugnazione incidentale tardiva. In un caso di assegni falsi, la Corte ha stabilito che l'interesse a proporre l'impugnazione sorge ogni volta che l'appello principale mette in discussione l'assetto di interessi definito dalla sentenza di primo grado, anche se l'appello principale non viene accolto integralmente. La Corte ha quindi respinto il ricorso di una banca che contestava la condanna in solido con un altro istituto, confermando la validità della procedura seguita.
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Rationes decidendi: appello inammissibile se parziale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'appello dell'Agenzia delle Dogane in un caso di dazi antidumping. La sentenza di merito si fondava su due distinte 'rationes decidendi' (mancata allegazione di documenti e violazione del contraddittorio). L'Agenzia non le ha impugnate entrambe, rendendo il ricorso inammissibile poiché la motivazione non contestata era sufficiente a sorreggere la decisione. Anche il ricorso incidentale della società è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso tardivo: improcedibile anche con guasto telematico
La Corte di Cassazione dichiara improcedibile il ricorso di una società contro la reintegra di un lavoratore. Nonostante la società abbia invocato un malfunzionamento telematico per giustificare il deposito oltre i termini, il ricorso tardivo è stato respinto perché la richiesta di rimessione in termini non è stata presentata con la dovuta tempestività dopo la scoperta del problema.
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Rigetto patrocinio a spese dello Stato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino contro il diniego del patrocinio a spese dello Stato in una causa tributaria. La decisione sottolinea che i motivi di ricorso devono essere autosufficienti e specifici. La Corte ha dichiarato inammissibili le censure sulla motivazione e sulle spese legali, evidenziando il difetto di autosufficienza e la mancanza di interesse del ricorrente, che si doleva di una decisione sulle spese a lui più favorevole.
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Immissioni rumorose: quando manca l’interesse ad agire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21134/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni residenti contro un supermercato per immissioni rumorose. La decisione si fonda sul principio del difetto di interesse ad agire: poiché le perizie tecniche avevano già accertato che i rumori non superavano la soglia di normale tollerabilità, qualsiasi discussione sulla legittimazione ad agire dei ricorrenti è stata ritenuta irrilevante. In sostanza, anche se avessero avuto il diritto di fare causa, la loro domanda sarebbe stata comunque respinta nel merito.
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Vizio di motivazione: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'associazione contro il rigetto di un'istanza di gratuito patrocinio. La Corte ha stabilito che un presunto vizio di motivazione è censurabile solo se si riduce a una mancanza assoluta o apparente di ragioni, non a una mera sinteticità. Inoltre, è stato giudicato inammissibile per carenza di interesse il motivo relativo alla compensazione delle spese legali, sollevato dalla stessa parte soccombente.
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Vendita fallimentare: nullità e rimedi per i terzi
Una società alberghiera, acquirente di un immobile da una procedura fallimentare, agiva in giudizio per l'accertamento di una servitù di passaggio. I proprietari del fondo vicino contestavano la titolarità del diritto, eccependo la nullità del decreto di trasferimento per presunte violazioni delle norme sulla competitività della vendita fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che i vizi procedurali interni alla procedura concorsuale (vizi endofallimentari) devono essere fatti valere con gli appositi rimedi previsti dalla legge fallimentare (reclamo), e non possono essere invocati da terzi in un autonomo giudizio per invalidare l'acquisto, proteggendo così la stabilità delle vendite giudiziarie.
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Compenso CTU e aumento: la Cassazione chiarisce
In una causa successoria, alcuni eredi hanno contestato il compenso CTU, lamentando la decadenza del diritto al pagamento e l'illegittimità di una maggiorazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la determinazione dell'onorario, inclusi gli aumenti previsti dalla tariffa, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la doglianza sulla tardività della perizia, poiché sollevata per la prima volta in sede di legittimità.
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Stabilizzazione precariato: la data del contratto è decisiva
Un gruppo di dipendenti a tempo determinato ha richiesto la conversione del proprio rapporto di lavoro in indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che per la stabilizzazione del precariato, ai sensi della normativa speciale esaminata, è fondamentale la data di stipula del contratto. La legge si applica solo ai contratti già in essere alla sua entrata in vigore, risultando irrilevante che la procedura di selezione fosse iniziata in data anteriore.
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Stabilizzazione precari: il bando non garantisce il posto
Un lavoratore precario ha citato in giudizio un'Università per ottenere la stabilizzazione dopo aver superato un'apposita selezione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. È stato chiarito che la partecipazione a tali selezioni crea una graduatoria di idonei, ma non un diritto soggettivo all'assunzione immediata. L'assunzione, infatti, resta subordinata ai piani di fabbisogno dell'ente pubblico e ai posti effettivamente disponibili, come previsto dalla normativa sulla stabilizzazione precari.
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Uso della cosa comune: limiti e servitù di veduta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21117/2024, ha chiarito i limiti dell'uso della cosa comune. Nel caso di una lite tra fratelli comproprietari di un terreno, è stato stabilito che l'apertura di finestre e terrazzi da una proprietà esclusiva su un'area comune non rientra nell'uso consentito dall'art. 1102 c.c., ma costituisce l'imposizione di una servitù di veduta. Tale servitù è illegittima se non costituita con il consenso di tutti i comproprietari e in forma scritta, pertanto la Corte ha confermato l'ordine di rimozione delle opere.
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