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Silenzio Rifiuto

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1047 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimborso IRAP commercialista: senza prove rigettata l’istanza
Il Professionista, un dottore commercialista, ha presentato richiesta di Rimborso IRAP commercialista per gli anni dal 2004 al 2012, sostenendo che i compensi percepiti per gli incarichi di sindaco e amministratore di società fossero esenti. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Professionista, confermando la decisione dei giudici di merito. Il contribuente non ha dimostrato di non aver utilizzato la struttura dell'associazione professionale di cui era socio e ubicata nello stesso stabile. In mancanza della prova dello scorporo dei compensi e dell'assenza di autonoma organizzazione, il diritto al rimborso è stato negato e il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Tassazione della buonuscita: il fisco perde contro il pensionato
Un ex dipendente della Regione Siciliana ha richiesto il rimborso delle ritenute IRPEF operate sulla propria indennità di buonuscita, sostenendo che la quota di contributi a suo carico da escludere dalla tassazione fosse pari al 50% e non al 24% applicato dall'amministrazione. Di fronte al silenzio-rifiuto del fisco, il contribuente ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità dell'abbattimento della base imponibile al 50%. I giudici hanno chiarito che la legge regionale siciliana prevede una clausola di salvaguardia per i dipendenti in pensione prima del 2004, mantenendo il vecchio sistema di calcolo basato su un equo riparto dei contributi tra datore e lavoratore. La decisione consolida le regole sulla tassazione della buonuscita per i dipendenti pubblici regionali.
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Tassazione indennità di esproprio: il ritardo cancella la tassa
Il Contribuente ha richiesto il rimborso della ritenuta IRPEF del 20% applicata nel 2014 sull'indennità di esproprio per un terreno occupato illegittimamente dal 1977. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso tramite silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che la tassazione indennità di esproprio non è dovuta se il ritardo nel pagamento è imputabile all'ingiustificata inerzia della Pubblica Amministrazione. Se l'esproprio è avvenuto prima del 1989, il ritardo colpevole dello Stato non può tradursi in un danno fiscale per il cittadino, violando i principi di correttezza e buona fede. Il Contribuente ha quindi diritto al rimborso delle somme trattenute.
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Rimborso IRPEF vittime del dovere: no alla retroattività
Un pensionato, riconosciuto come vittima del dovere, ha richiesto il rimborso dell'IRPEF versata sulla propria pensione per gli anni dal 2012 al 2016, invocando l'equiparazione fiscale alle vittime del terrorismo. A seguito del silenzio rifiuto dell'amministrazione, i giudici di merito avevano accolto la richiesta per gli anni dal 2013 al 2016. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'esenzione fiscale decorre tassativamente dal 1° gennaio 2017, come previsto espressamente dalla legge di stabilità del 2017. Di conseguenza, non è possibile ottenere il rimborso IRPEF vittime del dovere per i periodi precedenti a tale data, poiché la norma non ha efficacia retroattiva.
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Contestazione del credito IVA: perché il Fisco può sempre dire no
Una società ha richiesto il rimborso di un credito IVA, ma l'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio rifiuto. La società riteneva che il proprio credito fosse ormai indiscutibile, poiché la cartella di pagamento era stata annullata per difetto di notifica degli atti precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la decadenza del Fisco dal potere di accertamento non rende automaticamente certo il credito richiesto. L'Amministrazione Finanziaria mantiene sempre il potere di contestazione del credito IVA in sede di rimborso. Spetta infatti al contribuente, che agisce in giudizio per ottenere il denaro, dimostrare l'effettiva esistenza dei fatti che hanno generato quel credito, non potendosi limitare a richiamare la semplice dichiarazione dei redditi o la scadenza dei termini di controllo dell'ufficio.
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Rimborso IVA oltre i due anni: la Cassazione nega la restituzione
Una società ha richiesto nel 2014 il Rimborso IVA per acquisti effettuati nel 2010, avendo erroneamente applicato il regime di esenzione anziché quello ordinario. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso per tardività della domanda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che il diritto al Rimborso IVA non dovuta è soggetto al termine di decadenza di due anni dal pagamento, previsto dall'art. 21 del D.Lgs. n. 546/1992. La Corte ha chiarito che la disciplina della dichiarazione integrativa non si applica al regime autonomo dei rimborsi, il cui termine decorre dal giorno del versamento. Di conseguenza, la società ha perso definitivamente il diritto al recupero dell'imposta.
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Cessione del credito tributario: quando il Fisco nega il rimborso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla cessione del credito tributario (nello specifico, crediti IVA) effettuata da una società a favore di un istituto bancario. La Corte ha stabilito che la cessione del credito d'imposta è inefficace e inopponibile al Fisco se non viene notificata sia all'Agenzia delle Entrate sia all'Agente della Riscossione. Inoltre, in caso di impugnazione del silenzio-rifiuto su un'istanza di rimborso, spetta al contribuente (o al suo cessionario) l'onere di provare la sussistenza del diritto al rimborso producendo la documentazione richiesta dall'ufficio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Sospensione dei termini processuali: il fisco si muove e perde
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una Società Contribuente per recuperare un credito IVA di 100.000 euro, che la società aveva portato in detrazione dopo il silenzio dell'ufficio su una richiesta di rimborso. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La notifica del ricorso è avvenuta il 16 aprile 2020, ossia durante la sospensione dei termini processuali disposta dal Governo per l'emergenza sanitaria da COVID-19. Poiché durante tale periodo era vietato compiere atti processuali non urgenti, la notifica effettuata è nulla e priva di effetti. Di conseguenza, la Società Contribuente vince la causa e l'accertamento fiscale decade.
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Rimborso costi fideiussione IVA: la vittoria contro il fisco
Una società estera, operante in Italia tramite rappresentante fiscale, ha chiesto il rimborso del credito IVA maturato nel 2007. Per ottenere le somme, l'Amministrazione Finanziaria ha preteso la presentazione di garanzie fideiussorie. La società ha successivamente richiesto il rimborso costi fideiussione IVA sostenuti, ma l'ufficio ha opposto il silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che il diritto al rimborso delle spese di garanzia spetta anche in assenza di un accertamento fiscale illegittimo, per garantire il principio europeo di neutralità dell'imposta. Inoltre, la Corte ha chiarito che a tale richiesta non si applica il termine di decadenza biennale previsto per i tributi, trattandosi di somme a titolo indennitario. La società ottiene così il pieno rimborso dei costi sostenuti.
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Sospensione del rimborso IVA: perché il ricorso tardivo è nullo
Il Socio di una società estinta ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta nel 2004. L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un provvedimento di sospensione del rimborso IVA per effettuare verifiche. Nel 2012, il contribuente ha inviato un sollecito di pagamento e, non ricevendo risposta, ha impugnato il silenzio-rifiuto. I giudici di merito hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la comunicazione di sospensione del rimborso IVA è un atto autonomamente impugnabile. Di conseguenza, il contribuente avrebbe dovuto contestare direttamente quel provvedimento entro sessanta giorni dalla notifica, invece di attendere anni e impugnare il successivo silenzio sul sollecito. Il ricorso del contribuente è stato quindi rigettato.
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Tassazione dei dividendi: il Fisco perde contro il fondo USA
Un fondo pensione statunitense ha richiesto il rimborso della maggiore imposta versata sui dividendi distribuiti da società italiane nel 2009. Il fondo aveva pagato un'aliquota del 15% in base alla Convenzione Italia-USA, mentre i fondi nazionali pagavano l'11%. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Fisco, confermando il diritto al rimborso. La Corte ha stabilito che la disparità nella tassazione dei dividendi tra fondi nazionali e fondi di Paesi terzi viola il principio di libera circolazione dei capitali (Art. 63 TFUE). Tale discriminazione non è giustificata da motivi di coerenza fiscale o di controllo, poiché lo scambio di informazioni è garantito dagli accordi bilaterali.
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Rimborso imposte sisma: sì ai documenti tardivi ma stop UE
Un medico pediatra ha richiesto il rimborso imposte sisma pari al 90% delle tasse versate per gli anni 1990-1992, a seguito del terremoto in Sicilia del 1990. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che la domanda iniziale fosse priva di documenti e che, trattandosi di un lavoratore autonomo, l'agevolazione violasse le norme europee sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancanza iniziale di documenti non rende nulla la domanda, poiché le prove possono essere prodotte in giudizio. Tuttavia, ha accolto il ricorso del Fisco perché i giudici d'appello non hanno verificato se il rimborso rispettasse i limiti comunitari del "de minimis" applicabili anche ai professionisti. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Regolamento de minimis: documenti salvi ma rimborso a rischio
Un pediatra convenzionato ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate per gli anni 1990-1992, beneficiando delle agevolazioni per le vittime del sisma in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la richiesta, sostenendo l'invalidità della domanda priva di documenti e l'incompatibilità dell'aiuto con il diritto europeo. La Corte di Cassazione ha chiarito che la mancanza iniziale di documenti non rende nulla la domanda, potendo questi essere presentati in giudizio. Tuttavia, ha accolto il ricorso del Fisco poiché il giudice d'appello ha omesso di verificare se il professionista, equiparato a un'impresa, rispettasse i limiti del Regolamento de minimis. La sentenza è stata cassata con rinvio per effettuare tale accertamento.
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Diritto al rimborso: il contribuente deve provare il credito
Un'azienda riceve una cartella di pagamento per IVA indebitamente detratta. Dopo aver rateizzato il debito, l'azienda chiede il rimborso delle somme versate, ma l'Agenzia delle Entrate rifiuta. I giudici di merito accolgono il ricorso dell'azienda, ordinando all'ufficio fiscale di ricalcolare l'imposta in modo bonario. La Corte di Cassazione annulla questa decisione, accogliendo il ricorso del Fisco. La Suprema Corte chiarisce che l'oggetto del processo non è la correttezza formale del rifiuto dell'ufficio, bensì l'effettivo diritto al rimborso del contribuente. Spetta infatti a quest'ultimo dimostrare l'esistenza del credito. La causa viene quindi rinviata alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame nel merito.
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Rimborso imposte sisma 1990: il dipendente vince contro il Fisco
Un lavoratore dipendente, residente in una zona della Sicilia colpita dal terremoto del 1990, ha richiesto il rimborso del 90% dell'IRPEF versata nel triennio 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate ha negato il diritto, sostenendo che i lavoratori dipendenti, avendo subito le trattenute tramite il sostituto d'imposta, non potessero accedere al beneficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che anche i lavoratori subordinati hanno pieno diritto al rimborso imposte sisma 1990. La legge esclude solo chi svolge attività d'impresa. Di conseguenza, il lavoratore vince la causa e l'Agenzia delle Entrate deve rimborsare le somme e pagare le spese legali.
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Rimborso imposte sisma: la Cassazione smentisce il Fisco
Un imprenditore colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un rifiuto, confermato dai giudici d'appello, ritenendo l'agevolazione un aiuto di Stato illegale e incompatibile con il diritto europeo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imprenditore. I giudici di legittimità hanno stabilito che il divieto europeo non è assoluto: i giudici di merito devono verificare concretamente se l'agevolazione rientri nei limiti del regime de minimis o costituisca un indennizzo compatibile per calamità naturali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame, garantendo la possibilità di ottenere il rimborso imposte sisma.
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Impugnazione dell’avviso di liquidazione: no al rimborso
Un agricoltore riceveva un avviso di liquidazione con cui l'amministrazione finanziaria revocava le agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina. Il contribuente pagava l'imposta richiesta ma non presentava l'impugnazione dell'avviso di liquidazione nei termini di legge. Successivamente, presentava un'istanza di rimborso e impugnava il silenzio-rifiuto del fisco. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata e tempestiva impugnazione dell'avviso di liquidazione rende la pretesa del fisco definitiva. Di conseguenza, il contribuente decade dal diritto di chiedere il rimborso delle somme pagate, rendendo inammissibile il ricorso successivo. Vince l'amministrazione finanziaria.
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Rimborso royalties e motivazione apparente: stop della Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva alla Filiale Italiana il rimborso delle ritenute versate sulle royalties corrisposte alla Società Madre estera. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato il diritto al rimborso basandosi sulla convenzione contro le doppie imposizioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, rilevando il vizio di motivazione apparente. I giudici di appello hanno infatti redatto una motivazione intrinsecamente contraddittoria e incomprensibile, che non permette di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito per risolvere la questione fiscale internazionale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza e ha rinviato la causa a un nuovo collegio per un corretto riesame del merito.
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Rimborso imposte sisma 1990: i dipendenti battono il fisco
Una contribuente siciliana, colpita dal terremoto del 1990, ha richiesto il rimborso delle imposte IRPEF versate per il triennio 1990-1992 tramite il proprio datore di lavoro. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta, sostenendo che il beneficio non spettasse ai lavoratori dipendenti e che l'istanza fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando il diritto al Rimborso imposte sisma 1990 nella misura del 90% di quanto versato. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione spetta al lavoratore (soggetto passivo sostanziale) e che la domanda, presentata nel 2009, rispetta ampiamente il termine di decadenza di due anni stabilito dalla legge di interpretazione autentica.
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Rimborso IRAP: la Cassazione rinvia il caso per cause collegate
Un contribuente ha richiesto il rimborso IRAP per l'anno 2012. A seguito del silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate, il cittadino ha proposto ricorso, respinto nei primi due gradi di giudizio. Giunto in Cassazione, i giudici hanno rilevato la presenza di altri due ricorsi simili pendenti tra le stesse parti. Per garantire coerenza ed evitare decisioni contrastanti, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta con gli altri procedimenti collegati.
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