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Sequestro Antimafia

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misura di prevenzione che sottrae temporaneamente la disponibilità dei beni a un soggetto sospettato di appartenere ad associazioni criminali.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro antimafia e accertamento tributario dei Comuni
Un Comune ha notificato due avvisi di accertamento TIA per l'anno 2012 a una società commerciale. Successivamente, la società è stata sottoposta a sequestro preventivo con nomina di un amministratore giudiziario. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli atti impositivi, ritenendo che la competenza sull'accertamento dei crediti spettasse esclusivamente al giudice della prevenzione antimafia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente locale, stabilendo che il sequestro antimafia e accertamento tributario possono coesistere. Il Comune mantiene intatto il potere di accertare i tributi maturati prima della misura cautelare. La legittimità dell'imposta rimane di competenza del giudice tributario, mentre il giudice delegato della prevenzione si limita a verificare l'idoneità del titolo per l'ammissione allo stato passivo.
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Insinuazione al passivo: buste paga assenti ma il credito è salvo
Un lavoratore ha proposto domanda di insinuazione al passivo per ottenere il pagamento di stipendi arretrati da un'azienda sottoposta a sequestro antimafia. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendola inammissibile per il ritardo nella produzione dei documenti e non provata per la mancanza delle buste paga. La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il ritardo comporta solo una preclusione sulle prove e non l'inammissibilità della domanda. Inoltre, per dimostrare il credito, al lavoratore subordinato basta presentare il contratto di lavoro e i modelli CUD, senza dover allegare necessariamente i cedolini mensili. Spetta infatti al datore di lavoro dimostrare l'eventuale pagamento o il mancato svolgimento dell'attività.
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Accertamento tributario e sequestro antimafia: vince il Comune
Un Comune ha emesso un avviso di accertamento IMU nei confronti di una società i cui beni immobili erano stati sottoposti a sequestro antimafia. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che la competenza esclusiva spettasse al giudice delegato della procedura di prevenzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune, stabilendo che l'accertamento tributario e sequestro antimafia sono compatibili. Il sequestro non impedisce all'amministrazione di verificare il debito d'imposta sorto in precedenza e di notificare l'atto. Questo serve a quantificare il credito e a evitarne la prescrizione, prima della successiva richiesta di ammissione al passivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Sequestro antimafia: valido l’avviso di accertamento IMU
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento IMU nei confronti di una società i cui beni erano stati sottoposti a sequestro antimafia. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che solo il giudice delegato alla procedura di prevenzione potesse accertare il credito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. I giudici hanno chiarito che il sequestro dei beni non impedisce all'amministrazione di emettere l'avviso di accertamento per crediti sorti prima della misura. Tale atto non costituisce un'azione esecutiva vietata, ma è uno strumento necessario per quantificare il debito, evitare la decadenza e consentire la successiva richiesta di ammissione al passivo.
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Sequestro antimafia: stop al lavoro senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione di un rapporto di lavoro operata da amministratori giudiziari in regime di sequestro antimafia. Il cuore della decisione risiede nell'interpretazione dell'art. 56 del D.Lgs. 159/2011, il quale prevede che la prosecuzione dei contratti pendenti non sia automatica ma richieda l'autorizzazione del giudice delegato. Nel caso di specie, il mancato subentro nel contratto di una dipendente, legata da vincoli di parentela con il soggetto colpito dalla misura, è stato ritenuto giustificato da esigenze di ordine pubblico e dalla necessità di garantire una gestione aziendale libera da condizionamenti, escludendo la natura discriminatoria del licenziamento.
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