Un cittadino sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari non risponde al citofono durante un controllo pomeridiano delle forze dell'ordine. Gli agenti contattano telefonicamente il padre, il quale dichiara che il figlio sta probabilmente dormendo. Il successivo controllo, svolto dopo quindici minuti, produce il medesimo esito negativo. I giudici di merito ritengono provata l'assenza dell'imputato e lo condannano. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo di essere stato presente in casa e contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso poiché le contestazioni riguardano valutazioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte conferma la responsabilità per il reato di evasione dagli arresti domiciliari e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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