LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Scriminante — Anno 2022

Pagina 11 di 11

211 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Scriminante

Provvedimenti

Diritto di critica putativo: assolti i giornalisti ingannati
Una giornalista e il direttore di un quotidiano sono stati condannati per diffamazione a mezzo stampa ai danni di un ente pubblico. L'articolo criticava la gestione dei fondi pubblici per una fiera all'estero, basandosi su un comunicato stampa ufficiale dell'ente stesso, formulato in modo ambiguo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei giornalisti, evidenziando che i giudici d'appello non hanno valutato correttamente la sussistenza del diritto di critica putativo. Secondo la Suprema Corte, l'errore della giornalista sulla verità dei fatti poteva essere scusabile, poiché indotto proprio dal tenore letterale del comunicato dell'ente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per un nuovo esame della vicenda.
Continua »
Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire non è un diritto
Un automobilista, dopo un incidente stradale, ha fornito false generalità alla Polizia Stradale e in ospedale. Condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle dichiarazioni perché raccolte senza l'assistenza di un difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il diritto al silenzio e la facoltà di mentire non esonerano dall'obbligo di fornire le proprie reali generalità. Chi dichiara un'identità falsa a un pubblico ufficiale commette sempre reato, anche se indagato.
Continua »
Legittima difesa respinta: condanna definitiva per lesioni
Tre imputati sono stati condannati per lesioni personali e minacce in concorso ai danni di una vittima. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito per legittima difesa e contestando l'attendibilità della persona offesa, oltre a presentare un certificato medico successivo ai fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove e della credibilità dei testimoni spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, salvo evidenti contraddizioni. Nel caso specifico, la tesi della legittima difesa è stata ritenuta generica e smentita dalle prove raccolte, comprese le incongruenze sul certificato medico. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche negate a chi usa falsi nomi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per lesioni personali. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della legittima difesa e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, hanno confermato la legittimità del diniego delle circostanze attenuanti generiche, giustificato dalla gravità del comportamento, scaturito da un banale litigio, e dai precedenti penali del soggetto, che utilizzava anche diversi nomi falsi. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Legittima difesa putativa: condannato chi aggredisce per paura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a dieci mesi di reclusione per lesioni personali aggravate ai danni de La Persona Offesa. L'Imputato contestava l'attendibilità dei testimoni e invocava la legittima difesa putativa, sostenendo di aver agito credendo erroneamente di essere in pericolo, oltre all'attenuante della provocazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove testimoniali spetta esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, la richiesta di applicare la legittima difesa putativa è stata ritenuta infondata e meramente ripetitiva di argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Dolo eventuale: condannato il proprietario che spara al ladro
Il Proprietario di un'azienda agricola, accortosi di notte di alcuni ladri nella sua proprietà, ha esploso dal balcone un primo colpo di fucile in aria e un secondo colpo ad altezza uomo verso i malviventi in fuga, uccidendone uno alle spalle. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio volontario sorretto da dolo eventuale. I giudici hanno escluso la colpa cosciente e la legittima difesa, anche putativa, poiché l'imputato ha sparato con un'arma altamente offensiva (fucile a pallettoni) in condizioni di buona visibilità lunare contro soggetti ormai in ritirata, accettando pienamente il rischio di uccidere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Legittima difesa negata: staccare un orecchio costa 8 anni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto anni di reclusione per un uomo che, durante una violenta lite, ha staccato a morsi l'orecchio del suo aggressore, causandogli una deformazione permanente al viso. L'imputato ha invocato la legittima difesa e l'eccesso colposo, sostenendo che il morso fosse una reazione istintiva per disarmare l'avversario armato di una sbarra di ferro. I giudici hanno respinto la tesi, evidenziando che l'azione cruenta è avvenuta quando l'aggressore era ormai immobilizzato. Non si è trattato di una reazione inevitabile o proporzionata, bensì di un comportamento volontario e sproporzionato che esula dalla legittima difesa, configurando un eccesso doloso punibile autonomamente.
Continua »
Diffamazione su Facebook: la critica politica non scusa l’insulto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di diffamazione su Facebook ai danni di un attivista locale. L'uomo aveva pubblicato un post offensivo contro il sindaco del proprio comune, accusandolo di essere privo di titoli di studio adeguati e di aver favorito un imprenditore in cambio di voti. La difesa sosteneva che si trattasse di legittimo esercizio del diritto di critica politica e che il destinatario non fosse chiaramente identificabile. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che l'offesa personale gratuita supera i limiti della continenza e che, per configurare il reato, non serve il nome proprio se il soggetto è facilmente riconoscibile dal contesto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e delle sanzioni.
Continua »
Bancarotta fraudolenta: le cure del figlio non salvano dal reato
L'Amministratore di una società di trasporti, dichiarata fallita, è stato condannato per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le somme sottratte erano destinate alle cure mediche del figlio, vittima di un gravissimo incidente stradale. Ha quindi invocato lo stato di necessità come causa di esclusione della punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le gravi necessità familiari non possono giustificare la sottrazione di risorse societarie destinate alla garanzia patrimoniale dei creditori. Inoltre, la difesa non ha dimostrato i requisiti rigorosi dello stato di necessità, come l'attualità e l'inevitabilità del pericolo. L'imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Divieto di reingresso: il permesso temporaneo non evita la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e tre mesi di reclusione per un cittadino straniero che ha violato il divieto di reingresso in Italia. L'uomo era rientrato senza autorizzazione nonostante un provvedimento di allontanamento quinquennale. La difesa sosteneva la presenza di un permesso temporaneo della Questura, ma i giudici hanno chiarito che tale atto era limitato esclusivamente a una singola udienza giudiziaria di due anni prima. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Diffamazione e diritto di critica: condannata la condomina
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di diffamazione nei confronti di una condomina. L'imputata aveva offeso la reputazione di un avvocato e di altri professionisti durante una gestione condominiale, accusandoli di prestarsi a giochi meschini e di dichiarare il falso in merito a una delega assembleare. La difesa invocava l'esimente del diritto di critica, anche solo putativo, sostenendo che la contestazione riguardasse la validità della delega. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, rilevando che l'imputata aveva superato i limiti della continenza accusando falsamente la professionista di aver finto una telefonata in assemblea. Con questa decisione, la Cassazione ribadisce i confini tra diffamazione e diritto di critica, confermando la responsabilità penale della ricorrente.
Continua »