L'amministratrice di una società alberghiera è stata condannata per il reato di falsità ideologica in atto pubblico. La donna aveva presentato al Comune una SCIA per un'attività di affittacamere, dichiarando la presenza di soli undici posti letto. Tuttavia, le indagini hanno dimostrato che, a seguito dell'abbattimento di pareti divisorie con appartamenti adiacenti, la struttura era stata unificata, raddoppiando di fatto la capacità ricettiva reale fino a venticinque posti letto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputata, confermando che la mancata comunicazione delle variazioni strutturali e dell'effettiva capacità ricettiva integra il reato contestato, in quanto la SCIA deve rappresentare fedelmente la realtà dei luoghi al momento della sua presentazione.
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