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Falsa attestazione nella SCIA: confermata condanna del tecnico

Un tecnico abilitato ha presentato una relazione tecnica per sanare interventi edilizi presso un Comune, dichiarando che le opere rispettavano i parametri urbanistici senza aumenti di volumetria. In realtà, le modifiche ai solai e la creazione di soppalchi avevano generato un netto incremento di superficie e cubatura, opere che richiedevano il permesso di costruire. I giudici di merito hanno condannato il professionista per falsità ideologica commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la falsa attestazione nella SCIA integra un reato istantaneo nel momento del deposito. La mancata esecuzione successiva delle opere non esclude la responsabilità penale del progettista asseveratore.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 41814 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il controllo edilizio e la falsa attestazione nella SCIA

La presentazione di pratiche edilizie impone al professionista incaricato un dovere assoluto di veridicità. La falsa attestazione nella SCIA costituisce un illecito penale quando il tecnico dichiara conformità inesistenti rispetto agli strumenti urbanistici comunali. La legge attribuisce alla relazione tecnica asseverata il valore probatorio di un vero e proprio certificato pubblico.

Il caso esaminato dai giudici di legittimità riguarda un progettista incaricato di regolarizzare opere edilizie per conto di una società. Il tecnico ha attestato falsamente che i lavori non incidevano sulle volumetrie e sui parametri urbanistici vigenti. Secondo la documentazione depositata, gli interventi potevano rientrare in una semplice sanatoria tramite segnalazione certificata.

La discrepanza tra progetto e realtà normativa

I controlli degli uffici comunali hanno svelato una realtà progettuale completamente diversa. Gli interventi realizzati e richiesti in sanatoria comportavano la modifica dei solai interni e la creazione di nuovi soppalchi.

Queste lavorazioni avevano determinato un chiaro aumento della superficie edificabile e della volumetria complessiva del fabbricato. Le norme urbanistiche e il regolamento edilizio locale vietavano la semplice segnalazione per tali trasformazioni. L’opera necessitava obbligatoriamente del rilascio preventivo del permesso di costruire.

Il Comune ha quindi avviato il procedimento di annullamento degli effetti della segnalazione. Parallelamente, l’autorità giudiziaria ha aperto un procedimento penale contro il professionista per il reato di falsità ideologica.

Il valore di certificato della relazione tecnica

Il difensore dell’imputato ha sostenuto l’assenza di aumenti di superficie utile e ha evidenziato la mancata realizzazione successiva di parte delle opere. La difesa ha inoltre eccepito presunte violazioni procedurali relative alla corrispondenza tra l’accusa originaria e la condanna finale.

I giudici hanno chiarito che l’attestazione del tecnico possiede natura giuridica di certificato. Il professionista non descrive solo lo stato dei luoghi, ma garantisce formalmente la legalità dell’intervento pianificato. Il reato si perfeziona nel momento stesso in cui il tecnico deposita la dichiarazione infedele presso la pubblica amministrazione.

Le motivazioni: la responsabilità per la falsa attestazione nella SCIA

La Suprema Corte ha respinto tutte le tesi difensive con argomentazioni rigorose. I magistrati hanno ribadito che la falsa attestazione nella SCIA ha natura di reato istantaneo. La circostanza che i lavori non abbiano avuto ulteriore seguito pratico non elimina la falsità originaria del documento depositato.

La violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza scatta unicamente in presenza di una trasformazione radicale dei fatti storici che leda concretamente il diritto di difesa. Nel caso di specie, il professionista conosceva perfettamente gli addebiti e ha potuto difendersi in ogni fase del processo.

I giudici di legittimità hanno confermato la piena attendibilità delle perizie tecniche e delle testimonianze dei dirigenti comunali. Gli elaborati evidenziavano aumenti volumetrici non autorizzabili con procedura semplificata, smentendo le dichiarazioni asseverate dal tecnico.

Le conclusioni: la condanna definitiva per il progettista

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso e ha condannato il professionista al pagamento delle spese legali. La sentenza sancisce la definitività della condanna penale per falsità ideologica a carico del tecnico.

La decisione conferma un indirizzo giurisprudenziale severo a tutela dell’assetto del territorio e della fede pubblica. Il professionista abilitato risponde penalmente delle dichiarazioni non veritiere inserite nelle relazioni tecniche allegate ai titoli abilitativi semplificati.

Quale reato commette il tecnico che dichiara il falso in una SCIA?
Il tecnico risponde del reato di falsità ideologica in certificati previsto dall’art. 481 del codice penale, in quanto la relazione asseverata ha valore di certificazione legale.

La mancata esecuzione dei lavori cancella la responsabilità penale del progettista?
No, il reato ha natura istantanea e si consuma nel momento stesso in cui il documento falso viene depositato presso l’ufficio comunale competente.

Quando un soppalco richiede il permesso di costruire anziché la SCIA?
Il permesso di costruire è indispensabile quando la modifica dei solai e la creazione di soppalchi comportano un aumento di superficie utile e di volumetria dell’immobile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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