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Rivalsa

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182 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità dell’assicuratore: il caso dell’agente
Una compagnia assicurativa è stata condannata a risarcire un ente previdenziale per una truffa perpetrata da un suo ex agente con la complicità del nuovo. La compagnia ha agito in rivalsa contro il nuovo agente, ma la Corte ha limitato il risarcimento al 50%, riconoscendo una pari responsabilità dell'assicuratore. Quest'ultimo, infatti, aveva colpevolmente permesso all'ex agente di mantenere libero accesso ai locali dell'agenzia, generando un'apparenza di continuità del rapporto professionale che ha contribuito al danno. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il motivo di ricorso della compagnia.
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Detrazione IVA e frode: quando si perde il diritto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla detrazione IVA viene meno se l'acquirente sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che il fornitore non avrebbe versato l'imposta. Nel caso specifico, il contribuente era anche legale rappresentante e socio della società fornitrice, un elemento considerato decisivo per provare la sua conoscenza della frode fiscale. La sentenza di secondo grado, che aveva erroneamente concesso la detrazione, è stata annullata con rinvio, sottolineando l'importanza di valutare tutti gli indizi, specialmente i legami tra le parti, per negare la detrazione IVA in caso di frode.
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Rimborso addizionale provinciale: 10 anni di tempo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9450/2025, ha stabilito un principio fondamentale per il rimborso addizionale provinciale sull'energia elettrica, dichiarata incompatibile con il diritto UE. Un'azienda consumatrice, impossibilitata a recuperare l'importo dal fornitore in concordato, ha agito contro l'amministrazione finanziaria. La Corte ha chiarito che l'azione del consumatore finale è un'azione civile di indebito oggettivo, soggetta alla prescrizione ordinaria di 10 anni e non al termine di decadenza biennale previsto per il soggetto passivo d'imposta. Inoltre, il diritto ad agire contro lo Stato non richiede la prova dell'insolvenza del fornitore.
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Condizione sospensiva: quando si considera rinunciata?
Un professionista medico stipula un contratto con una struttura sanitaria, la cui efficacia è legata a una 'condizione sospensiva': la sottoscrizione di una polizza assicurativa specifica. Nonostante la polizza non venga fornita come pattuito, il rapporto di lavoro prosegue per quasi due anni. Quando la struttura contesta l'inadempimento, non nega l'efficacia del contratto, ma ne chiede la risoluzione. La Cassazione ha stabilito che tale comportamento successivo, insieme alla richiesta di rendicontazione delle prestazioni, costituisce una rinuncia implicita alla condizione sospensiva, rendendo il contratto efficace per il periodo in cui è stato eseguito.
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Rimborso addizionale energia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13742 del 2025, ha stabilito il diritto dei consumatori finali al rimborso dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica. La decisione si fonda su una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n. 43/2025) che ha dichiarato l'illegittimità della norma istitutiva di tale imposta per contrasto con il diritto dell'Unione Europea. Il consumatore può quindi agire direttamente contro il fornitore di energia per ottenere la restituzione delle somme indebitamente versate.
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Rimborso Accise Energia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13740/2025, ha stabilito il diritto del consumatore finale a ottenere il rimborso delle accise sull'energia elettrica non dovute, specificamente l'addizionale provinciale. La decisione si fonda su una recente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma istitutiva del tributo. Di conseguenza, il consumatore può agire direttamente contro il fornitore di energia, anche se il pagamento era stato effettuato a una società di factoring, per la restituzione di quanto pagato senza causa giuridica.
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Rimborso IVA: chi può chiederlo? La Cassazione chiarisce
Una società ha richiesto un rimborso IVA per oneri energetici versati, agendo direttamente contro l'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha negato questa possibilità, ribadendo che la richiesta di rimborso IVA spetta al fornitore che ha versato l'imposta allo Stato. Il consumatore finale deve agire in via civilistica contro il proprio fornitore per recuperare l'importo, salvo rare eccezioni non riscontrate nel caso di specie.
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Rimborso addizionale provinciale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24929/2025, ha confermato il diritto del consumatore finale di ottenere il rimborso dell'addizionale provinciale sull'accisa per l'energia elettrica direttamente dal fornitore. La decisione si fonda sulla dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma che istituiva tale tributo, considerata in contrasto con il diritto dell'Unione Europea. Il fornitore, che aveva riscosso l'imposta a titolo di rivalsa, è tenuto alla restituzione sulla base dell'azione di ripetizione di indebito oggettivo, poiché il pagamento è risultato privo di causa ab origine.
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Rimborso accise: quando comunicare all’Agenzia Entrate
Una società energetica ha richiesto il rimborso di un'accisa provinciale sull'energia elettrica a seguito della sua abolizione. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso per mancata comunicazione all'Agenzia delle Entrate, come previsto dall'art. 29 della legge 428/1990. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che l'obbligo di comunicazione sussiste solo se la spesa ha concorso a formare il reddito imponibile. Poiché in questo caso il costo era stato registrato solo nello stato patrimoniale e non nel conto economico, la comunicazione non era dovuta, rendendo legittima la richiesta di rimborso accise.
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Rimborso IVA termine: la Cassazione chiarisce il dies a quo
Una società di infrastrutture ha richiesto il rimborso di un'eccedenza IVA versata su un'anticipazione ricevuta da un Ministero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'applicazione del termine di decadenza biennale. Il punto cruciale della decisione riguarda l'individuazione del 'dies a quo', ovvero il momento da cui far partire il calcolo del termine. Secondo la Corte, il rimborso IVA termine decorre non da una scadenza di progetto, ma dal momento in cui l'impresa ha ricevuto le fatture dai propri subappaltatori con un'aliquota inferiore, acquisendo così la consapevolezza dell'indebito versamento.
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Rimborso IVA: il dies a quo per la decadenza
Una società di telecomunicazioni ha richiesto un rimborso IVA per un'imposta versata in eccesso, ma l'istanza è stata respinta per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il termine di decadenza biennale per il rimborso IVA decorre non dalla data di rendicontazione finale di un progetto, ma dal momento in cui il contribuente ha potuto concretamente accertare il versamento indebito, ovvero dalla ricezione della fattura del subappaltatore con aliquota agevolata. La parola chiave è rimborso IVA.
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Rimborso IVA tardivo: la Cassazione sui termini
Una società di infrastrutture ha richiesto un rimborso per l'IVA versata in eccesso, ma l'istanza è stata considerata un rimborso IVA tardivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il termine di decadenza applicabile è quello biennale previsto dall'art. 21 del D.Lgs. 546/1992. Il termine decorre dal momento in cui il contribuente ha la possibilità di accertare l'errore, ovvero dalla ricezione delle fatture del subappaltatore con l'aliquota corretta, e non da scadenze successive legate alla rendicontazione del progetto.
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Rivalsa assicurazione: no se l’auto è usata di nascosto
Un'impresa di assicurazioni agiva in rivalsa contro una società per un sinistro causato dal figlio del legale rappresentante, che guidava l'auto aziendale con il solo foglio rosa e all'insaputa del padre. La Cassazione ha negato il diritto di rivalsa assicurazione, poiché la polizza lo consentiva solo in caso di 'affidamento' del veicolo a persona non abilitata, mentre qui il veicolo era stato preso senza consenso, escludendo quindi l'affidamento stesso.
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Prenotazione a debito: esclusa per Comuni e Regioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti, stabilendo che la prenotazione a debito dell'imposta di registro non si estende a Comuni e Regioni, essendo un'agevolazione fiscale limitata all'Amministrazione statale e a pochi altri casi previsti dalla legge. L'imposta è dovuta sulla base della sola esistenza della sentenza, indipendentemente dalla sua esecuzione.
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Rimborso IVA cessionario: quando è possibile?
Una società ha richiesto il rimborso dell'IVA, ritenuta indebitamente versata sugli oneri generali del sistema elettrico. La richiesta era rivolta direttamente all'Agenzia delle Entrate anziché al fornitore di energia. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Ha ribadito il principio secondo cui l'azione per il rimborso IVA cessionario va esperita nei confronti del cedente (il fornitore), che è il soggetto passivo d'imposta. Solo in casi eccezionali, come l'impossibilità o l'eccessiva difficoltà di recuperare l'importo dal fornitore, il cessionario può agire direttamente contro l'Amministrazione Finanziaria. Tali eccezioni non sono state ravvisate nel caso di specie.
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Prededuzione credito garante: la Cassazione chiarisce
Una banca paga una garanzia per un'impresa edile in amministrazione straordinaria e chiede la prededuzione del credito. La Corte di Cassazione conferma il diritto della banca, stabilendo che i crediti derivanti da contratti proseguiti per garantire la continuità aziendale godono di prededuzione. L'ordinanza chiarisce la differenza tra amministrazione straordinaria e fallimento riguardo la gestione dei contratti pendenti, sottolineando come la prosecuzione 'ope legis' giustifichi la prededuzione del credito del garante.
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Rimborso IVA utente finale: la Cassazione chiarisce
Una società ha richiesto un rimborso IVA direttamente all'Amministrazione Finanziaria per oneri di sistema erroneamente inclusi nella base imponibile della fornitura elettrica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la regola generale per il rimborso IVA utente finale prevede un'azione civile contro il fornitore e non un'azione diretta contro il Fisco, salvo casi eccezionali come il fallimento del fornitore.
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Oneri di sistema e IVA: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8819/2025, ha stabilito due principi fondamentali in materia di IVA sulla bolletta elettrica. In primo luogo, ha dichiarato inammissibile la richiesta di rimborso IVA diretta da parte di un'azienda consumatrice all'Agenzia delle Entrate, chiarendo che tale azione va esperita contro il fornitore di energia. In secondo luogo, pur non potendo decidere nel merito, ha enunciato un principio di diritto di grande rilevanza: gli oneri di sistema (OGSE), pur essendo imposti per legge, hanno natura di corrispettivo contrattuale e non tributaria. Pertanto, rientrano correttamente nella base imponibile e sono soggetti a IVA.
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Rimborso IVA: quando il cliente può chiederlo allo Stato?
Una società bancaria ha richiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso dell'IVA su oneri energetici ritenuti non dovuti. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando il principio generale secondo cui solo il fornitore (cedente), in qualità di soggetto passivo d'imposta, è legittimato a chiedere il rimborso IVA all'Erario. Il cliente finale (cessionario) deve invece agire in via civilistica contro il proprio fornitore per recuperare l'importo. L'azione diretta del cliente verso lo Stato è ammessa solo in casi eccezionali di impossibilità o eccessiva difficoltà nel rivalersi sul fornitore, condizioni non riscontrate nel caso di specie.
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Rimborso Iva cessionario: no all’azione diretta
Una società operante nel settore dei giochi ha richiesto il rimborso dell'Iva pagata sugli oneri di sistema dell'energia elettrica, ritenendola non dovuta. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di secondo grado, ha stabilito che il soggetto legittimato a richiedere il rimborso Iva cessionario direttamente all'Amministrazione finanziaria è unicamente il fornitore che ha versato l'imposta. Il consumatore finale, invece, deve agire in via civilistica contro il proprio fornitore per recuperare la somma indebitamente pagata, salvo casi eccezionali di impossibilità o eccessiva difficoltà non riscontrati nel caso di specie.
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