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Rivalsa

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182 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimborso IVA consumatore finale: si può bypassare il fornitore?
Una società di servizi ha richiesto all'Amministrazione finanziaria il rimborso dell'IVA applicata sugli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori, ha respinto il ricorso. È stato ribadito il principio secondo cui il rapporto fiscale intercorre tra il fornitore del servizio e il Fisco. Pertanto, il consumatore finale deve, di norma, richiedere il rimborso IVA al proprio fornitore attraverso un'azione civilistica. L'azione diretta verso l'Amministrazione finanziaria è ammessa solo in casi eccezionali di impossibilità o eccessiva difficoltà, condizioni non riscontrate nel caso di specie.
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Rimborso IVA: chi può chiederlo? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6810/2025, ha stabilito che l'acquirente finale (cessionario) che ha versato un'IVA non dovuta non può chiederne il rimborso IVA direttamente all'amministrazione finanziaria. Il diritto al rimborso spetta unicamente al fornitore (cedente) che ha materialmente versato l'imposta all'erario. L'acquirente deve invece agire in via civilistica contro il fornitore per ottenere la restituzione delle somme indebitamente pagate. Una richiesta diretta al Fisco è ammissibile solo in casi eccezionali, come il fallimento del fornitore.
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Rimborso IVA: no all’azione diretta contro il Fisco
Una società operante nel settore dei giochi chiedeva il rimborso IVA versata sugli oneri generali di sistema nelle bollette energetiche. La Corte di Cassazione ha negato la possibilità di un'azione diretta contro l'amministrazione finanziaria, stabilendo che il soggetto che ha pagato l'IVA in via di rivalsa deve agire civilmente contro il proprio fornitore per la restituzione delle somme non dovute. L'azione diretta verso il Fisco è ammessa solo in casi eccezionali di provata impossibilità di recupero dal fornitore.
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IVA sull’accisa: quando è esclusa dalla base imponibile
Una società di gestione aeroportuale ha contestato avvisi di accertamento relativi a IVA e accise sull'energia elettrica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di esenzione come "opificio unico", ma ha accolto il ricorso sul punto cruciale dell'IVA sull'accisa. È stato stabilito che, se l'accisa non viene effettivamente addebitata in fattura e quindi trasferita al consumatore finale, essa non può essere inclusa nella base imponibile IVA, poiché non costituisce parte del corrispettivo. La Corte ha inoltre rigettato le doglianze sulle sanzioni, non riconoscendo né il giudicato esterno né il legittimo affidamento.
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Surrogazione compagnia assicuratrice: è valida?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una compagnia assicuratrice di agire in surrogazione nei confronti di un'impresa appaltatrice inadempiente. L'impresa aveva contestato la validità della polizza fideiussoria, ma i giudici hanno stabilito che, avendo la compagnia adempiuto all'obbligazione di garanzia pagando l'ente creditore, essa si è legittimamente sostituita nei suoi diritti, potendo così richiedere il rimborso. La surrogazione della compagnia assicuratrice è stata ritenuta valida in quanto il pagamento era avvenuto in esecuzione di una garanzia efficace al momento dell'escussione.
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Privilegio rivalsa accise: la forma è sostanza
Una società energetica si è vista negare il riconoscimento del privilegio sul proprio credito per la rivalsa delle accise nei confronti di un consorzio in liquidazione. La Corte di Cassazione ha confermato che, ai fini del privilegio rivalsa accise, l'importo del tributo deve essere esplicitamente e separatamente indicato in fattura, come richiesto dalla legge. La possibilità di calcolare l'importo a posteriori tramite altri documenti non è considerata sufficiente, privilegiando un'interpretazione strettamente formale della norma.
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Rimborso IVA: chi può chiederlo se pagata per errore?
Una società ha pagato l'IVA ai propri fornitori per servizi poi rivelatisi esenti. Dopo che l'Agenzia Fiscale ha recuperato l'IVA indebitamente detratta, la società ha richiesto il rimborso per evitare una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha negato la richiesta di rimborso IVA, chiarendo che il cliente può agire direttamente contro lo Stato solo se dimostra, con un tentativo concreto, l'impossibilità di recuperare la somma dal fornitore, anche se quest'ultimo è fallito.
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Ripetizione indebito accise: chi rimborsa il cliente?
Una fondazione ha citato in giudizio la propria società fornitrice di energia per ottenere la restituzione di addizionali provinciali sulle accise, rivelatesi contrarie al diritto europeo. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla fondazione, ma la società fornitrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia Europea su una questione simile, evidenziando la complessità del meccanismo di ripetizione indebito accise e il suo impatto sui rapporti tra consumatore, fornitore e Stato.
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Rettifica detrazione IVA: obbligo in caso di fallimento
Una società acquirente aveva detratto l'IVA su acconti versati per l'acquisto di un immobile. A seguito del fallimento della società venditrice, la compravendita non è stata finalizzata. La Corte di Cassazione ha stabilito che, venendo meno l'operazione imponibile, l'acquirente ha l'obbligo di effettuare la rettifica della detrazione IVA, stornando l'imposta precedentemente recuperata. Il suo diritto è quello di richiedere la restituzione dell'IVA versata insinuandosi al passivo del fallimento, non di mantenere la detrazione nei confronti del Fisco.
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Rimborso addizionale provinciale: sì alla restituzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del consumatore finale a ottenere il rimborso dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica direttamente dal fornitore. La decisione si fonda su una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma istitutiva del tributo. Tale declaratoria ha effetto retroattivo (ex tunc), rendendo il pagamento privo di causa sin dall'origine e legittimando l'azione di ripetizione di indebito oggettivo da parte di chi ha versato l'imposta.
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Rimborso addizionale energia: la Cassazione decide
Una società consumatrice ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere la restituzione dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica. Dopo aver vinto in primo e secondo grado, il caso è arrivato in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando il diritto al rimborso addizionale energia. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della tassa con effetto retroattivo, rendendo i pagamenti effettuati non dovuti e giustificando l'azione di ripetizione dell'indebito del consumatore direttamente nei confronti del fornitore.
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Rimborso accise energia: la Cassazione decide
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema del rimborso delle accise sull'energia. Il caso riguardava la richiesta di un'azienda cliente contro la propria società fornitrice per la restituzione dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica. La Corte ha rigettato il ricorso della società fornitrice, confermando il diritto al rimborso per il cliente finale. La decisione si fonda su una precedente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma istitutiva dell'addizionale per contrasto con il diritto europeo, rendendo di fatto il tributo non dovuto fin dall'origine.
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Rimborso addizionale accisa: sì dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un consumatore finale a ottenere il rimborso addizionale accisa sull'energia elettrica dal proprio fornitore. La decisione si fonda sulla sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma che istituiva tale tributo, rendendo il pagamento originario privo di causa e quindi ripetibile ai sensi dell'art. 2033 c.c. La Corte ha rigettato il ricorso della società energetica, stabilendo che l'azione di restituzione va correttamente intentata nei confronti di chi ha materialmente ricevuto la somma, ovvero il fornitore.
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Costi presunti: sì alla deduzione forfettaria
In un caso di accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: i costi presunti devono essere dedotti in via forfettaria. Accogliendo il ricorso di un contribuente, la Corte ha chiarito che, anche in un accertamento analitico-induttivo, è necessario riconoscere una quota di costi correlati ai maggiori ricavi accertati, in linea con una recente sentenza della Corte Costituzionale. Tuttavia, ha negato la possibilità di scorporare l'IVA dai versamenti bancari considerati come ricavi.
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Prescrizione diritto di rivalsa: da quando decorre?
La Corte di Cassazione chiarisce il termine di decorrenza della prescrizione del diritto di rivalsa per le spese di condono edilizio. Il caso riguarda un soggetto che, dopo aver eseguito opere abusive su un immobile non di sua proprietà, ne aveva pagato l'oblazione per la sanatoria. I suoi eredi, anni dopo, hanno agito contro i proprietari per il rimborso. La Corte ha stabilito che il termine decennale di prescrizione decorre dal momento del pagamento e non dal successivo rilascio del permesso in sanatoria, respingendo il ricorso in quanto il diritto era ormai prescritto.
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Accordo transattivo: copre anche le sanzioni fiscali?
Una società fornitrice e una acquirente hanno siglato un accordo transattivo per saldare pagamenti e regolarizzare l'IVA. La fornitrice ha poi pagato sanzioni tramite ravvedimento operoso, chiedendone il rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un accordo transattivo onnicomprensivo, se non diversamente specificato, copre tutti gli aspetti economici della controversia, incluse le sanzioni prevedibili, negando così il diritto al rimborso.
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Base imponibile IVA: esclusa accisa non rivalsa
Una società che commercializza liquidi per sigarette elettroniche ha contestato un avviso di accertamento IVA. L'amministrazione finanziaria aveva incluso nella base imponibile un'imposta di consumo che l'azienda non aveva addebitato ai propri clienti. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo un principio fondamentale: affinché un'accisa rientri nella base imponibile IVA, deve essere stata effettivamente oggetto di rivalsa sul consumatore finale. Poiché l'imposta non era stata riscossa dal cliente, non poteva essere considerata parte del corrispettivo e quindi non doveva essere assoggettata a IVA. La sentenza è stata annullata con rinvio al giudice di merito.
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Responsabilità datore di lavoro: analisi di un caso
Un lavoratore subisce un grave infortunio cadendo da un ponteggio non a norma. Il Tribunale di Firenze ha affermato la responsabilità solidale del datore di lavoro (committente) e del capocantiere (fornitore dell'attrezzatura), escludendo il concorso di colpa del lavoratore. La sentenza analizza in dettaglio la quantificazione del danno, i limiti della rivalsa dell'ente previdenziale e l'inoperatività della polizza assicurativa a causa di violazioni di legge da parte dell'azienda.
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Ripetizione Addizionale Energia: come riaverla
Una società ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere la restituzione dell'addizionale provinciale sull'accisa elettrica, sostenendone l'incompatibilità con il diritto dell'Unione Europea. Il Tribunale di Verona, richiamando una pronuncia della Corte Costituzionale, ha confermato l'illegittimità dell'addizionale per mancanza di una finalità specifica richiesta dalle direttive UE. Ha quindi respinto le difese del fornitore, inclusa l'eccezione di prescrizione, e lo ha condannato alla restituzione integrale della somma richiesta (€17.724,89) oltre interessi. La sentenza chiarisce il diritto del consumatore a richiedere la ripetizione addizionale energia direttamente al fornitore.
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Responsabilità professionale architetto: la sentenza
Una società committente ha citato in giudizio un architetto per un errore di progettazione relativo alla costruzione di una scala esterna, edificata in violazione delle distanze legali. La Corte di Appello, riformando la sentenza di primo grado che aveva dichiarato il diritto prescritto, ha affermato la responsabilità professionale architetto. Il termine di prescrizione, ha chiarito la Corte, decorre non dall'esecuzione del progetto, ma dal momento in cui il danno diviene oggettivamente percepibile, ovvero dalla sentenza definitiva che ha accertato l'illegittimità dell'opera. L'architetto è stato quindi condannato al risarcimento dei danni, comprensivi dei costi di demolizione e delle spese legali del precedente giudizio.
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