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Riserve

23 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La riserva monetaria è la quantità di metallo o altro bene che l'emittente di moneta - in alcuni sistemi monetari - tiene come garanzia delle banconote stampate o più in generale del circolante presente all'interno del sistema economico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Riserve nell’Appalto Pubblico: la Cassazione annulla il lodo per iscrizione tardiva
La Corte di Cassazione ha esaminato un contenzioso tra L'Amministrazione e L'Impresa Appaltatrice relativo a un contratto per la realizzazione di un'isola ecologica. Il cuore della disputa riguardava le Riserve nell'appalto pubblico presentate dall'Impresa. L'Amministrazione contestava la validità di queste riserve, sostenendo che non fossero state iscritte correttamente nel registro di contabilità. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, stabilendo che la Corte d'Appello aveva sbagliato nel non considerare la genericità della contestazione. Ha quindi rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame, che dovrà verificare la tempestività delle riserve e, se non conformi, dichiarare la nullità del lodo arbitrale.
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Specificità dei motivi di appello: l’Impresa perde la causa
L'Impresa ha richiesto all'Università il pagamento di somme residue e interessi di mora per lavori di adeguamento degli impianti termici di un Policlinico. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le domande, ritenendo le pretese generiche e prive di prove adeguate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Impresa. I giudici hanno evidenziato la mancanza di specificità dei motivi di appello e la violazione del principio di autosufficienza, poiché l'Impresa non ha riportato, neppure in sintesi, i motivi del precedente gravame né ha fornito prove idonee a collegare i documenti contabili ai singoli stati di avanzamento dei lavori. Di conseguenza, l'Impresa perde definitivamente la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Recesso dall’appalto pubblico: l’impresa perde senza prove
Un'impresa di costruzioni ha contestato il recesso dall'appalto pubblico operato da una stazione appaltante per il restauro di un complesso ospedaliero. L'impresa chiedeva ingenti risarcimenti basati su presunti inadempimenti e riserve contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che lo scioglimento del contratto cancella le riserve contrattuali. L'appaltatore ha diritto solo all'indennizzo per i lavori eseguiti e a una percentuale sulle opere non eseguite. Tuttavia, per ottenere l'indennizzo pieno, l'impresa deve dimostrare di non aver potuto impiegare altrove uomini e mezzi. Non avendo fornito questa prova, la richiesta di risarcimento aggiuntivo è stata respinta.
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Impugnazione del lodo arbitrale: Comune perde contro l’impresa
Una Pubblica Amministrazione ha proposto ricorso contro un'Impresa Appaltatrice contestando un lodo arbitrale favorevole a quest'ultima per riserve contabili legate a lavori pubblici. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il gravame, ritenendo i motivi generici e di merito. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso della Pubblica Amministrazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione del lodo arbitrale è a critica vincolata e non consente un riesame dei fatti o della valutazione delle prove effettuata dagli arbitri. Di conseguenza, l'Amministrazione è stata condannata al pagamento delle spese processuali, confermando la vittoria dell'Impresa Appaltatrice.
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Risarcimento danni per perdita di chance: colpa senza danno
La controversia nasce all'interno di un raggruppamento temporaneo di imprese per la costruzione di una funivia. La Società Mandante accusa la Società Mandataria di non aver presentato tempestivamente le riserve per lavori aggiuntivi di consolidamento, facendole perdere il relativo credito. La Corte d'Appello, pur accertando l'inadempimento della mandataria, rigetta la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno. La Corte di Cassazione conferma questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini ribadiscono che, nei casi di risarcimento danni per perdita di chance, spetta al danneggiato dimostrare che, se l'azione omessa fosse stata compiuta, vi sarebbe stata un'elevata probabilità di accoglimento della richiesta da parte della pubblica amministrazione. Vince la Società Mandataria, mentre la Società Mandante perde e deve pagare le spese di giudizio.
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Appalto integrato con progetto errato: chi paga? Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione affronta un caso di appalto integrato in cui un'impresa edile chiedeva un risarcimento alla Stazione Appaltante per i maggiori costi sostenuti a causa di carenze nel progetto definitivo. L'impresa sosteneva che tali difetti avessero reso più onerosa la redazione del progetto esecutivo e l'esecuzione dei lavori. La questione centrale riguarda la ripartizione delle responsabilità per gli errori di progettazione in questa specifica tipologia contrattuale. Ritenendo la questione di particolare importanza e priva di precedenti specifici, la Corte non ha emesso una decisione finale, ma ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. L'esito è quindi una sospensione del giudizio in attesa di una pronuncia che possa fare chiarezza sul tema dell'appalto integrato.
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Sospensione Lavori per Pubblico Interesse: Appaltatore Senza Danni
Un'impresa appaltatrice ha chiesto il risarcimento dei danni a una stazione appaltante per la prolungata interruzione dei lavori di costruzione di un molo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione lavori per pubblico interesse era legittima, poiché motivata dalla necessità di garantire la sicurezza della navigazione nel porto, minacciata dallo sversamento di materiali. In base al contratto di appalto, tale circostanza escludeva qualsiasi diritto a compensi o indennizzi per l'appaltatore. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata definitivamente respinta e il ricorso dell'impresa dichiarato inammissibile.
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Sospensione illegittima lavori appalto: Comune perde e paga danni
Un'impresa edile ha citato in giudizio un Comune per i danni subiti a causa di una sospensione illegittima dei lavori di appalto durata 25 mesi. Il Comune sosteneva che l'impresa non avesse provato il danno e che avrebbe dovuto ridurre le perdite. La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: in caso di sospensione illegittima lavori appalto, il risarcimento per spese generali e mancato utile è dovuto in via automatica e presuntiva, secondo criteri di legge. Non è l'impresa a dover provare il danno, ma è la stazione appaltante a dover dimostrare che l'impresa avrebbe potuto limitarlo. Il ricorso del Comune è stato quindi respinto.
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Rimanenze finali e risarcimento: quando non sono tasse
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un avviso di accertamento emesso contro una società di costruzioni per la mancata tassazione di somme iscritte come rimanenze finali. Tali importi derivavano da riserve avanzate in un appalto pubblico per fermo cantiere e immobilizzazione di mezzi. Mentre l'Amministrazione Finanziaria riteneva tali somme tassabili come maggiorazioni di prezzo, i giudici di merito hanno stabilito che si trattava di risarcimenti per perdite patrimoniali (danno emergente) e non di reddito imponibile. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate poiché basato su una richiesta di rivalutazione dei fatti e su argomentazioni giuridiche nuove rispetto al primo grado di giudizio.
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Errore di fatto revocatorio: limiti in Cassazione
Una Società di Costruzioni ha proposto ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando un presunto errore di fatto revocatorio. La ricorrente sosteneva che la Corte avesse erroneamente interpretato le proprie domande risarcitorie e la natura delle riserve iscritte nel registro di contabilità di un appalto pubblico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'errore di fatto deve consistere in una svista percettiva e non in una valutazione giuridica o interpretativa degli atti processuali.
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Riserve appalto: quando i ponteggi sono già pagati
Un'impresa appaltatrice ha presentato ricorso per ottenere il pagamento di alcune riserve appalto legate al montaggio e smontaggio di ponteggi in un contratto di opere pubbliche. La Corte d'Appello aveva già rigettato la domanda, osservando che l'impresa aveva sottoscritto una perizia di variante senza sollevare riserve e che i costi dei ponteggi erano già inclusi nelle voci di prezzo relative al rifacimento delle facciate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito era logica e che il ricorrente non aveva adeguatamente censurato tutte le ragioni della decisione impugnata.
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Riserve in appalto: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa edile contro la sentenza che la condannava per la mancata ultimazione di lavori pubblici. L'impresa lamentava la mancata valutazione delle sue riserve in appalto, ma il ricorso è stato giudicato generico, non adeguatamente provato nei precedenti gradi di giudizio e non in grado di confrontarsi con la ratio decidendi della Corte d'Appello, che aveva già ritenuto le riserve inefficaci per indeterminatezza.
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Sospensione lavori appalto: i danni risarcibili
Un ente pubblico è stato condannato a risarcire un'impresa per i danni derivanti da un'illegittima sospensione lavori appalto. La Cassazione ha confermato che sono risarcibili i danni causalmente legati alla sospensione, anche se formalizzati in riserve successive alla ripresa dei lavori, chiarendo l'estensione del danno ristorabile.
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Riserve appalti pubblici: inammissibile il ricorso
Un consorzio di costruzioni ha citato in giudizio la committente per il riconoscimento di costi aggiuntivi, ma la sua richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che i vecchi capitolati ferroviari sono regole interne e non leggi. La decisione evidenzia l'importanza di seguire correttamente le procedure per le riserve appalti pubblici e di formulare ricorsi che critichino specificamente le motivazioni della sentenza precedente, invece di riproporre le stesse argomentazioni.
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Onere della prova in appalti pubblici e riserve
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29326/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile contro una pubblica amministrazione in una causa per maggiori compensi in un appalto pubblico. La Corte ha chiarito che l'onere della prova sui costi spetta all'appaltatore, anche se i documenti sono in possesso del committente. È stata inoltre confermata l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito e negato il risarcimento per danno all'immagine in quanto non specificamente provato.
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Riserve Appalti Pubblici: Inammissibile Ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società costruttrice in materia di riserve appalti pubblici. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, pur formalmente presentati come violazioni di legge, costituivano in realtà una richiesta di riesaminare i fatti di causa, compito che non rientra nelle competenze della Suprema Corte. La decisione conferma la risoluzione del contratto d'appalto disposta dalla stazione appaltante e ribadisce i limiti del giudizio di legittimità.
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Rinuncia riserve appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23964/2024, ha respinto il ricorso di un consorzio edile, confermando la validità della rinuncia alle riserve in un appalto pubblico. La Corte ha stabilito che una clausola di rinuncia riserve appalto, se espressa chiaramente in un atto di sottomissione, è vincolante e non costituisce clausola vessatoria. Inoltre, ha ribadito che la sospensione dei lavori per ritrovamenti archeologici è causa di forza maggiore, non imputabile alla stazione appaltante.
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Accordo bonario: la rinuncia vale anche per danni futuri
Un consorzio edile ha perso una causa contro la stazione appaltante per costi extra. La Cassazione ha confermato che l'accordo bonario e gli atti aggiuntivi sottoscritti implicavano la rinuncia a future pretese, anche per danni non ancora manifestatisi ma derivanti dalle medesime cause già definite.
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Revisione prezzi appalti: la decisione della Cassazione
Un'impresa appaltatrice ha citato in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da sospensioni e ritardi nell'esecuzione di un appalto pubblico, oltre alla revisione prezzi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 309/2024, ha rigettato sia il ricorso dell'impresa, che lamentava un'errata quantificazione dei danni e il mancato riconoscimento della revisione prezzi, sia il ricorso incidentale del Comune. La Corte ha ribadito che la revisione prezzi non è un diritto automatico ma dipende da un potere discrezionale della stazione appaltante e ha confermato la correttezza della valutazione dei danni operata dai giudici di merito.
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Varianti in appalto: no pagamenti senza approvazione
Una società appaltatrice ha richiesto il pagamento di maggiori oneri sostenuti durante l'esecuzione di un contratto pubblico a causa di eventi imprevisti. Un lodo arbitrale favorevole all'impresa è stato annullato dalla Corte d'Appello poiché le necessarie variazioni progettuali non erano state formalmente approvate. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, chiarendo che per le varianti in appalto pubblico, l'approvazione formale è un requisito indispensabile per il pagamento, anche se i costi aggiuntivi derivano da forza maggiore.
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