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Riserva Di Proprietà

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Clausola contrattuale che permette di acquistare un bene pagandolo a rate, diventandone proprietari solo con il pagamento dell'ultima rata, anche se il bene viene consegnato subito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Agevolazione fiscale Tremonti-ter: la Cassazione batte il fisco
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate negava l'agevolazione fiscale Tremonti-ter per l'acquisto di un complesso macchinario robotizzato composto da dieci isole di lavoro. L'ufficio tributario contestava l'agevolazione per due isole consegnate prima dell'entrata in vigore della norma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che, in presenza di una clausola di riserva di proprietà e di un contratto unitario, l'investimento si considera compiuto solo al momento del trasferimento della proprietà dell'intero macchinario, avvenuto sotto la vigenza dell'agevolazione. Inoltre, la Suprema Corte ha annullato la decisione sulle ritenute per un viaggio promozionale a causa di una motivazione apparente dei giudici d'appello. L'Azienda ottiene così l'annullamento della sentenza sfavorevole e il rinvio della causa per un nuovo esame.
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Riserva di proprietà: il venditore vince contro il fallimento
Un'azienda produttrice di veicoli ha richiesto la restituzione di 218 autovetture fornite a un concessionario poi fallito, invocando la riserva di proprietà. Il Tribunale aveva respinto la domanda, ritenendo la disciplina speciale sulle transazioni commerciali inapplicabile in sede di fallimento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la riserva di proprietà semplificata prevista dal d.lgs. n. 231/2002 è pienamente opponibile ai creditori concorsuali. I requisiti di opponibilità (accordo scritto, indicazione nelle fatture con data certa e registrazione contabile) tutelano il diritto di proprietà del venditore, impedendo che i beni siano acquisiti all'attivo fallimentare. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Indennità di esproprio: l’accordo firmato esclude il risarcimento
Un coltivatore diretto, proprietario di un fondo acquistato a rate, ha concordato con un consorzio costruttore e un ente fondiario i criteri di riparto della futura indennità di esproprio e occupazione d'urgenza. Secondo gli accordi, le somme venivano versate direttamente all'ente per estinguere le rate residue del prezzo del terreno. Successivamente, il coltivatore ha chiesto la nullità dei patti per incassare direttamente l'indennità di esproprio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità degli accordi liberamente sottoscritti. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione dei contratti spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se non per violazione delle regole interpretative.
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Comunione legale dei beni: la moglie batte il creditore
Un creditore avvia il pignoramento di un immobile contro un debitore. La moglie del debitore si oppone, sostenendo di essere comproprietaria al 50% del bene poiché acquistato in regime di comunione legale dei beni. Il creditore ribatte che l'immobile è un bene personale del marito, in quanto derivante dal subentro nell'assegnazione fondiaria del padre defunto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del creditore. I giudici chiariscono che il subentro nell'assegnazione non è un acquisto ereditario, ma un rapporto autonomo. Poiché il riscatto finale della proprietà è avvenuto nel 1979, dopo l'entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia del 1975, l'immobile rientra pienamente nella comunione legale dei beni. La moglie vince la causa, confermando la sua quota di comproprietà.
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Risoluzione vendita: dovuta l’imposta di registro proporzionale
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che applicava l'imposta fissa all'atto di risoluzione di una vendita con riserva di proprietà per mancato pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la legge tributaria la vendita con riserva di proprietà produce un immediato effetto traslativo. Di conseguenza, l'accordo che scioglie tale vendita e restituisce il bene all'originario proprietario non è un mero atto ricognitivo, ma un vero e proprio contratto di risoluzione. Questo atto deve quindi scontare l'imposta di registro proporzionale e non quella in misura fissa. La Corte ha così cassato la decisione favorevole al contribuente, confermando la legittimità della tassazione proporzionale applicata dal fisco.
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Vendita con riserva di proprietà: chi rivende prima perde tutto
L'Acquirente di un'azienda di ristorazione ha citato in giudizio la Società Cedente chiedendo la riduzione del prezzo per vizi degli impianti. La Società Cedente ha risposto chiedendo la risoluzione del contratto per grave inadempimento, poiché l'Acquirente aveva rivenduto l'attività a un terzo prima di aver saldato l'intero prezzo, violando la pattuita vendita con riserva di proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'Acquirente. La Suprema Corte ha stabilito che la rivendita del bene a terzi senza il consenso del venditore originario e senza il trasferimento della riserva costituisce un inadempimento gravissimo, che rende impossibile la prosecuzione del rapporto contrattuale e supera di gran lunga i lievi difetti riscontrati sugli impianti.
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Risoluzione per inadempimento: il caso della permuta
Il Tribunale analizza un caso in cui un contratto preliminare di permuta tra privati e una società di costruzioni è stato sostituito da un atto di compravendita. La sentenza accoglie la risoluzione per inadempimento del contratto di vendita poiché la società acquirente non ha versato il prezzo pattuito entro i termini, ordinando la restituzione del terreno agli attori.
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Natura condominiale del cortile: il costruttore perde la proprietà
Un'impresa costruttrice, dopo aver venduto degli appartamenti, rivendicava la proprietà esclusiva di un cortile, basandosi su una clausola del primo atto di vendita. Gli acquirenti si opponevano, sostenendo la natura condominiale dell'area. La Corte di Cassazione ha dato ragione agli acquirenti, stabilendo il principio della natura condominiale del cortile. La clausola usata dal costruttore è stata giudicata non abbastanza chiara ed esplicita da costituire una valida riserva di proprietà. Di conseguenza, la presunzione legale di bene comune non è stata superata e il cortile è stato dichiarato di proprietà di tutti i condomini.
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Lastrico Solare: Atto Muto Non Esclude la Proprietà Condominiale
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso sulla proprietà di un lastrico solare. Alcuni condomini ne rivendicavano la proprietà esclusiva perché non era menzionato nell'elenco delle parti comuni dell'atto di donazione originario del 1944. La Corte ha respinto la loro tesi, riaffermando la presunzione di condominialità del lastrico solare. Secondo i giudici, il semplice silenzio del titolo non è sufficiente per vincere questa presunzione. Per escludere una parte comune dalla proprietà di tutti, è necessaria una riserva di proprietà chiara ed esplicita nell'atto costitutivo del condominio. In assenza di tale clausola, il lastrico solare resta un bene comune.
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Art. 937 c.c. Appalto: tutela del subfornitore
Un subfornitore di materiali edili per un'opera pubblica non viene pagato dall'appaltatore e agisce contro quest'ultimo e la stazione appaltante. Il caso giunge in Cassazione, che si interroga sulla corretta applicazione dell'art. 937 c.c. appalto. Con un'ordinanza interlocutoria, la Corte sospende la decisione per verificare un aspetto procedurale, rinviando la trattazione della questione di merito.
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Proprietario dei materiali: Cassazione e Art. 937 c.c.
Un fornitore di materiali edili, non pagato dal costruttore che li ha impiegati in un'opera pubblica, ha citato in giudizio l'ente committente. I tribunali di merito hanno negato al fornitore un'azione diretta per il pagamento basata sull'art. 937 c.c. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità e la rilevanza della questione interpretativa sui diritti del proprietario dei materiali, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Bancarotta operazioni dolose: quando è reato
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta da operazioni dolose a carico di amministratori che avevano conferito nella società, già pesantemente indebitata, il proprio appartamento gravato da un debito residuo, aggravandone il dissesto. L'operazione, priva di reale vantaggio per l'impresa, è stata ritenuta dolosa anche in assenza della volontà specifica di causare il fallimento.
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