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Riserva Di Legge

185 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un principio costituzionale secondo cui la disciplina di determinate materie è riservata esclusivamente alla legge ordinaria del Parlamento, escludendo fonti normative secondarie come i regolamenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Comune contro IACP: Esenzione ICI IACP prevale su obblighi regionali
Un Comune ha contestato l'esenzione ICI per immobili gestiti da un Ente Case Popolari, sostenendo che l'Ente non aveva rispettato gli obblighi regionali di comunicazione dei dati reddituali degli assegnatari. La Commissione Tributaria Regionale aveva già riconosciuto l'esenzione ICI IACP, affermando che essa dipende dalla sola regolare assegnazione degli alloggi, non da adempimenti comunicativi regionali. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione. Ha ribadito che le agevolazioni fiscali sono materia statale e le leggi regionali sull'edilizia non possono limitare tale esenzione. L'onere di provare l'irregolarità spetta al Comune. Il ricorso del Comune è stato rigettato.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: la Cassa deve restituirlo
La Cassa di previdenza dei professionisti ha applicato un prelievo forzoso sui trattamenti di quiescenza già liquidati per esigenze di bilancio. I giudici di merito hanno dichiarato l'illegittimità delle somme trattenute e hanno condannato l'ente alla restituzione integrale degli importi versati. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso della Cassa. Gli ermellini hanno chiarito che l'imposizione di un contributo di solidarietà sulle pensioni costituisce una prestazione patrimoniale obbligatoria soggetta alla riserva di legge statale ex art. 23 della Costituzione. Gli enti previdenziali privatizzati non possiedono l'autorità regolamentare per introdurre simili prelievi. Inoltre, l'azione di recupero promossa dal pensionato per ottenere le somme illegittimamente decurtate soggiace all'ordinaria prescrizione decennale e non al termine breve quinquennale.
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Sospensione attività commerciale: il Comune non può disporla senza legge
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del potere sanzionatorio dei Comuni in materia di Sospensione attività commerciale. Un'Azienda, gestore di una sala giochi, aveva subito la Sospensione attività commerciale per non aver rispettato gli orari. Il Comune aveva imposto questa sanzione accessoria. La Cassazione ha stabilito che i Comuni non possono imporre sanzioni interdittive (come la sospensione di un'attività) se non esiste una legge statale o regionale che attribuisca loro esplicitamente tale potere. La legge regionale in questione demandava ai Comuni solo la disciplina degli orari e delle sanzioni pecuniarie. Pertanto, l'ordinanza comunale che prevedeva la sospensione è stata annullata.
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Contributo di solidarietà: la Cassa perde e rimborsa il pensionato
Un professionista in pensione ha contestato i prelievi economici eseguiti dal proprio ente previdenziale privatizzato a titolo di contributo di solidarietà sui ratei pensionistici a partire dal 2009. I giudici di merito hanno ordinato la restituzione delle somme trattenute, accertando l'illegittimità del prelievo. La Cassa di previdenza ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la piena validità del proprio regolamento interno per garantire l'equilibrio finanziario a lungo termine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa, confermando che gli enti previdenziali privatizzati non possono introdurre autonomamente un contributo di solidarietà sulle pensioni già liquidate. Tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale imposta che richiede una specifica autorizzazione di legge statale.
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Contributi Enasarco sub-agenti: stop alle richieste
L'Ente previdenziale degli agenti di commercio ha richiesto il pagamento di presunti contributi omessi a una società assicurativa per l'attività svolta dai propri collaboratori. La società si è opposta alla richiesta, sostenendo l'estraneità dei propri intermediari dal sistema previdenziale integrativo dell'ente. I giudici hanno chiarito la distinzione fondamentale tra la figura dell'agente commerciale e quella del collaboratore assicurativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno confermato che i contributi Enasarco sub-agenti non sono dovuti, poiché la legge non prevede alcun obbligo di iscrizione previdenziale a loro carico, tutelandoli invece tramite la gestione ordinaria dell'INPS. L'ente previdenziale ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese legali.
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Omissione comunicazioni regionali: l’esenzione ICI alloggi popolari resiste
Un Comune ha contestato a un Ente per le Case Popolari l'esenzione ICI per alloggi assegnati, sostenendo che l'Ente non aveva comunicato biennalmente la situazione reddituale degli assegnatari, come richiesto da una legge regionale. Il Comune riteneva che questa omissione facesse perdere il diritto all'esenzione ICI alloggi popolari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune. Ha stabilito che l'esenzione dipende solo dalla regolare assegnazione dell'alloggio. Le norme regionali che impongono obblighi di comunicazione o prevedono la decadenza dall'assegnazione non possono influenzare le agevolazioni fiscali, che sono materia di legislazione statale. Spetta al Comune dimostrare l'irregolarità dell'assegnazione per negare l'esenzione.
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Tassa Concessione Governativa Telefonia Mobile: Rimborso Negato al Comune
Un Ente Locale ha chiesto il rimborso della tassa concessione governativa telefonia mobile, sostenendo che la normativa fosse abrogata o in contrasto con il diritto europeo e la Costituzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la tassa è ancora dovuta per gli abbonamenti di telefonia mobile, non è stata abrogata e rispetta sia il diritto dell'Unione Europea sia i principi costituzionali italiani. La Corte ha ribadito che i Comuni non godono di esenzioni specifiche per tale tributo.
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Contributo di solidarietà: la Cassa perde e rimborsa la pensione
La Cassa di previdenza dei professionisti ha applicato un contributo di solidarietà sulle pensioni già erogate tra il 2009 e il 2013, riducendo l'importo mensile percepito da un pensionato. Il pensionato ha contestato il prelievo forzoso davanti ai giudici, chiedendo la restituzione integrale delle somme trattenute con gli interessi. La Corte di Cassazione ha dato ragione al pensionato, stabilendo che le casse private non possiedono il potere regolamentare di imporre decurtazioni sui trattamenti già maturati. Tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale obbligatoria che richiede una specifica legge statale. L'ente previdenziale deve restituire tutti gli importi trattenuti illegittimamente, calcolando gli interessi legali a partire dal momento di ogni singolo prelievo.
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Falsa autocertificazione Covid: da assolto a nuovo processo
Un automobilista viene fermato dalle forze dell'ordine durante il lockdown del marzo 2020 e consegna un modulo dichiarando di spostarsi per lavoro. I successivi controlli dimostrano che l'affermazione è falsa. Il Tribunale assolve l'uomo sostenendo che le restrizioni di circolazione tramite DPCM fossero incostituzionali, rendendo irrilevante la bugia. Il Procuratore Generale propone ricorso. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce che la Falsa autocertificazione Covid costituisce il reato di falsità ideologica commessa da privato. Le limitazioni di spostamento per ragioni sanitarie rispettano la Costituzione e non violano la libertà personale. La Cassazione annulla l'assoluzione e ordina un nuovo processo.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: stop ai prelievi
Un pensionato ha citato in giudizio la propria cassa di previdenza privata per ottenere la restituzione delle somme prelevate dall'assegno pensionistico a titolo di contributo di solidarietà sulle pensioni per diversi quinquenni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di queste trattenute deliberate in via autonoma dall'ente. I giudici hanno chiarito che le casse privatizzate non possono imporre prestazioni patrimoniali obbligatorie senza una specifica legge dello Stato. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che l'azione di restituzione si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e che spettano gli interessi legali a partire da ciascun prelievo illecito. La cassa previdenziale ha perso il ricorso ed è stata condannata al rimborso totale e alle spese di lite.
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Contributo di solidarietà sulla pensione: prelievo illegittimo
Un ente previdenziale privatizzato ha trattenuto somme mensili dal trattamento di un professionista in pensione a titolo di contributo di solidarietà tra il 2011 e il 2018. Il pensionato ha impugnato i prelievi ottenendo la condanna dell'ente alla restituzione integrale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo autonomo deciso dalla cassa: solo la legge statale può imporre sacrifici patrimoniali sui trattamenti pensionistici già liquidati. I giudici hanno inoltre stabilito che il diritto del pensionato di richiedere i rimborsi si estingue nel termine ordinario di dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: stop ai prelievi
Una Cassa di previdenza professionale autonoma ha applicato una trattenuta mensile a titolo di contributo di solidarietà sulle pensioni erogate a un professionista a riposo per riequilibrare il proprio bilancio. Il pensionato ha impugnato il prelievo ritenendolo arbitrario e ha chiesto il rimborso integrale delle trattenute subite. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo. I giudici hanno stabilito che le casse previdenziali privatizzate non possiedono il potere di imporre prestazioni patrimoniali senza una specifica legge statale autorizzativa. Il prelievo forzoso viola infatti la riserva di legge prevista dalla Costituzione. Inoltre, il diritto del pensionato al rimborso delle somme ingiustamente trattenute si estingue nel termine di prescrizione ordinario di dieci anni, e non in quello breve di cinque anni. La Cassa previdenziale deve quindi restituire tutte le somme trattenute negli ultimi dieci anni con gli interessi legali.
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Contributo di solidarietà: la Cassa perde e restituisce i soldi
La Cassa previdenziale di categoria ha applicato trattenute economiche sul trattamento pensionistico di un professionista a titolo di contributo di solidarietà. Il pensionato ha contestato la legittimità di tali prelievi, chiedendo la restituzione integrale delle somme trattenute con gli interessi. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità delle trattenute deliberate autonomamente dall'ente previdenziale privatizzato. L'imposizione di prestazioni patrimoniali spetta esclusivamente alla legge statale ex art. 23 Cost. e non all'autonomia regolamentare della Cassa. I giudici hanno inoltre stabilito che il diritto alla restituzione si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e che gli interessi legali decorrono dalle singole date dei prelievi illegittimi.
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Contributo di solidarietà: la cassa perde e restituisce i tagli
Un ente di previdenza privato applica una trattenuta mensile sulla pensione di un professionista a titolo di contributo di solidarietà per risanare il bilancio. Il pensionato contesta il prelievo ritenendolo arbitrario e chiede la restituzione delle somme sottratte. I giudici di merito dichiarano illegittima la trattenuta e condannano la cassa alla restituzione con interessi. La Suprema Corte di Cassazione conferma la decisione: le casse professionali autonome non possono imporre unilateralmente un contributo di solidarietà sui trattamenti già liquidati. Tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale imposta che solo il legislatore statale ha il potere di introdurre. L'ente deve rimborsare integralmente gli importi indebitamente trattenuti.
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Contributo di solidarietà della Cassa: prelievo nullo e rimborsi
Un Ente di previdenza privatizzato ha applicato trattenute a titolo di contributo di solidarietà sul trattamento economico di un professionista in pensione. Il Pensionato ha impugnato tali prelievi contestandone la legittimità e chiedendo la restituzione delle somme. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo, ribadendo che gli enti previdenziali privatizzati non possono introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie senza una specifica previsione legislativa. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'azione del pensionato per il rimborso delle somme indebitamente trattenute è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve quinquennale, respingendo integralmente le difese dell'Ente previdenziale.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: le Casse devono pagare
Un Ente previdenziale privatizzato ha operato trattenute mensili sull'assegno di un Pensionato applicando un contributo di solidarietà deliberato internamente per esigenze di bilancio. Il Pensionato ha citato in giudizio l'Ente per ottenere il rimborso integrale delle somme sottratte illegittimamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente previdenziale confermando l'illegittimità del prelievo. I giudici hanno stabilito che le casse privatizzate non possiedono il potere di imporre prelievi patrimoniali straordinari sui trattamenti già liquidati, poiché tale prerogativa spetta unicamente alla legge statale. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che il diritto alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve quinquennale. L'Ente previdenziale deve quindi restituire tutte le trattenute indebite e pagare le spese processuali.
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Contributo di solidarietà sulla pensione: prelievo illegittimo
Un professionista in pensione ha citato in giudizio la propria Cassa di previdenza privatizzata per ottenere la restituzione delle somme trattenute a titolo di contributo di solidarietà sulla pensione. La Cassa previdenziale sosteneva la piena legittimità del prelievo per garantire l'equilibrio dei conti interni ed eccepiva la prescrizione breve di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che le casse privatizzate non hanno il potere di decurtare trattamenti pensionistici già liquidati senza una legge statale autorizzativa. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il credito per la restituzione di tali trattenute illegittime non costituisce una semplice riliquidazione dell'assegno, ma un rimborso per prelievo indebito. Di conseguenza, il diritto al recupero si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non in quello breve di cinque.
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Contributo di solidarietà: la Cassa perde e rimborsa il pensionato
La Cassa di previdenza dei professionisti ha applicato un contributo di solidarietà sulle pensioni già liquidate per riequilibrare il proprio bilancio. Un pensionato ha contestato il prelievo ritenendolo illegittimo e chiedendo la restituzione delle somme trattenute dopo il 2009. I giudici di merito hanno accolto la domanda del professionista e condannato l'ente alla restituzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che le casse autonome non possono imporre unilateralmente prelievi forzosi sui trattamenti già acquisiti, poiché qualsiasi prestazione patrimoniale obbligatoria richiede una specifica legge statale. Il pensionato vince la causa e ottiene il rimborso integrale delle trattenute subite.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: cassa condannata
Un ente di previdenza privato applicava un prelievo forzoso sui trattamenti erogati a un professionista in quiescenza tra il 2009 e il 2013 per esigenze di bilancio. Il pensionato contestava la decurtazione ottenendone l'annullamento giudiziale. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà sulle pensioni deliberato autonomamente dalla cassa professionale. I giudici hanno chiarito che solo la legge statale può imporre prelievi patrimoniali obbligatori. La cassa previdenziale deve quindi restituire integralmente tutte le trattenute illegittime operate, maggiorate dei relativi interessi legali calcolati dalla data del singolo prelievo.
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Proroga del trattenimento: no alle crocette sui moduli
Il Giudice di Pace di Caltanissetta aveva disposto la proroga del trattenimento di un cittadino straniero presso un Centro di permanenza per i rimpatri utilizzando un modulo prestampato. Il giudice si era limitato a sbarrare una casella precompilata, senza spiegare le ragioni specifiche del caso né valutare le difese dello straniero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino straniero, stabilendo che l'uso di moduli precompilati senza una reale motivazione personalizzata viola la libertà personale tutata dalla Costituzione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento di proroga del trattenimento, poiché i termini massimi erano ormai scaduti, sancendo la vittoria del cittadino straniero.
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