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Rinvio — Anno 2026

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475 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinvio

Provvedimenti

Omesso avviso al difensore di fiducia: nullo il no alle misure
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di misure alternative avanzata da un condannato. Quest'ultimo ha fatto ricorso lamentando l'omesso avviso al difensore di fiducia per l'udienza camerale. La notifica era stata infatti inviata al precedente avvocato, ormai revocato, e all'udienza era stato nominato un sostituto d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omesso avviso al difensore di fiducia tempestivamente nominato determina una nullità assoluta e insanabile. Tale omissione lede il diritto fondamentale alla scelta del proprio difensore, garantito anche dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento e ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo giudizio.
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Reato continuato nel patteggiamento: no al giudice senza accordo
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato nel patteggiamento tra reati oggetto di due sentenze definitive di patteggiamento. Il Giudice ha rigettato la domanda valutando solo l'intervallo temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che per i reati patteggiati la richiesta di continuazione in fase esecutiva richiede necessariamente il preventivo accordo tra il condannato e il Pubblico Ministero sulla nuova pena. In mancanza di tale accordo, la domanda è inammissibile e il giudice non può decidere nel merito. La Cassazione ha quindi rinviato gli atti al Giudice per le indagini preliminari affinché il procedimento possa essere riavviato correttamente.
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Sospensione dei termini di impugnazione: Fisco salvo dal ritardo
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso due avvisi di accertamento IRES e IRAP contro una Società, contestando un presunto abuso del diritto per l'ammortamento dell'avviamento. La Società ha impugnato gli atti. I giudici d'appello hanno dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco per tardività. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'appello era tempestivo grazie alla sospensione dei termini di impugnazione di nove mesi prevista per le liti definibili in modo agevolato. Tale sospensione opera in modo automatico e si applica a entrambe le parti, non solo al contribuente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per la parte IRAP (definita con condono) e ha accolto il ricorso del Fisco per la parte IRES, rinviando la causa per un nuovo esame del merito.
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Fisco contro soci: la motivazione apparente annulla la sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente, socia al 50% di una società a responsabilità limitata cancellata, presumendo la percezione di utili extra-contabili. La Corte di Giustizia Tributaria regionale ha confermato l'atto con una decisione sbrigativa, indicando erroneamente la donna come socia al 100%. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, rilevando una motivazione apparente nella sentenza di secondo grado. I giudici d'appello si sono limitati a formule generiche senza analizzare i motivi di impugnazione né verificare i fatti reali. La Suprema Corte ha quindi dichiarato nulla la sentenza per violazione del minimo costituzionale della motivazione e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Abusiva reiterazione dei contratti a termine: vince il dirigente
Un dirigente esterno ha lavorato per anni per un'Amministrazione Pubblica tramite ripetuti contratti a tempo determinato. Alla fine del rapporto, ha chiesto il risarcimento per l'abusiva reiterazione dei contratti a termine e il pagamento delle ferie non godute. La Corte di Cassazione ha accolto le sue richieste. I giudici hanno stabilito che anche per i dirigenti pubblici esterni si applicano le tutele europee contro il precariato. L'amministrazione non può rinnovare i contratti per soddisfare esigenze stabili senza una reale giustificazione temporanea. Inoltre, il dirigente ha diritto all'indennità per le ferie non godute, a meno che il datore di lavoro non dimostri di averlo formalmente invitato a goderne prima della scadenza del contratto. La causa torna alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Frazionamento del credito: sì alle sanzioni ma il diritto resta
Un'azienda ha richiesto un decreto ingiuntivo contro un Comune per il pagamento di servizi legati alla costruzione di un aeroporto. Il Comune ha eccepito l'improponibilità della domanda per illegittimo frazionamento del credito, avendo l'azienda avviato diverse azioni legali separate per crediti derivanti dallo stesso rapporto. La Corte d'appello ha dichiarato la domanda improponibile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che il frazionamento del credito, anche se abusivo, non può comportare la perdita del diritto sostanziale se non è più possibile proporre un'azione unitaria. In questo caso, il giudice deve decidere nel merito della richiesta e sanzionare il comportamento scorretto del creditore solo attraverso la condanna al pagamento delle spese di lite. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Accertamento induttivo: tasse sulle tovaglie ma scalando i costi
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro il titolare di un agriturismo, contestando ricavi non dichiarati per oltre 115.000 euro. L'ufficio ha utilizzato un metodo analitico-induttivo basandosi sul consumo di coprimacchia e federe. Il contribuente ha impugnato l'atto, lamentando la mancata considerazione dei pasti dei dipendenti e, soprattutto, l'omessa deduzione dei costi necessari a produrre quei ricavi. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che, in caso di accertamento induttivo, il fisco deve sempre riconoscere una deduzione forfettaria dei costi presunti per non violare il principio di capacità contributiva. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria per ricalcolare le imposte dovute.
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Cartelle esattoriali: no alla motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate e dell'Agenzia delle Entrate - Riscossione contro la decisione della Corte di Giustizia Tributaria di II grado della Toscana. La contribuente aveva impugnato un pignoramento eccependo la mancata notifica degli atti presupposti. Il giudice d'appello aveva annullato alcune cartelle con motivazioni generiche o rinvii acritici alle memorie della contribuente. La Suprema Corte ha ravvisato una motivazione apparente, poiché la sentenza d'appello non spiegava l'iter logico seguito per ritenere invalide le notifiche, né si era pronunciata sull'efficacia interruttiva delle successive intimazioni di pagamento. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Giudizio equitativo nel processo tributario: stop ai tagli facili
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società per irregolarità contabili e lavoratori in nero. I giudici di secondo grado hanno ridotto i ricavi accertati in via equitativa, senza fornire motivazioni adeguate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, ribadendo il divieto di giudizio equitativo nel processo tributario. I giudici tributari non possono decidere secondo equità sostitutiva, ma devono fondare le decisioni su stime oggettive e prove concrete, spiegando dettagliatamente il percorso logico seguito. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Abuso del contratto a termine: risarcimento per l’infermiera
Un'infermiera ha lavorato per un'azienda sanitaria locale con ripetuti contratti a tempo determinato per oltre trentasei mesi. Il Tribunale le ha riconosciuto un risarcimento, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione ritenendo i contratti liberalizzati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che anche nella sanità pubblica non è consentito l'abuso del contratto a termine. La Suprema Corte ha chiarito che la reiterazione illegittima oltre i limiti temporali fa scattare il diritto al risarcimento del danno, noto come danno comunitario. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per una nuova decisione.
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Delega di firma avviso di accertamento: valida anche senza nome
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una socia per redditi societari non dichiarati. La contribuente ha impugnato l'atto, e i giudici d'appello lo hanno annullato ritenendo invalida la sottoscrizione del funzionario, poiché la delega non indicava nominativamente il firmatario. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la delega di firma avviso di accertamento è valida anche se conferita tramite ordini di servizio generici che indicano solo la qualifica professionale del delegato, senza necessità del nome proprio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco, annullato la sentenza d'appello e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Scudo fiscale: la sanatoria non cancella i controlli sui conti
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente un maggior reddito imponibile di circa 68.000 euro, basandosi su versamenti bancari non giustificati. Il contribuente si è difeso opponendo lo scudo fiscale, avendo regolarizzato in precedenza circa 102.000 euro detenuti all'estero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che lo scudo fiscale non costituisce una franchigia automatica per qualsiasi evasione. Per bloccare l'accertamento, il contribuente deve dimostrare un collegamento concreto e oggettivo tra le somme movimentate in Italia e i capitali rimpatriati dall'estero. L'onere della prova spetta interamente al cittadino.
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Compensazione delle spese di lite: la pensionata batte l’INPS
Una pensionata ha ottenuto in appello la dichiarazione di irripetibilità di somme richieste dall'INPS a titolo di assegno sociale. Tuttavia, il giudice d'appello ha disposto la compensazione delle spese di lite per metà, giustificandola genericamente con la natura interpretativa della questione. La pensionata ha impugnato tale statuizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice natura interpretativa di una controversia non legittima la compensazione delle spese di lite, poiché ogni giudizio richiede un'attività interpretativa. È necessaria, invece, un'effettiva e oggettiva incertezza giuridica. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova decisione sulle spese.
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Riduzione della domanda in appello: ammessa contro il fisco
Un contribuente ha richiesto il rimborso IRPEF per le spese di ristrutturazione edilizia eseguite sull'immobile della moglie. Dopo il rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria e il rigetto in primo grado, il contribuente ha proposto appello riducendo la somma richiesta. I giudici di secondo grado hanno respinto l'appello, ritenendo che tale riduzione costituisse una lesione del diritto di difesa dell'ufficio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la riduzione della domanda in appello non costituisce una domanda nuova vietata dalla legge, bensì una legittima rinuncia parziale che non danneggia la difesa del fisco. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Durata delle indagini preliminari: stop ai termini infiniti
Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia in carcere per Il Sospettato, accusato di associazione mafiosa. La difesa ha eccepito l'inutilizzabilità delle indagini svolte dopo la scadenza del termine biennale, contestando una seconda iscrizione nel registro degli indagati effettuata dalla Procura per lo stesso reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, anche per i reati permanenti, la durata delle indagini preliminari non può essere aggirata con una nuova iscrizione se non emergono elementi specifici e nuovi sul protrarsi della condotta del singolo indagato. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Decreto di irreperibilità: quando la notifica tardiva è nulla
Il Tribunale di sorveglianza aveva dichiarato inammissibile per tardività l'appello del Condannato contro l'espulsione, ritenendo che il termine di quindici giorni fosse decorso dalla notifica al difensore d'ufficio. La Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che il decreto di irreperibilità perde efficacia con il provvedimento che chiude la fase del giudizio. Di conseguenza, la notifica dell'ordinanza finale al difensore d'ufficio, senza un nuovo decreto di irreperibilità, è nulla e non fa decorrere i termini per impugnare. L'appello proposto dal nuovo difensore di fiducia è quindi tempestivo. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Pensionamento anticipato editoria: no ai contributi di mobilità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che riconosceva a un ex dipendente di un'azienda editoriale il diritto al pensionamento anticipato. Il Lavoratore pretendeva di raggiungere il requisito contributivo minimo computando anche i contributi figurativi maturati durante il periodo di mobilità successivo alla cassa integrazione. La Suprema Corte ha chiarito che, per questa categoria di lavoratori, la legge speciale consente di calcolare esclusivamente i contributi versati durante il periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria. Di conseguenza, i contributi figurativi della mobilità successiva non sono utili per perfezionare il requisito pensionistico. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Pensionamento anticipato nell’editoria: stop ai contributi di mobilità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale contro la decisione che riconosceva a un ex dipendente di un'azienda editoriale il diritto al pensionamento anticipato. Il Lavoratore pretendeva di raggiungere il requisito contributivo minimo computando anche i contributi figurativi accreditati durante il periodo di mobilità successivo alla cassa integrazione straordinaria. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che, per questa specifica categoria in crisi, la legge consente di calcolare solo i contributi maturati entro la fine della cassa integrazione. Di conseguenza, i contributi della mobilità successiva non sono utili e la sentenza favorevole al lavoratore è stata annullata.
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Diritto di abitazione del coniuge separato: no a debiti ereditari
Un istituto di credito ha avviato un'azione legale per individuare gli eredi di una donna defunta, comproprietaria di un immobile ipotecato, al fine di pignorare l'intera proprietà. Il coniuge superstite, separato senza addebito, si era opposto alla decisione dei giudici di merito che lo avevano dichiarato unico erede puro e semplice per non aver redatto l'inventario dei beni ereditari entro i termini di legge, pur avendo la disponibilità della casa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del coniuge, stabilendo che il Diritto di abitazione del coniuge separato sussiste anche dopo la separazione, purché l'immobile non abbia perso il collegamento con la destinazione familiare. Di conseguenza, la disponibilità dell'alloggio non costituisce possesso di beni ereditari idoneo a far scattare l'accettazione automatica dell'eredità. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ipoteca nulla: la motivazione apparente salva il contribuente
Un contribuente impugna un'iscrizione ipotecaria sul proprio immobile, lamentando la mancata notifica della cartella di pagamento presupposta. La Commissione Tributaria Regionale accoglie l'appello del fisco con una motivazione brevissima di sole diciassette parole. Il contribuente ricorre in Cassazione denunciando la nullità della decisione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che una sentenza motivata in modo così sintetico e privo di logica costituisce un caso di motivazione apparente. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame del merito.
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