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Rinuncia Al Ricorso

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3355 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: il socio rinuncia alla causa col fisco
Un contribuente, socio di una società a ristretta base partecipativa, ha impugnato un avviso di accertamento relativo a presunti utili extracontabili distribuiti ai soci. Dopo la decisione sfavorevole della Commissione Tributaria Regionale, il socio ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il contribuente ha scelto di avvalersi della definizione agevolata per chiudere la pendenza con il fisco. Di conseguenza, ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese di giudizio poiché l'Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio delle tasse
Una società di tecnologia si oppone a un decreto ingiuntivo di oltre tre milioni di euro richiesto da una società in amministrazione straordinaria, eccependo vizi nella fornitura. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giunge dinanzi alla Suprema Corte. Prima della decisione, la società ricorrente presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia al ricorso per cassazione esclude il raddoppio del contributo unificato, in quanto tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, trattandosi di una norma eccezionale non estendibile per analogia.
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Fisco fa marcia indietro: estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento contro una società di compravendita metalli, contestando la deducibilità ai fini Irap di costi per contratti di copertura finanziaria. Dopo le decisioni favorevoli alla società nei gradi di merito, il fisco ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'ufficio ha annullato parzialmente l'atto in autotutela e la contribuente ha pagato le somme rideterminate. Di conseguenza, l'Agenzia ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario sul ricorso principale e la cessazione della materia del contendere su quello incidentale della società, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo batte la sentenza
Il Lavoratore ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione la sentenza d'appello che confermava la legittimità del suo licenziamento intimato dall'Azienda, richiedendo anche spettanze retributive e indennità. Prima dell'udienza decisiva, le parti hanno sottoscritto un verbale di conciliazione giudiziale per definire amichevolmente ogni questione pendente. Di conseguenza, Il Lavoratore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente notificata alla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite come concordato dalle parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: quando arrendersi costa caro
Un indagato per reati di droga ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la sua custodia cautelare in carcere. Successivamente, l'indagato ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione proprio a causa della sopravvenuta Rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di mille euro in favore della Cassa delle Ammende, non essendovi motivi giustificati per la rinuncia tardiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il carcere resta e costa caro
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per concorso in reati sugli stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Successivamente, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia. Di conseguenza, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di mille euro in favore della Cassa delle Ammende, poiché la rinuncia non era giustificata da motivi sopravvenuti.
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Definizione agevolata: addio alla causa con il Fisco
Una contribuente, socia di una società estinta, ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte societarie. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del processo, la ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, avendo aderito alla definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti. Di conseguenza, la controversia tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito, grazie alla pace fiscale raggiunta.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
I comproprietari di un terreno hanno ottenuto dalla Corte d'Appello la determinazione delle indennità per l'espropriazione e l'occupazione legittima delle loro aree, destinate alla realizzazione di opere ferroviarie. Le società esproprianti hanno impugnato la decisione davanti alla Suprema Corte. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Di conseguenza, hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo transattivo e della concorde volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del processo senza procedere alla condanna alle spese giudiziarie.
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Accordo transattivo: stop alla lite e niente spese in Cassazione
Due clienti citano in giudizio il proprio avvocato per presunta responsabilità professionale. Il professionista risponde chiedendo il pagamento dei compensi arretrati. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, la controversia giunge in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti raggiungono un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere definitivamente la lite. Di conseguenza, i clienti presentano formale rinuncia al ricorso principale, accettata dalla controparte, che a sua volta rinuncia al ricorso incidentale. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio, stabilendo che non si fa luogo alla condanna alle spese e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: dalla condanna alla sanzione
Due imputati, condannati in appello per lesioni aggravate dall'uso di armi e porto abusivo di arma da sparo, hanno inizialmente proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, tramite dichiarazione resa alla direzione del carcere in cui erano detenuti, hanno formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, applicando le norme del codice di procedura penale, ha preso atto della volontà dei ricorrenti e ha dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi senza formalità di udienza. Di conseguenza, i giudici hanno condannato entrambi i soggetti al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: costa caro il passo indietro
Il difensore del Ricorrente ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione precedentemente proposto contro una sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha chiarito che la rinuncia determina l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, ai sensi dell'articolo 616 del codice di procedura penale, il Ricorrente deve essere condannato non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. La legge non distingue infatti tra le diverse cause di inammissibilità, equiparando la rinuncia volontaria alle altre ipotesi di rigetto formale. La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il Ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro.
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Definizione agevolata: stop alla lite ICI tra Ente e Comune
Un Ente Religioso ha impugnato un avviso di accertamento ICI emesso dal Comune, che contestava il mancato pagamento dell'imposta per alcuni immobili concessi in comodato a delle Onlus. Durante il processo in Cassazione, l'Ente Religioso ha scelto di aderire alla definizione agevolata, pagando il dovuto in misura ridotta. Di conseguenza, il difensore dell'Ente ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato, non applicabile in caso di estinzione consensuale.
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Sequestro preventivo: la rinuncia al ricorso costa caro
Il Tribunale di Prato confermava il sequestro preventivo di un conto corrente cointestato e di una quota immobiliare a carico di un soggetto indagato per furto e utilizzo indebito di carte di credito. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di proporzione tra il valore dei beni sequestrati e il profitto del reato, oltre all'assenza di motivazione sul pericolo nel ritardo. Successivamente, l'indagato, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, presentava formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio al processo ma non alle spese
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza penale di secondo grado. Successivamente, ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando il ricorso inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La rinuncia al ricorso per cassazione non esonera il ricorrente dalle sanzioni pecuniarie previste per l'inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la scelta costa caro
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello di Roma. Successivamente, ha depositato una formale dichiarazione con cui ha scelto di non procedere oltre nel giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per via della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, applicando le norme del codice di procedura penale, i giudici hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: processo estinto senza spese
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Interno avverso un decreto del Tribunale di Ancona. Successivamente, Il Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, preso atto della rinuncia e rilevato che la costituzione del Ministero era tardiva e priva di effetti giuridici (definita tamquam non esset), ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, non è stata disposta alcuna condanna al pagamento delle spese di lite, poiché l'amministrazione non si era costituita validamente nei termini previsti.
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Estinzione del processo per rinuncia: stop alla lite sui rifiuti
Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che lo condannava a pagare una somma a favore di una Società in Fallimento per il servizio di smaltimento rifiuti. La controversia derivava da ordinanze urgenti che imponevano il conferimento dei rifiuti presso la discarica della società. Prima della decisione di merito, le parti hanno depositato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente accettata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese e al raddoppio
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione il decreto del Tribunale che liquidava centotrentamila euro a favore del commissario giudiziale per l'attività svolta durante un concordato preventivo poi revocato. Successivamente, la società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente sottoscritto dal proprio legale rappresentante. La Suprema Corte, verificata la sussistenza dei requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Non è stata pronunciata alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva. Inoltre, i giudici hanno escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, inapplicabile in caso di estinzione per rinuncia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo per frode
Un indagato per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari, aggravata dall'agevolazione mafiosa, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della dichiarazione e ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo evita condanna alle spese
Un'azienda edile si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto da un avvocato per il pagamento di compensi professionali pari a oltre dodicimila euro. Dopo il rigetto dell'opposizione e dell'eccezione di incompetenza territoriale da parte del Tribunale, l'azienda propone un regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, le parti raggiungono un accordo e l'azienda deposita l'atto di rinuncia al ricorso per cassazione, formalmente accettato e sottoscritto dal professionista. La Suprema Corte, riscontrando la conformità dell'atto alle norme procedurali, dichiara l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, data l'adesione della controparte. La vicenda evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione rappresenti uno strumento efficace per chiudere consensualmente una lite giudiziaria pendente.
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