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Rinuncia Al Ricorso

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3355 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessazione della materia del contendere: l’accordo chiude la lite
Il caso nasce dall'impugnazione di plurimi contratti a tempo determinato da parte de Il Lavoratore nei confronti de L'Azienda. La Corte d'Appello aveva dichiarato la nullità del termine e convertito il rapporto in contratto a tempo indeterminato, condannando L'Azienda al risarcimento. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo tramite una conciliazione in sede sindacale. Con questo accordo, L'Azienda ha rinunciato al ricorso e Il Lavoratore ha accettato la rinuncia, concordando la compensazione delle spese. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo definitivamente il giudizio senza alcuna condanna alle spese o raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa senza spese
Il Richiedente asilo propone ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua domanda di protezione internazionale. Prima dell'udienza, il Richiedente presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, firmata insieme al proprio avvocato. La Suprema Corte, preso atto della regolare dichiarazione, dichiara l'estinzione del processo per rinuncia ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile, senza alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo estingue il debito
Un Ente Pubblico ha proposto ricorso contro una società e un consorzio idrico. Nel corso del giudizio, la Regione ha proposto un accordo transattivo per regolare il debito, accettato dall'Ente Pubblico e dal Consorzio. A seguito dell'accordo, l'Ente Pubblico ha depositato l'atto di Rinuncia al ricorso in Cassazione, accettato dalle altre parti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese tra le parti, ponendo fine alla controversia in modo amichevole.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’Ente paga il legale
Un professionista ha ottenuto dal Tribunale la condanna di un Ente Pubblico al pagamento di oltre 77.000 euro per compensi professionali legati a numerose cause civili. L'Ente Pubblico ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, l'Ente Pubblico ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta anche dal difensore del professionista. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede l'accettazione della controparte per produrre i suoi effetti. Di conseguenza, la sentenza di condanna a carico dell'Ente Pubblico è passata in giudicato, diventando definitiva. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate tra le parti e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che ferma la causa
Una società finanziaria ha richiesto il pagamento di somme e interessi a una società debitrice. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Il giorno prima dell'udienza, la società creditrice ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione a seguito di un accordo transattivo. Tuttavia, tale rinuncia non è stata notificata alla controparte. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto la rimessione della causa sul ruolo per consentire alla società debitrice di esprimersi sulla rinuncia e sulla regolamentazione delle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento dell'INPS relativa a contributi previdenziali per l'attività di subagente assicurativo. Durante il processo davanti alla Suprema Corte, la ricorrente ha scelto di aderire alla definizione agevolata dei carichi pendenti, provvedendo al pagamento delle rate e presentando formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito un importante principio finanziario: in caso di rinuncia agli atti, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura, avendo natura sanzionatoria, colpisce solo il rigetto o l'inammissibilità del ricorso e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare la causa.
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Fisco fa marcia indietro: rinuncia al ricorso per cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento catastale emesso contro due contribuenti. L'ufficio fiscale contestava il mancato aggiornamento delle rendite e la mancata sospensione del processo. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, l'amministrazione finanziaria ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 306 del codice di procedura civile. Questo provvedimento conferma in via definitiva la vittoria dei contribuenti, i quali vedono annullato l'atto di riclassamento del proprio immobile senza dover affrontare ulteriori spese o gradi di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco si arrende
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento per estimi catastali emesso contro un contribuente. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, l'amministrazione finanziaria ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 306 del codice di procedura civile, confermando di fatto la vittoria del contribuente che vede svanire la pretesa del fisco.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco si arrende
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento per estimi catastali emesso contro alcuni contribuenti. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione potesse decidere sui motivi di ricorso relativi alla motivazione dell'atto e alla revisione delle microzone, l'amministrazione finanziaria ha depositato un formale atto di rinuncia. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno preso atto della volontà del fisco e hanno dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia al ricorso per cassazione, lasciando ferma la decisione favorevole ai contribuenti.
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Rinuncia al ricorso del fisco: i contribuenti vincono la causa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento per estimi catastali emesso contro due comproprietari. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, l'amministrazione finanziaria ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. Poiché i contribuenti non si sono costituiti in questa fase, la Suprema Corte ha preso atto della volontà dell'ente pubblico. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi del codice di procedura civile. Con questo provvedimento, la rinuncia al ricorso chiude definitivamente la controversia, lasciando ferma la vittoria dei contribuenti ottenuta nei precedenti gradi di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco si arrende sul catasto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento per estimi catastali emesso nei confronti di due contribuenti. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, l'amministrazione finanziaria ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha preso atto della volontà dell'ente impositore e ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'art. 306 c.p.c., confermando di fatto la vittoria dei contribuenti che vedono salvo l'annullamento dell'accertamento fiscale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il fisco si arrende sul catasto
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che aveva annullato un avviso di accertamento per estimi catastali emesso nei confronti di una contribuente. Successivamente, l'amministrazione finanziaria ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, preso atto di questa dichiarazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 306 del codice di procedura civile. Di conseguenza, la sentenza favorevole alla contribuente è diventata definitiva e il contenzioso si è concluso senza alcuna condanna alle spese per la mancata costituzione della parte intimata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco si arrende sul catasto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale della Puglia, favorevole a un contribuente in merito a un avviso di accertamento per estimi catastali del 2012. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione potesse decidere sui motivi di ricorso, l'amministrazione finanziaria ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno preso atto della volontà dell'ente impositore e hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito delle questioni sollevate.
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Procura alle liti: quando la rinuncia dell’avvocato costa la causa
Un socio cede le sue quote societarie e successivamente chiede la rescissione del contratto. I giudici di merito respingono la domanda per prescrizione. Il socio si rivolge alla Cassazione, ma durante il giudizio il suo avvocato deposita una rinuncia al ricorso. La Corte rileva che la procura alle liti non conferiva espressamente al difensore il potere di rinunciare all'azione. Tuttavia, la dichiarazione firmata dal solo avvocato dimostra comunque una sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente a proseguire la causa. Per questo motivo, la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Licenziamento collettivo: l’accordo cancella la causa in Cassazione
Un'azienda di telecomunicazioni ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo di un dipendente. La Corte territoriale aveva ordinato la reintegra del lavoratore poiché l'azienda aveva limitato la platea dei dipendenti da licenziare a singole sedi senza giustificazione. Prima dell'udienza in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole firmando un verbale di conciliazione in sede sindacale. Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso e il lavoratore ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ponendo fine alla controversia senza alcuna pronuncia sulle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la condanna diventa definitiva
L'Amministratore di un'azienda, condannato per reati tributari legati a dichiarazioni fraudolente, aveva inizialmente proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna a seguito di concordato. Successivamente, l'imputato ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per Cassazione, regolarmente sottoscritta e autenticata. La Corte di Cassazione ha preso atto della ritualità della rinuncia, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la condanna diventa definitiva
L'Imputato era stato condannato per tentati furti aggravati, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'Imputato ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso presso la Casa Circondariale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per Cassazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la condanna diventa definitiva
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di minaccia grave aggravata dalla recidiva. L'imputato ha inizialmente proposto ricorso per cassazione lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione sulla sussistenza del reato e sulla pena applicata. Successivamente, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso e sequestro milionario: la decisione
Il Tribunale di Roma aveva confermato il sequestro preventivo di saldi attivi bancari fino a 5,8 milioni di euro nei confronti di un indagato, accusato di concorso in traffico di influenze illecite. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione contro questo provvedimento. Successivamente, lo stesso indagato ha presentato personalmente una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a duemila euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando l'efficacia del sequestro originario.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il sequestro diventa definitivo
Il Tribunale di Roma ha confermato il sequestro preventivo di beni nei confronti di un soggetto indagato per il reato di riciclaggio. Il difensore dell'indagata ha proposto ricorso per cassazione per contestare la misura cautelare. Successivamente, la stessa indagata ha presentato una formale dichiarazione scritta di rinuncia. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria pari a duemila euro in favore della Cassa delle Ammende. La rinuncia comporta la perdita definitiva della possibilità di contestare il provvedimento di sequestro in questa sede.
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