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Rinuncia Al Ricorso

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3355 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: quando l’abbandono azzera le spese legali
Un'azienda creditrice avvia un pignoramento immobiliare su beni in comproprietà. Nel corso della procedura esecutiva si apre un giudizio di divisione dei beni. Il Tribunale ordina la vendita dei beni e condanna i comproprietari alle spese, decisione confermata in appello. Alcuni comproprietari propongono ricorso in Cassazione, ma quaranta giorni prima dell'udienza depositano una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. In merito alle spese, la Corte applica l'articolo 391 del codice di procedura civile: poiché la rinuncia è avvenuta con largo anticipo, sollevando il creditore dall'onere di ulteriori difese, i giudici dispongono la compensazione integrale delle spese di lite. Ciascuna parte sostiene i propri costi.
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Restituzione somme al netto: stop alle pretese della Cassa
Un pensionato ottiene il ricalcolo della pensione, ma la Cassa previdenziale impugna la decisione. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte d'Appello ordina agli eredi del pensionato la restituzione delle somme percepite in eccedenza. La Cassa ricorre in Cassazione pretendendo la restituzione al lordo delle tasse, anziché al netto. Tuttavia, prima della decisione, la Cassa rinuncia formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio e compensa le spese. Nei motivi della decisione, la Corte conferma che la restituzione somme al netto delle ritenute fiscali è la regola corretta, poiché le tasse trattenute alla fonte non entrano mai nel patrimonio del beneficiario.
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Rinuncia al ricorso senza firma del Fisco ed esito in Cassazione
Un'azienda agricola ha impugnato la revoca delle agevolazioni fiscali per l'acquisto di terreni montani. Durante il giudizio, l'azienda ha presentato una formale rinuncia al ricorso a causa di una procedura di sovraindebitamento. L'Agenzia delle Entrate ha ricevuto la notifica ma non ha firmato l'atto per accettazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche senza l'accettazione della controparte, la rinuncia al ricorso dimostra la perdita di interesse della parte. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, compensando le spese di giudizio ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Sopravvenuta carenza di interesse: niente spese per il ricorso
Un appartenente alle forze dell'ordine, indagato per gravi reati, chiede la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, propone ricorso in Cassazione. Nel frattempo, ottiene la misura meno afflittiva dei domiciliari da un altro giudice. Di conseguenza, presenta formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici chiariscono che, quando l'interesse al ricorso viene meno per fatti successivi alla sua presentazione, l'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse prevale sulla semplice rinuncia. Questo principio evita al ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente multa senza interesse
Il Tribunale di Napoli aveva confermato la misura degli arresti domiciliari per un uomo accusato di associazione mafiosa. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione ma, nel frattempo, la misura cautelare è stata revocata da un altro provvedimento del giudice di merito. Di conseguenza, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Tuttavia, i giudici hanno escluso la condanna al pagamento della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende: il venir meno dell'interesse in un momento successivo alla presentazione del ricorso non equivale a una classica sconfitta processuale. L'imputato è stato condannato unicamente al pagamento delle spese del procedimento.
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Rinuncia al ricorso: come chiudere la lite senza pagare le spese
Una società contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per il pagamento della tariffa di igiene ambientale emessi dall'ente gestore dei rifiuti. Dopo la decisione sfavorevole nei gradi precedenti, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la stessa contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso, prontamente accettata dall'ente gestore. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, senza alcuna condanna alle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso: addio al raddoppio del contributo unificato
Una contribuente impugnava gli avvisi di accertamento ICI emessi dal Comune per un immobile concesso in comodato d'uso gratuito alla figlia, per cui non era stata presentata la dichiarazione obbligatoria. Dopo la decisione sfavorevole in appello, la contribuente proponeva ricorso in Cassazione, ma successivamente presentava formale rinuncia al ricorso, accettata dal Comune. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso e ha compensato le spese. I giudici hanno chiarito che, in caso di estinzione del processo per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improponibilità dell'impugnazione.
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Tassa rifiuti: la definizione agevolata estingue la lite
Un'azienda concessionaria della riscossione ha impugnato la decisione d'appello relativa a un avviso di accertamento TARSU emesso contro una contribuente. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie. Di conseguenza, le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Condono fiscale: negata la sanatoria nei giudizi di revocazione
Il Contribuente ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente decisione della Cassazione. Successivamente, ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata. L'Amministrazione Finanziaria ha negato l'accesso alla misura. Di conseguenza, il Contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che il condono fiscale non si applica ai giudizi di revocazione, poiché questi riguardano decisioni già definitive. Tuttavia, accogliendo la rinuncia del Contribuente, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la causa si estingue
Una società alberghiera impugnava un avviso di accertamento basato su studi di settore. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando integralmente le rate previste e rinunciando al ricorso. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, le decisioni dei gradi precedenti perdono efficacia e le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate, senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Muro di contenimento: paga chi fa lo scavo, non il vicino
I proprietari di un terreno inferiore chiedevano il consolidamento di un muro di contenimento confinante con un fondo superiore, invocando la disciplina del codice civile. La proprietaria del fondo superiore si opponeva, dimostrando che il dislivello era stato creato decenni prima dai precedenti proprietari del fondo inferiore tramite sbancamento. I giudici di merito rigettavano la domanda, accertando la proprietà esclusiva del muro in capo ai proprietari del fondo inferiore. Pendente il giudizio in Cassazione, i ricorrenti presentavano formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali in favore della controricorrente.
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Rinuncia al ricorso: si spegne la lite sulla comproprietà
Un comproprietario ha rivendicato la quota di un terzo di un immobile storico, contestando la donazione dell'intero bene effettuata da un altro comproprietario a un terzo. Dopo che la Corte d'Appello ha accolto la domanda di rivendicazione e dichiarato parzialmente nulla la donazione, i soccombenti hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sul merito e senza liquidare le spese di lite.
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Compensi professionali: l’accordo privato batte la causa legale
Un avvocato ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un ente per il pagamento di compensi professionali legati a una difesa dinanzi al Consiglio di Stato. L'ente ha proposto opposizione, ma il Tribunale l'ha dichiarata inammissibile sia per l'utilizzo di un rito errato sia per la tardività della notifica. L'ente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. L'ente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'avvocato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Un lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello favorevole a un'azienda di panificazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole tramite una conciliazione sindacale. In seguito a questa intesa, il lavoratore ha depositato la formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'azienda. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che non vi è luogo a provvedere sulle spese giudiziarie, già regolate privatamente dalle parti nel verbale di conciliazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una società proponeva opposizione a precetto contro l'intimazione di pagamento notificata da una creditrice. Dopo il rigetto nei primi due gradi, la società ricorreva in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungevano un accordo transattivo per chiudere bonariamente la lite. Il difensore della società depositava quindi la formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e compensato le spese. I giudici hanno chiarito che la rinuncia produce effetti immediati anche senza l'accettazione della controparte, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Inoltre, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il creditore vince in Italia
Due coniugi residenti a San Marino costituiscono un fondo patrimoniale in Italia. Una banca creditrice avvia un'azione revocatoria per rendere inefficace il fondo. I coniugi eccepiscono il difetto di giurisdizione italiana, ma la Corte d'Appello dichiara la giurisdizione del giudice italiano. I coniugi propongono ricorso in Cassazione. Prima della decisione, i ricorrenti presentano una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla società creditrice. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione d'appello che riconosce la giurisdizione italiana rimane valida, consentendo al creditore di proseguire l'azione in Italia.
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Rinuncia al ricorso: si estingue la lite sulle quote societarie
Una società acquirente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento del prezzo di una cessione di quote societarie, eccependo l'incompetenza del tribunale ordinario. Dopo il rigetto dell'eccezione, la società proponeva regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, nel corso del giudizio, la società ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla TARI
Un Comune ha notificato a una società un avviso di pagamento TARI per l'anno 2020. La società ha impugnato l'atto nei vari gradi di giudizio, fino a proporre ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo su tutte le annualità pendenti. Di conseguenza, la società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando l'estinzione del giudizio. Non essendovi stata attività difensiva da parte del Comune, rimasto intimato, non è stata pronunciata condanna alle spese, né sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: quando fare un passo indietro costa caro
Il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha respinto la richiesta di misure alternative alla detenzione avanzata da un condannato, ritenendo la pena complessiva superiore ai limiti di legge. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'erroneo calcolo della pena residua. Successivamente, prima dell'udienza, il difensore e l'interessato hanno presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa caro
Una parte civile ha presentato ricorso in Cassazione per far valere i propri diritti civili. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia comporta l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, ai sensi dell'articolo 616 del codice di procedura penale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro in favore della Cassa delle ammende. La Corte ha chiarito che la condanna pecuniaria si applica a tutte le cause di inammissibilità, inclusa la rinuncia volontaria all'impugnazione.
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