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Rinuncia Al Ricorso

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3355 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per Cassazione: si pagano comunque le spese
L'Indagato, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di corruzione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha presentato formale rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Nonostante la rinuncia volontaria e il silenzio sulle motivazioni della scelta, i giudici hanno applicato l'articolo 616 del codice di procedura penale, condannando il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
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Affitto d’azienda: la rinuncia al ricorso evita le spese legali
Una società turistica ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari che autorizzava la risoluzione di un contratto di affitto di azienda. Successivamente, lo stesso Giudice ha revocato il provvedimento contestato. Di conseguenza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia, stabilendo che non si applica la condanna alle spese poiché il venir meno dell'interesse non equivale alla soccombenza.
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Patrocinio a spese dello Stato: la rinuncia estingue il processo
Una cittadina ha presentato ricorso in Cassazione contro il Ministero della Giustizia in materia di patrocinio a spese dello Stato. Successivamente, la ricorrente ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché il Ministero non ha svolto alcuna attività difensiva, i giudici hanno stabilito che non occorreva decidere sulle spese di giudizio, lasciando le parti senza obblighi reciproci di rimborso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Un gruppo di lavoratori ha impugnato la cessione di un ramo d'azienda effettuata da una grande società di telecomunicazioni. Dopo aver ottenuto decreti ingiuntivi, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione a favore dell'azienda. I lavoratori hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. Di conseguenza, i lavoratori hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo e compensato le spese di lite, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato poiché la sanzione non si applica in caso di rinuncia accettata.
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Clausola di reviviscenza: tra condanna e rinuncia finale
Un istituto di credito ha chiamato in causa i garanti di una società fallita per essere manlevato a seguito di un'azione di revocatoria fallimentare. I giudici di merito hanno condannato i garanti in virtù della clausola di reviviscenza presente nei contratti di garanzia, escludendone la natura vessatoria. I garanti hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso e al controricorso a seguito della chiusura del fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Rinuncia al ricorso tributario: stop alla lite sul rimborso
Una contribuente, titolare di pensione integrativa, ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'amministrazione finanziaria sulla sua richiesta di rimborso IRPEF per le maggiori somme trattenute. Dopo che i giudici di merito hanno accolto parzialmente la domanda limitatamente agli ultimi 48 mesi, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo: la contribuente ha rinunciato al rimborso riconosciuto in appello e l'Ufficio ha presentato formale rinuncia al ricorso tributario. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo e della reciproca volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese legali.
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Definizione agevolata: stop alla causa contro il fisco
Una contribuente riceveva avvisi di accertamento per maggiori redditi basati sul possesso di auto e immobili. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la contribuente ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata, accettata dall'Agenzia delle Entrate. Di conseguenza, la contribuente ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, compensando le spese tra le parti e stabilendo che non è dovuto alcun ulteriore contributo unificato.
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Dallo scontro all’accordo: la rinuncia al ricorso per cassazione
Un gruppo di comproprietari e una società immobiliare erano coinvolti in una controversia contro il fallimento di un imprenditore. Dopo aver proposto ricorso principale e ricorso incidentale davanti alla Corte di Cassazione, entrambe le parti hanno deciso di depositare formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Essendo le rinunce reciprocamente accettate, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese tra le parti, ponendo fine alla vicenda senza entrare nel merito della disputa.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite col fallimento
Il ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza del Tribunale di Roma relativa al fallimento di una società. Successivamente, lo stesso ricorrente ha presentato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile. La curatela del fallimento ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul fallimento
Alcuni creditori proponevano reclamo contro il piano di riparto parziale predisposto dal curatore di una società immobiliare fallita. Dopo il rigetto del reclamo da parte del Tribunale, i creditori presentavano ricorso in Cassazione. Successivamente, i ricorrenti depositavano un formale atto di rinuncia, sottoscritto personalmente, al quale aderiva anche la curatela fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione, senza alcuna condanna alle spese per le parti, applicando le regole processuali vigenti.
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Accordo transattivo salva gli immobili: stop alla Cassazione
I Soci Assegnatari di una cooperativa edilizia hanno impugnato la sentenza d'appello che confermava l'inefficacia dell'assegnazione di due appartamenti e relativi garage, decisa a seguito di un'azione revocatoria promossa dal Consorzio Creditore. Nelle more del giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un'intesa di massima. I ricorrenti, d'accordo con il Consorzio Creditore, hanno quindi chiesto alla Suprema Corte il rinvio della causa per perfezionare formalmente un accordo transattivo già autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico, al fine di rinunciare successivamente al ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio a nuovo ruolo del procedimento.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: chi rinuncia paga le spese
In una causa di successione ereditaria, i Ricorrenti hanno impugnato la decisione d'appello che ordinava l'integrazione del contraddittorio. Successivamente, i Ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, chiedendo la compensazione delle spese. I Controricorrenti hanno preso atto della rinuncia ma hanno richiesto la condanna dei Ricorrenti al pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia e ha condannato i Ricorrenti a rimborsare le spese di difesa a ciascuna delle parti resistenti, quantificando l'importo in quattromila euro per ognuna, oltre agli accessori di legge.
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Borse di studio medici specializzandi: negato il risarcimento
Un gruppo di medici ha fatto causa allo Stato per ottenere la differenza economica tra le borse di studio percepite durante la specializzazione e il trattamento economico più elevato introdotto successivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato le richieste, confermando che l'attività degli specializzandi non è un lavoro subordinato ma un contratto di formazione. Pertanto, le borse di studio medici specializzandi originarie erano adeguate e non spetta alcun risarcimento retroattivo o adeguamento al costo della vita. Inoltre, la Corte ha condannato i medici per abuso dello strumento processuale, avendo insistito in una causa palesemente infondata a fronte di un orientamento giuridico ormai consolidato da anni.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sui crediti
Un istituto bancario ha proposto opposizione contro l'esclusione del proprio privilegio ipotecario nella procedura di liquidazione coatta amministrativa di una cooperativa. Dopo il rigetto del Tribunale, la banca ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la banca ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite il proprio difensore munito di procura speciale. La cooperativa in liquidazione ha accettato tale rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, senza alcuna pronuncia sulle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso: niente doppia tassa se c’è accordo
Un istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione contro la procedura fallimentare di una società per contestare una revocatoria fallimentare. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. L'istituto di credito ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite. Inoltre, i giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia al ricorso, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione tributaria colpisce infatti solo il rigetto o l'inammissibilità dell'impugnazione, e non può essere estesa per analogia a chi decide di estinguere pacificamente la controversia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione senza spese se l’intimato tace
La Professionista, dichiarata fallita, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello. Successivamente, la stessa ricorrente ha presentato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Poiché il Fallimento non si è costituito nel giudizio di legittimità, la Suprema Corte ha stabilito che non fosse necessaria alcuna accettazione della rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso: la banca evita il raddoppio delle tasse
Un istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva dichiarato inefficaci, tramite revocatoria fallimentare, alcuni pagamenti per oltre un milione di euro ricevuti da una società in amministrazione straordinaria. Prima della decisione della Suprema Corte, la banca ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, stabilendo che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto la norma che lo prevede non riguarda i casi di estinzione del giudizio.
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Frode in commercio: l’accordo cancella il ricorso in Cassazione
L'Acquirente ha presentato ricorso contro l'assoluzione dei venditori dal reato di frode in commercio, contestato per la fornitura di filati con una percentuale di cashmere inferiore a quella pattuita. La difesa sosteneva la responsabilità degli amministratori in assenza di deleghe specifiche. Tuttavia, prima della decisione della Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole. Di conseguenza, l'Acquirente ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, condannando la ricorrente al solo pagamento delle spese processuali, escludendo la sanzione pecuniaria per l'assenza di colpa nella presentazione dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: il ripensamento costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro una sentenza del Giudice per le indagini preliminari, lamentando la mancanza dei presupposti per il proscioglimento immediato. Successivamente, l'imputato ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevata la rinuncia e l'inammissibilità originaria del motivo di ricorso, ha deciso il caso con procedura de plano (senza formalità). Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese del procedimento, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Un fallimento immobiliare ha impugnato un decreto del Tribunale riguardante un mutuo fondiario che superava il limite di finanziabilità. In attesa della decisione delle Sezioni Unite su questo tema, il fallimento ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalle controparti con richiesta di compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Inoltre, i giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo se il ricorso viene respinto, dichiarato inammissibile o improcedibile, e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare spontaneamente la causa.
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