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Rinuncia Al Ricorso

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3355 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: confermato il maxi sequestro
Il Tribunale di Roma aveva confermato il sequestro preventivo di oltre cinque milioni di euro nei confronti di una società, indagata per responsabilità amministrativa legata al reato di traffico di influenze illecite. La difesa della società ha inizialmente proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare il provvedimento di blocco dei conti correnti. Successivamente, il legale rappresentante dell'ente ha presentato formalmente una rinuncia al ricorso per cassazione, firmata di proprio pugno. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La società ha perso la possibilità di contestare il sequestro e deve ora pagare le spese del procedimento, oltre a una sanzione pecuniaria di duemila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la rinuncia costa mille euro
Il Ricorrente, accusato di tentata rapina pluriaggravata e porto d'armi, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Cagliari. Successivamente, il difensore ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di mille euro a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per tardività: condanna per rapina
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per concorso in rapina pluriaggravata. Il difensore ha presentato ricorso in Cassazione oltre il termine di quarantacinque giorni previsto dalla legge, calcolato considerando la sospensione feriale dei termini. Successivamente, Il Ricorrente ha depositato una dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inammissibilità originaria per il ritardo nella presentazione assorbe e prevale sulla successiva rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per tardività, condannando Il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fisco si arrende su catasto
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento per estimi catastali emesso contro una contribuente. L'amministrazione finanziaria contestava la mancata sospensione del processo e la valutazione sulla carenza di motivazione del riclassamento. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, l'Agenzia delle Entrate ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'esito favorevole per la contribuente.
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Rinuncia al ricorso del fisco: il proprietario vince la causa
L'Amministrazione Finanziaria aveva notificato un avviso di accertamento catastale a un Proprietario per modificare la rendita del suo immobile. Dopo la decisione dei giudici di merito favorevole al contribuente, l'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, l'Amministrazione Finanziaria ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il Proprietario vince definitivamente la causa e l'atto di accertamento originario viene annullato in via definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il contribuente vince sul fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale riguardante un avviso di accertamento per estimi catastali emesso nei confronti di un contribuente. Nel corso del procedimento, l'amministrazione finanziaria ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Poiché il contribuente non si è costituito in giudizio, i giudici di legittimità hanno preso atto della volontà del ricorrente e hanno dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 306 del codice di procedura civile, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito delle questioni sollevate.
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Fisco rinuncia: estinzione del giudizio tributario e vittoria
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento per estimi catastali emesso contro un contribuente per l'anno 2012. L'atto riguardava il riclassamento di alcuni immobili. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione potesse decidere sui motivi di ricorso, l'amministrazione finanziaria ha depositato un atto formale di rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha preso atto della volontà dell'ente impositore e ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario ai sensi dell'articolo 306 del codice di procedura civile. Questa decisione conferma in via definitiva la vittoria del contribuente, con il definitivo annullamento dell'atto di accertamento fiscale originario.
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Fisco ko: la rinuncia al ricorso per cassazione salva il cittadino
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale favorevole a due contribuenti, riguardante un avviso di accertamento per estimi catastali del 2012. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione potesse decidere sui motivi di ricorso, l'amministrazione finanziaria ha depositato un atto formale di rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte, preso atto della volontà del ricorrente, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso per cassazione, lasciando ferma la decisione precedente favorevole ai cittadini.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul credito
Un Ente di Garanzia ha proposto opposizione allo stato passivo di una Società Fallita per ottenere il riconoscimento di un credito privilegiato di oltre 770.000 euro derivante da un intervento di sostegno pubblico. Il Tribunale ha respinto la domanda, qualificando il credito come chirografario. L'Ente ha quindi impugnato la decisione proponendo ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, l'Ente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal curatore del fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese per via dell'accordo tra le parti.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e cancella la causa
Una commerciante ha impugnato un avviso di accertamento per maggiore IVA e sanzioni. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione delle cartelle), impegnandosi a rinunciare alla causa e pagando le somme dovute. Sia la contribuente sia l'Agenzia delle Entrate hanno quindi chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, stabilendo che l'adesione alla definizione agevolata estingue la lite e che non occorre liquidare le spese di giudizio, in quanto i costi del processo pendente sono assorbiti dalla sanatoria stessa.
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Rinuncia al ricorso del Fisco: il contribuente vince la causa
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento catastale emesso nei confronti di una contribuente. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione potesse decidere sul merito dei motivi di ricorso, l'amministrazione finanziaria ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. Questo provvedimento comporta la definitiva vittoria della contribuente, in quanto la sentenza d'appello a lei favorevole, che aveva annullato l'atto impositivo per carenza di motivazione, diventa definitiva e non più contestabile.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco si arrende
L'Agenzia delle Entrate aveva proposto ricorso contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale della Puglia, favorevole a una contribuente in merito a un avviso di accertamento per estimi catastali del 2012. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, l'amministrazione finanziaria ha depositato un formale atto di rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha preso atto della volonta dell'ente impositore e ha dichiarato l'estinzione del processo. La rinuncia al ricorso per cassazione ha comportato la fine del contenzioso senza una decisione di merito, confermando di fatto la pronuncia di secondo grado favorevole alla proprietaria dell'immobile.
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Fisco contro leasing: la cessata materia del contendere
Un ente pubblico territoriale ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società di leasing per il pagamento della tassa automobilistica di veicoli concessi in locazione finanziaria a terzi. Dopo i primi gradi di giudizio favorevoli alla società, l'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire bonariamente la controversia. Di conseguenza, l'ente pubblico ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessata materia del contendere, disponendo la compensazione totale delle spese di giudizio tra le parti.
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Licenziamento per giusta causa: legittimo se il dipendente mente
Un pilota, sospeso in cassa integrazione, viene licenziato per aver comunicato falsamente di aver assunto un impiego a tempo determinato presso un'altra compagnia, mentre il rapporto era a tempo indeterminato. La Corte d'Appello dichiara legittimo il licenziamento per giusta causa a causa della gravità della condotta e della rottura del rapporto di fiducia. Il lavoratore propone ricorso in Cassazione ma, successivamente, decide di rinunciare formalmente all'impugnazione. La controparte accetta la rinuncia. La Suprema Corte dichiara quindi l'estinzione del giudizio senza provvedere sulle spese di lite. Di conseguenza, la decisione d'appello che confermava la legittimità del licenziamento diventa definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente raddoppio del contributo
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla tassa sui rifiuti (TARSU) emesso da una società di riscossione per conto di un Comune. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la contribuente ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la stessa società ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla controparte, dichiarando di non aver più interesse a proseguire la causa. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha stabilito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura punitiva si applica infatti solo nei casi di rigetto o inammissibilità del ricorso. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza tasse doppie
Una lavoratrice ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione d'appello relativa a questioni di inquadramento professionale e demansionamento. Prima dell'udienza, la lavoratrice ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'azienda datrice di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria riguarda solo i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rimborso spese legali del dipendente: la forma batte la sostanza
Un medico (Il Lavoratore) ha chiesto all'Azienda Ospedaliera il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi in un processo penale per un presunto errore medico, poi archiviato. L'Azienda ha rifiutato il pagamento perché il dipendente non l'aveva informata preventivamente della nomina del difensore, violando il contratto collettivo. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il medico ha fatto ricorso in Cassazione ma ha successivamente depositato una formale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio, confermando la perdita del diritto al rimborso spese legali del dipendente e disponendo la compensazione delle spese di questo grado.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: risparmio o condanna?
Tre soggetti erano stati condannati per furti pluriaggravati. Due di essi hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, mentre il terzo ha insistito con motivi generici e infondati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Per i primi due, la rinuncia al ricorso per cassazione ha estinto il processo, rendendo definitiva la condanna e comportando una sanzione di 500 euro ciascuno. Per il terzo, l'assenza di specificità dei motivi ha portato all'inammissibilità del ricorso e a una sanzione di 3.000 euro. Tutti i ricorrenti devono pagare le spese processuali.
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Licenziamento collettivo: l’accordo cancella il ricorso
Due lavoratori hanno impugnato il licenziamento intimato dall'Azienda nell'ambito di una procedura di mobilità. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo il licenziamento collettivo per gravi vizi procedurali nella comunicazione finale, condannando l'Azienda a pagare un'indennità risarcitoria di diciotto mensilità. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Tuttavia, prima dell'udienza, l'Azienda ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso, accettato dai lavoratori con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, rendendo definitiva la sentenza d'appello favorevole ai lavoratori.
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Definizione agevolata: stop ai debiti ma senza spese legali
Un datore di lavoro agricolo ha impugnato una cartella esattoriale per contributi previdenziali non pagati. Durante la causa in Cassazione, il contribuente ha dimostrato di aver aderito alla definizione agevolata dei carichi esattoriali e di aver pagato l'intero debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Non è stata disposta alcuna condanna alle spese di giudizio, poiché assorbite dalla sanatoria, né il pagamento del doppio contributo unificato, non applicabile in caso di estinzione per rinuncia.
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