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Rinuncia Al Ricorso

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3355 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: spese non automatiche
Una società resistente ha richiesto la correzione di un asserito errore materiale contro un'ordinanza della Suprema Corte. I giudici avevano dichiarato estinto il processo a seguito dell'abbandono dell'impugnazione da parte delle società avversarie, omettendo però di condannare queste ultime al pagamento delle spese legali. La parte resistente riteneva obbligatoria la liquidazione dei compensi, non avendo prestato consenso all'abbandono della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza. La mancata condanna alle spese in caso di rinuncia al ricorso per cassazione non costituisce un errore materiale, ma rappresenta l'esercizio di un potere discrezionale del collegio giudicante, introdotto per favorire la definizione anticipata delle liti.
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Procedimento di estradizione: dal carcere alla piena libertà
Una cittadina straniera subisce la custodia in carcere in Italia in seguito a un mandato di arresto internazionale. La difesa contesta il pericolo di fuga e impugna il diniego di scarcerazione dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante l'attesa del giudizio di legittimità, la Corte di Appello competente respinge la richiesta dello Stato estero e dispone la liberazione della persona. Il difensore presenta quindi formale rinuncia all'impugnazione cautelare per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione senza addebito di spese o sanzioni pecuniarie, confermando la chiusura della vicenda legata al procedimento di estradizione e la piena libertà della persona coinvolta.
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Indennità di coordinamento: sanitari rinunciano al ricorso
Alcuni dipendenti sanitari inquadrati nei livelli D e DS hanno richiesto all'Azienda Sanitaria Locale il pagamento della indennità di coordinamento. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per mancanza dei requisiti contrattuali e per assenza di prove sull'effettivo svolgimento delle mansioni di coordinamento. I dipendenti hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, i lavoratori hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso dopo aver esaminato la proposta del magistrato relatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione definitiva del processo, disponendo la compensazione totale delle spese legali tra le parti.
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Indennità di coordinamento: dai compiti sanitari alla rinuncia
Alcuni dipendenti sanitari inquadrati nei livelli D e DS hanno citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per ottenere il riconoscimento economico accessorio. I lavoratori hanno rivendicato il diritto a percepire la specifica indennità di coordinamento prevista dalla contrattazione collettiva di settore. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per la mancata prova dei requisiti formali, quali anzianità e superamento di selezioni, nonché per l'assenza di compiti concreti di coordinamento. I dipendenti hanno quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, ma successivamente hanno notificato formale atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione definitiva del processo e ha compensato integralmente le spese legali tra le parti in lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta e niente spese
Due società stipulavano un contratto preliminare per la cessione di un ramo d'azienda legato a un impianto di carburanti. La promissaria acquirente versava una caparra di centomila euro. In seguito, la venditrice chiedeva il saldo del prezzo mediante decreto ingiuntivo, mentre l'acquirente eccepiva la mancanza delle autorizzazioni amministrative e chiedeva la risoluzione contrattuale. I giudici di merito disponevano il trasferimento dell'azienda subordinandolo al saldo del prezzo. L'acquirente proponeva infine impugnazione davanti alla Suprema Corte. Nelle more del procedimento, la società ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla controparte. I giudici di legittimità hanno pertanto dichiarato l'estinzione del processo senza liquidare le spese di lite e senza addebitare il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite ereditaria chiusa
L'Erede Universale citava in giudizio il Controinteressato per ottenere la nullità del testamento materno, la restituzione di alcuni beni mobili e il risarcimento per l'occupazione esclusiva di un immobile in comproprietà. La Corte d'Appello riconosceva la proprietà dei beni mobili all'erede, ma respingeva la richiesta risarcitoria per mancanza di prove. L'Erede Universale impugnava la decisione davanti ai Supremi Giudici. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente formalizzava la rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dal Controinteressato con accordo sulla compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, senza applicare sanzioni sul contributo unificato.
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Distacco riscaldamento centralizzato: delibera nulla
Una condomina ha isolato i radiatori del proprio appartamento per non usufruire del riscaldamento comune. L'assemblea condominiale ha comunque approvato le spese di gestione a suo carico. La Corte d'Appello ha annullato la delibera e disposto la restituzione delle somme versate, riconoscendo la legittimità del distacco riscaldamento centralizzato. Il Condominio ha proposto ricorso per Cassazione contestando il valore della sigillatura dei termosifoni. Successivamente, il difensore del Condominio ha depositato atto di rinuncia formale con l'adesione della condomina. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, rendendo definitiva la vittoria della proprietaria senza condanna alle spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e raddoppio
Un cittadino ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione una sentenza del Tribunale relativa a sanzioni amministrative. Prima dell'udienza, il ricorrente ha inviato formale atto di rinuncia sottoscritto insieme al proprio difensore. La controparte non si è costituita in giudizio. I Supremi Giudici hanno accertato la validità della rinuncia al ricorso per cassazione e hanno dichiarato l'estinzione del processo. Tale chiusura formale evita l'addebito delle spese di lite e impedisce l'applicazione del raddoppio del contributo unificato a carico del rinunciante.
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Rinuncia al ricorso: impugnazione vana e sanzione pecuniaria
La Corte di Appello ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il difensore ha impugnato la decisione presentando ricorso in Cassazione per violazione di legge e difetto di motivazione. Successivamente, il soggetto condannato ha depositato personalmente una formale rinuncia al ricorso. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione a causa del sopravvenuto atto di rinuncia. La dichiarazione impedisce ogni riesame del merito del processo penale. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro alla Cassa delle ammende per aver promosso un giudizio poi abbandonato colposamente.
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Retribuzione tempo di vestizione: l’azienda paga le spese
Un'infermiera ha richiesto all'azienda sanitaria il pagamento dei minuti impiegati a inizio e fine turno per indossare la divisa e scambiare le consegne cliniche. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto della dipendente alla retribuzione tempo di vestizione, qualificando queste attività come parte integrante dell'orario di lavoro. L'Azienda Sanitaria ha presentato ricorso per cassazione, ma in seguito ha depositato una memoria dichiarando di rinunciare all'azione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, confermando in via definitiva il compenso economico per la lavoratrice e condannando il datore di lavoro al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso tributario: chiude la lite con il Fisco
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di rettifica e liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate sul valore di diritti immobiliari trasferiti. Dopo una serie di gradi di giudizio, la vicenda è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, la società contribuente ha scelto di versare integralmente le somme richieste dall'amministrazione finanziaria e ha formalizzato la rinuncia al ricorso tributario. L'ente impositore non ha sollevato obiezioni al deposito dell'atto. I giudici di legittimità hanno preso atto del pagamento e della volontà del contribuente, dichiarando estinto il giudizio e compensando interamente le spese processuali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione e spese
La controversia trae origine da una lite agraria decisa dalla Corte d'Appello. Il ricorrente ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. I controricorrenti hanno espresso piena adesione a tale scelta. Entrambe le parti hanno richiesto concordemente la compensazione delle spese di giudizio. I giudici supremi hanno accertato la regolarità degli atti depositati e la concorde volontà dei contendenti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione immediata del giudizio di legittimità. Il provvedimento ha disposto l'integrale compensazione delle spese processuali, chiudendo definitivamente la lite senza entrare nel merito della questione iniziale.
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Risoluzione del contratto preliminare: lite sulle spese e stop
La vicenda nasce dalla controversia tra una promittente venditrice e i promissari acquirenti in merito alla risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare. I giudici di merito hanno escluso l'inadempimento della venditrice, valutando però negativamente il suo recesso e compensando le spese legali. La proprietaria ha quindi impugnato la decisione contestando l'errata qualificazione del recesso e la mancata condanna alle spese della controparte. Tuttavia, durante il procedimento davanti alla Corte di Cassazione, la ricorrente ha notificato un formale atto di rinuncia. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'abbandono della causa, dichiarando l'estinzione del processo ed esonerando la parte dal raddoppio del contributo unificato.
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Trattamento sanzionatorio: furto con strappo e sconti negati
Tre soggetti vengono condannati per furto con strappo e furto. Uno di essi rinuncia al ricorso in Cassazione, mentre gli altri due impugnano la sentenza. Il secondo ricorrente contesta il trattamento sanzionatorio e l'aumento di pena per la continuazione dei reati, ritenendoli eccessivi e non adeguatamente motivati rispetto alla sua confessione e alla giovane età (trentadue anni). Il terzo ricorrente propone un motivo del tutto generico. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili tutti i ricorsi. I giudici confermano che il trattamento sanzionatorio applicato è congruo e proporzionato alla capacità a delinquere del reo, escludendo che l'età di trentadue anni possa giustificare uno sconto di pena. I ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si estingue la lite sulla TIA
Un gestore del servizio rifiuti ha impugnato la decisione che annullava un accertamento della Tariffa Igiene Ambientale (TIA) emesso contro un'azienda. Il gestore contestava la riduzione della superficie tassabile legata alla produzione di rifiuti speciali. Tuttavia, prima dell'udienza davanti alla Corte di Cassazione, il gestore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici di legittimità, verificata la regolarità della rinuncia firmata dal difensore munito di procura speciale, hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia si è conclusa a favore del contribuente senza una decisione sul merito e senza condanna alle spese per la mancata costituzione della controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: confermata l’esenzione TIA
Il Gestore dei Servizi Ambientali ha impugnato la sentenza d'appello che riconosceva all'Azienda l'esenzione dalla Tariffa Igiene Ambientale (TIA) per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali e stoccaggio. Tuttavia, prima dell'udienza, il Gestore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, l'Azienda mantiene l'esenzione precedentemente ottenuta, senza dover pagare ulteriori spese processuali o il raddoppio del contributo unificato, non essendoci stata una pronuncia di rigetto.
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Rinuncia al ricorso: il Fisco si ferma e cancella le spese
La Società e il Socio hanno impugnato gli avvisi di accertamento per imposte dirette e indirette. Successivamente, i contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle pendenze tributarie, pagando quanto dovuto. Di conseguenza, hanno depositato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso, senza condanna alle spese poiché l'Amministrazione Finanziaria non ha svolto attività difensiva. Inoltre, i giudici hanno escluso il pagamento del doppio contributo unificato, in quanto la causa di estinzione è sopravvenuta rispetto alla presentazione del ricorso.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: i garanti si arrendono alla banca
I garanti di una società insolvente si sono opposti al decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Dopo il rigetto dell'opposizione nei primi due gradi di giudizio, i garanti hanno proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte. Successivamente, i ricorrenti hanno deciso di non proseguire la battaglia legale e hanno notificato un formale atto di rinuncia alla controparte. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà delle parti e ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta rinuncia al ricorso in Cassazione, disponendo la compensazione delle spese di giudizio.
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Taratura dei rilevatori di velocità: il Comune perde la causa
L'Azienda riceve una sanzione dal Comune per aver superato i limiti di velocità nella laguna di Venezia, infrazione rilevata tramite il sistema elettronico Argos. Il Giudice di Pace e il Tribunale annullano la multa poiché l'apparecchio non è stato sottoposto alla necessaria taratura periodica. Il Comune propone ricorso in Cassazione, ma successivamente vi rinuncia. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio e condanna il Comune a pagare le spese legali. La Corte conferma che la taratura dei rilevatori di velocità è obbligatoria anche per la navigazione acquea, applicando per analogia i principi previsti per la circolazione stradale a tutela dei cittadini.
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Rinuncia al ricorso: niente spese se il carcere diventa domicilio
Il caso riguarda un uomo sottoposto a custodia cautelare in carcere per detenzione di stupefacenti. Il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione contestando la misura. Successivamente, il tribunale ha sostituito il carcere con gli arresti domiciliari. Di conseguenza, il difensore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa di questa rinuncia al ricorso, specificando però che l'imputato non deve pagare le spese processuali né la sanzione alla cassa delle ammende, poiché non vi è una reale soccombenza, essendosi attenuata la misura cautelare originaria.
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