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Indennità di coordinamento: sanitari rinunciano al ricorso

Alcuni dipendenti sanitari inquadrati nei livelli D e DS hanno richiesto all’Azienda Sanitaria Locale il pagamento della indennità di coordinamento. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per mancanza dei requisiti contrattuali e per assenza di prove sull’effettivo svolgimento delle mansioni di coordinamento. I dipendenti hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, i lavoratori hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso dopo aver esaminato la proposta del magistrato relatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione definitiva del processo, disponendo la compensazione totale delle spese legali tra le parti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 32255 Anno 2022
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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La domanda del personale sanitario per la indennità di coordinamento

I professionisti del settore sanitario svolgono spesso compiti organizzativi di elevata responsabilità all’interno delle strutture ospedaliere. Un gruppo di lavoratori del comparto sanitario ha avviato una vertenza giudiziaria contro l’Azienda Sanitaria Provinciale di appartenenza. I dipendenti, inquadrati nei livelli contrattuali D e DS, chiedevano l’accertamento del loro diritto a percepire la indennità di coordinamento.

I lavoratori sostenevano di aver svolto funzioni direttive e organizzative tali da giustificare l’erogazione dell’emolumento accessorio. L’amministrazione sanitaria ha invece contestato la fondatezza della pretesa economica, eccependo l’assenza dei presupposti fissati dalla contrattazione collettiva.

I presupposti contrattuali per la indennità di coordinamento

Il contratto collettivo nazionale e gli accordi integrativi stabiliscono condizioni molto rigorose per attribuire l’incarico e il relativo compenso. Il semplice svolgimento di alcune mansioni complesse non garantisce automaticamente il diritto all’assegno stipendiale aggiuntivo.

La legge e la contrattazione impongono il superamento di apposite selezioni interne e il possesso di determinati requisiti di anzianità lavorativa. Inoltre, il lavoratore deve dimostrare in modo puntuale l’effettivo esercizio di compiti di coordinamento del personale. In mancanza di un formale conferimento o di prove precise sull’attività svolta, il diritto economico non può sorgere.

Lo sviluppo del contenzioso e la rinuncia al giudizio

Nel corso del giudizio di merito, la Corte d’Appello ha respinto integralmente le istanze del personale sanitario. Il giudice ha evidenziato che i ricorrenti non avevano superato le selezioni richieste e non avevano fornito prove idonee a certificare le mansioni di coordinamento.

I lavoratori hanno impugnato tale decisione dinanzi alla Corte di Cassazione. Il consigliere relatore ha predisposto una proposta iniziale di definizione della controversia. A seguito della notifica di tale atto, i dipendenti hanno scelto di depositare un formale atto di rinuncia al ricorso. Con tale dichiarazione, i ricorrenti hanno abbandonato l’azione legale intrapresa, accettando di fatto l’esito negativo della precedente fase processuale.

Le motivazioni dei giudici sulla estinzione per la indennità di coordinamento

I giudici della Suprema Corte hanno preso atto della rinuncia formalmente notificata dall’avvocato dei lavoratori alla controparte pubblica. L’ordinamento processuale civile prevede che la rinuncia al ricorso determini l’immediata estinzione del processo di legittimità.

La Corte ha quindi applicato le norme del codice di procedura civile che disciplinano la cessazione della materia del contendere in sede di legittimità. Poiché l’amministrazione resistente non aveva formalizzato una formale accettazione, i giudici hanno dovuto provvedere anche sulla regolazione delle spese di lite.

La Cassazione ha rilevato la spontanea desistenza dei lavoratori, avvenuta in piena adesione alla valutazione preliminare del relatore. Questa specifica circostanza ha giustificato la decisione di compensare interamente i costi legali fra le parti, esonerando i dipendenti dal rimborso delle spese a favore dell’Azienda Sanitaria.

Le conclusioni della Cassazione sulla indennità di coordinamento

La vertenza si conclude con la piena vittoria difensiva dell’Azienda Sanitaria, che non dovrà corrispondere alcuna somma aggiuntiva al personale ricorrente. Il mancato riconoscimento della indennità di coordinamento conferma l’importanza di rispettare rigorosamente le procedure selettive previste dal comparto sanitario.

L’estinzione del giudizio rende definitiva la precedente sentenza d’appello sfavorevole ai lavoratori. La compensazione delle spese rappresenta l’unico beneficio processuale ottenuto dai dipendenti, i quali evitano così un pesante addebito economico dopo aver abbandonato tempestivamente la causa.

Quali condizioni servono per ottenere l’indennità di coordinamento nella sanità pubblica
Il lavoratore deve possedere la prescritta anzianità di servizio, superare le selezioni interne previste dal contratto collettivo e provare l’effettivo svolgimento dei compiti di coordinamento.

Cosa accade quando si notifica un atto di rinuncia al ricorso per cassazione
La notifica della rinuncia determina l’estinzione immediata del giudizio di legittimità e rende definitive le conclusioni stabilite dalla sentenza impugnata.

Come vengono gestite le spese legali in caso di rinuncia al giudizio
Il giudice valuta i motivi della desistenza e può disporre la compensazione delle spese legali tra le parti qualora sussistano giustificati motivi processuali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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