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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2026

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401 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e zero spese
Un'impresa di costruzioni ha proposto ricorso in Cassazione contro un'amministrazione comunale. Successivamente, la stessa impresa ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, che è stato regolarmente accettato dall'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo bilaterale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Grazie all'accettazione della rinuncia da parte del controricorrente, i giudici hanno stabilito che nessuna delle parti deve pagare le spese processuali all'altra, risolvendo la controversia in modo consensuale e senza vincitori né vinti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il docente perde e paga
Un docente ha impugnato il trasferimento ottenuto tramite mobilità, rivendicando una precedenza legata al ruolo di presidente di una Camera di Commercio e il punteggio per il servizio in scuole paritarie. Dopo l'avvio della procedura di decisione accelerata, il lavoratore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Tuttavia, non essendoci stata accettazione della controparte, i giudici hanno applicato il principio della soccombenza virtuale. Ritenendo le pretese del docente infondate (la Camera di Commercio non è un ente locale e il servizio paritario non è equiparato a quello statale), la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali in favore dell'Amministrazione scolastica.
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Patrocinio a spese dello Stato: la revoca per troppi avvocati
I Cittadini si oppongono alla revoca del patrocinio a spese dello Stato, decisa perché avevano nominato tre difensori anziché uno. Durante la causa in Cassazione, un'altra sentenza annulla la decisione principale, rendendo inutile proseguire questo giudizio. I Cittadini presentano quindi rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo e condanna i ricorrenti a pagare le spese legali al Ministero della Giustizia.
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Responsabilità del consulente fiscale: l’errore costa 51mila euro
Un'azienda ha citato in giudizio il proprio professionista per accertare la responsabilità del consulente fiscale. Il professionista aveva effettuato la compensazione di un credito d'imposta per nuove assunzioni senza presentare la necessaria domanda preventiva. A causa di questo errore, l'azienda ha ricevuto una cartella esattoriale di oltre 51.000 euro. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno condannato il consulente al risarcimento del danno. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore dell'azienda e della sua compagnia assicurativa, escludendo tuttavia l'obbligo del pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: il sequestro informatico resta valido
Un indagato per reati di corruzione ha impugnato il sequestro probatorio di documenti e dispositivi informatici disposto dal Tribunale del riesame, lamentando la violazione del principio di proporzionalità per l'acquisizione indiscriminata dei dati. Successivamente, dopo aver nominato un nuovo difensore, l'indagato ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della cassa delle ammende, senza che i giudici abbiano potuto esaminare il merito della contestazione sul sequestro dei supporti informatici.
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Carenza di interesse: lo scontro tra Stato e privato per l’anfora
Il Ministero della Cultura aveva impugnato i provvedimenti del Giudice per le indagini preliminari riguardanti il sequestro di un'antica anfora attica. Durante il giudizio di Cassazione, il Tribunale civile ha accertato con sentenza definitiva la proprietà privata del bene in capo a un cittadino. Di conseguenza, il giudice dell'esecuzione ha disposto il dissequestro e la restituzione del vaso al legittimo proprietario. Preso atto di ciò, il Ministero ha rinunciato al ricorso, non avendo più alcuna pretesa sul bene. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, senza applicare sanzioni pecuniarie o condanne alle spese, poiché l'interesse pubblico è venuto meno solo dopo la presentazione dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: definitiva la condanna
L'Imputato era stato condannato in appello per il reato di spendita di banconote contraffatte. Egli aveva proposto ricorso lamentando la mancata visione delle telecamere di sorveglianza e sostenendo che parte del denaro non fosse falso. Successivamente, l'Imputato ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione tramite posta elettronica certificata. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà dell'Imputato e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite e zero tasse
La Società Concessionaria di uno stabilimento balneare impugna la richiesta di pagamento di canoni demaniali maggiorati. Dopo aver perso in primo e secondo grado, propone ricorso per Cassazione. Tuttavia, la stessa società decide successivamente di rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione prende atto della rinuncia ed emette una dichiarazione di estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, il processo si chiude senza una decisione sul merito dei canoni. La Corte stabilisce inoltre che non si applica il raddoppio del contributo unificato e non liquida le spese in favore dell'Agenzia del Demanio, rimasta inattiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite tra coniugi
Un marito ha avviato una causa contro la moglie per ottenere la divisione dei beni in comunione legale e il rimborso di somme spese per la casa coniugale e del conto corrente comune. Dopo le sentenze di primo e secondo grado, il marito ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile, senza pronunciarsi sulle spese poiche la moglie non si era difesa in questa fase.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite sulla casa
Una società creditrice promuove un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita della nuda proprietà di un immobile effettuata dal debitore a favore di un acquirente. La Corte d'Appello accoglie la domanda del creditore. L'acquirente propone ricorso in Cassazione ma, successivamente, deposita una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza alcuna condanna alle spese processuali per l'ultimo grado.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite sul cortile
Una cittadina ha impugnato la sentenza d'appello che riconosceva a un Istituto religioso la proprietà esclusiva di un cortile interno, respingendo la sua richiesta di usucapione. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'Istituto ha accettato la rinuncia, rinunciando a sua volta al controricorso e concordando sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo inoltre l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, tipico dei casi di rigetto dell'impugnazione. Di conseguenza, la controversia si chiude senza vincitori né vinti in questa sede, con spese compensate.
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Rinuncia al ricorso tributario: la mossa che estingue il processo
Una contribuente, socia di una società, impugna un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione. Durante il processo, aderisce alla 'rottamazione quater' per definire le sue pendenze e presenta una formale rinuncia al ricorso tributario. La Cassazione, pur non potendo verificare il collegamento tra la rottamazione e il debito in causa, prende atto della volontà della contribuente. Di conseguenza, dichiara il giudizio estinto non per l'adesione alla rottamazione, ma a causa della esplicita e decisiva rinuncia al ricorso tributario, che fa venir meno l'interesse a una decisione nel merito.
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Rinuncia al Ricorso Tributario: Causa Estinta Anche Senza Prova
Un contribuente, socio di una società, impugna un avviso di accertamento. Durante il processo in Cassazione, dichiara di aver aderito alla 'rottamazione quater' e chiede la chiusura del caso. La Corte Suprema, tuttavia, non può dichiarare cessata la materia del contendere perché manca la prova che le cartelle 'rottamate' siano proprio quelle oggetto della causa. Ciononostante, prende atto della sua esplicita **rinuncia al ricorso tributario**, un atto che di per sé è sufficiente a chiudere la partita. Di conseguenza, il giudizio viene dichiarato estinto non per il pagamento agevolato, ma per la volontà del contribuente di abbandonare la lite.
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Rinuncia al ricorso tributario: giudizio estinto, debito salvo
Una società impugna un avviso di accertamento fiscale. Durante il processo in Cassazione, aderisce alla 'rottamazione quater' e presenta una formale rinuncia al ricorso tributario. La Corte Suprema, pur non potendo verificare il collegamento tra le cartelle rottamate e l'accertamento, prende atto della volontà della società. Di conseguenza, dichiara estinto il giudizio. Questa decisione, basata sulla rinuncia, chiude la causa ma rende definitivo l'atto impugnato. La società evita però la condanna al pagamento del 'doppio contributo unificato', poiché la rinuncia è avvenuta dopo l'inizio del ricorso.
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Rinuncia al Ricorso: Causa Chiusa in Cassazione Senza Spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tra due aziende a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'impresa che aveva avviato l'azione. L'altra società ha formalmente accettato la rinuncia. Di conseguenza, i giudici hanno chiuso il caso senza emettere una sentenza sul merito della controversia. Il principio di diritto sancito è che, in caso di rinuncia accettata dalla controparte, il processo si estingue senza alcuna statuizione sulle spese legali. La parte rinunciante, inoltre, non è stata condannata a versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Causa Estinta Senza Vincitori
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un processo a seguito della rinuncia al ricorso in Cassazione da parte di un'azienda. La controparte, un fallimento societario, ha accettato la rinuncia. Questa decisione procedurale ha messo fine alla controversia legale nell'ultimo grado di giudizio senza una valutazione nel merito della questione. Di conseguenza, il giudizio si è concluso senza una sentenza che stabilisse chi avesse ragione o torto, e senza una pronuncia sulle spese legali, chiudendo definitivamente la vicenda processuale.
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Accordo in Cassazione: la rinuncia che estingue il giudizio
Una società aveva presentato ricorso in Cassazione contro una decisione sfavorevole. Durante il processo, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, la società ha formalmente ritirato il proprio ricorso e la controparte ha accettato. La Corte di Cassazione, prendendo atto della volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questo significa che il caso si è chiuso definitivamente senza una sentenza, poiché l'accordo privato ha reso superflua la prosecuzione della causa. Le spese legali sono state compensate tra le parti, come previsto dal loro accordo.
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Rinuncia al Ricorso: Stop alla Causa ma non alle Spese Legali
Un gruppo di lavoratori del settore scolastico ha fatto ricorso in Cassazione contro il Ministero per il riconoscimento dell'anzianità di servizio. Successivamente, hanno deciso di ritirare il proprio appello. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, ma ha stabilito un principio importante sulla rinuncia al ricorso e spese legali. Poiché la rinuncia è avvenuta dopo che era già stata formulata una proposta di definizione accelerata del caso, i lavoratori sono stati condannati a pagare le spese legali al Ministero. La decisione chiarisce che ritirare un ricorso non esonera automaticamente dal pagamento dei costi processuali, specialmente se la controparte ha già sostenuto attività difensive.
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Rinuncia al Ricorso: Appello Ritirato, Sentenza Definitiva e Spese
Un condannato aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua richiesta di affidamento in prova. Successivamente, ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte ha stabilito che tale rinuncia è un diritto che estingue immediatamente il processo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: appello fermato e condanna
Un condannato aveva presentato ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua istanza di detenzione domiciliare. Tuttavia, prima della decisione, il suo difensore ha presentato una dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la rinuncia è un atto che estingue immediatamente il processo. Di conseguenza, la precedente decisione è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro. La sentenza conferma che la rinuncia, effettuata dal difensore con procura speciale, è sufficiente a chiudere il procedimento.
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