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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2026

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401 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso in Cassazione: stangata spese sul condomino
Un condomino contestava l'ingiunzione di pagamento di oltre milleduecento euro per il servizio di teleriscaldamento erogato al suo immobile. Il proprietario sosteneva che l'amministratore non avesse il potere di stipulare il contratto per un supercondominio composto da due fabbricati distinti. I primi giudici avevano rigettato l'opposizione poiché le assemblee di entrambi i condomini avevano regolarmente approvato la fornitura. Il proprietario proponeva appello finale ma, nel corso del procedimento, depositava la rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dalla società fornitrice. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia e ha condannato il condomino al pagamento di 1.200 euro per le spese legali in favore della controparte.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop al raddoppio del contributo
Un'impresa individuale ha presentato ricorso in Cassazione contro un ente pubblico locale. Successivamente, l'impresa ha formalizzato la propria rinuncia al ricorso in Cassazione con la richiesta di compensazione delle spese legali. L'ente pubblico ha quindi dichiarato la perdita di interesse al proprio ricorso incidentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e l'assorbimento dell'impugnazione incidentale, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite. I giudici supremi hanno inoltre confermato che non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, in quanto l'abbandono spontaneo del processo è diverso dall'inammissibilità o dal rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione e revoca del contributo
Un'associazione e un ente regionale hanno affrontato una lunga controversia giudiziaria riguardante la revoca di un finanziamento pubblico per un progetto sociale. Dopo le decisioni dei giudici di merito, l'associazione ha deciso di proporre impugnazione davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo formale depositando un atto congiunto. L'associazione ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione e l'ente regionale ha accettato tale scelta. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite ed escludendo il pagamento di sanzioni o raddoppi del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: spese e sanzioni
Un cittadino viene assolto dal Tribunale per la particolare tenuità del fatto in merito al porto in luogo pubblico di una replica di arma ad aria compressa senza giustificato motivo. Il difensore dell'imputato presenta inizialmente impugnazione contro la decisione, ma successivamente deposita un atto di rinuncia al ricorso per cassazione previa procura speciale. La Suprema Corte dichiara quindi inammissibile l'impugnazione a causa della formale rinuncia. La conseguenza diretta per il ricorrente è la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, non sussistendo motivi per escludere la colpa nella causazione dell'inammissibilità.
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Trattamento di fine servizio: addio al conteggio degli onorari
Un ex dipendente pubblico ha impugnato la decisione dell'ente previdenziale di ricalcolare e decurtare l'indennità di buonuscita. L'ente ha escluso gli onorari professionali dalla base retributiva utile e ha avviato il recupero delle somme ritenute indebite tramite trattenute sulla pensione. Dopo aver contestato il recupero nei gradi di merito, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. A seguito del consolidamento della giurisprudenza che esclude gli onorari dal calcolo dell'indennità, il ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il procedimento e compensato le spese di lite tra le parti, confermando la rigida determinazione legale della base di calcolo del trattamento di fine servizio.
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Sanzione amministrativa CONSOB annullata dopo l’assoluzione
L'Autorità di vigilanza dei mercati finanziari ha inflitto a un Dirigente una sanzione pecuniaria di 280.000 euro e un'interdizione di sedici mesi per presunta manipolazione informativa. La Corte di Appello ha accolto l'opposizione del Dirigente e ha annullato i provvedimenti punitivi. L'Autorità ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la riforma della decisione. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice penale ha assolto definitivamente il Dirigente per non aver commesso il fatto dai medesimi addebiti. A seguito dell'assoluzione penale, l'Autorità ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha confermato che la sanzione amministrativa CONSOB non è più efficace, escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Recupero somme TFS: la rinuncia al ricorso estingue la causa
Un ente pubblico datore di lavoro avvia un giudizio contro una ex dipendente per ottenere il recupero somme TFS ritenute versate in eccesso per errore. La lavoratrice contesta la pretesa, ma i primi due gradi di giudizio danno ragione all'ente. La ex dipendente propone quindi ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del processo di legittimità, la lavoratrice deposita la rinuncia formale al ricorso e l'ente accetta la decisione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo. Nessun importo aggiuntivo a titolo di contributo unificato viene addebitato alla ricorrente, in quanto il raddoppio della tassa si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: conseguenze e sanzioni
Un detenuto propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che nega le misure alternative alla detenzione. Successivamente, il condannato formalizza una dichiarazione presso l'ufficio matricola dell'istituto penitenziario per effettuare la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte prende atto dell'atto e dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione. In base alla normativa vigente, la Cassazione condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. L'assenza di cause idonee a escludere la colpa determina anche la condanna al versamento di euro cinquecento in favore della Cassa delle Ammende.
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Cessione del ramo d’azienda e risarcimento con incentivo
La controversia nasce dal trasferimento di un lavoratore a seguito di una cessione del ramo d'azienda dichiarata illegittima. Il dipendente ha ottenuto la condanna della banca cedente al risarcimento del danno per le retribuzioni perse. L'azienda ha chiesto di sottrarre dal risarcimento sia i redditi da lavoro terzi sia l'incentivo all'esodo versato dalla società cessionaria. La Corte d'Appello ha escluso la detrazione dell'incentivo economico, considerandolo autonomo rispetto all'illecito del trasferimento. L'istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere lo scomputo totale. Prima dell'udienza, l'azienda ha rinunciato formalmente al ricorso con l'accettazione del dipendente. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la decisione precedente favorevole al lavoratore.
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Discarico automatico dei ruoli: Ente battuto contro l’Agente
Un Ente di previdenza per professionisti ha agito contro l'Agente della Riscossione per ottenere somme non riversate relative a vecchi ruoli emessi prima del 1999. L'Ente pretendeva il risarcimento del danno per il mancato incasso dei contributi. La normativa sulla stabilità finanziaria ha previsto il discarico automatico dei ruoli per i crediti affidati entro il 31 dicembre 1999, eliminando la responsabilità contabile del concessionario. A seguito dell'orientamento consolidato delle Sezioni Unite, favorevole alla piena legittimità della sanatoria legislativa sui vecchi crediti, l'Ente previdenziale ha rinunciato formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Riscossione coattiva tramite ruolo: stop ai vecchi crediti
Un Ente di previdenza professionale ha richiesto il pagamento di oltre 54 mila euro all'Agente della Riscossione per somme residue mai riversate relative a ruoli affidati alla fine degli anni Novanta. L'Agente si è opposto invocando le riforme legislative che hanno cancellato l'obbligo di rendicontazione per le vecchie cartelle e sancito il discarico automatico. La vicenda è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione dopo che le Sezioni Unite hanno confermato la piena legittimità delle norme di sanatoria. A fronte del quadro giuridico consolidato, l'Ente creditore ha formalizzato la rinuncia al ricorso. I giudici di legittimità hanno accertato la fine della controversia sulla riscossione coattiva tramite ruolo, dichiarando l'estinzione del giudizio e disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Contratti derivati interest rate swap: validità e rinuncia
Un'azienda ha stipulato con un istituto di credito due contratti derivati interest rate swap collegati a mutui fondiari. In seguito, la società ha chiesto l'annullamento dei contratti e la restituzione delle somme versate, lamentando la mancata copertura del rischio, l'omessa indicazione della formula di calcolo del valore e la violazione dei doveri informativi da parte della banca. I giudici hanno invece accertato la validità degli accordi, in quanto il contratto conteneva tutti i parametri matematici necessari, le commissioni applicate e la simulazione degli scenari probabilistici. L'impresa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma ha successivamente formalizzato la rinuncia agli atti. I Supremi Giudici hanno dichiarato estinto il procedimento, confermando la vittoria dell'istituto di credito e condannando l'azienda a rimborsare le spese legali sostenute dalla controparte.
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Riscossione crediti previdenziali: rinuncia e stop a spese extra
Un Ente Previdenziale chiedeva a un Agente della Riscossione il rimborso di somme non riversate relative a vecchi ruoli di contributi. L'Agente eccepiva l'annullamento dei carichi e l'inesigibilità del credito per effetto delle riforme legislative. Dopo decisioni discordanti nei primi gradi di giudizio, la causa giungeva in Cassazione. Nelle more del procedimento, le Sezioni Unite hanno chiarito la legittimità delle norme sul discarico e sulle proroghe. Preso atto della nomofilachia favorevole alla disciplina generale, l'Ente ha depositato formale rinuncia all'impugnazione con adesione della controparte. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo in tema di riscossione crediti previdenziali, disponendo la compensazione delle spese e accertando la non debenza del raddoppio del contributo unificato.
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Discarico per inesigibilità e ruoli vecchi: stop a rimborsi
Un Ente Previdenziale chiedeva all'Agente della Riscossione il pagamento di somme derivanti da vecchi ruoli non riscossi. L'Agente si opponeva invocando le norme sopravvenute che cancellavano le cartelle sotto i duemila euro ed escludevano la propria responsabilità. La controversia affrontava il tema del discarico per inesigibilità e la legittimità delle sanatorie legislative applicate agli enti previdenziali privatizzati. Dopo l'intervento chiarificatore delle Sezioni Unite della Cassazione a favore della validità delle norme di sgravio, l'Ente Previdenziale ha rinunciato all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando interamente le spese legali ed escludendo il pagamento del raddoppio del contributo unificato a carico dell'ente rinunciante.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e condanna alle spese legali
Un'azienda fornitrice ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione una decisione del Consiglio di Stato, che aveva travolto le convenzioni sottoscritte dopo l'annullamento della procedura di gara pubblica. Successivamente, la stessa società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, motivata da sopravvenute decisioni dei giudici di legittimità. Le altre parti in causa non hanno manifestato formale adesione all'atto abdicativo e hanno chiesto la liquidazione delle spese di lite. Le Sezioni Unite hanno dichiarato l'estinzione del procedimento, ribadendo che la rinuncia produce effetti anche senza l'accettazione della controparte. Tuttavia, la Corte ha condannato la società rinunciante al pagamento delle spese legali, in quanto l'impugnazione risultava destinata all'inammissibilità e non sussistevano elementi per derogare al principio generale della soccombenza.
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Discarico per inesigibilità tra crediti pretesi e vecchi ruoli
Un Ente Previdenziale chiedeva a un Agente della Riscossione il versamento di oltre 900.000 euro per somme affidate a ruolo e non riversate. L'Agente si opponeva invocando le modifiche normative che disciplinano il discarico per inesigibilità e le proroghe legali. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito e l'intervento risolutivo delle Sezioni Unite sulla legittimità della normativa retroattiva di discarico, l'Ente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando integralmente le spese di lite tra le parti.
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Discarico per inesigibilità: Ente e Riscossione
Un Ente Previdenziale agiva in giudizio per ingiungere all'Agente della Riscossione il riversamento di quote contributive affidate e non riscosse, relative ad annualità pregresse. L'Ente sosteneva la decadenza dell'Agente dal discarico per inesigibilità a causa del mancato invio delle comunicazioni di rito. L'Agente si opponeva invocando lo sgravio e la sanatoria previsti dalle riforme della legge di stabilità. Dopo che la Corte d'Appello riconosceva l'applicabilità delle sanatorie normative anche agli enti privatizzati, l'Ente impugnava la decisione in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le Sezioni Unite confermavano la piena compatibilità costituzionale e convenzionale delle norme sul discarico per inesigibilità. Preso atto del principio nomofilattico, l'Ente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, portando la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del processo con compensazione integrale delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso ed estinzione del debito con il Fisco
Una società contribuente ha impugnato una cartella esattoriale contestando il mancato dettaglio nel calcolo degli interessi applicati dal Fisco. Dopo un esito sfavorevole nel secondo grado di giudizio, la società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per ottenere l'annullamento dell'atto. Tuttavia, prima dell'udienza fissata, l'azienda ha pagato integralmente il debito tributario ed ha depositato una formale rinuncia al ricorso, sottoscritta personalmente dal legale rappresentante. La Suprema Corte ha preso atto della volontà del contribuente e del saldo delle somme, dichiarando l'estinzione del procedimento senza addebito di spese legali e senza applicare il raddoppio del contributo unificato.
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Riconoscimento della qualifica superiore tra accordi
Alcuni dipendenti con inquadramento di Quadro intermedio hanno chiesto il riconoscimento della qualifica superiore di Quadro apicale. I lavoratori hanno basato la propria pretesa su un vecchio accordo sindacale del 1991, sostenendo che le mansioni svolte corrispondessero al livello più elevato. L'azienda ha contestato la domanda affermando che il successivo contratto collettivo nazionale del 2003 ha ridisegnato l'intera classificazione professionale, superando le vecchie intese. Nel corso del giudizio di legittimità, i lavoratori hanno rinunciato formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo, ma ha valutato la soccombenza virtuale per regolare le spese di lite. I giudici hanno accertato la totale esaustività del nuovo contratto collettivo, condannando i lavoratori a rimborsare le spese processuali all'azienda.
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Esenzione IMU Forze Armate: il Comune rinuncia e paga le spese
Un appartenente alle Forze Armate, proprietario di un unico immobile non locato e non di lusso, ha richiesto l'Esenzione IMU Forze Armate. Per risparmiare sui costi di gestione durante i trasferimenti di servizio, il contribuente ha staccato le utenze domestiche. Il Comune ha emesso un avviso di accertamento IMU per l'anno 2015, sostenendo che l'assenza di utenze rendesse l'immobile inutilizzabile e privo dei requisiti agevolativi. I giudici di merito hanno annullato la pretesa, ricordando che la norma speciale deroga alla residenza e alla dimora. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente annullato l'accertamento in autotutela e rinunciato agli atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia e condannato il Comune al pagamento delle spese di lite.
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