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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2022

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611 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Assoluzione Contestata: la Rinuncia al ricorso penale ribalta l’esito
Un Locatore era stato assolto dall'accusa di percosse e lesioni nei confronti di due Inquilini. Questi ultimi hanno presentato un ricorso in Cassazione per contestare l'assoluzione. Tuttavia, durante il procedimento, gli Inquilini hanno formalmente comunicato la loro Rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, condannando gli Inquilini a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende, ma non ha riconosciuto le spese legali richieste dal Locatore.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: conseguenze e sanzioni
Un indagato sottoposto alla custodia cautelare degli arresti domiciliari per presunti reati di corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente ha proposto impugnazione di fronte alla Corte di Cassazione. Il Tribunale del riesame aveva in precedenza confermato la misura restrittiva. Prima dello svolgimento dell'udienza di discussione, l'indagato ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della decisione della difesa e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. L'abbandono del giudizio di legittimità comporta precise responsabilità economiche per la parte processuale. I giudici hanno dunque condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentata frode assicurativa: rinuncia in Cassazione e spese legali
Due soggetti hanno orchestrato un piano per ottenere un indennizzo assicurativo, causando esplosioni in due abitazioni tramite bombole di gas e timer. Questo atto ha provocato il crollo parziale e totale degli immobili e gravi lesioni a Vigili del Fuoco. Uno dei due è stato anche condannato per calunnia. La Corte d'Appello ha confermato le condanne. Successivamente, in Cassazione, i ricorrenti hanno rinunciato ai loro ricorsi, rendendoli inammissibili. La Corte ha condannato i rinuncianti al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria, oltre alla rifusione delle spese legali a favore della compagnia assicurativa per la mancata comunicazione della rinuncia. Il caso evidenzia le conseguenze di una **tentata frode assicurativa**.
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Revoca del Daspo e assoluzione: niente spese senza soccombenza
Un cittadino subiva un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma. Successivamente il tribunale lo assolveva nel processo penale con formula piena. Il Giudice per le Indagini Preliminari rigettava la richiesta di annullamento della misura restrittiva. Il cittadino proponeva quindi ricorso per Cassazione richiedendo la revoca del Daspo. Nel corso del giudizio di legittimità, l'autorità di pubblica sicurezza revocava autonomamente il provvedimento. Il ricorrente presentava rinuncia al ricorso per venuto meno dell'interesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Tuttavia, la Corte ha escluso la condanna al pagamento delle spese processuali e delle sanzioni, non sussistendo alcuna soccombenza a carico del cittadino.
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Rinuncia al ricorso penale: la condanna per lesioni diventa definitiva
Un individuo, condannato per lesioni personali aggravate, ha presentato ricorso in Cassazione. Il suo avvocato, munito di procura speciale, ha successivamente effettuato una rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la rinuncia, se validamente espressa, estingue il processo. Di conseguenza, la condanna precedente è diventata definitiva. L'individuo è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia Ricorso Cassazione: la condanna per truffa diventa definitiva
Un imputato, già condannato per truffa (art. 640 c.p.) e con l'appello dichiarato inammissibile, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, il suo difensore ha successivamente comunicato la **rinuncia ricorso Cassazione**. La Suprema Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile a causa di questa rinuncia. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di mille euro alla cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna originaria.
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Rinuncia al ricorso di cassazione: condanna e sanzione
L'Imputato, condannato per i reati di rapina e lesioni personali, propone inizialmente ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando la qualificazione giuridica dei fatti. Successivamente, dal luogo di detenzione, invia personalmente una formale rinuncia al ricorso di cassazione. La Suprema Corte prende atto della dichiarazione abdicativa, ne riscontra la piena validità formale e dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione. Di conseguenza, i giudici condannano L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per dissequestro: conto sbloccato senza spese
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro il sequestro del conto corrente aziendale disposto dal Tribunale. Successivamente, lo stesso Giudice ha emesso un provvedimento di restituzione dei beni bloccati. Avendo ottenuto il dissequestro, l'indagato ha formalizzato la rinuncia al ricorso per dissequestro ritenendo venuto meno l'interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha preso atto della decisione e ha dichiarato la sopravvenuta inammissibilità dell'impugnazione, con esonero dal pagamento delle spese processuali per il ricorrente.
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Rettifica rendita catastale: il Fisco rinuncia al ricorso
Una società immobiliare presenta una dichiarazione Docfa per l'aggiornamento dei propri fabbricati. L'Amministrazione Finanziaria emette una rettifica rendita catastale, aumentando il valore fiscale dei beni. La contribuente impugna l'atto davanti ai giudici tributari, contestando l'assoluta carenza di motivazione del nuovo accertamento. Sia in primo grado sia in appello, i giudici accolgono le tesi della società e confermano l'annullamento della rettifica per difetto probatorio e motivazionale dell'Ufficio. L'ente impositore presenta ricorso per Cassazione, lamentando vizi procedurali e normativi. Nelle more del procedimento, l'Amministrazione Finanziaria deposita formale atto di rinuncia al ricorso con l'accettazione della società. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del procedimento e dispone la compensazione delle spese legali, rendendo definitiva la vittoria della contribuente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinto il giudizio
Un cittadino straniero ha promosso ricorso per cassazione contro il Ministero dell'Interno per contestare la sentenza emessa dalla Corte di Appello. Nelle more del giudizio di legittimità, la difesa del ricorrente ha depositato un atto formale di rinuncia agli atti. La Suprema Corte ha preso atto della volontà espressa dalla parte privata. I giudici hanno quindi applicato le norme procedurali vigenti in materia di abbandono dell'azione giudiziaria. La decisione ha sancito la definitiva chiusura della lite. Con specifica ordinanza, la Corte ha dichiarato la piena estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso per cassazione.
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Rischio di confusione tra marchi: lite estinta per rinuncia
Una multinazionale ha contestato la registrazione di un nuovo segno distintivo composto dalla parola comune per i libri preceduta da un termine legato alla scalata. L'azienda sosteneva che esistesse un evidente rischio di confusione tra marchi con i propri segni già registrati a livello internazionale. Gli organi amministrativi hanno rigettato l'opposizione, rilevando la natura debole e comune della parola finale e la forza distintiva del prefisso iniziale. La multinazionale ha proposto ricorso alla Suprema Corte, ma ha successivamente depositato formale atto di rinuncia, prontamente accettato dalla controparte. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'abbandono della causa e hanno dichiarato estinto il processo, escludendo l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico della società rinunciante.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite discografica
Un celebre autore musicale ha promosso una causa contro note case discografiche ed emittenti radiotelevisive per controversie legate a contratti editoriali e diritti d'autore. Dopo vari gradi di giudizio, l'artista ha impugnato la decisione sfavorevole della Corte di Appello proponendo ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, prima dell'udienza di discussione, il musicista ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione. Le società resistenti hanno accettato espressamente tale rinuncia. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'accordo tra le parti, dichiarando la totale estinzione del giudizio. La Corte ha inoltre stabilito che non vi è luogo a provvedere sulle spese legali, chiudendo definitivamente la controversia senza alcun addebito economico tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a causa e sanzioni
Una società contribuente riceve un avviso di accertamento dal Comune per l'imposta comunale sugli immobili relativa a un'annualità pregressa. Dopo la decisione sfavorevole dei giudici di secondo grado, l'azienda promuove impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Durante la causa, la società decide di formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione mediante notifica al Comune. I giudici prendono atto della volontà della contribuente ed evidenziano la natura di atto unilaterale non accettizio ma ricettizio di tale scelta. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio e stabilisce la compensazione delle spese legali, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato poiché l'abbandono volontario della causa non equivale al rigetto.
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Esonero dal lavoro notturno: la tutela della madre prevale
Una lavoratrice impiegata come assistente di volo ottiene giudizialmente l'esonero dal lavoro notturno fino al compimento dei tre anni di età del figlio. Il datore di lavoro contesta la decisione e ricorre davanti alla Corte di Cassazione, lamentando l'impossibilità di adibire la dipendente a turni tra le 24 e le 6 e alle trasferte con pernottamento fuori sede. Nelle more del giudizio di legittimità, l'azienda deposita formale atto di rinuncia al ricorso, regolarmente accettato dalla lavoratrice. I giudici della Suprema Corte prendono atto della concorde volontà delle parti e dichiarano l'estinzione del processo. Questa conclusione consolida definitivamente la tutela del diritto della madre lavoratrice all'esenzione dai turni notturni e dai pernottamenti operativi, senza alcun addebito di spese legali o raddoppio del contributo unificato a carico della società ricorrente.
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Fisco contro contribuenti: la rinuncia al ricorso per cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto il pagamento di imposte a un contribuente e a due società commerciali. I contribuenti hanno impugnato l'avviso di liquidazione e hanno ottenuto ragione davanti ai giudici tributari regionali, i quali hanno annullato la pretesa fiscale. Il Fisco ha inizialmente impugnato la decisione, ma ha successivamente annullato in autotutela il proprio atto a seguito di interventi legislativi e costituzionali chiarificatori. L'Avvocatura dello Stato ha quindi notificato la formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici supremi hanno dichiarato estinto il procedimento, confermando la vittoria definitiva dei contribuenti e disponendo la compensazione integrale delle spese di lite a causa del mutato quadro normativo.
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Definizione agevolata contro Fisco: stop definitivo alla causa
La Società contribuente riceveva un atto sanzionatorio per questioni IVA relative all'anno 2003 e decideva di presentare ricorso per cassazione contro l'amministrazione finanziaria. Successivamente, la Società ha aderito alla definizione agevolata per sanare la vertenza fiscale e ha notificato formale rinuncia al ricorso. I giudici hanno preso atto dell'accordo e hanno dichiarato l'estinzione definitiva del processo, stabilendo l'integrale compensazione delle spese legali tra le parti.
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Recesso dal contratto di appalto: lite chiusa con accordo bonario
Una società committente affidava i lavori di adeguamento antincendio di un albergo a un'impresa esecutrice. A causa dei forti ritardi nei lavori, la committente esercitava il recesso dal contratto di appalto ai sensi dell'art. 1671 c.c. e chiedeva il risarcimento danni. L'appaltatore agiva per ottenere il pagamento delle opere eseguite e l'indennizzo per il mancato guadagno. La causa approdava in Corte di Cassazione dopo decisioni contrastanti nei precedenti gradi di giudizio su importi, penali e compensi. Prima della decisione di legittimità, le parti hanno sottoscritto un accordo bonario per risolvere ogni pendenza, depositando formale atto di rinuncia e accettazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta transazione, disponendo la compensazione totale delle spese di lite.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop al ricorso
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere il beneficio della rivalutazione contributiva per amianto a seguito dell'attività lavorativa svolta. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta, dichiarando il diritto ormai prescritto. Il conteggio del termine di dieci anni partiva infatti dalla data di presentazione della domanda all'istituto assicuratore e non dal provvedimento finale. Il lavoratore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando il calcolo della prescrizione. Prima dell'adunanza camerale, il ricorrente ha notificato un atto formale di rinuncia al ricorso. I Supremi Giudici hanno confermato l'efficacia immediata della rinuncia, dichiarando estinto il giudizio e disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata ICI: chiarimenti necessari
Un ente religioso ha impugnato un avviso di accertamento per il pagamento dell'ICI emesso dal Comune. Dopo la decisione d'appello favorevole all'ente locale, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la difesa dell'ente religioso ha segnalato l'avvenuto pagamento tramite definizione agevolata dei carichi tributari per chiudere la controversia. La Suprema Corte ha rilevato incertezze sui dati normativi dichiarati e sulla reale corrispondenza tra il piano di pagamento e l'atto impositivo contestato. I giudici hanno quindi ordinato al Comune di trasmettere chiarimenti entro novanta giorni per verificare il perfezionamento della sanatoria e hanno invitato il contribuente a formalizzare la rinuncia al giudizio.
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Definizione agevolata delle cartelle: lite chiusa senza spese
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento relativa all'imposta comunale sugli immobili per diversi anni pregressi. Durante il giudizio di legittimità, la società ha aderito alla sanatoria fiscale ed ha provveduto al pagamento integrale delle somme determinate dall'ente di riscossione. Successivamente, la contribuente ha depositato una formale rinuncia al ricorso. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere in virtù della definizione agevolata delle cartelle. La Corte ha disposto la compensazione delle spese legali e ha escluso l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico dell'impresa.
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