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Rinuncia Al Ricorso In Cassazione

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149 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop senza raddoppio tasse
Una complessa controversia sull'affitto di un ramo d'azienda tra l'Affittuaria e l'Affittante giunge davanti alla Corte di Cassazione. Prima della decisione di merito, l'Affittuaria deposita telematicamente una formale dichiarazione di rinuncia. La Suprema Corte accoglie la richiesta e dichiara l'estinzione del processo. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia al ricorso in Cassazione non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Non essendoci stata attività difensiva da parte dell'Affittante, la Corte non provvede sulle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione senza spese
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale che aveva respinto l'opposizione alla liquidazione dei compensi a favore del Consulente Tecnico d'Ufficio. Prima dell'udienza, il Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione, e il Professionista ha accettato tale rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché vi è stata l'accettazione della controparte, la Corte non ha pronunciato alcuna condanna alle spese di giudizio, confermando che la rinuncia al ricorso in Cassazione è un atto unilaterale che estingue il processo a prescindere dall'accettazione, ma l'adesione della controparte evita la condanna alle spese.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite col fallimento
Il ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza del Tribunale di Roma relativa al fallimento di una società. Successivamente, lo stesso ricorrente ha presentato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile. La curatela del fallimento ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: chi rinuncia paga le spese
In una causa di successione ereditaria, i Ricorrenti hanno impugnato la decisione d'appello che ordinava l'integrazione del contraddittorio. Successivamente, i Ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, chiedendo la compensazione delle spese. I Controricorrenti hanno preso atto della rinuncia ma hanno richiesto la condanna dei Ricorrenti al pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia e ha condannato i Ricorrenti a rimborsare le spese di difesa a ciascuna delle parti resistenti, quantificando l'importo in quattromila euro per ognuna, oltre agli accessori di legge.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: il ripensamento costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro una sentenza del Giudice per le indagini preliminari, lamentando la mancanza dei presupposti per il proscioglimento immediato. Successivamente, l'imputato ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevata la rinuncia e l'inammissibilità originaria del motivo di ricorso, ha deciso il caso con procedura de plano (senza formalità). Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese del procedimento, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: si estingue la lite sul debito
Una banca ha notificato un precetto di pagamento a due debitori sulla base di un vecchio decreto ingiuntivo. I debitori hanno proposto opposizione e la Corte d'appello ha dato loro ragione, dichiarando l'inesistenza del diritto della banca di procedere con l'esecuzione forzata. La banca ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio, il credito è stato ceduto a una nuova società finanziaria. Quest'ultima ha deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dai debitori che hanno rinunciato al loro controricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha dichiarato l'estinzione del processo, senza alcuna condanna alle spese giudiziarie.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese di lite
Una dipendente pubblica ha promosso un giudizio contro la Pubblica Amministrazione per questioni legate alla retribuzione individuale di anzianità. Successivamente, i legali della lavoratrice, preso atto di una sentenza sfavorevole della Cassazione in un caso analogo, hanno depositato la formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Nonostante la mancanza di formale accettazione della controparte, la Corte ha disposto la compensazione delle spese di giudizio a causa della spontanea desistenza dovuta a fatti sopravvenuti. Infine, la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione del processo non rientra tra l'ipotesi che giustificano tale sanzione tributaria.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo spegne la lite
Un consorzio sportivo e un'impresa edile si sono scontrati in tribunale per il pagamento del corrispettivo di un contratto di appalto. Durante il giudizio davanti alla Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole per porre fine alla controversia. Di conseguenza, il consorzio ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione e l'impresa ha accettato l'accordo, concordando la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, confermando la compensazione delle spese e stabilendo che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese e alle tasse
La Società ha proposto ricorso contro L'Imprenditore Individuale. Successivamente, la Società ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'altra parte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato e che non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: niente doppia tassa ma spese dovute
I Ricorrenti hanno presentato una formale dichiarazione di rinuncia agli atti, manifestando la perdita di interesse alla decisione della Corte di Cassazione. La Controricorrente non ha aderito formalmente a tale rinuncia. La Suprema Corte ha stabilito che la perdita di interesse determina l'inammissibilità del ricorso, comportando la condanna dei Ricorrenti al pagamento delle spese di lite. Tuttavia, trattandosi di una rinuncia al ricorso in Cassazione che configura un'inammissibilità sopravvenuta, i giudici hanno escluso l'obbligo di versare il cosiddetto doppio contributo unificato. Di conseguenza, i Ricorrenti perdono la causa e devono rimborsare le spese legali alla controparte, ma evitano la sanzione tributaria aggiuntiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’assoluzione è definitiva
Il Tribunale di Asti ha assolto un cittadino dal reato di abbandono di animali perché il fatto non costituisce reato. Il Pubblico Ministero ha inizialmente proposto ricorso contestando la motivazione sull'elemento soggettivo, ma ha successivamente presentato una formale dichiarazione di rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso per rinuncia, rendendo definitiva l'assoluzione. La rinuncia al ricorso in Cassazione ha evitato la prosecuzione del giudizio.
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Rinuncia al ricorso in cassazione: l’accordo azzera le tasse
Due comproprietari, condannati in appello alla demolizione di alcune porzioni di un fabbricato e al risarcimento dei danni per violazione delle distanze legali, hanno proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, i ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che la rinuncia esclude l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di raddoppio del contributo unificato. Non si è provveduto sulle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: definitiva la condanna da 100mila €
Una società fornitrice di gas ottiene un decreto ingiuntivo contro un cliente per oltre centomila euro. Dopo il rigetto dell'opposizione in primo grado, la Corte di Appello condanna definitivamente il cliente al pagamento della somma. Il cliente propone ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente presenta formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte con accordo per compensare le spese legali. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto firmato dalle parti e dai rispettivi difensori, dichiara l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la condanna al pagamento emessa in appello diventa definitiva e nessuna delle parti deve rimborsare le spese di questo grado alla controparte.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: revocato il fondo
Il caso nasce dall'impugnazione di un atto costitutivo di fondo patrimoniale da parte di una società creditrice, che ne aveva ottenuto la revoca in appello. Il debitore ha proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte per contestare la decisione. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. La rinuncia al ricorso in Cassazione ha comportato la fine del giudizio senza alcuna decisione sui motivi di merito e senza alcuna condanna alle spese legali per le parti, confermando l'efficacia della precedente sentenza di revoca del fondo patrimoniale.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sulla locazione
Una società di telecomunicazioni ha proposto ricorso in Cassazione contro i proprietari di un immobile per una controversia legata a una locazione per uso diverso da quello abitativo. Successivamente, la società ha depositato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dai proprietari dell'immobile. La Suprema Corte, verificata la regolarità della rinuncia e dell'accettazione ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla causa senza spese
La Società Ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione precedentemente proposto contro il Curatore Fallimentare e altre società. Tutte le parti coinvolte hanno accettato questa decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie alla tempestiva rinuncia al ricorso in Cassazione, la società non deve pagare le spese del giudizio né il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti ha estinto la causa in modo consensuale prima della decisione di merito.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’Inps si oppone ma perde
Una Società Cooperativa ha impugnato una sentenza d'appello in materia di contributi previdenziali richiesti dall'Ente Previdenziale. Prima della fissazione dell'udienza, la Società ha depositato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione. L'Ente Previdenziale si è opposto, pretendendo una decisione nel merito e contestando un presunto accordo transattivo. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Riguardo alle spese di lite, i giudici hanno deciso per la loro compensazione, poiché la rinuncia tempestiva ha evitato ulteriori attività processuali e l'opposizione dell'Ente era priva di utilità pratica.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: accordo tra banca e privati
Nel giudizio che vedeva contrapposti un Istituto Bancario e un Ente Religioso insieme ad alcuni Privati, entrambe le parti hanno deciso di porre fine alla controversia. L'Istituto Bancario ha presentato una formale rinuncia al ricorso principale, mentre l'Ente Religioso e i Privati hanno rinunciato al proprio ricorso incidentale. La Corte di Cassazione, preso atto delle dichiarazioni sottoscritte personalmente dalle parti e dai loro difensori, ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie alla firma congiunta dell'atto, che equivale ad accettazione reciproca, la Corte ha escluso la condanna alle spese di giudizio per entrambe le parti, applicando l'articolo 391 del codice di procedura civile. Questo accordo di rinuncia al ricorso in Cassazione ha chiuso definitivamente la lite senza vincitori né vinti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite senza spese
Gli eredi di una ricorrente deceduta hanno depositato un atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. La controparte ha accettato tale dichiarazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso in Cassazione è un atto unilaterale recettizio che estingue il processo in modo automatico, senza necessità di accettazione altrui. L'adesione della controparte rileva esclusivamente per escludere la condanna alle spese del rinunciante. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna statuizione sulle spese legali.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo estingue il debito
Un Ente Pubblico ha proposto ricorso contro una società e un consorzio idrico. Nel corso del giudizio, la Regione ha proposto un accordo transattivo per regolare il debito, accettato dall'Ente Pubblico e dal Consorzio. A seguito dell'accordo, l'Ente Pubblico ha depositato l'atto di Rinuncia al ricorso in Cassazione, accettato dalle altre parti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese tra le parti, ponendo fine alla controversia in modo amichevole.
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