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Rimessione In Termini

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525 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Vendita frutti pendenti: guida al riparto rischi
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella vendita frutti pendenti il rischio per la perdita della merce dovuta a maltempo ricade sul compratore se questi ha già iniziato le operazioni di raccolta. Il caso riguardava una contestazione tra una società agricola e un fornitore per il mancato pagamento di una partita di agrumi rovinata dalle piogge. La Corte ha confermato la natura commutativa del contratto e la responsabilità dell'acquirente per la quantità venuta ad esistenza.
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Abusivo frazionamento del credito e limiti di rito
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva ammesso tardivamente l'eccezione di abusivo frazionamento del credito. Il caso riguardava una cooperativa che aveva richiesto dodici decreti ingiuntivi per crediti derivanti dallo stesso contratto. La Suprema Corte ha chiarito che tale eccezione, pur rilevabile d'ufficio, deve basarsi su prove già presenti in atti e che il mutamento giurisprudenziale invocato non era imprevedibile.
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Violazione del contraddittorio: Cassazione chiarisce
Una società subappaltatrice si vede negare il pagamento di riserve tecniche a causa della nullità di un accordo, rilevata d'ufficio dalla Corte d'Appello. La Cassazione annulla la decisione per violazione del contraddittorio, poiché non è stata data alla parte la possibilità di presentare nuove prove sulla questione di nullità, considerata mista di fatto e di diritto.
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Notifica avvocato: onere di verifica dell’indirizzo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33017/2023, ha stabilito che la tardività di un appello è imputabile alla parte notificante se la notifica all'avvocato di controparte fallisce a causa del suo trasferimento. Se il legale opera nello stesso circondario del Tribunale, è onere di chi notifica verificare l'indirizzo aggiornato sull'albo professionale, escludendo la possibilità di rimessione in termini per sanare il ritardo.
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Deposito telematico: quando un errore lo rende nullo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un appellante, confermando l'improcedibilità dell'appello a causa di un deposito telematico non andato a buon fine. La Corte ha stabilito che la ricezione della seconda PEC (Ricevuta di Avvenuta Consegna) ha un effetto solo provvisorio. Il perfezionamento del deposito dipende dall'esito positivo di tutti i controlli successivi. In presenza di errori segnalati dalla terza PEC e senza la ricezione della quarta, il difensore ha l'onere di attivarsi tempestivamente per rimediare, altrimenti l'atto si considera non validamente depositato.
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Deposito telematico: quando è valido? La Cassazione
Una società creditrice ha impugnato tardivamente lo stato passivo di un fallimento. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il deposito telematico si perfeziona solo con la quarta PEC di accettazione della cancelleria. La sola ricevuta di consegna (RdAC) non basta se seguono errori, e la parte deve attivarsi subito per la rimessione in termini.
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Rinuncia al ricorso: niente condanna alle spese
Una banca aveva impugnato un decreto del Tribunale che rigettava la sua istanza di rimessione in termini. In Cassazione, la stessa banca ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in caso di rinuncia accettata, non si applica né la condanna alle spese né il raddoppio del contributo unificato.
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Improcedibilità del ricorso: termini perentori
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da un'amministrazione statale contro una società energetica a causa del tardivo deposito dell'atto. La decisione riafferma il principio secondo cui il mancato rispetto dei termini perentori comporta una sanzione processuale rilevabile d'ufficio, che non può essere sanata dalla costituzione della controparte. Viene inoltre chiarito che le amministrazioni pubbliche sono esenti dal versamento del doppio del contributo unificato in caso di soccombenza.
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Rimessione in termini: no se il professionista è negligente
La Corte di Cassazione ha stabilito che la negligenza del professionista incaricato non costituisce una 'causa non imputabile' per giustificare una rimessione in termini. In un caso riguardante un ricorso tributario depositato in ritardo, la Corte ha respinto la richiesta del contribuente, affermando che la scelta del difensore e la vigilanza sul suo operato ricadono sulla parte, la quale può eventualmente agire per responsabilità professionale ma non ottenere la riapertura dei termini processuali.
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Impedimento avvocato: i limiti dell’art. 81 bis cpc
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24631/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato tardivamente da un avvocato impegnato in un affidamento preadottivo. I giudici hanno chiarito che il legittimo impedimento dell'avvocato previsto dall'art. 81 bis disp. att. c.p.c. non sospende automaticamente i termini per le impugnazioni, ma si applica solo alla gestione del calendario del processo. Per i termini perentori scaduti, resta necessaria la richiesta di rimessione in termini, provando una causa non imputabile e di carattere assoluto.
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Spese legali e risarcimento: quando sono accessorie?
Una coppia di cittadini ha citato in giudizio un Comune per ottenere il rimborso delle spese legali sostenute per l'annullamento di una cartella esattoriale illegittima, qualificando la richiesta come risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le spese legali sono sempre accessorie al procedimento principale e devono essere liquidate al suo interno, non potendo formare oggetto di un'autonoma azione di risarcimento.
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Rimessione in termini: quando inizia il decorso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la rimessione in termini. Il ricorrente sosteneva di non aver potuto impugnare una sentenza di condanna perché non gli era stata comunicata. La Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, per le impugnazioni proposte dopo il 30 giugno 2024, il termine per ricorrere decorre dal deposito della sentenza e non dalla sua comunicazione, la quale è considerata una mera cortesia. Di conseguenza, la mancata comunicazione non costituisce un 'caso fortuito' che giustifichi la rimessione in termini.
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Procura alle liti: errore informatico non è nullità
La Corte di Cassazione ha chiarito che un mero errore informatico nel deposito della procura alle liti, se questa era già esistente, non ne causa l'inesistenza o la nullità. In un caso tra alcuni lavoratori e un'azienda sanitaria, l'appello dei dipendenti è stato dichiarato inammissibile perché fondato su un'errata interpretazione della decisione di merito, che aveva correttamente identificato il vizio come un errore materiale sanabile e non come una violazione insanabile.
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Termine per impugnare: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione perché tardivo. Il caso chiarisce che il termine per impugnare una decisione decorre dalla data della sua pubblicazione in cancelleria, e non dalla successiva comunicazione alle parti. La mancata conoscenza dovuta all'attesa della comunicazione è considerata un errore di diritto non scusabile, che non giustifica la rimessione in termini.
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Tardività ricorso: l’avviso incompleto non salva
Un contribuente ha presentato un ricorso contro diversi avvisi di intimazione oltre i termini di legge. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la tardività del ricorso ne determina l'inammissibilità. La Corte ha chiarito che l'omessa indicazione, nell'atto, dei termini e delle modalità per l'impugnazione non sospende il decorso dei termini né costituisce, da sola, una causa sufficiente per la rimessione in termini, specialmente in assenza di una richiesta tempestiva e della prova di un impedimento assoluto.
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Notifica appello tributario: cosa fare se si perde
Analisi dell'Ordinanza 11485/2024. La Cassazione stabilisce che, in caso di smarrimento incolpevole dell'avviso di ricevimento per la notifica appello tributario, il giudice deve valutare l'istanza di rimessione in termini se la parte si è attivata per ottenere un duplicato, cassando la decisione che dichiarava l'appello inammissibile.
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Deposito telematico tempestivo: conta la RAC, non la RdAC
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11380/2024, ha stabilito un principio fondamentale per il processo civile telematico. Per valutare la tempestività di un deposito, il momento determinante è la generazione della ricevuta di accettazione (RAC) da parte del gestore PEC del mittente. La data della successiva ricevuta di avvenuta consegna (RdAC) da parte del sistema del Ministero è irrilevante. La Corte ha così annullato una decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile un reclamo basandosi sulla data della RdAC, affermando che il deposito telematico tempestivo si perfeziona quando il mittente ha completato tutti gli adempimenti a suo carico.
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Attenuanti generiche: la Cassazione nega il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per rapina aggravata. La Corte ha negato le attenuanti generiche a un imputato la cui ammissione di colpa è stata contraddetta dalla sua successiva richiesta di assoluzione, ritenendo tale condotta processuale ambigua. È stata inoltre respinta la richiesta di rito abbreviato in appello, poiché la fase processuale per tale istanza era già conclusa.
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Correzione errore materiale: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un'istanza di correzione di errore materiale a causa della mancata notifica del ricorso alla controparte. Un soggetto aveva richiesto di emendare un'ordinanza in cui era stato omesso il nominativo di una delle parti. Tuttavia, non avendo perfezionato la notifica dell'istanza di correzione, la Corte ha rigettato la richiesta, sottolineando che il rispetto delle regole procedurali, come la notifica, è un presupposto indispensabile per l'esame nel merito.
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Rimessione in termini: notifica indagini non basta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Palermo che negava la rimessione in termini a un imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari non è sufficiente a dimostrare l'effettiva conoscenza del processo, necessaria per escludere la colpa dell'imputato assente. Inoltre, il tribunale aveva omesso di pronunciarsi su un'istanza di abolitio criminis. La decisione rafforza il principio del giusto processo, richiedendo una prova certa della conoscenza della chiamata in giudizio.
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