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Riliquidazione

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249 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Massimale pensionabile: l’Inps vince sul ricalcolo della pensione
L'Ente Previdenziale ha impugnato la sentenza che riconosceva a un lavoratore dello spettacolo il diritto al ricalcolo della pensione senza l'applicazione del limite massimo di retribuzione giornaliera sulla quota B. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che il massimale pensionabile previsto dalla legge speciale del 1971 rimane pienamente operativo anche per la quota B della pensione dei lavoratori dello spettacolo iscritti prima del 1996, non essendo stato abrogato dalle riforme successive. Rigettato invece il ricorso del pensionato sulla decadenza dei ratei ultra-triennali.
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Calcolo della pensione dei professionisti: vince la stabilità
Una professionista ha chiesto il ricalcolo della propria pensione erogata dalla Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti. La ricorrente pretendeva che la base di calcolo considerasse la media dei quindici anni di reddito precedenti al pensionamento, anziché i venticinque anni stabiliti dal regolamento interno della Cassa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del regolamento della Cassa. I giudici hanno stabilito che le modifiche al calcolo della pensione dei professionisti sono legittime se finalizzate a garantire l'equilibrio finanziario di lungo termine dell'ente previdenziale, anche attenuando il principio del pro rata in favore dell'equità tra generazioni. La professionista ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Calcolo della pensione di vecchiaia: Cassa contro Professionista
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa di Previdenza contro la decisione di ricalcolare la pensione di un iscritto. Il Professionista chiedeva il calcolo della pensione di vecchiaia con decorrenza dal 2006, includendo gli anni dal 1988 al 1993 in cui i contributi erano stati versati in misura inferiore rispetto al dovuto. La Cassa sosteneva che il mancato pagamento integrale escludesse tali anni dall'anzianità contributiva, applicando un regolamento del 2004. I giudici hanno stabilito che le modifiche peggiorative del 2004 non si applicano alle pensioni precedenti al 2007 per via del principio del pro rata. Inoltre, nessuna legge della Cassa prevede l'annullamento degli anni con contributi parziali. Il Professionista ottiene così il ricalcolo favorevole della propria pensione.
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Principio del pro rata: la Cassazione tutela i pensionati
Un professionista ha chiesto il ricalcolo della propria pensione di vecchiaia anticipata, contestando il metodo applicato dalla Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti. La Cassa aveva calcolato l'importo basandosi su un regolamento del 2004 che estendeva il periodo di riferimento dei redditi da 15 a 18 anni, riducendo l'assegno. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla Cassa, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che, per i trattamenti pensionistici maturati prima del 1° gennaio 2007, si applica il rigoroso principio del pro rata nella sua formulazione originaria. Di conseguenza, le Casse professionali non possono introdurre modifiche peggiorative retroattive sui periodi già maturati. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Milano.
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Riliquidazione della pensione: gli eredi sconfiggono la Cassa
Gli Eredi del Professionista hanno chiesto la riliquidazione della pensione del loro familiare defunto, contestando il calcolo ridotto applicato dalla Cassa Previdenziale in base a modifiche regolamentari successive. La Cassa ha eccepito la prescrizione quinquennale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa, confermando che il diritto alla riliquidazione della pensione, quando l'importo è contestato, è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella quinquennale. Inoltre, le modifiche peggiorative della Cassa non si applicano alle pensioni decorrenti prima del 2007. Gli eredi vincono definitivamente la causa e la Cassa deve rimborsare le spese legali.
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Pensioni: il principio del pro rata blocca i tagli retroattivi
Un geometra in pensione ha chiesto il ricalcolo del proprio trattamento pensionistico, contestando la riduzione applicata dall'ente previdenziale in base a una delibera interna del 1997. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa di previdenza, confermando che per le pensioni liquidate prima del 31 dicembre 2006 si applica rigorosamente il principio del pro rata. Questo significa che le modifiche peggiorative introdotte dall'ente previdenziale non possono colpire retroattivamente le quote di pensione relative ad anzianità contributive maturate prima dell'adozione della delibera stessa. Di conseguenza, il pensionato ha diritto a ricevere la pensione ricalcolata e il pagamento delle differenze sui ratei pregressi.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per includere voci retributive precedentemente escluse. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, escludendo la decadenza. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il termine di decadenza di tre anni si applica anche alle richieste di ricalcolo della pensione già in godimento. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto alla riliquidazione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati prima del triennio precedente alla causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Riliquidazione della pensione: sì al ricalcolo ma addio arretrati
Un pensionato ha richiesto all'INPS la riliquidazione della pensione per includere voci retributive precedentemente escluse. Dopo il rifiuto, ha proposto ricorso giudiziale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda escludendo la decadenza. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, chiarendo che la decadenza triennale introdotta nel 2011 si applica anche alle prestazioni già in corso. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto alla riliquidazione della pensione, ma colpisce esclusivamente i singoli ratei arretrati maturati oltre i tre anni precedenti alla data di deposito del ricorso giudiziario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: spetta all’INPS provare i conteggi
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei periodi di contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non ha dimostrato di aver effettuato tale inclusione. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al pensionato provare il mancato inserimento di tali somme. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'ente previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito. Di conseguenza, il pensionato vince la causa e ottiene il ricalcolo del trattamento pensionistico.
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Ricalcolo della pensione: l’Inps deve provare i conteggi corretti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una pensionata al ricalcolo della pensione. La controversia riguardava l'inclusione degli emolumenti extra mensili, come tredicesima e indennità per ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per i periodi di cassa integrazione e disoccupazione. L'Ente Previdenziale sosteneva che spettasse alla pensionata dimostrare il mancato inserimento di tali somme. I giudici hanno invece stabilito che spetta all'istituto di previdenza dimostrare il corretto adempimento e calcolo delle somme dovute, trattandosi di un fatto estintivo dell'obbligazione. Di conseguenza, il ricorso dell'ente pubblico è stato rigettato, confermando l'obbligo di ricalcolare l'assegno pensionistico includendo le voci escluse.
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Ricalcolo della pensione: l’INPS perde e paga per gli errori
Una pensionata ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. L'INPS si è opposto, sostenendo che spettasse alla donna dimostrare l'omissione di tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che spetta all'INPS l'onere di provare l'esatto adempimento del suo obbligo di accredito. Di conseguenza, l'ente pubblico deve procedere al ricalcolo della pensione richiesto e pagare le spese di giudizio.
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Ricalcolo della pensione: l’onere della prova spetta all’INPS
Il Pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei contributi figurativi per cassa integrazione e disoccupazione. L'Ente Previdenziale si è opposto, sostenendo che spettasse al pensionato dimostrare la mancata inclusione di tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che spetta all'istituto previdenziale dimostrare il corretto adempimento del proprio obbligo di calcolo. Di conseguenza, in mancanza di tale prova, il Pensionato ha pienamente diritto alla riliquidazione dell'assegno comprensivo delle mensilità aggiuntive.
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Massimale retributivo pensionabile: l’INPS vince in Cassazione
Un pensionato del settore dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della propria pensione, sostenendo che per la quota B non dovesse applicarsi il limite massimo di stipendio giornaliero pensionabile. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, escludendo l'applicazione del tetto. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale retributivo pensionabile si applica anche alla quota B per i lavoratori iscritti prima del 1996. La normativa speciale non è stata abrogata e serve a garantire l'equilibrio dei conti pubblici. La sentenza d'appello è stata quindi annullata.
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Ricalcolo della pensione: l’Inps perde se non prova i calcoli
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non aveva dimostrato l'effettivo inserimento di tali somme. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al lavoratore provare il mancato computo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'istituto previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito, trattandosi di un fatto estintivo dell'obbligazione. Di conseguenza, il pensionato ha diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico con l'integrazione delle somme spettanti.
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Riliquidazione della pensione: sconfitto il taglio della Cassa
Un professionista ha ottenuto la riliquidazione della pensione di vecchiaia erogata dal 2005. La Cassa di previdenza aveva applicato un calcolo peggiorativo basato su un regolamento successivo. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto al calcolo più favorevole per i contributi versati fino al 2003, applicando la prescrizione decennale. La Cassa ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le modifiche peggiorative non si applicano retroattivamente alle pensioni antecedenti al 2007. Inoltre, ha ribadito che quando si contesta il calcolo della pensione, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni e non quella quinquennale delle singole rate. Il pensionato vince definitivamente la causa.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Alcuni pensionati ex dipendenti Enel hanno chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione per includere tutte le voci retributive variabili. L'INPS ha eccepito la decadenza triennale introdotta nel 2011. La Corte d'Appello ha respinto l'eccezione, ritenendo la norma inapplicabile alle pensioni antecedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che il termine di decadenza triennale si applica anche alle pensioni già in corso, decorrendo dall'entrata in vigore della nuova legge. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto al ricalcolo della pensione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Decadenza mobile: pensione ricalcolata anche dopo tre anni
Un pensionato ha chiesto all'Inps la riliquidazione della propria pensione per neutralizzare alcune settimane di mobilità svantaggiose. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile, ritenendo che il termine di decadenza triennale avesse estinto interamente il diritto al ricalcolo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che in questi casi si applica il principio della decadenza mobile. Questo significa che il pensionato non perde definitivamente il diritto alla corretta determinazione della pensione, ma perde unicamente il diritto a percepire le differenze sui singoli ratei maturati più di tre anni prima della domanda giudiziale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Massimale pensionabile ex ENPALS: INPS vince in Cassazione
Un pensionato dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della propria pensione ex ENPALS (Quota B), sostenendo che non si dovesse applicare il limite massimo di retribuzione giornaliera. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato, ma ha applicato la decadenza triennale per i ratei più vecchi. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale pensionabile ex ENPALS continua ad applicarsi anche al calcolo della Quota B per le anzianità maturate dopo il 1992. Ha inoltre confermato che la decadenza triennale si applica alle richieste di ricalcolo delle pensioni già in godimento, limitando il recupero delle somme arretrate ai soli tre anni precedenti la domanda giudiziale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Riliquidazione della pensione: la decadenza blocca il ricalcolo
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione di vecchiaia, già liquidata nel 2012, pretendendo la retrodatazione al 2007 tramite il computo di contributi versati in altre gestioni. L'ente previdenziale ha eccepito la decadenza del diritto all'azione giudiziaria. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione dell'ente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del pensionato. I giudici hanno chiarito che, in caso di riliquidazione della pensione per prestazioni riconosciute solo parzialmente, il termine di decadenza inizia a decorrere unicamente dal momento del parziale riconoscimento della prestazione stessa. Di conseguenza, i tempi della procedura amministrativa precedente non sospendono né rinviano questo termine, rendendo tardiva l'azione giudiziaria avviata oltre i limiti di legge.
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Ricalcolo della pensione: no alla decadenza totale per gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'Inps il ricalcolo della pensione per escludere alcuni contributi meno favorevoli e ottenere le differenze arretrate. La Corte d'Appello aveva dichiarato il ricorso inammissibile applicando una decadenza totale (tombale) di tre anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che per le richieste di ricalcolo della pensione già riconosciuta si applica la decadenza mobile. Questo significa che il pensionato non perde il diritto al ricalcolo in sé, ma perde solo la possibilità di chiedere gli arretrati maturati più di tre anni prima dell'avvio della causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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