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Riliquidazione Della Pensione

48 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il ricalcolo dell'importo della pensione già in essere, solitamente richiesto quando si ritiene che il calcolo originale sia stato effettuato in modo errato o sulla base di normative interpretate in modo sfavorevole al pensionato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Riliquidazione della pensione: la Cassa perde il ricorso
Un professionista ha agito in giudizio contro la propria Cassa di previdenza per ottenere la riliquidazione della pensione. L'ente previdenziale aveva escluso dal calcolo tre annualità di contributi contestando presunte irregolarità nei versamenti. I giudici di merito hanno accolto la domanda del lavoratore autonomo dopo aver accertato la regolarità dei pagamenti tramite una comunicazione ufficiale dell'ente stesso. La Cassa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o delle prove in sede di legittimità. Il professionista ha ottenuto la conferma del ricalcolo dell'assegno pensionistico con la condanna dell'ente al pagamento delle spese.
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Pensione lavoratori dello spettacolo: confermato il tetto
Un lavoratore iscritto al Fondo spettacolo chiedeva la riliquidazione del supplemento della propria pensione, sostenendo che per la Quota B non si dovesse applicare il tetto giornaliero di retribuzione previsto dal regime speciale. La Corte d'Appello accoglieva la domanda, escludendo il massimale. L'ente di previdenza proponeva ricorso per Cassazione a difesa dell'equilibrio finanziario del sistema. La Suprema Corte ha ribaltato il verdetto e dato ragione all'ente previdenziale. Per la pensione lavoratori dello spettacolo, il massimale giornaliero resta pienamente operante anche sui contributi successivi al 1992. Le riforme degli anni Novanta non hanno abrogato tacitamente il limite retributivo, che garantisce la proporzione tra versamenti e prestazioni.
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Riliquidazione della pensione negata per contributi prescritti
Un pensionato ha chiesto la riliquidazione della pensione di vecchiaia a seguito dell'accordo con l'azienda che gli riconosceva un inquadramento superiore per gli anni passati. L'Ente Previdenziale si è opposto, contestando che i contributi aggiuntivi legati alle differenze retributive non erano mai stati versati ed erano ormai caduti in prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che il principio di automaticità delle prestazioni previdenziali non opera per i contributi prescritti. Di conseguenza, il lavoratore non può ottenere l'aumento dell'assegno pensionistico, ma può unicamente agire contro il datore di lavoro per ottenere il risarcimento del danno subito.
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Riliquidazione della pensione: l’onere probatorio al pensionato
Un pensionato ha chiesto la riliquidazione della pensione all'ente previdenziale lamentando il mancato conteggio della tredicesima mensilità nella contribuzione figurativa per periodi di disoccupazione involontaria. La Corte d'Appello aveva accolto la richiesta, imponendo all'ente pubblico di dimostrare il corretto accredito dei ratei. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'onere probatorio grava sul pensionato. Il cittadino non può limitarsi a un'affermazione generica di mancata corresponsione, ma deve indicare con esattezza l'inadempimento e provare l'omissione nel calcolo. I giudici supremi hanno cassato la pronuncia con rinvio.
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Riliquidazione della pensione: l’onere probatorio
Un pensionato ha citato in giudizio l'Istituto di previdenza chiedendo la riliquidazione della pensione per ottenere importi differenziali sui periodi di disoccupazione involontaria. Il ricorrente sosteneva che l'ente avesse omesso di conteggiare la tredicesima mensilità nella contribuzione figurativa. La Corte di Appello ha accolto la domanda del lavoratore, presumendo l'inadempimento dell'ente sulla base della semplice spettanza legale dell'emolumento. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale: spetta al pensionato allegare in modo specifico e dettagliato l'effettiva omissione del calcolo della tredicesima, non potendosi imporre all'ente la prova contraria a fronte di mere contestazioni generiche.
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Riliquidazione pensione: non basta un reclamo generico
Una lavoratrice ha richiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della pensione per ottenere importi arretrati legati ai periodi di disoccupazione. Il ricorso sosteneva il mancato calcolo della tredicesima mensilità nei contributi figurativi. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo che spettasse all'ente dimostrare il corretto conteggio. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito: il pensionato non può limitarsi a un'affermazione generica di mancato accredito, ma deve indicare specificamente l'errore commesso dall'ente. L'onere di allegare e provare l'inadempimento grava sul titolare del trattamento pensionistico.
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Riliquidazione della pensione: la prova spetta al cittadino
Un pensionato ha richiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della pensione, sostenendo che l'istituto avesse calcolato in modo errato i contributi figurativi per disoccupazione, omettendo la tredicesima mensilità. I giudici territoriali avevano accolto la domanda, imponendo all'ente l'onere di dimostrare la corretta inclusione dei ratei. La Corte di Cassazione ha ribaltato questo verdetto. Il cittadino non può limitarsi a un'affermazione generica di mancato accredito se l'ente possiede già i dati retributivi completi. Spetta al pensionato allegare e provare l'inadempimento specifico dell'ente previdenziale.
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Riliquidazione della pensione: l’onere della prova spetta all’ente
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione per ottenere il ricalcolo dell'assegno previdenziale. Il lavoratore lamentava l'omessa inclusione degli emolumenti ultramensili, come la tredicesima e le ferie non godute, nel computo dei periodi coperti da contribuzione figurativa per disoccupazione. L'ente previdenziale sosteneva che spettasse al cittadino dimostrare l'errore materiale nel conteggio dei contributi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente di previdenza, stabilendo un principio chiaro: spetta all'istituto previdenziale provare di aver adempiuto correttamente ai propri obblighi di calcolo e di aver inserito tutte le voci retributive dovute per legge. Poiché l'ente non ha fornito la prova dell'esatto computo, il pensionato ha ottenuto la rideterminazione dell'assegno e il versamento delle differenze maturate.
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Riliquidazione della pensione: l’INPS perde e il calcolo sale
Il Lavoratore ha svolto attività di coltivatore diretto per tutte le 52 settimane dell'anno tra il 1996 e il 2003, prestando anche qualche settimana di lavoro come bracciante agricolo dipendente. L'Ente previdenziale ha calcolato la prestazione applicando l'elevazione figurativa sui contributi da lavoro dipendente, riducendo l'importo dell'assegno rispetto alla contribuzione autonoma effettivamente versata. Il Lavoratore ha quindi richiesto la riliquidazione della pensione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che la contribuzione figurativa non si applica quando il periodo è già interamente coperto da contribuzione obbligatoria per lavoro autonomo. Di conseguenza, l'assegno pensionistico deve essere rideterminato valorizzando la contribuzione economicamente più vantaggiosa per il pensionato, senza forzature fittizie penalizzanti.
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Elevazione figurativa: no al taglio INPS della pensione agricola
Un lavoratore agricolo, già coperto da contributi come coltivatore diretto, ha svolto anche brevi periodi come bracciante dipendente. L'Ente Previdenziale ha rideterminato l'assegno applicando l'elevazione figurativa e distribuendo il reddito da dipendente su tutte le cinquantadue settimane annue. Tale meccanismo ha provocato un drastico abbattimento del trattamento pensionistico. Il lavoratore ha impugnato il ricalcolo e la Corte di Cassazione gli ha dato ragione, rigettando il ricorso dell'Ente Previdenziale. I giudici hanno stabilito che l'elevazione figurativa non può applicarsi quando la settimana risulta già interamente coperta da contributi obbligatori per lavoro autonomo, esistendo un principio di incompatibilità tra contribuzione obbligatoria e figurativa. L'assegno deve essere ricalcolato in modo favorevole al lavoratore.
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Riliquidazione della pensione: no alla decadenza retroattiva
La Lavoratrice, ex bracciante agricola, ha richiesto la riliquidazione della pensione per ottenere la rivalutazione dei contributi maturati. I giudici di merito hanno rigettato la domanda ritenendola fuori tempo massimo in base alla nuova decadenza triennale introdotta nel 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della donna. I giudici hanno stabilito che, sebbene la nuova decadenza si applichi anche alle situazioni preesistenti, il termine di tre anni inizia a decorrere solo dall'entrata in vigore della nuova legge (6 luglio 2011) e non prima. Di conseguenza, l'azione non era prescritta e la causa dovrà essere riesaminata.
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Riliquidazione della pensione: salvi i ricalcoli oltre i tre anni
Un pensionato ha richiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della pensione per includere nel calcolo i contributi figurativi del periodo di disoccupazione. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione favorevole al pensionato, sostenendo che il ritardo di oltre tre anni facesse perdere interamente il diritto al ricalcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che la decadenza triennale non cancella il diritto alla riliquidazione della pensione per il futuro. La decadenza opera in modo mobile, colpendo esclusivamente i singoli ratei mensili scaduti prima del triennio precedente alla domanda giudiziale. Il pensionato conserva quindi il diritto all'adeguamento dell'assegno e alle differenze arretrate non prescritte.
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Riliquidazione della pensione: la Cassa vince sul professionista
Un professionista ha chiesto la riliquidazione della pensione alla propria Cassa di previdenza, pretendendo l'esclusione di un coefficiente di riduzione e il calcolo frazionato in sub-quote basato su diverse normative succedutesi nel tempo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso della Cassa di previdenza. I giudici di legittimita' hanno stabilito che il coefficiente di neutralizzazione (riduzione per pensionamento anticipato) e' legittimo e non viola il principio del pro rata. Inoltre, la Corte ha chiarito che il calcolo della pensione deve seguire un unico regime regolamentare, ossia quello vigente al momento della maturazione del diritto, escludendo il frazionamento in sub-quote. La causa ritorna alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Riliquidazione della pensione: il peso del vecchio giudicato
Un pensionato, iscritto al Fondo Volo, ha richiesto la riliquidazione della pensione contestando l'applicazione del massimale pensionistico da parte dell'INPS. In precedenza, il pensionato aveva già promosso un giudizio, conclusosi con sentenza definitiva di rigetto, per contestare solo il coefficiente di capitalizzazione della quota liquida. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il precedente giudicato copre anche le questioni che potevano essere sollevate ma non lo sono state (principio del dedotto e del deducibile). Poiché il diritto alla pensione è unico, la definitività della prima decisione si estende all'intero trattamento. Di conseguenza, la domanda di riliquidazione della pensione è stata definitivamente respinta.
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Riliquidazione della pensione: il giudicato blocca il ricalcolo
Il Pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione senza l'applicazione del limite massimo di legge. L'ente previdenziale si è opposto, evidenziando che una precedente sentenza definitiva aveva già respinto una sua richiesta di ricalcolo basata su coefficienti diversi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pensionato. I giudici hanno stabilito che il diritto alla pensione è unico, anche se diviso tra quota capitale e ratei mensili. Poiché la precedente decisione definitiva aveva confermato i calcoli dell'ente previdenziale applicando il tetto massimo, tale decisione copre anche le contestazioni non sollevate in quella sede ma che si sarebbero potute proporre. Di conseguenza, il Pensionato perde definitivamente la causa e non può più contestare l'applicazione del limite massimo alla sua pensione.
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Riliquidazione della pensione: gli eredi sconfiggono la Cassa
Gli Eredi del Professionista hanno chiesto la riliquidazione della pensione del loro familiare defunto, contestando il calcolo ridotto applicato dalla Cassa Previdenziale in base a modifiche regolamentari successive. La Cassa ha eccepito la prescrizione quinquennale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa, confermando che il diritto alla riliquidazione della pensione, quando l'importo è contestato, è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella quinquennale. Inoltre, le modifiche peggiorative della Cassa non si applicano alle pensioni decorrenti prima del 2007. Gli eredi vincono definitivamente la causa e la Cassa deve rimborsare le spese legali.
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Riliquidazione della pensione: sì al ricalcolo ma addio arretrati
Un pensionato ha richiesto all'INPS la riliquidazione della pensione per includere voci retributive precedentemente escluse. Dopo il rifiuto, ha proposto ricorso giudiziale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda escludendo la decadenza. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, chiarendo che la decadenza triennale introdotta nel 2011 si applica anche alle prestazioni già in corso. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto alla riliquidazione della pensione, ma colpisce esclusivamente i singoli ratei arretrati maturati oltre i tre anni precedenti alla data di deposito del ricorso giudiziario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: l’onere della prova spetta all’ente
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come la tredicesima e l'indennità per ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa relativa ai periodi di cassa integrazione e disoccupazione. L'ente previdenziale si è opposto, sostenendo che spettasse al lavoratore dimostrare l'errore nel calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che spetta all'istituto previdenziale dimostrare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito dei contributi figurativi. Di conseguenza, l'ente deve procedere al ricalcolo della pensione a favore del pensionato e pagare le spese processuali.
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Riliquidazione della pensione: sconfitto il taglio della Cassa
Un professionista ha ottenuto la riliquidazione della pensione di vecchiaia erogata dal 2005. La Cassa di previdenza aveva applicato un calcolo peggiorativo basato su un regolamento successivo. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto al calcolo più favorevole per i contributi versati fino al 2003, applicando la prescrizione decennale. La Cassa ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le modifiche peggiorative non si applicano retroattivamente alle pensioni antecedenti al 2007. Inoltre, ha ribadito che quando si contesta il calcolo della pensione, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni e non quella quinquennale delle singole rate. Il pensionato vince definitivamente la causa.
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Ricalcolo della pensione: spetta all’INPS provare i conteggi
Il Pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili nella base di calcolo dei contributi figurativi per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non ha dimostrato il corretto inserimento di tali somme. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al lavoratore provare l'errore di calcolo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'ente previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento dell'obbligo di accredito. Pertanto, il Pensionato ottiene definitivamente il diritto al ricalcolo della pensione.
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