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Ricusazione — Anno 2022

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160 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricusazione

Provvedimenti

Ricusazione del giudice: i termini scadono anche col rinvio
L'Imputato ha proposto la ricusazione del giudice dell'udienza preliminare, ritenendolo non imparziale per aver disposto un sequestro in un altro procedimento simile. La Corte d'Appello ha dichiarato la richiesta tardiva, poiché presentata dopo la verifica della regolare costituzione delle parti. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il legittimo impedimento del difensore di un coimputato avesse sospeso i termini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'impedimento di un difensore altrui non blocca la verifica della costituzione delle parti. Di conseguenza, la ricusazione del giudice presentata oltre tale fase è tardiva. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricusazione del giudice: il ritardo costa caro all’imputato
L'Imputato ha presentato una dichiarazione di ricusazione del giudice penale, sostenendo che lo stesso magistrato avesse fatto parte, vent'anni prima, del collegio che gli aveva negato la revoca di una misura di prevenzione. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'istanza per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la ricusazione del giudice deve essere proposta tassativamente entro tre giorni dal momento in cui la parte ha conoscenza della causa di incompatibilità. Poiché l'imputato era già in possesso del vecchio decreto contenente il nome del magistrato, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rimessione del processo: negato il trasferimento per sospetti
Un attivista ambientale, imputato per diffamazione, ha richiesto la rimessione del processo a un altro tribunale per legittimo sospetto. L'attivista sosteneva che le sue numerose denunce contro magistrati e figure locali avessero creato un clima di ostilità nei suoi confronti nel circondario di Gela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. I giudici hanno chiarito che la rimessione del processo richiede una grave situazione locale che colpisca l'intero ufficio giudiziario, e non semplici congetture o timori soggettivi legati a singoli magistrati. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: respinta la tesi sul Veneto autonomo
Due imputate hanno presentato un'istanza di ricusazione del giudice ritenendo che lo Stato italiano non avesse una giurisdizione legittima sul territorio del Veneto. La Corte d'appello ha dichiarato inammissibile la richiesta. Le imputate hanno quindi proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità della sovranità statale sulla regione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la contestazione della sovranità dello Stato non rientra nei casi di ricusazione del giudice previsti dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Dichiarazione di ricusazione generica: condanna da mille euro
Il Ricorrente ha presentato una dichiarazione di ricusazione contro il Giudice, sostenendo che la sua precedente partecipazione a un collegio giudicante in un altro processo a suo carico ne compromettesse l'imparzialità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per assoluta genericità. I giudici hanno chiarito che la semplice partecipazione a un precedente giudizio non costituisce di per sé una valutazione pregiudicante. Il richiedente avrebbe dovuto indicare elementi specifici di sovrapposizione tra i due procedimenti. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare mille euro alla Cassa delle ammende.
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Ricusazione del giudice: condanna del complice e imparzialità
L'Imputato ha proposto una richiesta di ricusazione del giudice, ritenendolo incompatibile poiché aveva già condannato un coimputato per il trasporto di sostanze stupefacenti. L'Imputato, accusato di intermediazione nello stesso traffico e di associazione a delinquere, sosteneva che il magistrato avesse già espresso un giudizio di merito sulla sua condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la precedente sentenza si limitava a prendere atto della confessione del coimputato, senza valutare la posizione dell'Imputato. Di conseguenza, non sussiste alcuna violazione dell'imparzialità. La Corte ha confermato che la ricusazione del giudice manifestamente infondata può essere rigettata immediatamente senza udienza formale, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rimessione del processo: no al trasferimento senza prove
Il Detenuto, ristretto in un istituto penitenziario, ha richiesto personalmente la sospensione e il trasferimento del proprio procedimento penale presso un altro tribunale. Ha motivato l'istanza sollevando un presunto legittimo sospetto sull'imparzialità dei giudici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di rimessione del processo. I giudici hanno rilevato la totale genericità dell'istanza, priva di motivazioni concrete e di documenti di supporto. La Corte ha chiarito che il legittimo sospetto richiede una grave situazione locale idonea a turbare l'intero ufficio giudiziario, e non singoli magistrati, per i quali operano invece gli istituti dell'astensione e della ricusazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Ricusazione del giudice: l’imparzialità vince sul pre-giudizio
L'Imputato ha proposto ricorso contro il rigetto della sua istanza di ricusazione nei confronti di un magistrato. Il giudice in questione aveva già fatto parte del collegio in un precedente processo correlato, valutando la credibilità di un testimone chiave e la posizione dello stesso Imputato per fatti analoghi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'incompatibilità sussiste anche quando la valutazione precedente sia stata sommaria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto l'accoglimento della ricusazione del giudice e ha trasmesso gli atti alla Corte d'appello per la sostituzione del magistrato.
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Nullità del contratto di lavoro: assunto e poi escluso dal posto
Un autista di ambulanza, assunto da un'Azienda Sanitaria tramite una procedura di stabilizzazione dei precari, viene licenziato dopo che un controllo interno rileva la mancanza dei requisiti di legge. Il lavoratore contesta la decisione, ritenendola un licenziamento illegittimo, e chiede il risarcimento dei danni per la lesione del proprio affidamento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la nullità del contratto di lavoro per violazione di norme imperative. I giudici chiariscono che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di recedere da un rapporto invalido. Inoltre, escludono qualsiasi risarcimento del danno: le leggi sui requisiti di assunzione sono pubbliche e conoscibili con l'ordinaria diligenza, impedendo la nascita di un affidamento incolpevole nel lavoratore.
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Ricusazione del giudice: no al cambio se il reato è diverso
L'Imputato ha proposto un'istanza di ricusazione del giudice per le indagini preliminari, sostenendo che lo stesso magistrato lo avesse già condannato in passato per un singolo episodio di trasporto di droga. L'Imputato riteneva che tale precedente giudizio ne compromettesse l'imparzialità nel nuovo processo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la ricusazione del giudice richiede il deposito immediato di tutta la documentazione di supporto a pena di inammissibilità. Inoltre, nel merito, l'aver giudicato lo stesso soggetto per un reato diverso e autonomo, anche se collegato, non mina l'imparzialità del magistrato e non giustifica la sua sostituzione.
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Istanza di ricusazione: il giudice del complice può giudicare
L'Imputato ha proposto un'istanza di ricusazione contro due giudici del suo processo per associazione mafiosa. Sosteneva che i magistrati fossero parziali perché avevano già giudicato alcuni suoi coimputati in un precedente processo correlato. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'istanza di ricusazione è infondata se i giudici non hanno compiuto alcuna valutazione di merito sulla specifica responsabilità penale dell'imputato nel precedente giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Imparzialità del giudice: no al ricorso se manca la ricusazione
Un pilota militare, dichiarato permanentemente non idoneo al volo, impugna la decisione del Consiglio di Stato davanti alle Sezioni Unite. Egli denuncia la violazione del principio di imparzialità del giudice, poiché il presidente del collegio giudicante aveva svolto in passato incarichi di consulenza scientifica per il Ministero della Difesa. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che il potenziale difetto di imparzialità del singolo magistrato non costituisce un vizio strutturale dell'organo giudicante, ma una mera violazione di norme processuali. Di conseguenza, tale contestazione non configura un difetto di giurisdizione e non può essere fatta valere davanti alla Cassazione, dovendo invece essere sollevata tempestivamente nel processo di merito tramite gli strumenti dell'astensione o della ricusazione.
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Tentato omicidio in auto: condannato anche senza pericolo di vita
Un uomo, dopo una lite in un bar per motivi economici, ha investito intenzionalmente i suoi due fratelli con l'auto a forte velocità, tentando poi di travolgerli nuovamente in retromarcia. Le vittime si sono salvate solo grazie alla loro prontezza di riflessi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato omicidio, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che per configurare il tentato omicidio non è necessario che le vittime abbiano corso un effettivo pericolo di vita o riportato gravi lesioni. Rileva invece l'idoneità dell'azione (l'uso dell'auto come arma) e la chiara volontà di uccidere desumibile dalla reiterazione del gesto. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Incompatibilità del giudice: condanna precedente non ferma il GIP
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eccependo l'incompatibilità del giudice che aveva emesso il provvedimento. Secondo la difesa, il magistrato avrebbe dovuto astenersi poiché il giorno precedente aveva giudicato lo stesso imputato in un rito abbreviato per reati connessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la precedente valutazione in un procedimento connesso, riguardante un reato storicamente diverso, non determina alcuna incompatibilità del giudice né un obbligo di astensione o ricusazione, in quanto non compromette il principio di imparzialità. Di conseguenza, la misura cautelare è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Gratuito patrocinio: l’avvocato non può chiedere soldi al cliente
Un avvocato ha citato in giudizio una cliente per ottenere il pagamento di oltre ottomila euro per prestazioni professionali svolte. La cliente si è difesa eccependo di essere stata ammessa al gratuito patrocinio a spese dello Stato. L'avvocato sosteneva che l'ammissione fosse illegittima per mancanza dei requisiti di reddito e ne chiedeva la revoca o la disapplicazione al giudice civile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che l'avvocato non può chiedere i compensi direttamente al cliente ammesso al gratuito patrocinio, a meno che il beneficio non sia stato formalmente revocato dal giudice del processo principale. Il giudice della causa per i compensi non ha il potere di revocare o disapplicare tale provvedimento.
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Ricusazione del giudice: nullo il provvedimento senza udienza
Il caso nasce dalla ricusazione del giudice per le indagini preliminari. La Corte di Cassazione, dopo aver accolto la richiesta, ha trasmesso gli atti alla Corte d'appello per stabilire quali atti compiuti dal giudice ricusato conservassero efficacia. La Corte d'appello ha deciso senza convocare le parti (de plano). L'Imputato ha fatto ricorso, lamentando la violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la decisione sull'efficacia degli atti successiva alla ricusazione del giudice non può avvenire in segreto. È obbligatorio fissare un'udienza camerale per garantire il contraddittorio tra le parti. Di conseguenza, la decisione precedente è stata annullata e il procedimento dovrà essere ripetuto garantendo la partecipazione della difesa.
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Ricusazione del giudice: la Cassazione annulla la condanna
Due imputati ricorrono in Cassazione lamentando la presenza, nel collegio della Corte d'appello, di un magistrato che si era già espresso sulla credibilità di un testimone chiave in un altro processo correlato. Gli imputati avevano presentato istanza di ricusazione, inizialmente respinta ma poi accolta dalla Suprema Corte. La Cassazione stabilisce che l'accoglimento della domanda di ricusazione del giudice determina la nullità assoluta della sentenza d'appello emessa nel frattempo. Tale nullità ha natura oggettiva e si estende a tutti i coimputati, poiché tutela i principi costituzionali di imparzialità e terzietà del giudice. La Corte annulla quindi la sentenza impugnata e ordina la trasmissione degli atti a un'altra sezione della Corte d'appello per un nuovo giudizio.
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Dichiarazione di ricusazione senza prove: scatta la multa
L'Imputato ha presentato una dichiarazione di ricusazione contro il presidente e il relatore del collegio della Corte di Cassazione. Egli sosteneva che la rapidità nella trattazione del suo ricorso per ricettazione dimostrasse un accordo segreto tra i giudici, causato dalle sue precedenti denunce contro altri magistrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. I giudici hanno rilevato che le accuse erano del tutto generiche e prive di qualsiasi prova concreta, violando l'obbligo di dimostrare i fatti allegati. Di conseguenza, l'istante è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di 1.500 euro.
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Rimessione del processo negata: l’imputato paga tremila euro
L'Imputato ha richiesto la rimessione del processo a un altro tribunale e la ricusazione dei magistrati. Egli lamentava una presunta inimicizia personale e una anticipazione di giudizio da parte del giudice e dei pubblici ministeri, i quali non si erano astenuti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. I giudici hanno chiarito che il mancato spontaneo allontanamento dei magistrati non dimostra un pregiudizio concreto alla libertà di determinazione delle persone coinvolte nel processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'istanza e ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rimessione del processo: negato lo spostamento per sospetti
L'Imputato, accusato di calunnia contro alcuni magistrati, ha richiesto la rimessione del processo da Roma a Perugia. Ha ipotizzato un'incompatibilità ambientale dovuta a un presunto accordo tra le Procure di Roma e Napoli e alla pendenza di numerose denunce contro i magistrati stessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. I giudici hanno chiarito che la rimessione del processo è una misura eccezionale. Essa richiede una grave situazione locale esterna al processo, capace di pregiudicare l'imparzialità dell'intero ufficio giudiziario, e non dei singoli magistrati. Per i singoli magistrati operano invece l'astensione o la ricusazione. Di conseguenza, l'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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