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Ricorso Incidentale

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2532 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Riunione dei ricorsi: la Cassazione unisce i processi connessi
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. L'impresa di assicurazione e un altro soggetto hanno resistito con controricorso. Successivamente, la stessa sentenza d'appello è stata impugnata anche per revocazione, e la decisione su quest'ultima impugnazione è stata a sua volta oggetto di un secondo ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la stretta connessione tra le due impugnazioni pendenti, ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio a nuovo ruolo. Ha quindi trasmesso gli atti al Presidente di Sezione per valutare la riunione dei ricorsi, al fine di garantire una trattazione unitaria ed evitare contrasti di giudicato.
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Risarcimento danni per omessa vigilanza: Stato contro risparmiatori
Centinaia di risparmiatori hanno perso i propri capitali affidati a due società fiduciarie poste in liquidazione. Gli investitori hanno chiesto il risarcimento danni per omessa vigilanza al Ministero competente, colpevole di non aver controllato le società. La Corte di Appello ha quantificato il danno basandosi sull'intero capitale versato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che il risarcimento deve basarsi sul valore effettivo dell'investimento al momento in cui è nata l'omissione dello Stato, e non sul capitale iniziale in modo automatico. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop ma non estinzione
Una società commerciale ha impugnato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante il giudizio in Cassazione, la contribuente ha richiesto la sospensione del processo e la successiva estinzione della causa, invocando la definizione agevolata delle liti pendenti prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di sospensione del giudizio, ma ha rigettato la richiesta di estinzione immediata. I giudici hanno rilevato che non vi è ancora la prova del definitivo perfezionamento della sanatoria, anche a causa del ricorso incidentale presentato dall'Agenzia delle Entrate. La causa è stata quindi rinviata a nuovo ruolo in attesa delle verifiche necessarie.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: stop alla Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a un'azienda contribuente riguardante un vecchio diniego di condono. Durante il giudizio in Cassazione, l'azienda ha chiesto la sospensione del processo per poter usufruire della definizione agevolata delle liti fiscali, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, applicando la normativa vigente, ha accolto la richiesta della società. Di conseguenza, i giudici hanno sospeso il giudizio fino al 10 ottobre 2023, ordinando il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire all'azienda di perfezionare la sanatoria con il pagamento delle somme dovute.
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Distanze dalle vedute: tenda del bar contro affaccio dei vicini
I proprietari di due appartamenti sovrastanti hanno citato in giudizio i titolari di un bar al piano terra, lamentando che una grande tenda da sole impedisse la loro veduta in appiombo e che due condizionatori causassero rumori e calore intollerabili. La Corte d'appello aveva ordinato la rimozione della tenda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei proprietari del bar, stabilendo che i giudici d'appello non hanno accertato se la tenda costituisca una vera e propria costruzione ai fini delle distanze dalle vedute. La Suprema Corte ha inoltre confermato la legittimità dei condizionatori sulla facciata condominiale, in quanto uso lecito della cosa comune senza prova di immissioni intollerabili. La causa è stata rinviata per un nuovo esame della struttura della tenda.
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Qualificazione del rapporto di lavoro: assegni e subordinazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello sulla qualificazione del rapporto di lavoro di una collaboratrice, inizialmente inquadrata come autonoma. I giudici hanno accertato la natura subordinata del rapporto fin dal settembre 2002, basandosi sull'emissione di assegni mensili di pari importo e sulla continuità delle mansioni di segreteria, inquadrate al quarto livello del contratto collettivo. La Corte ha respinto sia il ricorso del datore di lavoro, che contestava la retrodatazione e la continuità del rapporto, sia quello della lavoratrice, che chiedeva il riconoscimento di un rapporto diretto con la società mandante del professionista per presunta interposizione fittizia di manodopera. Di conseguenza, viene confermata la condanna del datore di lavoro al pagamento di oltre 50.000 euro per differenze retributive e trattamento di fine rapporto.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma la lite fiscale sull’energia
L'Agenzia delle Entrate e una società in fallimento, attiva nel commercio di energia elettrica, hanno impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale riguardante avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva (anni 2010-2012). Le contestazioni riguardavano presunte sovrafatturazioni, consulenze inesistenti e operazioni circolari di trading energetico. Durante il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, il curatore fallimentare della società ha presentato istanza di sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata prevista dalla tregua fiscale (Legge di Bilancio 2023). La Suprema Corte, preso atto della richiesta, ha disposto la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo, consentendo alla contribuente di avviare la procedura di sanatoria.
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Istanza di fallimento: revocata se il credito è solo presunto
Un Ente Pubblico ha presentato un'istanza di fallimento contro una Società, basandosi su un credito non definitivo derivante da una sentenza impugnata. Il Tribunale ha dichiarato il fallimento, ma la Corte d'Appello ha revocato la decisione, ritenendo il credito incerto dopo una valutazione sommaria. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del fallimento, stabilendo che il giudice fallimentare deve sempre verificare autonomamente la reale sussistenza del credito, anche se esiste una sentenza non definitiva. Inoltre, la Cassazione ha accolto il ricorso della Società, riscontrando che i giudici d'appello avevano omesso di decidere sulla richiesta di risarcimento danni per l'ingiusta iniziativa fallimentare. La causa torna in appello per quantificare i danni.
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Trattamento IVA dei contributi pubblici: tra esenzione e fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro una Società di Trasporti e i suoi Soci, ritenendo che i contributi ricevuti dall'Ente Pubblico Locale per il trasporto pubblico fossero soggetti a IVA e IRES. I giudici di merito avevano annullato gli accertamenti, ritenendo i contributi esenti. La Cassazione ha chiarito il trattamento IVA dei contributi pubblici: ai fini delle imposte dirette, i contributi sono esenti. Tuttavia, ai fini IVA, essi sono imponibili se direttamente connessi al prezzo del servizio, permettendo di offrire tariffe ridotte agli utenti. Poiché il giudice d'appello non ha verificato questo nesso economico, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame. Inoltre, è stato confermato l'accertamento per l'uso di fatture per operazioni inesistenti da parte di uno dei soci.
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Rimessione alla pubblica udienza: scontro tra Comune e autostrade
Un Comune ha proposto ricorso in Cassazione contro una società di gestione autostradale e l'ente nazionale delle strade per una complessa controversia legata alle infrastrutture. Data la particolare difficoltà tecnica della materia e la presenza di recenti orientamenti delle Sezioni Unite, la seconda sezione civile ha evitato la decisione immediata a porte chiuse. I giudici hanno quindi disposto la rimessione alla pubblica udienza per consentire una discussione orale approfondita tra le parti. Il provvedimento non decide il merito della lite, ma garantisce un esame più accurato delle questioni giuridiche sollevate.
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Equa riparazione: se il processo è lento pagano due Ministeri
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo amministrativo e del successivo giudizio di ottemperanza. La Corte d'Appello ha condannato il Ministero della Giustizia a pagare un indennizzo ridotto. Il cittadino ha fatto ricorso in Cassazione per contestare il taglio della somma, mentre il Ministero ha presentato ricorso incidentale eccependo la propria parziale carenza di legittimazione passiva per la fase davanti al giudice amministrativo, di competenza del Ministero dell'Economia e delle Finanze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che per i ritardi nei giudizi amministrativi di ottemperanza deve essere chiamato in causa il Ministero dell'Economia. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per integrare il contraddittorio e ricalcolare le quote di indennizzo spettanti a ciascun ministero.
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Responsabilità dei membri del comitato: l’ente deve pagare
Un imprenditore ha chiesto il pagamento per l'installazione di luminarie natalizie a un comitato e a un ente pubblico che ne faceva parte. L'ente pubblico si è opposto, sostenendo di non essere responsabile dei debiti del comitato in mancanza di una delibera specifica per ogni singolo atto di spesa. La Corte d'Appello ha condannato l'ente pubblico, ritenendo che la delibera generale di ripianamento coprisse i debiti preesistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico, confermando la sua responsabilità. La pronuncia ribadisce le regole sulla responsabilità dei membri del comitato (art. 41 c.c.) e l'impossibilità di sollevare questioni nuove in sede di legittimità.
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Carta di libera circolazione: viaggio gratis ma niente contanti
Il Lavoratore ha richiesto all'Azienda il pagamento del controvalore in denaro della Carta di libera circolazione non utilizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del dipendente, accogliendo il ricorso della società di trasporti. I giudici hanno stabilito che la Carta di libera circolazione non ha natura retributiva, ma rappresenta una semplice agevolazione legata allo stato di dipendente. Di conseguenza, se il beneficio non viene utilizzato, non può essere convertito in denaro alla sua scadenza, poiché è del tutto svincolato dalle modalità della prestazione lavorativa. Il Lavoratore perde quindi il diritto a qualsiasi indennità sostitutiva.
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Adeguamento borsa di studio specializzandi: medici sconfitti
Un gruppo di medici specializzandi, iscritti ai corsi tra il 1991 e il 2006, ha richiesto l'adeguamento borsa di studio specializzandi e la rivalutazione triennale del proprio compenso. La Corte d'Appello aveva accolto parzialmente la domanda, ordinando il pagamento degli incrementi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione Statale. I giudici hanno chiarito che le leggi finanziarie hanno legittimamente bloccato le rivalutazioni triennali dal 1992 per esigenze di bilancio, senza violare le direttive europee. Poiché la giurisprudenza sul tema era già consolidata, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili e infondati i ricorsi dei medici, condannandoli anche al risarcimento per lite temeraria per aver insistito in una causa palesemente infondata. Vince l'Amministrazione Statale.
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Restituzione delle somme: l’Ente vince ma perde il rimborso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore che chiedeva la ricongiunzione contributiva dei periodi di servizio militare. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione d'appello lamentando la mancata restituzione delle somme pagate in primo grado. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che il diritto alla restituzione delle somme sorge sì con la riforma della sentenza, ma la parte interessata deve allegare e provare l'effettivo pagamento. Ha inoltre rigettato il ricorso del lavoratore, confermando l'applicazione delle norme speciali per il trasferimento dei contributi. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.
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Risarcimento medici specializzandi: no ai rimborsi prima del 1983
Un medico ha richiesto il risarcimento danni per la mancata remunerazione durante due corsi di specializzazione svolti tra il 1981 e il 1988, lamentando la tardiva attuazione delle direttive europee. La Corte d'Appello ha ridotto l'indennizzo applicando i parametri della Legge 370/1999. Il professionista ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione delle tariffe più favorevoli del 1991, mentre i Ministeri hanno contestato il diritto al risarcimento per il periodo precedente al 1983. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del medico e accolto parzialmente quello dei Ministeri. Il principio stabilito conferma che il risarcimento medici specializzandi iscritti prima del 1982 spetta solo a partire dal 1° gennaio 1983, escludendo i periodi precedenti. La causa è stata rinviata per il ricalcolo delle somme.
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Responsabilità contrattuale dell’università: ricorso respinto
Lo Studente cita in giudizio L'Università chiedendo il risarcimento dei danni per non aver conseguito un diploma di ricerca a causa di presunti inadempimenti dei docenti. I giudici di merito respingono la domanda poiché l'esposizione dei fatti è vaga e Lo Studente ha rifiutato un titolo alternativo offerto per motivi di salute. La Cassazione rigetta il ricorso dello studente, confermando che non sussiste una responsabilità contrattuale dell'università nel garantire la promozione o il conseguimento del titolo, trattandosi di un esito incerto insito in ogni percorso di studi. Inoltre, per applicare il principio di non contestazione, i fatti allegati devono essere precisi, cosa non avvenuta in questo caso. Lo Studente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Massimale retributivo pensionabile: INPS blocca il ricalcolo
Un pensionato del settore dello spettacolo ha chiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della quota B della sua pensione, pretendendo che non venisse applicato il limite massimo alla retribuzione giornaliera. La Corte d'appello gli ha dato ragione, ritenendo tale limite abrogato. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale retributivo pensionabile si applica anche alla quota B per i lavoratori iscritti prima del 1995, non essendo stato abrogato dalle riforme successive. Ha inoltre confermato che la decadenza triennale colpisce solo i singoli ratei pensionistici pregressi oltre i tre anni dalla domanda, e non l'intero diritto al ricalcolo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Discarico automatico: l’Agente vince, ma il credito resta
La Cassa di Previdenza ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per il mancato riversamento di contributi non riscossi risalenti agli anni 1998 e 1999. La Corte d'Appello ha condannato l'Agente, ritenendo che avesse perso il diritto al discarico per via della sua totale inerzia. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Agente della Riscossione. I giudici hanno stabilito che la Legge di Stabilità 2013 ha introdotto il discarico automatico per tutti i ruoli antecedenti al 1999, rendendo inapplicabili le vecchie sanzioni per inattività. Questa cancellazione ha valore puramente contabile e non estingue il diritto di credito della Cassa, che può ancora agire con le vie ordinarie. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Omessa pronuncia sul ricorso: il passeggero vince in Cassazione
Un passeggero ha subito lesioni scendendo da un autobus e ha citato in giudizio l'azienda di trasporti, notificando l'atto presso la sede effettiva di Bari. Il Giudice di Pace ha accolto la domanda, ma l'azienda ha proposto appello eccependo la nullità della notifica. Il Tribunale ha ridotto il risarcimento senza però decidere sull'eccezione di tardività dell'appello sollevata dal passeggero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del passeggero, rilevando il vizio di omessa pronuncia da parte del giudice di secondo grado. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al Tribunale di Bari per un nuovo esame della controversia.
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