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Ricorso Incidentale

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2532 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Deduzione canoni leasing IRAP: Fisco battuto su tasse e interessi
Una grande società commerciale chiedeva il rimborso dell'IRAP versata in eccesso tra il 2008 e il 2011. La società aveva escluso dalla deduzione la quota dei canoni di leasing relativa ai terreni sottostanti i propri negozi, seguendo una circolare ministeriale. Successivamente, ritenendo tale limitazione inapplicabile all'IRAP, presentava istanza di rimborso. L'Amministrazione Finanziaria rifiutava il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio fiscale, confermando la piena deduzione canoni leasing IRAP anche per la quota riferibile ai terreni, in forza del principio di derivazione dal bilancio. Ha inoltre accolto il ricorso della società sul calcolo degli interessi, stabilendo che essi decorrono dal semestre successivo ai singoli versamenti e non dalla data della domanda di rimborso.
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Frazionamento abusivo del credito: la Cassazione taglia le spese
Uno studio legale ha richiesto il pagamento di prestazioni professionali notificando alla compagnia assicurativa ben 250 decreti ingiuntivi basati su un unico accordo tariffario. La compagnia si è opposta denunciando il frazionamento abusivo del credito. Il Tribunale ha accertato l'abuso ma si è limitato a compensare le spese della fase di opposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dello studio legale e ha accolto quello incidentale della compagnia assicurativa. I giudici di legittimità hanno stabilito che, in caso di frazionamento abusivo del credito, il giudice non può limitarsi a compensare le spese di opposizione, ma deve eliminare ogni effetto distorsivo, escludendo il rimborso delle spese della fase monitoria iniziale per sanzionare la condotta contraria a buona fede.
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Frazionamento abusivo del credito: 250 ricorsi costano caro
Lo Studio Legale ha richiesto il pagamento di compensi professionali alla Compagnia Assicurativa depositando, nello stesso giorno, ben 250 ricorsi per decreto ingiuntivo. La Compagnia Assicurativa si è opposta denunciando il frazionamento abusivo del credito, derivante da un unico accordo tariffario quadro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dello Studio Legale e ha accolto quello incidentale della Compagnia Assicurativa. I giudici hanno stabilito che parcellizzare un credito unitario in una moltitudine di cause simili costituisce un abuso del processo. Di conseguenza, il giudice di merito non può limitarsi a compensare le spese legali della fase di opposizione, ma deve eliminare tutti gli effetti distorsivi, negando al creditore il rimborso delle spese della fase monitoria ingiustificatamente moltiplicate.
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Responsabilità da cose in custodia tra imprudenza e incuria
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune chiedendo il risarcimento dei danni per le gravi lesioni riportate a causa del crollo di una staccionata comunale marcia e priva di manutenzione su cui si era appoggiata. La Corte d'appello aveva negato il risarcimento, ritenendo che l'uso improprio della staccionata da parte della donna costituisse un caso fortuito idoneo a escludere la responsabilità dell'ente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della danneggiata, stabilendo che la condotta imprudente del danneggiato non cancella automaticamente la responsabilità da cose in custodia del Comune se la struttura era già gravemente degradata e non manutenuta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Recesso per gravi motivi: l’inquilino vince contro il proprietario
Una società conduttrice di un supermercato ha esercitato il recesso per gravi motivi a causa della contrazione dei consumi e della concorrenza. Il locatore ha contestato il recesso, chiedendo i canoni e il risarcimento dei danni all'immobile. La Corte d'appello ha dato ragione al locatore, ritenendo non provati i gravi motivi e quantificando i danni in base a una perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società conduttrice, stabilendo che la sentenza d'appello era viziata da una motivazione apparente. I giudici di secondo grado non hanno spiegato adeguatamente perché le prove del calo di fatturato fossero insufficienti, né come fossero stati calcolati i danni. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Frazionamento abusivo del credito: perse le spese di 250 cause
Uno Studio Legale ha richiesto duecentocinquanta decreti ingiuntivi contro una Compagnia Assicurativa per riscuotere altrettante parcelle regolate da un'unica convenzione tariffaria. La Compagnia Assicurativa ha contestato la condotta, denunciando il frazionamento abusivo del credito. La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza dell'abuso, stabilendo che parcellizzare un credito unitario derivante da un rapporto continuativo sovraccarica ingiustamente la giustizia e il debitore. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Compagnia Assicurativa, stabilendo che il giudice di merito non può limitarsi a compensare le spese della causa di opposizione, ma deve valutare la revoca o lo stralcio delle spese dei singoli decreti ingiuntivi per eliminare del tutto gli effetti distorsivi della condotta scorretta dello Studio Legale.
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Frazionamento abusivo del credito: chi abusa perde le spese
Uno studio legale ha richiesto il pagamento di compensi professionali notificando ben 250 decreti ingiuntivi contro una compagnia assicurativa, frazionando un credito derivante da un unico rapporto continuativo. La compagnia ha eccepito il frazionamento abusivo del credito. Il Tribunale ha accertato l'abuso ma si è limitato a compensare le spese del giudizio di opposizione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso incidentale della compagnia, ha stabilito che le conseguenze dell'abuso del processo non possono limitarsi alla sola compensazione delle spese di opposizione. Il giudice deve eliminare ogni effetto distorsivo, valutando anche la revoca dei decreti ingiuntivi e negando il rimborso delle spese della fase monitoria per violazione dei doveri di buona fede e correttezza.
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Abusivo frazionamento del credito: no al rimborso delle spese
Uno studio legale ha richiesto il pagamento di prestazioni professionali notificando ben 250 decreti ingiuntivi contro una compagnia assicurativa. La compagnia ha contestato la condotta, denunciando l'abusivo frazionamento del credito derivante da un unico accordo tariffario. Il Tribunale ha confermato il debito ma ha compensato solo le spese della fase di opposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dello studio legale e ha accolto quello incidentale della compagnia assicurativa. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'abusivo frazionamento del credito comporta l'eliminazione di tutti gli effetti distorsivi della condotta contraria a buona fede. Di conseguenza, il giudice di merito deve negare al creditore anche il rimborso delle spese della fase monitoria iniziale, impedendo che tragga vantaggio dal proprio comportamento scorretto. La causa è stata rinviata per una nuova quantificazione delle spese.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: spese legali ridotte
Una società committente ha ottenuto la risoluzione del contratto per inadempimento contro il fornitore di espositori di cartone difettosi, che cedevano sotto il peso dei prodotti. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo del fornitore e lo ha condannato a risarcire le spese di trasporto. La Cassazione ha confermato la gravità dei difetti e la validità del risarcimento per il trasporto. Tuttavia, ha accolto il ricorso del fornitore sul calcolo errato delle spese legali, che andavano parametrate sulla somma effettivamente decisa e non su quella richiesta, e il ricorso della committente sulla mancata valutazione di altre prove relative a ulteriori danni. La causa torna in Appello per ricalcolare le spese e valutare le prove sui danni esclusi.
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Mediazione obbligatoria: l’assenza non cancella il debito
Un'azienda creditrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una societa debitrice per canoni d'affitto d'azienda non pagati. La societa debitrice ha proposto opposizione. La Corte d'appello ha dichiarato improcedibile la domanda del creditore perche non ha partecipato alla procedura di mediazione obbligatoria. La Cassazione ha accolto il ricorso del creditore. Poiche nel caso specifico l'onere di avviare la mediazione era stato attribuito alla societa debitrice senza contestazioni, la mancata partecipazione del creditore non poteva causare l'improcedibilita della causa. La legge prevede infatti solo sanzioni pecuniarie e conseguenze sulle prove per chi non si presenta, non la perdita del diritto di agire in giudizio. La sentenza e stata cassata con rinvio.
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Rinvio a nuovo ruolo per trattative: stop alla lite da 95mila euro
Una società aeroportuale ha impugnato la sentenza che la condannava a pagare oltre novantacinquemila euro a una società di spedizioni. Prima dell'udienza in Cassazione, le parti hanno richiesto congiuntamente un rinvio poiché sono in corso trattative per risolvere amichevolmente la lite. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta disponendo il rinvio a nuovo ruolo per trattative, permettendo così il raggiungimento di un accordo transattivo.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: stop al processo
I Contribuenti hanno impugnato un avviso di accertamento per IRES e IRAP. Dopo la decisione della Commissione tributaria regionale, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. I Contribuenti hanno depositato un'istanza chiedendo la sospensione del processo per valutare l'adesione alla definizione agevolata delle liti fiscali, come previsto dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del giudizio tributario per consentire il deposito della domanda e del pagamento.
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Cessione del contratto: pagare le fatture impedisce il rimborso
Una società subaffittuaria ha chiesto la restituzione dei canoni versati a un nuovo soggetto, sostenendo che quest'ultimo non fosse legittimato a riceverli. La Corte d'Appello ha invece accertato che tra il sublocatore originario e il nuovo soggetto era avvenuta una valida cessione del contratto, accettata tacitamente dalla società subaffittuaria attraverso un comportamento concludente, consistito nel pagamento regolare delle fatture e nell'invio di ordini di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso principale della società e rigettando il ricorso incidentale del nuovo sublocatore per carenza di prove sui servizi extra. Di conseguenza, la cessione del contratto è considerata pienamente valida ed efficace tra le parti, impedendo la restituzione delle somme già pagate.
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Tassazione previdenza complementare: negato il rimborso facile
Alcuni ex dirigenti d'azienda hanno chiesto il rimborso di una parte delle tasse trattenute sulla loro liquidazione di previdenza integrativa, pretendendo l'applicazione dell'aliquota agevolata al 12,50% sull'intera somma o su rendimenti calcolati in modo forfettario. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la tassazione previdenza complementare con aliquota agevolata si applica esclusivamente alla quota di rendimento netto derivante dall'effettivo investimento del capitale sul mercato finanziario. La prova di tale investimento grava sui contribuenti e non può basarsi su semplici certificazioni aziendali o calcoli attuariali generici. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame dei documenti.
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Accertamento bancario: la ludopatia non cancella il debito
Un professionista impugna un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie, sostenendo che i movimenti sul proprio conto corrente derivassero da una dipendenza dal gioco d'azzardo e non da compensi non dichiarati. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del contribuente, confermando che l'accertamento bancario si fonda su una presunzione legale che spetta al contribuente superare con prove analitiche e specifiche, non essendo sufficiente la generica allegazione della ludopatia. Al contempo, la Corte accoglie il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate: i giudici di merito avrebbero dovuto rideterminare in diminuzione i costi deducibili del professionista dopo aver escluso i prelievi dal calcolo dei ricavi. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Equa riparazione: risarcimento anche se il fallimento è vuoto
Due società creditrici hanno chiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un fallimento durato ben ventisei anni. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, sostenendo che i creditori non garantiti sapessero fin dall'inizio di non poter recuperare il denaro e che non avessero provato il danno morale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'ammissione al passivo fa presumere l'esistenza del danno non patrimoniale da processo troppo lungo, anche per le società. Il danno psicologico e il turbamento colpiscono infatti le persone fisiche che gestiscono l'ente. I creditori hanno quindi vinto la causa e la Corte d'Appello dovrà ora ricalcolare l'indennizzo spettante.
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Frode carosello: sì alla deduzione dei costi se i beni sono reali
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società l'indebita detrazione dell'Iva e la deduzione di costi per l'acquisto di telefoni cellulari, ritenendo le operazioni inesistenti all'interno di una frode carosello. I giudici di merito hanno confermato la ripresa a tassazione. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della società. La Corte ha stabilito che, in caso di frode carosello con operazioni soggettivamente inesistenti, i costi reali sostenuti per l'acquisto di beni effettivamente commercializzati sono deducibili ai fini delle imposte dirette (Ires e Irap). La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata con rinvio per verificare la reale natura delle operazioni.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop liti
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro Il Contribuente per un maggior reddito d'impresa relativo all'anno 2004. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, entrambe le parti hanno proposto ricorso in Cassazione. Il Contribuente ha successivamente richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie, prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha rilevato che la controversia rientra tra quelle definibili e ha disposto la sospensione del giudizio, rinviando la causa a nuovo ruolo. Questo provvedimento conferma che la richiesta di sanatoria fiscale blocca temporaneamente il processo in attesa del perfezionamento della procedura amministrativa di definizione.
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Assegno ad personam: la Cassazione batte il Ministero
Una lavoratrice, trasferita d'ufficio da una società pubblica a un Ministero, ha chiesto il ricalcolo del proprio trattamento economico. Il Ministero aveva escluso alcune voci retributive dal calcolo dell'assegno ad personam, destinato a evitare perdite economiche. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di rischio e il premio di produzione, erogati in modo fisso e continuativo nel precedente rapporto, devono essere inclusi nel calcolo dell'assegno ad personam. Al contrario, ha escluso il valore della polizza sanitaria integrativa, poiché la lavoratrice beneficia già di una copertura simile presso il Ministero. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della lavoratrice, condannando il Ministero al ricalcolo e al pagamento delle spese.
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Equa riparazione: chi paga i ritardi tra giudice civile e TAR
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un procedimento composto da una fase civile e da un successivo giudizio di ottemperanza davanti al TAR. La Corte d'appello ha condannato esclusivamente il Ministero della Giustizia al pagamento dell'indennizzo. Il Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la propria responsabilità per i ritardi accumulati davanti al giudice amministrativo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, in caso di ritardi cumulati tra giustizia ordinaria e amministrativa, il cittadino deve chiamare in causa sia il Ministero della Giustizia sia il Ministero dell'Economia e delle Finanze. La causa è stata rinviata per ricalcolare separatamente le responsabilità risarcitorie dei due ministeri.
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