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Ricorso Incidentale — Anno 2026

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234 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Scorporo imbullonati rendita catastale: la vittoria dell’Azienda
Un'azienda ha presentato la variazione del proprio immobile commerciale per effettuare lo scorporo imbullonati rendita catastale ai sensi della legge di stabilità 2015. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la variazione e aumentato la rendita, sostenendo che l'azienda non avesse dettagliato gli impianti nella precedente dichiarazione catastale del 2010. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando la vittoria dell'azienda. I giudici hanno stabilito che l'assenza di dettagli specifici in una vecchia dichiarazione non blocca il diritto di escludere i macchinari produttivi dalla rendita catastale. Il criterio di legge ha natura oggettiva ed elimina dal calcolo impositivo tutti i macchinari funzionali alla produzione. L'Amministrazione Finanziaria deve quindi adeguare la rendita catastale ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Mutuo di scopo e casa abusiva: cade il prestito bancario
Gli acquirenti di un immobile abusivo hanno chiesto di dichiarare nullo il contratto di compravendita e il collegato finanziamento bancario. La Corte d'Appello aveva ritenuto valido il prestito, escludendo la presenza di un nesso funzionale tra le due operazioni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei compratori, evidenziando che i giudici di merito hanno omesso di valutare prove decisive. Tra queste rientrano il versamento diretto del denaro al venditore e la presenza fissa del promotore finanziario presso la sede della società costruttrice. Tali elementi dimostrano l'esistenza di un mutuo di scopo vincolato all'acquisto dell'immobile. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di secondo grado, rinviando la causa per un nuovo esame della vicenda.
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Differenze retributive: prova in ritardo e tutela del lavoratore
Un dipendente ha agito in giudizio per ottenere le differenze retributive legate allo svolgimento di mansioni superiori, al lavoro notturno e al ricalcolo del TFR. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo decaduta la prova testimoniale svolta oltre il termine fissato. La Corte d'Appello ha riconosciuto solo i crediti risultanti dalle buste paga. La Corte di Cassazione ha invertito l'esito della lite accolto il ricorso del lavoratore: la prova testimoniale svolta in ritardo produce una nullità relativa che il datore di lavoro deve eccepire subito. Poiché l'azienda non ha contestato il ritardo nella prima difesa utile, il vizio si è sanato. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, rinviando alla Corte d'Appello per valutare il diritto alle maggiori differenze retributive alla luce dei testimoni.
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Abusiva concessione del credito: stop all’ammissione al passivo
Una società cessionaria di crediti bancari chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di una società per oltre quattro milioni di euro con prelazione pignoratizia. La curatela contestava l'ammissione eccependo la nullità dei contratti per abusiva concessione del credito da parte della banca originaria, che aveva finanziato l'impresa nonostante una conclamata insolvenza. Il tribunale ammetteva il debito solo in chirografo, ritenendo impossibile accertare l'illecito bancario senza la presenza in giudizio dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso incidentale del fallimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che il tribunale fallimentare ha il pieno dovere di verificare anche in via incidentale, tramite indizi gravi, precisi e concordanti, l'eventuale condotta illecita dell'istituto finanziatore.
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Tassa sui rifiuti: scontro tra Comune e Onlus sulle aree scoperte
Una Onlus contesta gli accertamenti per la tassa sui rifiuti (TARSU, TARES, TARI) emessi dal Comune su immobili e aree scoperte ricevuti in comodato. La Corte di Cassazione chiarisce due punti fondamentali sull'onere della prova. Primo: spetta al contribuente dimostrare che le aree scoperte pertinenziali non producono rifiuti per ottenere l'esenzione. Secondo: spetta invece al Comune dimostrare l'effettiva estensione della superficie occupata se contesta la dichiarazione del contribuente. Infine, la Corte conferma l'applicabilità del cumulo giuridico (sanzione unica con aumento) per le violazioni ripetute negli anni. La sentenza viene cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame basato su questi principi.
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Rendita catastale impianto fotovoltaico: Fisco battuto sulle strutture
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato la rendita catastale di un impianto fotovoltaico di proprietà di un'Azienda energetica, includendo nel calcolo il valore della struttura metallica di sostegno dei pannelli. L'Azienda ha contestato la decisione, sostenendo che tale struttura sia un elemento strumentale al processo produttivo e quindi escluso dalla tassazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che le strutture di supporto dei pannelli fotovoltaici sono escluse dal calcolo della rendita catastale impianto fotovoltaico. Questi elementi, infatti, servono unicamente alla produzione di energia e non aumentano il valore immobiliare dell'area. Di conseguenza, l'Azienda vince sulla questione principale, ottenendo una riduzione della base imponibile per le imposte locali.
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Agevolazione fiscale Tremonti-ter: la Cassazione batte il fisco
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate negava l'agevolazione fiscale Tremonti-ter per l'acquisto di un complesso macchinario robotizzato composto da dieci isole di lavoro. L'ufficio tributario contestava l'agevolazione per due isole consegnate prima dell'entrata in vigore della norma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che, in presenza di una clausola di riserva di proprietà e di un contratto unitario, l'investimento si considera compiuto solo al momento del trasferimento della proprietà dell'intero macchinario, avvenuto sotto la vigenza dell'agevolazione. Inoltre, la Suprema Corte ha annullato la decisione sulle ritenute per un viaggio promozionale a causa di una motivazione apparente dei giudici d'appello. L'Azienda ottiene così l'annullamento della sentenza sfavorevole e il rinvio della causa per un nuovo esame.
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Principio di competenza: no alle tasse sui crediti contestati
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro una Clinica Privata, pretendendo le tasse su prestazioni sanitarie erogate ma non ancora pagate né approvate dall'Azienda Sanitaria, in quanto oggetto di una causa arbitrale. Il Fisco invocava il principio di competenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che un credito contestato in tribunale (sub judice) non è né certo né determinabile, e quindi non va tassato in quell'anno. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso della Clinica Privata sui costi deducibili, poiché i giudici d'appello avevano bocciato le deduzioni con una motivazione generica e insufficiente. La causa torna quindi alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame dei costi.
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Indennità di espropriazione: svalutazione sì, spese extra no
Una società autostradale si oppone alla stima dell'indennità di espropriazione e di occupazione temporanea dovuta a un ente pubblico. La Corte d'Appello determina le somme includendo il deprezzamento della parte residua e le spese per una nuova recinzione. Entrambe le parti ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte accoglie parzialmente i ricorsi: cassa la decisione sulla recinzione perché non richiesta dall'espropriato, configurando un vizio di ultrapetizione, e stabilisce che l'indennità di occupazione temporanea deve essere calcolata includendo anche il deprezzamento della porzione residua. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare la corretta indennità di espropriazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo sul parco acquatico
Una società di gestione di un parco acquatico ha impugnato gli avvisi di accertamento tributari emessi da un Comune. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo sul pagamento del debito tributario. Di conseguenza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Comune, che ha a sua volta rinunciato al proprio ricorso incidentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si spegne la lite sull’ICI
Una complessa controversia tributaria tra un Ente Locale e un'Associazione no-profit, relativa all'esenzione ICI per un palazzetto dello sport, si è conclusa davanti alla Suprema Corte senza una decisione di merito. L'Associazione rivendicava l'esenzione d'imposta, mentre il Comune contestava l'uso promiscuo dell'immobile concesso a terzi. Dopo i primi due gradi di giudizio, entrambe le parti hanno depositato un atto di rinuncia bilaterale ai rispettivi ricorsi. La Corte di Cassazione ha preso atto di questo accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite. Di conseguenza, la vicenda si chiude definitivamente senza vincitori né vinti in sede di legittimità.
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Motivazione apparente: la Cassazione annulla la sentenza vuota
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava un accertamento fiscale basato sul metodo analitico-induttivo contro un intermediario di orologi di lusso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando il vizio di motivazione apparente. I giudici d'appello avevano infatti rigettato le pretese del fisco con poche righe sbrigative, senza analizzare le prove e il metodo di accertamento. Anche il ricorso del contribuente è stato accolto per lo stesso difetto di motivazione sulla parte a lui sfavorevole. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza, rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Toscana per un nuovo esame che rispetti l'obbligo di una motivazione reale e controllabile.
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Onere della prova: scontro tra assicurazione e bonifici
Una società contraente stipula tre polizze vita per il trattamento di fine mandato dei propri amministratori. Negli anni effettua versamenti aggiuntivi tramite bonifici indicando solo parzialmente i numeri di polizza. La compagnia assicuratrice imputa tali somme ad altri rapporti, riducendo il valore di riscatto. La Corte d'Appello addebita alla società l'onere di provare l'errore dell'assicuratore e la condanna a risarcire i costi di mancata cancellazione societaria per pendenza della lite. La Cassazione ribalta la decisione. Sul tema dell'onere della prova, spetta all'assicuratore dimostrare l'esistenza di polizze diverse a cui imputare i pagamenti. Inoltre, la pendenza di una lite non impedisce la cancellazione della società dal registro delle imprese. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Cessazione del mandato difensivo: stop al fisco per liquidazione
Una società appaltatrice e una subappaltatrice hanno ricevuto un accertamento fiscale per la realizzazione di una discarica abusiva di terre e rocce da scavo. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito, le società hanno proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società subappaltatrice è stata sottoposta a liquidazione giudiziale. La Suprema Corte, preso atto della procedura concorsuale e del mancato rinnovo della procura da parte del curatore, ha rilevato la cessazione del mandato difensivo precedentemente conferito. Di conseguenza, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo un termine di novanta giorni per la nomina di un nuovo difensore.
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Tariffe professionali forensi: causa semplice ma scaglione pieno
Un inquilino si opponeva al rilascio di un immobile intimato da una società di gestione immobiliare. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, l'inquilino proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'inquilino per gravi difetti di forma e specificità. Ha invece accolto il ricorso incidentale della società riguardante la liquidazione delle spese legali. La Corte d'appello aveva infatti applicato uno scaglione inferiore per via della presunta semplicità della causa. La Cassazione ha chiarito che, a seguito delle modifiche introdotte dal D.M. n. 147 del 2022 alle tariffe professionali forensi, per le cause di valore indeterminabile non è più consentito scendere sotto lo scaglione compreso tra 26.000 e 260.000 euro, eliminando la discrezionalità del giudice. La sentenza è stata cassata sul punto delle spese, ricalcolate in favore della società.
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Estinzione del processo per rinuncia: l’accordo che cancella la lite
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia in una controversia civile riguardante un pagamento di somme. Il Creditore e gli Eredi della controparte hanno depositato atti formali di rinuncia al ricorso principale e al ricorso incidentale, regolarmente sottoscritti e accettati da tutti i difensori. Di conseguenza, i giudici hanno preso atto dell'accordo tra le parti, disponendo la compensazione delle spese di lite e l'insussistenza dei presupposti per il versamento del doppio contributo unificato. Nessuna delle parti ha quindi ottenuto una vittoria giudiziale di merito, preferendo risolvere la lite in via transattiva.
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Mansioni superiori nel pubblico impiego: no a stipendi più alti
Alcuni dipendenti di un ente pubblico hanno chiesto il pagamento delle differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori, sostenendo di aver svolto compiti di una fascia economica più alta all'interno della stessa area funzionale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, evidenziando che il contratto collettivo prevede un sistema di classificazione flessibile per aree omogenee, dove tutte le mansioni interne sono equivalenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso principale e rigettando quello incidentale. I giudici hanno chiarito che le mansioni superiori nel pubblico impiego non sono configurabili all'interno della stessa area di inquadramento, poiché lo spostamento tra compiti equivalenti rientra nel potere organizzativo dell'amministrazione. Inoltre, la contrattazione integrativa non può derogare in senso migliorativo ai limiti economici fissati dal contratto nazionale.
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Amministratore di fatto: i conti bancari non bastano al fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un cittadino, ritenendolo socio e amministratore di fatto di una società coinvolta in una frode fiscale. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo non provata tale qualifica. L'ufficio si era basato solo su movimentazioni bancarie, senza dimostrare concrete attività gestorie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che le sole operazioni bancarie non bastano a dimostrare il ruolo di amministratore di fatto. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo indizio se la motivazione complessiva è logica e coerente. Il contribuente vince definitivamente e l'Agenzia delle Entrate viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Compenso degli avvocati: la banca perde contro il legale
Un avvocato ha chiesto al Tribunale il pagamento delle proprie spettanze per l'attività svolta a favore di una banca. L'istituto di credito si è opposto, sostenendo che il legale fosse vincolato a una convenzione tariffaria siglata da un altro professionista dello studio e che avesse frazionato abusivamente il credito. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'accordo sul compenso degli avvocati richiede tassativamente la forma scritta a pena di nullità e non può vincolare chi non lo ha firmato. Inoltre, ha escluso il frazionamento abusivo poiché le cause pendevano davanti a tribunali diversi per ragioni di competenza territoriale. La Corte ha quindi accolto parzialmente i ricorsi, cassando la decisione e rinviando la causa al Tribunale di Milano per ricalcolare la corretta somma spettante al professionista.
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Esenzione TARI: perché produrre rifiuti speciali non basta
Un Comune ha rettificato la dichiarazione TARI di un'azienda, tassando aree scoperte e magazzini. L'azienda ha richiesto l'esenzione TARI sostenendo di produrre in quelle zone solo rifiuti speciali smaltiti autonomamente. I giudici di merito hanno dato ragione all'azienda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che per ottenere l'esenzione non basta produrre rifiuti speciali. Il contribuente deve dimostrare di aver rispettato l'obbligo di dichiarazione preventiva e provare che la produzione di tali rifiuti sia continuativa e prevalente. Inoltre, per i magazzini serve un collegamento funzionale ed esclusivo con l'attività produttiva. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso del Comune, annullato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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