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Ricorso Incidentale — Anno 2024

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750 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Cessazione materia del contendere: l’accordo che estingue
Una società e il suo legale rappresentante hanno citato in giudizio un istituto di credito per la presunta nullità di clausole su interessi e commissioni. Dopo aver perso in primo e secondo grado per mancata produzione dei contratti, le parti hanno raggiunto un accordo durante il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rendendo inefficace la sentenza d'appello e stabilendo che, in questi casi, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Subentro nell’appalto: l’obbligo di assunzione
Nel caso di subentro nell'appalto di servizi, la Corte di Cassazione chiarisce l'obbligo di assunzione per la nuova impresa. Un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la 'ratio decidendi' basata sulla clausola sociale, ma solo quella sull'art. 2112 c.c. La Corte sottolinea l'importanza di impugnare tutti i fondamenti alternativi della decisione di merito per evitare l'inammissibilità.
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Notifica cartella esattoriale: la prova e la difesa
Un contribuente ha impugnato un preavviso di iscrizione ipotecaria, sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento sottostanti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo principi chiave sulla prova della notifica cartella esattoriale. La Corte ha chiarito che per dimostrare l'avvenuta notifica è sufficiente produrre la copia della relata di notifica, senza necessità di allegare l'intera cartella. Inoltre, la contestazione della conformità delle copie prodotte dall'ente di riscossione deve essere specifica e dettagliata, non generica, altrimenti risulta inefficace.
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Frazionamento del credito: la Cassazione si interroga
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato alle Sezioni Unite la questione sulle conseguenze del frazionamento del credito. Il caso nasce da un ricorso per il pagamento di compensi professionali, a cui la parte debitrice si è opposta sollevando l'abusivo frazionamento del credito da parte del professionista. Data l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale sul tema, la Corte ha ritenuto necessario un intervento chiarificatore per stabilire se tale pratica comporti l'improponibilità della domanda o solo conseguenze sulla ripartizione delle spese processuali.
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Accertamento induttivo e studi di settore: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la legittimità dell'accertamento induttivo in caso di contabilità inattendibile. Con l'ordinanza 14874/2024, si stabilisce che gli studi di settore possono essere utilizzati come presunzione semplice per ricostruire il reddito, senza che ciò renda illegittimo l'atto. La Corte rigetta inoltre il ricorso del socio volto a far valere un vizio di notifica dell'atto societario, confermando la carenza di interesse ad agire.
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Frazionamento credito: la Cassazione attende i giudici
In un caso riguardante la richiesta di pagamento per compensi professionali, la Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio a causa di un ricorso incidentale che sollevava la questione del frazionamento del credito. Rilevando un contrasto giurisprudenziale sulle conseguenze di tale pratica (improponibilità della domanda o solo sanzioni sulle spese), la Corte ha deciso di attendere la pronuncia delle Sezioni Unite, già investite della medesima questione, per garantire certezza del diritto.
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Cessazione materia contendere: il caso della confusione
Un contenzioso per il pagamento di servizi tra due enti giunge in Cassazione. Durante il processo, la società creditrice viene assorbita dall'ente debitore, determinando una "confusione" giuridica. Le parti, divenute un unico soggetto, rinunciano al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, senza provvedere sulle spese e escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Ricorso inammissibile: valutazione prove e Cassazione
A seguito di un sinistro stradale, una richiesta di risarcimento, inizialmente accolta, viene ribaltata in appello. La Corte di Cassazione dichiara il successivo ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare nel merito la valutazione delle prove, come la credibilità di un testimone o le conclusioni di una perizia, se la motivazione del giudice d'appello è logica e coerente. Anche il ricorso incidentale per la restituzione di somme è stato dichiarato inammissibile per ragioni procedurali.
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Calcolo interessi cartella: basta il richiamo alle norme
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento è sufficientemente motivata riguardo al calcolo degli interessi anche se non esplicita le modalità di calcolo. È sufficiente il richiamo alle norme di legge pertinenti, in quanto pubblicamente accessibili, che consentono al contribuente di verificare la correttezza dell'importo. In questo caso, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato accolto, annullando la decisione precedente che riteneva illegittima la cartella per incomprensibilità del calcolo interessi cartella.
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Indennità di amministrazione: sì all’estero (Cass.)
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto all'indennità di amministrazione per i dipendenti pubblici in servizio all'estero. Pur dichiarando inammissibili la maggior parte dei ricorsi per un vizio di procura, la Corte ha accolto la domanda nel merito per le parti ritualmente costituite. Ha stabilito che, per i periodi precedenti alla legge interpretativa del 2011 (poi dichiarata parzialmente incostituzionale), tale indennità va considerata un emolumento fisso e continuativo e quindi corrisposta, cumulandosi con l'assegno di sede. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Ingiustificato arricchimento P.A.: l’onere della prova
L'ordinanza analizza un caso di ingiustificato arricchimento P.A. a seguito di prestazioni professionali non saldate. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, chiarisce che l'onere di provare il rifiuto del beneficio spetta alla Pubblica Amministrazione e non al professionista. Quest'ultimo deve solo dimostrare il proprio impoverimento e il conseguente arricchimento dell'ente. La sentenza cassa la decisione d'appello e rinvia la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Motivazione contraddittoria: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a carico di una compagnia aerea per i danni causati da un suo velivolo alla proprietà di due cittadini. La decisione è stata motivata da una palese motivazione contraddittoria della Corte d'Appello, la quale aveva affermato contemporaneamente che il velivolo avesse rispettato le indicazioni di volo e che se ne fosse discostato. La Corte ha inoltre stabilito che i giudici di merito hanno errato nel considerare abbandonata la domanda di manleva della compagnia verso l'ente gestore del traffico aereo. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Compenso incentivante: limiti temporali e esclusioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso incentivante previsto dalla Legge 109/1994 non è dovuto per progetti la cui approvazione è anteriore ai limiti temporali fissati dalla disciplina transitoria (D.L. 101/1995). La Corte ha inoltre escluso il diritto all'incentivo per opere realizzate tramite "concessione di committenza", poiché la ratio della norma è premiare l'uso di risorse interne all'amministrazione, non l'affidamento a terzi. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva riconosciuto il compenso, è stata cassata con rinvio.
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Appalto illegittimo: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale di una società che quello incidentale di un gruppo di lavoratori in un caso di appalto illegittimo. La Corte d'Appello aveva precedentemente riconosciuto l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra i lavoratori e la società committente. I ricorsi in Cassazione sono stati respinti per gravi vizi procedurali, tra cui la non pertinenza dei motivi rispetto alla sentenza impugnata e la violazione del principio di autosufficienza, impedendo un esame nel merito della questione.
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Garanzia vizi appalto: motivazione apparente annulla la sentenza
In un caso di fornitura di prodotti difettosi, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente. La Corte d'Appello aveva condannato il fornitore basandosi su un impegno a eliminare i vizi 'documentalmente provato', senza però specificare quali documenti lo dimostrassero. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione insufficiente, violando il minimo costituzionale. Inoltre, ha censurato l'errata applicazione della disciplina sulla garanzia vizi appalto a una serie di contratti di vendita distinti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Spese di custodia veicolo sequestrato: chi paga?
La Cassazione chiarisce che le spese di custodia di un veicolo sequestrato, dopo la comunicazione del dissequestro, gravano sul soggetto indicato nel provvedimento come avente diritto alla restituzione, ovvero il proprietario. Irrilevanti i rapporti interni con la compagnia assicurativa che ha già pagato l'indennizzo per furto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva applicato una norma poi dichiarata incostituzionale per la liquidazione forfettaria delle spese.
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Pensione estero: tassazione in Italia e Brasile
Un cittadino italiano residente in Brasile ha contestato la tassazione IRPEF sulla sua pensione INPS. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14341/2024, ha stabilito che la pensione estero di anzianità, basata su contributi, rientra nella 'previdenza sociale' (art. 18 Convenzione Italia-Brasile) ed è tassabile in Italia per l'importo che supera i 5.000 dollari annui. Ha però annullato le sanzioni per l'oggettiva incertezza interpretativa della norma.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un lavoratore ricorre in Cassazione contro un fondo pensione per differenze pensionistiche. Le parti raggiungono un accordo transattivo, portando la Corte a dichiarare la cessazione materia del contendere. L'ordinanza chiarisce anche l'estinzione del giudizio per altre parti a seguito di rinuncia al ricorso.
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Prova mandato professionale: oneri e limiti in appello
Un imprenditore ha citato in giudizio un avvocato per responsabilità professionale, sostenendo che la sua cattiva gestione avesse causato il fallimento dell'azienda di famiglia. Le corti di merito hanno respinto la domanda, non trovando prove sufficienti dell'esistenza di un incarico professionale conferito personalmente dall'imprenditore. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo chiarimenti cruciali sulla rigorosità della prova del mandato professionale e sui requisiti procedurali per l'appello.
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Onere della prova: la Cassazione su mansioni identiche
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14135/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni dirigenti medici che chiedevano un adeguamento retributivo basato sulla presunta identità di mansioni con colleghi meglio pagati. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta al lavoratore, il quale deve fornire allegazioni specifiche e dettagliate, non potendo fare affidamento sul principio di non contestazione a fronte di affermazioni generiche.
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