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Ricorrente — Anno 2025

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2814 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorrente

Provvedimenti

Indennità di trasferta: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la non imponibilità dell'indennità di trasferta percepita da un lavoratore dipendente. La sentenza chiarisce i criteri distintivi tra 'lavoratore in trasferta' e 'lavoratore trasfertista', stabilendo che in assenza dei requisiti specifici per quest'ultima qualifica (come la mancanza di una sede di lavoro fissa e un'indennità forfettaria), si applica il regime fiscale più favorevole previsto per le trasferte occasionali, con esenzione fino ai limiti di legge.
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Notificazione atti tributari: legittima quella postale
Un contribuente ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo, contestando la validità della notificazione degli atti tributari presupposti, eseguita tramite posta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la procedura semplificata prevista dall'art. 26 del D.P.R. 602/1973 è costituzionalmente legittima, in quanto giustificata dalla necessità di assicurare la pronta riscossione dei crediti fiscali.
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Blocco retributivo società partecipate: illegittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società a totale partecipazione pubblica non può negare ai propri dipendenti gli aumenti salariali previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore, invocando le norme sul contenimento della spesa pubblica. La Corte ha chiarito che, sebbene le società partecipate debbano perseguire obiettivi di riduzione dei costi, tale obiettivo va raggiunto attraverso la contrattazione di secondo livello e non con un blocco retributivo unilaterale. I rapporti di lavoro in queste società restano disciplinati dal diritto privato.
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Responsabilità datore di lavoro: il caso del furto
Una cassiera di banca è stata ritenuta responsabile per un ammanco di cassa causato da un furto commesso da un collega. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la negligenza della dipendente, ha stabilito che va valutata anche la responsabilità del datore di lavoro (la banca) per non aver informato la dipendente dei precedenti penali del collega, configurando un concorso di colpa che può ridurre il risarcimento dovuto. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Giudicato esterno COSAP: la Cassazione fa chiarezza
Un condominio si opponeva al pagamento del canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) per l'anno 2009, eccependo l'esistenza di precedenti sentenze passate in giudicato che avevano già negato la debenza del canone per la stessa situazione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito il principio del giudicato esterno COSAP: una decisione definitiva che accerta la non debenza del canone per una determinata annualità estende i suoi effetti anche alle annualità successive, se i presupposti di fatto e di diritto restano invariati. La Corte d'Appello aveva errato nel non pronunciarsi su tale eccezione decisiva.
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Correzione errore materiale: il caso della Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta un'istanza di correzione errore materiale. Un precedente provvedimento presentava una palese contraddizione tra la motivazione, che accoglieva il primo motivo di ricorso di un istituto bancario, e il dispositivo, che invece accoglieva il secondo. La Corte, riconoscendo l'errore palese, ha rettificato l'ordinanza per garantire coerenza, affermando che tale procedura non serve a modificare la decisione, ma solo a sanare discordanze evidenti.
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Correzione errore materiale: l’importanza dei nomi
La Corte di Cassazione interviene con un'ordinanza per effettuare una correzione errore materiale su un suo precedente provvedimento. Il caso riguardava l'omessa indicazione di uno dei due ricorrenti, un socio accomandatario, menzionando solo la società. La Corte ha stabilito che, essendo l'identità della parte omessa inequivocabilmente desumibile dagli atti processuali, si trattava di un mero errore materiale sanabile e non di una causa di nullità della decisione, disponendo quindi la correzione del provvedimento originale.
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Recesso per giusta causa: l’inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente che aveva effettuato un recesso per giusta causa da un contratto con un istituto bancario. L'agente sosteneva che la banca avesse violato gli obblighi di buona fede. La Corte ha respinto il ricorso per motivi procedurali, confermando le decisioni dei gradi precedenti e sottolineando che non può riesaminare i fatti del caso, specialmente in presenza di una "doppia conforme".
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Circostanze attenuanti: quando il giudice le nega?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La decisione si fonda sulla valutazione negativa della personalità dell'imputato, caratterizzata da precedenti penali specifici, stato di latitanza e ammissioni di responsabilità solo parziali, confermando così il corretto esercizio del potere discrezionale da parte del giudice di merito.
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Società in house: stipendi e blocco della spesa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in house che aveva bloccato gli aumenti stipendiali previsti dal contratto collettivo, giustificandosi con i limiti di spesa pubblica. La Corte ha stabilito che i rapporti di lavoro in tali società sono di natura privatistica e che la riduzione dei costi del personale deve avvenire tramite la contrattazione di secondo livello, non con decisioni unilaterali, anche se sollecitate dall'ente pubblico controllante.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: la guida
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro una procedura esecutiva. La decisione si fonda sulla genericità, confusione dei motivi e sull'errato strumento processuale utilizzato dalla ricorrente, che lamentava l'estinzione del processo. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto dei requisiti formali per evitare una declaratoria di inammissibilità ricorso per cassazione.
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Interruzione processo: cosa succede se non si dichiara?
Un imprenditore, dichiarato fallito nel corso di una causa per inadempimento contrattuale, non comunica l'evento al giudice. I giudici di merito ritengono validi gli atti successivi, poiché la parte non può beneficiare della propria omissione. La Cassazione, prima di decidere, emette un'ordinanza interlocutoria per acquisire i fascicoli e ricostruire l'intera vicenda, sottolineando la complessità della questione sull'interruzione del processo.
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Accisa energia elettrica: Cassazione sul rimborso
Un'azienda ha chiesto il rimborso dell'addizionale provinciale sull'accisa energia elettrica pagata al suo fornitore. La Cassazione ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando il diritto al rimborso del cliente, a seguito della dichiarata illegittimità costituzionale della norma che istituiva tale imposta.
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Ripetizione indebito banca: assegni del fallito
Un istituto di credito paga assegni emessi da un'impresa dopo la sua dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, stabilisce che la banca ha pieno diritto alla ripetizione dell'indebito nei confronti dei terzi beneficiari. Il pagamento, basato su un mandato inefficace a causa del fallimento, costituisce un versamento privo di causa e, come tale, è recuperabile.
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Lex specialis concorso: vince la data del bando
Un lavoratore si vede negare l'assunzione per una riserva di posti in un concorso pubblico perché la legge di riferimento era stata abrogata. La Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che la "lex specialis concorso" si cristallizza con la pubblicazione del bando sul Bollettino Regionale (BUR), non con quella successiva sulla Gazzetta Ufficiale (G.U.). Pertanto, le regole del bando, valide al momento della loro pubblicazione, devono essere applicate.
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Giurisdizione amministrativa e autotutela: il caso
Una società di servizi ricorre in Cassazione contestando la giurisdizione amministrativa sulla declaratoria di inefficacia di una parte di un contratto pubblico. L'aggiudicazione era stata annullata in autotutela dalla stessa stazione appaltante. La Suprema Corte conferma la giurisdizione amministrativa, stabilendo che essa si estende alle sorti del contratto anche quando l'annullamento dell'atto presupposto deriva da un provvedimento amministrativo e non solo da una sentenza, poiché la controversia trae origine dall'esercizio di un potere pubblico.
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Giudicato implicito giurisdizione: quando è tardi
Un condomino, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa contro le delibere assembleari, ha sollevato in Cassazione il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il motivo inammissibile, affermando che si era formato un giudicato implicito sulla giurisdizione, poiché la questione non era stata sollevata come specifico motivo di appello contro la sentenza di primo grado che, decidendo nel merito, aveva implicitamente affermato la propria competenza.
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Ricorso inammissibile: quando è abuso del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un datore di lavoro contro la sentenza che riconosceva il rapporto di lavoro subordinato di un suo dipendente. Poiché il ricorso mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, è stato considerato un abuso del processo, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento di una sanzione economica. La decisione sottolinea che presentare un ricorso inammissibile può avere conseguenze onerose.
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Occupazione di fatto: la Cassazione sul canone COSAP
Una società della grande distribuzione è stata condannata a pagare il canone COSAP per l'installazione di segnaletica stradale non autorizzata. La società ha impugnato la decisione, sostenendo di essere una semplice locataria e non l'occupante diretto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'obbligo di pagamento sorge in capo a chi realizza un'occupazione di fatto, a prescindere da contratti di locazione. La Corte ha inoltre sanzionato diversi vizi procedurali del ricorso.
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Notifica al portiere: la Cassazione chiarisce
Una società cooperativa ha contestato un'iscrizione ipotecaria basata su cartelle di pagamento non pagate, eccependo vizi di notifica. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica al portiere è nulla se non seguita dall'invio di una raccomandata informativa al destinatario. La Corte ha quindi annullato le cartelle viziate da questo difetto, confermando invece la validità di altre notifiche eseguite con modalità diverse, come la posta raccomandata diretta o la PEC, e chiarendo la validità della notifica effettuata presso la precedente sede legale entro specifici termini di legge.
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