La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio basata su un riconoscimento fotografico. Un testimone aveva identificato con certezza l'imputata poco dopo i fatti, ma un anno dopo, in aula, aveva mostrato incertezza. I giudici hanno stabilito che il primo riconoscimento fotografico, effettuato a ridosso dell'evento, è più attendibile. La sua validità come prova dipende dalla credibilità della deposizione di chi lo compie. L'incertezza successiva, dovuta al tempo trascorso e alla scarsa qualità delle foto, non è stata sufficiente a invalidare la prima, sicura identificazione. L'appello dell'imputata è stato quindi respinto.
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