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Riassorbimento

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Meccanismo per cui l'assegno ad personam viene progressivamente ridotto fino ad azzerarsi, assorbendo i futuri aumenti di stipendio del lavoratore. Questo processo mira a riallineare nel tempo la retribuzione a quella dei colleghi del nuovo ente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Assegno ad personam per mobilità: calcolo e limiti
Un ex segretario comunale ottiene il trasferimento presso un Ministero tramite mobilità volontaria. Il dipendente rivendica il corretto calcolo dell'assegno ad personam per mobilità per tutelare il proprio trattamento economico. Il contenzioso riguarda le voci da includere nella base di calcolo, come l'indennità di segreteria convenzionata e la retribuzione di posizione, oltre al cumulo di interessi e rivalutazione monetaria sui crediti arretrati. La Corte di Cassazione conferma che l'indennità di segreteria convenzionata fa parte dell'assegno perché fissa e continuativa. I giudici escludono invece la retribuzione di posizione pregressa poiché il dipendente percepisce già la corrispondente indennità ministeriale. Infine, la Suprema Corte accoglie il ricorso del Ministero sul divieto di cumulo tra interessi legali e rivalutazione monetaria, rinviando la causa per il ricalcolo degli accessori.
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Differenze retributive nel pubblico impiego: la legge prevale
Un dipendente comunale, con qualifica di Capo Ufficio della Polizia Municipale, ha richiesto il pagamento di differenze retributive nel pubblico impiego basate su un beneficio economico speciale previsto dal Regio Decreto n. 1290/1922. Il Comune aveva sospeso l'erogazione di tale somma a partire dal 1999, ritenendo che il nuovo contratto collettivo nazionale avesse assorbito e annullato ogni trattamento di miglior favore precedente. La Corte d'Appello ha dato ragione all'amministrazione. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che i benefici derivanti da leggi speciali non possono essere cancellati o assorbiti da un contratto collettivo, a meno che la legge stessa non venga espressamente abrogata dal legislatore, evento avvenuto solo nel 2009. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Stipendio: l’assegno ad personam riassorbibile non è per sempre
Un dirigente pubblico ha perso la causa contro l'Azienda Ospedaliera per cui lavorava. Il dirigente chiedeva il mantenimento di un assegno speciale ('ad personam') che gli era stato concesso anni prima. La Corte di Cassazione ha stabilito che quell'emolumento era un assegno ad personam riassorbibile. Questo significa che non era una parte fissa e intoccabile dello stipendio. Con l'arrivo dei nuovi contratti collettivi nazionali, che hanno definito nuove tabelle retributive, l'assegno aggiuntivo ha perso la sua efficacia ed è stato legittimamente assorbito e, di fatto, cancellato. La richiesta del dirigente è stata quindi respinta definitivamente.
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Trasferimento PA: Mantenimento del Trattamento Economico Garantito
Un lavoratore del settore pubblico, dopo il trasferimento da un ente a un altro, si è visto ridurre lo stipendio a causa della soppressione di una voce retributiva legata all'anzianità. La Corte di Cassazione ha stabilito il suo diritto al mantenimento del trattamento economico complessivo. Secondo i giudici, in caso di passaggio tra amministrazioni, il dipendente deve conservare il livello retributivo globale precedente, anche se superiore a quello del nuovo ente. La differenza deve essere garantita tramite un assegno 'ad personam', destinato a essere riassorbito con i futuri aumenti. La Corte ha chiarito che nel calcolo rientrano tutte le voci fisse e continuative, come l'indennità di anzianità professionale in questione.
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Riassorbimento superminimo: la decisione della Corte
La Corte d'Appello ha stabilito che il riassorbimento superminimo è legittimo quando previsto dalla contrattazione collettiva, riformando la decisione di primo grado. Il caso ha riguardato il recupero di somme indebitamente percepite da un dipendente pubblico, confermando che il principio di irriducibilità della retribuzione non protegge le voci accessorie da modifiche peggiorative introdotte da successivi accordi collettivi.
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Prescrizione crediti retributivi: stop ai recuperi.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un ente previdenziale contro un dipendente per il recupero di somme percepite in eccedenza. La controversia riguardava la prescrizione crediti retributivi derivanti da un mancato riassorbimento di quote salariali dopo un passaggio di mobilità inter-enti. L'ente aveva concordato una sospensione annuale del recupero, ma ha agito solo dopo oltre dieci anni dalla scadenza di tale termine. La Corte ha stabilito che il termine decennale decorreva dalla fine della sospensione e che l'interpretazione degli accordi sindacali operata dai giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità se priva di vizi logici.
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Prescrizione crediti retributivi: stop ai recuperi
La Corte di Cassazione ha confermato l'intervenuta prescrizione crediti retributivi vantati da un ente previdenziale nazionale nei confronti di un dipendente. L'ente aveva erogato somme in eccesso a seguito di una procedura di mobilità inter-enti, sospendendo il recupero per un anno in base a un accordo sindacale. Tuttavia, la richiesta di restituzione è avvenuta oltre dieci anni dopo la scadenza del periodo di sospensione. La Corte ha stabilito che il termine decennale decorreva dalla fine della sospensione concordata, rendendo i crediti non più esigibili.
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Assegno ad personam: guida al riassorbimento legale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero di somme erogate a titolo di assegno ad personam non riassorbito nei confronti di una dipendente pubblica. La lavoratrice, transitata da un ente pubblico economico a un Ministero, riteneva che l'emolumento non dovesse essere assorbito dai successivi aumenti contrattuali. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela della non riassorbibilità prevista dall'Art. 202 d.P.R. 3/1957 si applica esclusivamente ai passaggi tra amministrazioni statali e non a quelli provenienti da enti non statali. È stato inoltre escluso il legittimo affidamento della dipendente, poiché la natura riassorbibile del beneficio era desumibile dalla normativa generale e dalle indicazioni presenti nei cedolini paga.
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Improcedibilità del ricorso: relata obbligatoria
La Corte di Cassazione ha sancito l'improcedibilità del ricorso proposto da un'amministrazione centrale contro la decisione di merito che riconosceva a due dirigenti il diritto a un assegno ad personam non riassorbibile. La causa dell'improcedibilità del ricorso risiede nel mancato deposito della relata di notificazione della sentenza impugnata entro i termini di legge. Tale omissione, legata al principio di autoresponsabilità delle parti, impedisce alla Suprema Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione, rendendo irrilevante qualsiasi argomentazione nel merito della controversia di lavoro.
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Assegno ad personam: garantita la retribuzione
Un dipendente pubblico, trasferito per mobilità volontaria, si è visto negare il mantenimento di un'indennità percepita nella precedente amministrazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il trattamento economico complessivo, se superiore, deve essere salvaguardato tramite un assegno ad personam riassorbibile, applicando il principio di irriducibilità della retribuzione globale.
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Pensione integrativa: calcolo e assorbimento benefici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28433/2024, chiarisce due aspetti cruciali sulla pensione integrativa per benefici combattentistici. In primo luogo, stabilisce che il calcolo del beneficio deve basarsi sulla retribuzione alla data di soppressione del fondo pensionistico, non su quella al momento del pensionamento. In secondo luogo, afferma che tale beneficio, a differenza di altri simili, non è "sterilizzato" e può essere riassorbito da futuri aumenti della pensione, data la sua natura di maggiorazione del trattamento pensionistico e non di emolumento risarcitorio autonomo.
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Assegno ad personam: è riassorbibile o permanente?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assegno ad personam concesso ai dipendenti pubblici in caso di trasferimento tra enti è, per sua natura, una misura temporanea e riassorbibile. Dei lavoratori, trasferiti da un ente regionale a uno metropolitano, avevano richiesto che tale assegno, volto a preservare la retribuzione precedente, fosse mantenuto a vita. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che né le leggi regionali né gli accordi locali possono derogare ai principi nazionali di parità di trattamento e riassorbimento dell'assegno con i futuri aumenti contrattuali.
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Assegno ad personam: limiti temporali e riassorbimento
Un dipendente del settore pubblico ha citato in giudizio un'azienda ospedaliera per ottenere una maggiorazione retributiva, nota come assegno ad personam, per gli anni dal 2002 al 2006, basandosi su una delibera aziendale del 1997. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello. La ragione fondamentale della decisione è che la stessa delibera del 1997 specificava la propria durata temporanea, limitandone gli effetti a un periodo precedente a quello richiesto dal dipendente, rendendo così la pretesa infondata.
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Trattamento economico trasferimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento di un lavoratore tra due enti pubblici, il trattamento economico complessivo precedentemente goduto deve essere mantenuto, anche se superiore a quello del nuovo inquadramento. Questo avviene tramite un assegno 'ad personam', soggetto a riassorbimento con i futuri aumenti. La Corte ha chiarito che anche indennità specifiche, come l'Anzianità Professionale Edile (APE), non possono essere unilateralmente eliminate se costituiscono una parte certa e continuativa della retribuzione, contribuendo alla determinazione del trattamento economico globale da salvaguardare.
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Prescrizione crediti retributivi: quando inizia?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la decorrenza della prescrizione per crediti retributivi oggetto di un accordo di sospensione. Il caso riguarda un lavoratore e un ente previdenziale. La Corte ha stabilito che il termine per la restituzione delle somme decorre dalla fine del periodo di sospensione pattuito, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente che chiedeva una diversa interpretazione dei fatti. La decisione sottolinea che la Cassazione non può riesaminare il merito della causa.
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Assegno ad personam: è riassorbibile? La Cassazione
Un dipendente pubblico, trasferito da un Ministero a un Ente Locale, ha perso il ricorso volto a mantenere inalterata la sua precedente e più alta retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato che la differenza economica, corrisposta tramite un assegno ad personam, è soggetta al principio del riassorbimento. Questo significa che l'assegno viene progressivamente ridotto dagli futuri aumenti di stipendio, al fine di garantire la parità di trattamento con gli altri dipendenti dell'ente di destinazione.
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Trattamento economico lettori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul trattamento economico dei lettori universitari, stabilendo i criteri per il calcolo della retribuzione equiparata a quella dei ricercatori. L'ordinanza chiarisce la natura riassorbibile dell'assegno 'ad personam' e i parametri di calcolo per i periodi antecedenti al 1987, accogliendo anche la richiesta di considerare l'impegno orario effettivamente svolto dal lavoratore.
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