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Revoca Della Sorveglianza Speciale

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca della sorveglianza speciale: limiti del ricorso
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione ha richiesto la revoca della sorveglianza speciale. I giudici di merito hanno respinto l'istanza ritenendo persistente la sua pericolosità sociale. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, contestando la mancanza di una valutazione attuale del pericolo e lamentando vizi nella motivazione del decreto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge consente il ricorso contro i provvedimenti di prevenzione esclusivamente per violazione di legge e non per contestare la motivazione del giudice. Il ricorrente ha mascherato una critica al merito della decisione sotto la formula della violazione normativa. I giudici hanno condannato il soggetto alle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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Revoca della sorveglianza speciale tra libertà e vincolo mafioso
Un uomo condannato per associazione mafiosa, estorsione e spaccio di stupefacenti ha richiesto la revoca della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'interessato ha sostenuto il venir meno della propria pericolosità sociale a seguito dell'espiazione di una pena detentiva di sette anni e del trascorrere di un anno di libertà senza commettere violazioni. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. I giudici hanno chiarito che il mero decorso del tempo e l'espiazione della pena non escludono la persistenza del vincolo associativo criminale in assenza di segnali concreti di dissociazione dal sodalizio mafioso.
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Fuggitivo per 20 anni: negata la revoca della sorveglianza speciale
Un individuo, già condannato per associazione mafiosa e rimasto latitante per anni, ha richiesto la revoca della sorveglianza speciale applicata nei suoi confronti oltre 25 anni prima. La sua richiesta è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sua pericolosità sociale è ancora attuale. Per giungere a questa conclusione, i giudici hanno considerato non solo il suo passato criminale, ma anche un recente episodio di minacce, nonostante il relativo procedimento penale fosse stato archiviato. La sentenza sancisce un principio importante: ai fini delle misure di prevenzione, un giudice può valutare autonomamente i fatti contenuti in un'indagine archiviata, poiché l'archiviazione non equivale a un'assoluzione piena.
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Revoca della sorveglianza speciale: tra passato e riscatto
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sorveglianza speciale disposta dalla Corte d'Appello nei confronti di un uomo precedentemente indiziato di appartenenza a un'associazione mafiosa. Il provvedimento di revoca si fondava sul positivo percorso di risocializzazione dell'interessato, che aveva intrapreso un'attività lavorativa onesta e interrotto ogni legame con la criminalità organizzata. Il Procuratore Generale aveva impugnato la decisione sostenendo la permanenza del vincolo mafioso in assenza di una dissociazione formale. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in materia di misure di prevenzione il sindacato di legittimità è limitato alla sola violazione di legge. Poiché la motivazione del giudice di merito era presente e basata su fatti concreti, la valutazione sulla pericolosità sociale non è sindacabile in sede di legittimità.
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Revoca della sorveglianza speciale: buona condotta non basta
Un individuo sottoposto alla misura con obbligo di soggiorno ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la revoca della sorveglianza speciale. La difesa sosteneva che il decorso del tempo, la buona condotta e alcune offerte di lavoro dimostrassero la cessazione della pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il semplice rispetto delle prescrizioni e il trascorrere degli anni non bastano per annullare la misura. La valutazione della pericolosità richiede prove concrete di un reale distacco dalle logiche criminali, specialmente per soggetti con precedenti specifici. Il ricorso mascherava un dissenso sul merito, non consentito in sede di legittimità.
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