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Responsabilità Extracontrattuale

182 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La disciplina della responsabilità extracontrattuale o responsabilità aquiliana è prevista dall'art. 2043 c.c. nell'ordinamento giuridico italiano. Ha la sua origine in un plebiscito romano del III secolo a.C. denominato Lex Aquilia de damno (iniuria dato). Divenne Lex in seguito alla Lex Hortensia del 286 a.C. che equiparò il plebiscitum alla lex; Aquilia perché promossa dal tribuno C. Aquilio; de damno iniuria dato perché era volta a punire quanti avessero arrecato (dato), con un loro comportamento contrario al jus (iniuria), un qualsivoglia danno a beni appartenenti al soggetto interessato. Essa introdusse nel diritto romano la responsabilità ex-delicto, ovvero del principio in virtù del quale la lesione di un diritto soggettivo assoluto (o "erga omnes", cioè opponibile a tutti: ad es. il diritto alla vita e quelli della persona, la proprietà e i diritti reali) obbliga l’autore della lesione a risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniali. Il danno è risarcibile, in linea di principio, se l'autore ha agito con dolo o con colpa. Cioè quando l'evento è stato intenzionalmente determinato (dolo) ovvero si è verificato a causa di negligenza, imprudenza o imperizia oppure dell'inosservanza di norme. Fondamento della responsabilità aquiliana è il principio di convivenza del neminem laedere sostanzialmente corrispondente a quello ("non fare agli altri...") già presente nel pensiero orientale (Lao Tze) di un paio di secoli prima e, addirittura, nell'ancora più remoto Codice di Hammurabi, fino ad arrivare al successivo e forse più noto richiamo evangelico. In quello fissato dunque dal diritto romano vi si afferma, in termini e con effetti meno filosofici e più giuridici, la responsabilità che ogni individuo si assume per qualsiasi danno arrecato ad altri a causa del proprio comportamento riprovevole (perché lesivo di un diritto altrui) e/o colpevole (perché direttamente voluto ovvero frutto di una volontà "indiretta", cioè non sufficientemente cosciente, vigile o cauta). Ed è su tale riprovevolezza e su tale colpevolezza che, per la legge Aquilia così come per gli ordinamenti giuridici moderni, si giustifica la sanzione (il risarcimento del danno) diretta a ripristinare i diritti lesi ma anche a garantirne il rispetto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contributi Previdenziali Omessi: la Prescrizione Blocca il Risarcimento
Gli eredi di un lavoratore agricolo hanno chiesto il risarcimento dei danni per la mancata contribuzione previdenziale da parte del proprietario del fondo, che aveva ridotto l'ammontare della pensione. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo il diritto al risarcimento estinto per la prescrizione contributi previdenziali. Ha qualificato il danno come extracontrattuale (Art. 2043 c.c.), con un termine di prescrizione di cinque anni, decorrente dal raggiungimento dell'età pensionabile del lavoratore. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il termine per la prescrizione contributi previdenziali inizia quando il lavoratore raggiunge l'età per la pensione, e che il lavoratore ha il dovere di attivarsi per mitigare il danno.
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Investimenti persi e fallimento: il principio di non contestazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'ammissione di un credito al passivo di un fallimento. Un investitore aveva perso denaro a causa di operazioni finanziarie abusive condotte da una società di fatto e dai suoi soci. Il Tribunale aveva riconosciuto il risarcimento basandosi sul principio di non contestazione: i fatti allegati dall'investitore non erano stati specificamente negati dalla curatela fallimentare. La Cassazione ha ribadito che il principio di non contestazione si applica anche nei giudizi di opposizione allo stato passivo fallimentare. La curatela, pur essendo terza rispetto ai fatti, ha l'onere di contestare in modo specifico le allegazioni del creditore. La sentenza ha quindi respinto il ricorso dei fallimenti, confermando il diritto dell'investitore al risarcimento.
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Giurisdizione italiana per illeciti online: la Cassazione decide sul danno digitale
Un'azienda televisiva italiana ha citato in giudizio una piattaforma online russa per risarcimento danni, sostenendo violazione di diritti autorali e concorrenza sleale. La Piattaforma permetteva agli utenti di caricare e condividere brani audiovisivi estratti dai programmi dell'Azienda, violando i suoi diritti esclusivi. La Piattaforma ha contestato la giurisdizione italiana per illeciti online, affermando che i server si trovavano in Russia. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione italiana sussiste. Questo perché l'evento dannoso (il danno iniziale) si è verificato in Italia, dove l'Azienda ha la sua sede e dove i contenuti erano accessibili, e la Piattaforma agiva come hosting provider attivo.
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Grave difetto dell’opera: la responsabilità non decade subito
Alcuni proprietari di appartamenti hanno citato in giudizio l'impresa costruttrice e il direttore dei lavori per difetti nell'immobile, tra cui scarso isolamento acustico e crepe. I giudici di merito avevano dichiarato la decadenza dell'azione, ritenendo che i vizi fossero immediatamente percepibili dalla consegna degli immobili. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Un grave difetto dell'opera, come il difetto di insonorizzazione, richiede una perizia tecnica per comprenderne causa e gravità. Il termine di un anno per la denuncia decorre solo dall'acquisizione di una consapevolezza tecnica e sicura. Inoltre, i proprietari possono modificare la domanda legale durante il processo per far valere la responsabilità generale per danni. I proprietari hanno così ottenuto l'annullamento della sentenza sfavorevole e la riapertura del giudizio d'appello.
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Subappalto non pagato: la Responsabilità committente non è automatica
Un Subappaltatore ha citato in giudizio le Aziende Committenti per ottenere il risarcimento dei danni, sostenendo che queste non avevano vigilato sul pagamento dei lavori eseguiti, violando una specifica norma (Art. 18, comma 3-bis, L. 55/1990). L'Appaltatore Principale, che avrebbe dovuto pagare, era fallito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Subappaltatore. Ha stabilito che il Subappaltatore non aveva dimostrato di aver subito un danno effettivo e irrecuperabile, non avendo provato di aver tentato inutilmente di recuperare il credito dall'Appaltatore fallito e dai suoi eventuali garanti. La **Responsabilità committente subappalto** non scatta automaticamente senza la prova del danno residuo.
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Risarcimento del danno extracontrattuale: la Regione paga due terzi
Un Ente Regionale ha trasferito a una Società di gestione idrica impianti di captazione privi delle necessarie autorizzazioni, tacendo le pretese economiche di una società terza titolare della concessione. Citata in giudizio dalla titolare dei diritti, la Società di gestione ha transatto la lite e ha richiesto alla Regione il risarcimento del danno extracontrattuale subito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Ente al rimborso dei due terzi dell'esborso. I giudici hanno tuttavia ridotto di un terzo il ristoro perché la Società danneggiata non ha impugnato tempestivamente l'inerzia amministrativa della Regione, venendo meno all'ordinaria diligenza.
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Abuso di direzione e coordinamento: quando scatta la prescrizione
Una società fallita, tramite la sua curatela, ha chiesto il risarcimento dei danni alla società controllante per abuso di direzione e coordinamento. La controllante non aveva adottato le misure necessarie per coprire la perdita del capitale sociale, aggravando il dissesto economico. Il Fallimento sosteneva che l'azione risarcitoria fosse nata solo con la riforma del diritto societario del 2004. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la tutela dei creditori contro l'abuso di direzione e coordinamento esisteva anche prima della riforma, basandosi sulla responsabilità generale da fatto illecito (art. 2043 c.c.). Pertanto, il termine di prescrizione quinquennale era iniziato prima e si era ormai compiuto al momento della richiesta di danni. Il Fallimento perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Difetti Costruttivi: la Prescrizione Risarcimento Danni non scatta subito
Un Condominio ha citato in giudizio un'Azienda Appaltatrice e il suo Direttore dei Lavori per gravi difetti di costruzione, inclusi distacchi di rivestimenti esterni. L'Azienda si è difesa sostenendo la prescrizione risarcimento danni, affermando che i vizi erano noti da tempo. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di prescrizione per il risarcimento danni per gravi difetti costruttivi decorre solo dal momento in cui il committente acquisisce piena e sicura conoscenza della gravità dei difetti e delle loro cause, spesso a seguito di un accertamento tecnico. La Corte ha ritenuto che i danni iniziali (infiltrazioni) fossero distinti dai successivi (distacchi), rendendo la denuncia del Condominio tempestiva.
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Conferimento del mandato difensivo: cartella ed esclusioni
Un professionista riceve una cartella di pagamento esattoriale per l'omessa dichiarazione di valore in un giudizio civile. Il legale cita in giudizio la cliente e la collega codifensore per ottenere il risarcimento del danno, sostenendo di non aver mai saputo della propria nomina e di non aver firmato l'atto né la procura. I giudici di merito e la Suprema Corte respingono la richiesta risarcitoria. La Corte accerta che l'avvocato conosceva la vicenda tramite scambi di comunicazioni e fax intercorsi. I giudici chiariscono che il sostanziale conferimento del mandato difensivo prescinde dai requisiti puramente formali della procura processuale. L'avvocato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese legali.
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Annullamento Concorso Pubblico: Affidamento Incolpevole e Risarcimento
Una Lavoratrice vince un concorso pubblico e viene assunta da un'Amministrazione. Successivamente, il Consiglio di Stato annulla l'intero concorso per gravi irregolarità procedurali, come il ritardo nella verbalizzazione che ha compromesso l'anonimato delle prove. L'Amministrazione recede dal contratto di lavoro. La Lavoratrice chiede un risarcimento danni, ma la Corte di Cassazione respinge la sua domanda. La Corte ha stabilito che il contratto era nullo fin dall'inizio a causa dei vizi nel procedimento di **annullamento concorso pubblico**. La Lavoratrice, essendo stata parte del giudizio amministrativo, era consapevole delle irregolarità e non poteva quindi invocare un affidamento incolpevole sulla validità dell'assunzione.
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Nullità contratto affitto azienda: quando le irregolarità non bastano
La Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda fallita (Azienda Concedente) che chiedeva il riconoscimento di crediti da un contratto di affitto di azienda con un'altra azienda fallita (Azienda Affittuaria). Il Tribunale aveva dichiarato la nullità contratto affitto azienda per impossibilità giuridica dell'oggetto, a causa di irregolarità amministrative e sospensioni temporanee. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che le irregolarità sanabili non comportano la nullità del contratto. Ha anche riconosciuto l'inefficacia di un subaffitto non autorizzato e la sussistenza di un credito risarcitorio in prededuzione per la detenzione del bene dopo la risoluzione del contratto. La decisione rinvia il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Falsificazione dell’assegno bancario: banca esente da colpa
Una società inviava un assegno postale di piccolo importo, poi sottratto durante la consegna e incassato fraudolentemente per oltre novantasettemila euro presso un istituto di credito da un soggetto illegittimo. La società creditrice citava in giudizio le banche e l'ente postale per ottenere l'integrale risarcimento del danno subito. I giudici di merito escludevano la responsabilità delle banche e limitavano l'indennizzo dovuto dal servizio postale. La Corte di Cassazione ha confermato che la falsificazione dell'assegno bancario comporta la responsabilità dell'istituto solo qualora l'alterazione risulti visibile a prima vista da un impiegato medio, senza l'uso di attrezzature speciali o competenze grafologiche. Inoltre, l'omessa custodia della corrispondenza da parte del dipendente postale ricade nell'ambito contrattuale e non integra responsabilità aquiliana verso il mittente.
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Danni da P.A.: la Cassazione riapre il risarcimento per ritardi
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni proprietari che chiedevano il risarcimento danni al Comune per il ritardo nella ricostruzione dei loro immobili, causato da atti amministrativi illegittimi. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, ritenendo che i documenti per quantificare i danni fossero stati acquisiti tardivamente dal Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU). La Cassazione, richiamando un importante principio delle Sezioni Unite, ha stabilito che l'acquisizione tardiva di documenti da parte del CTU, se non contestata tempestivamente dalla parte interessata, genera una nullità relativa che si sana. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dei proprietari, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per una nuova valutazione del risarcimento danni alla luce del principio sulla **Responsabilità della Pubblica Amministrazione** e la sanatoria della nullità.
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Alluvione e Responsabilità enti pubblici: Ricorso tardivo, risarcimento negato
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni proprietari terrieri che chiedevano il risarcimento per danni da alluvione. I fatti risalgono al marzo 2011, quando l'esondazione dei fiumi Basento e Bradano causò gravi perdite. I proprietari avevano citato in giudizio diversi enti pubblici per omessa manutenzione, invocando la loro responsabilità. I giudici di merito avevano escluso la responsabilità enti pubblici, qualificando l'evento come caso fortuito eccezionale. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso per tardività, in quanto notificato oltre il termine di 45 giorni dalla comunicazione del dispositivo della sentenza impugnata.
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Nullità delega investimento: investitori risarciti, intermediari condannati
Gli Investitori hanno subito la perdita del capitale investito a causa di operazioni finanziarie gestite da un Delegato non abilitato e da un Promotore Finanziario. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità delega investimento conferita al Delegato e ha condannato entrambi al risarcimento. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che la nullità delle deleghe, dovuta all'assenza di abilitazione, non è sanabile tramite ratifica. La Corte ha inoltre escluso la prescrizione del diritto al risarcimento e ha confermato la responsabilità solidale dei soggetti coinvolti, imponendo il risarcimento integrale del danno subito dagli Investitori.
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Contratto di agenzia esclusiva: l’azienda paga i danni
Un agente commerciale ha citato in giudizio l'azienda preponente per la violazione delle garanzie stabilite nel contratto di agenzia esclusiva. Diversi colleghi operanti in zone confinanti invadevano sistematicamente la sua area riservata, sottraendogli affari e clienti con il benestare della società. La Corte d'Appello aveva rigettato la richiesta di risarcimento, ritenendo l'azienda estranea alla condotta scorretta degli altri agenti. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che l'azienda risponde a titolo di responsabilità contrattuale se tollera o valorizza gli sconfinamenti di altri venditori nella zona protetta. Di conseguenza, l'agente ha diritto al risarcimento dei danni e al ricalcolo delle spettanze dovute. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Garanzia per vizi della compravendita: danno e prescrizione
Un imprenditore agricolo acquistava una cella frigorifera nel 2005. Due anni dopo, un corto circuito dell'impianto scatenava un incendio che distruggeva i capannoni aziendali. L'acquirente citava in giudizio il venditore chiedendo il risarcimento del danno. La compagnia assicuratrice del fornitore eccepiva la prescrizione annuale del diritto. I giudici di merito qualificavano l'azione nell'ambito della garanzia per vizi della compravendita, dichiarando il diritto prescritto per decorso del termine annuale dalla consegna del bene. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria: l'omessa tempestiva impugnazione della qualificazione contrattuale della pretesa vincola l'azione ai termini brevi dell'art. 1495 del codice civile, impedendo l'applicazione della più lunga prescrizione quinquennale extracontrattuale.
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Revoca dell’aggiudicazione: niente danni automatici
Una società agricola acquista un compendio immobiliare a un'asta giudiziaria e versa interamente la cauzione e il prezzo. Successivamente, il giudice dell'esecuzione dispone la revoca dell'aggiudicazione a causa di vizi riscontrati negli atti di pignoramento. La società aggiudicataria cita in giudizio la banca creditrice procedente per ottenere il risarcimento dei danni da blocco della liquidità e la responsabilità processuale aggravata. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono la richiesta risarcitoria. La Corte evidenzia che l'acquirente non ha dimostrato un danno effettivo e quantificabile, come la perdita di investimenti alternativi, né la colpa specifica della banca. Inoltre, il giudice non può fare ricorso alla liquidazione equitativa per supplire alla totale mancanza di prova del danno. La società viene condannata al pagamento delle spese legali.
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Danni da Randagismo: Allevatore Senza Risarcimento, Chi Paga?
Un allevatore ha subito gravi danni da randagismo, con l'uccisione di quattordici ovini, e ha chiesto il risarcimento al Comune. Il Comune ha chiamato in causa l'ASL e la Regione. La Corte d'Appello ha escluso la responsabilità del Comune, ritenendo l'ASL competente per il recupero dei randagi, ma non per il risarcimento diretto dei danni. La Cassazione ha confermato il rigetto della domanda dell'allevatore. Ha ribadito che la responsabilità per i danni da randagismo ricade sull'ente che non ha provato la propria diligenza e che la domanda risarcitoria non era stata adeguatamente provata nei confronti di alcun ente.
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Smottamento: Negato il Risarcimento Danni, Ricorso Inammissibile
Un proprietario ha chiesto il risarcimento danni da smottamento al suo terreno, accusando i vicini di aver causato il problema con lavori e scarso drenaggio. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua richiesta, non trovando prove che i lavori dei vicini avessero causato lo smottamento o che il proprietario avesse subito un danno effettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del proprietario inammissibile, confermando le decisioni precedenti. Ha ritenuto che il ricorso chiedesse un nuovo esame dei fatti, già valutati dai giudici di merito. Il proprietario deve pagare le spese legali.
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