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Repechage

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133 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Obbligo di repêchage: limiti alla formazione del lavoratore
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito della soppressione della sua mansione di centralinista, ha impugnato il licenziamento sostenendo la violazione dell'obbligo di repêchage. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di repêchage non si estende a mansioni di livello superiore e non comporta un dovere per il datore di lavoro di fornire una formazione aggiuntiva per adeguare il lavoratore a tali posizioni. La Corte ha inoltre confermato che la valutazione dell'impossibilità di ricollocamento può basarsi anche su presunzioni derivanti dalle mansioni pregresse del dipendente.
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Obbligo di repêchage: reintegra se violato
Una società di logistica licenzia una dirigente per riorganizzazione aziendale. Tuttavia, la Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento perché l'azienda non ha rispettato l'obbligo di repêchage, ovvero non ha offerto alla lavoratrice una posizione lavorativa inferiore resasi disponibile prima del recesso. Tale violazione, secondo la Corte, equivale all'insussistenza del fatto e comporta il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Licenziamento oggettivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo di una segretaria a seguito della soppressione della posizione del suo superiore. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, e ha ritenuto assolto l'obbligo del datore di lavoro di cercare una ricollocazione (repêchage) per la dipendente.
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Obbligo di repechage: onere della prova sul datore
Una società di forniture mediche licenzia una dipendente per un presunto conflitto di interessi. La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'azienda non ha rispettato l'obbligo di repechage, non provando l'impossibilità di ricollocare la lavoratrice in un'altra posizione.
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Obbligo di repêchage: il rifiuto legittima il licenziamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è legittimo se il lavoratore rifiuta una posizione alternativa con mansioni e retribuzione inferiori, offerta dal datore di lavoro in adempimento dell'obbligo di repêchage. La sentenza sottolinea che la conservazione del posto di lavoro prevale sulla tutela della professionalità e del livello retributivo acquisiti, secondo il principio del "male minore".
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Licenziamento oggettivo: la Cassazione fa chiarezza
Una dirigente licenziata a seguito di una riorganizzazione aziendale fallita ha impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento oggettivo, chiarendo che è sufficiente la prova di effettive ragioni economiche e organizzative che hanno portato alla soppressione del posto. La Corte ha inoltre ribadito che il motivo ritorsivo deve essere l'unica e determinante causa del recesso e ha dichiarato inammissibile la domanda relativa all'indennità per vizi procedurali nel ricorso.
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Obbligo di repechage: onere della prova e spese legali
La Cassazione chiarisce l'obbligo di repechage nel licenziamento. In questo caso, una dipendente di un'agenzia di viaggi è stata licenziata per chiusura di filiale. La Corte ha respinto il ricorso sul licenziamento, ritenendo non provata la possibilità di ricollocamento, ma ha accolto il motivo relativo alle spese legali, stabilendo che non sono dovute alla parte rimasta assente (contumace) nel giudizio.
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Licenziamento illegittimo: il ricorso in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che aveva stabilito un licenziamento illegittimo. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso contestassero la valutazione dei fatti del giudice di merito, e non una violazione di legge.
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Clausola Sociale Appalti: Chi Prova il Diritto?
Un lavoratore si è visto negare l'assunzione da parte della società subentrante in un cambio appalto. La Cassazione ha confermato che, in base alla clausola sociale appalti, spetta al lavoratore l'onere di provare di possedere i requisiti previsti dal contratto collettivo, come l'impiego stabile nel cantiere specifico. Il caso non è assimilabile a un licenziamento, ma a una richiesta di assunzione ex novo.
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Licenziamento senza motivi: nullo con reintegra
La sentenza analizza un caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo in cui la lettera di recesso era totalmente priva di motivazione. Il Tribunale ha dichiarato il licenziamento nullo, e non solo inefficace, a causa della totale assenza delle ragioni fondanti la scelta espulsiva. Di conseguenza, ha ordinato la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, la corresponsione di un'indennità risarcitoria pari alle retribuzioni perse e il pagamento delle somme dovute ma non corrisposte, data anche la contumacia dell'azienda.
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Licenziamento dirigente: quando è legittimo? Analisi
Una recente sentenza del Tribunale del Lavoro ha affrontato il caso di un licenziamento dirigente per giustificato motivo oggettivo. La ricorrente, ex dirigente, ha impugnato il licenziamento sostenendo che fosse basato su un motivo illecito e discriminatorio, frutto di una finta riorganizzazione aziendale e di comportamenti vessatori. Il Tribunale ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riorganizzazione era effettiva e finalizzata a un risparmio di spesa. La corte ha inoltre chiarito che la categoria dei dirigenti non costituisce un gruppo protetto ai fini della normativa antidiscriminatoria e che le prove fornite (registrazioni di conversazioni) non erano sufficienti a dimostrare l'intento illecito del datore di lavoro.
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Licenziamento oggettivo: quando è legittimo?
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sostenendo che la riorganizzazione aziendale fosse un pretesto. Il Tribunale di Verona ha respinto il ricorso, ritenendo il licenziamento legittimo. La corte ha verificato l'effettività della riorganizzazione produttiva, che ha reso eccessivo l'orario di lavoro della dipendente. Il rifiuto della lavoratrice di accettare una riduzione dell'orario o un trasferimento in un'altra sede ha validato la decisione dell'azienda.
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Inidoneità fisica: quando il licenziamento è legittimo
Un lavoratore con grave ipovisione è stato licenziato per inidoneità fisica. Il Tribunale, in riforma di una precedente ordinanza, ha ritenuto legittimo il recesso. A seguito di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), è emerso che il lavoratore poteva svolgere solo una minima parte delle mansioni 'ad hoc' create per lui, e anche queste presentavano rischi per la sicurezza sua e dei colleghi. La sentenza ha stabilito che, esauriti i tentativi di 'ragionevole accomodamento', il licenziamento per inidoneità fisica è giustificato quando la prestazione residua non è utilmente e Mettisicuramente impiegabile dall'azienda.
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