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Remissione In Termini

83 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La possibilità di compiere un atto processuale anche dopo la scadenza del termine previsto, se il ritardo non è imputabile alla parte interessata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contraddittorio tributario: Accertamento accise nullo senza dialogo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Amministrazione Fiscale che aveva sanzionato un'Azienda per errori nel calcolo delle accise sull'energia elettrica, a seguito di un'acquisizione. L'Amministrazione aveva emesso gli atti impositivi senza attivare preventivamente il `contraddittorio tributario`, ovvero senza dare all'Azienda la possibilità di presentare osservazioni. La Cassazione ha ribadito che il diritto al `contraddittorio tributario` è fondamentale anche per gli accertamenti 'a tavolino' (eseguiti solo sui documenti), invalidando l'operato dell'Amministrazione. L'Amministrazione Fiscale ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese legali.
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Errore Giudice Competente INPS: Chi Paga le Spese Legali?
Un Lavoratore ha impugnato un avviso di addebito INPS che indicava erroneamente il giudice competente. Il Tribunale ha dichiarato l'incompetenza per territorio e condannato l'INPS alle spese. La Corte d'Appello ha compensato le spese. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'errore giudice competente INPS avrebbe dovuto comportare l'addebito delle spese all'Istituto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che l'erronea indicazione del giudice nell'avviso non rende l'INPS automaticamente soccombente sulle spese, specialmente se l'Istituto ha correttamente eccepito l'incompetenza. Le spese del giudizio di legittimità sono state poste a carico del Lavoratore.
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Investitrice truffata: la Responsabilità intermediario finanziario della Banca
Un'Investitrice ha versato somme significative tramite un direttore di filiale e una promotrice finanziaria di una Banca. Le somme sono state illecitamente sottratte dalla promotrice, poi sospesa. L'Investitrice ha chiesto il risarcimento dei danni. I giudici di merito hanno riconosciuto la Responsabilità intermediario finanziario della Banca, basandosi sui principi dell'apparenza del diritto e sulla responsabilità vicaria per l'operato dei suoi dipendenti. La Cassazione ha confermato la responsabilità della Banca, ma ha accolto il ricorso della Banca riguardo alla mancata valutazione di un pagamento parziale già ricevuto dall'Investitrice, ritenendo che la prova di tale pagamento non fosse stata considerata tempestivamente. La causa tornerà alla Corte d'Appello per ricalcolare l'importo dovuto.
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Termine Opposizione Decreto Spese Giustizia: 30 Giorni o Nulla
Un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) ha contestato la riduzione del suo compenso, originariamente liquidato per attività su beni immobili. L'Agenzia del Demanio e il Ministero si erano opposti al decreto di liquidazione. Il Tribunale aveva parzialmente accolto l'opposizione, rideterminando il compenso. Il CTU ha poi ricorso in Cassazione. La Corte ha chiarito che il **termine opposizione decreto spese giustizia** è di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento, come previsto per il rito sommario di cognizione. Ha escluso la possibilità di "remissione in termini" per errori di diritto. La Cassazione ha accolto il ricorso del CTU, annullando l'ordinanza del Tribunale.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla condanna per tempo scaduto
Un individuo, condannato in primo grado e in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli si trovava detenuto all'estero e ha sostenuto di non aver ricevuto le notifiche degli atti processuali, rimanendo in contumacia e lamentando una nullità assoluta del giudizio di appello. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la plausibilità dell'eccezione di nullità. Tuttavia, ha prevalso la `prescrizione del reato`. Considerando la data del fatto e i tempi legali, il reato era estinto. La Corte ha quindi annullato la sentenza senza rinvio, ponendo fine al procedimento.
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Remissione in termini penale: Errore Fatale per il Condannato in Assenza
Un condannato per truffa, giudicato in assenza, ha chiesto la "remissione in termini penale" per contestare la sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta inammissibile. Ha chiarito che, per i giudicati in assenza successivi alla legge 67/2014, il rimedio corretto è la "rescissione del giudicato", non la "remissione in termini", applicabile solo ai vecchi procedimenti contumaciali. La Corte ha anche respinto l'eccezione di incompatibilità del giudice e ha rilevato la tardività della richiesta e la corretta notifica all'imputato. Il ricorso è stato rigettato, con condanna alle spese per il ricorrente.
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Tentato omicidio e concorso: la Cassazione conferma le condanne
Due individui sono stati condannati per rapine aggravate e tentato omicidio, avendo colpito una vittima alla testa con una bottiglia. La difesa ha contestato il mancato accesso alle videoregistrazioni e l'assenza di `animus necandi` (intenzione di uccidere), oltre alla mancata specificazione del ruolo di ciascuno nel `concorso di persone nel reato`. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che i filmati erano disponibili e che l'intenzione di uccidere era desumibile dalla pericolosità degli atti e dalla gravità delle lesioni. Ha ribadito che nel concorso non serve precisare il ruolo specifico di ogni partecipante.
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Detenzione di stupefacenti: Diritto di difesa contro prove schiaccianti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per **detenzione di stupefacenti** ai fini di spaccio. L'uomo era stato trovato con circa 29 grammi di marijuana, suddivisi in 46 involucri. La difesa aveva contestato la validità del processo, sostenendo che l'imputato non avesse avuto piena conoscenza degli atti e non avesse potuto accedere ai riti alternativi. Inoltre, aveva messo in dubbio la completezza dell'analisi sulla sostanza sequestrata e l'intento di spaccio. La Cassazione ha ritenuto che l'imputato fosse a conoscenza del procedimento per la sua partecipazione all'udienza di convalida dell'arresto. Ha anche confermato la validità dell'analisi a campione della droga e l'intento di spaccio, basandosi su quantità e modalità di detenzione. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese.
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Estinzione del reato per condotte riparatorie e riqualificazione
L'Imputato, inizialmente accusato di truffa perseguibile d'ufficio, ha ottenuto in primo grado la riqualificazione del fatto in truffa semplice, procedibile a querela. In sede di appello, L'Imputato ha offerto un risarcimento economico superiore al danno subito dalla vittima, chiedendo l'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, se la riqualificazione del reato avviene solo con la sentenza di primo grado, la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie può essere utilmente formulata durante il giudizio di appello. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per valutare il merito del risarcimento.
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Pena sostitutiva negata per errore: vale solo l’appello
Il Giudice di merito ha negato la pena sostitutiva all'imputato a causa di una mancata comunicazione corretta da parte dell'ufficio incaricato, confermando il dispositivo di condanna in carcere. La difesa ha poi richiesto la revoca della decisione o la rimessione nei termini, evidenziando che l'errore non dipendeva dall'imputato. Il tribunale ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. La Suprema Corte ha stabilito che la conferma del dispositivo dopo l'udienza per la pena sostitutiva chiude il giudizio di primo grado. Il giudice non può modificare la propria sentenza una volta letta in udienza. L'interessato deve contestare il mancato riconoscimento della pena sostitutiva impugnando la sentenza con i normali mezzi di gravame e non tramite istanze separate allo stesso giudice.
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Credito ammesso ma negato: il rifiuto espresso di rimborso
Una società versa un acconto d'imposta comunale e successivamente presenta istanza di restituzione per somme non dovute. L'Ente locale risponde via posta certificata riconoscendo in astratto l'eccedenza, ma dichiara espressamente di voler trattenere le somme a compensazione di altri debiti tributari insoluti. La società impugna la decisione dopo molti mesi, sostenendo di agire contro un silenzio-rifiuto. I giudici confermano invece la natura di rifiuto espresso di rimborso della nota comunale, respingendo l'impugnazione perché presentata oltre il termine perentorio di sessanta giorni dalla ricezione dell'atto.
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Remissione in termini: la legge complessa non scusa il ritardo
Un cittadino chiedeva l'equo indennizzo per la durata eccessiva di una causa immobiliare. Avendo presentato la domanda in ritardo, chiedeva la remissione in termini, sostenendo che la complessità delle norme emergenziali Covid-19 avesse generato un errore scusabile. La Corte d'Appello respingeva la richiesta, ritenendo la difficoltà interpretativa un semplice errore di diritto non scusabile. Il cittadino proponeva quindi ricorso straordinario in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: il provvedimento che nega la remissione in termini non ha carattere decisorio e definitivo sul diritto sostanziale, trattandosi di una questione puramente processuale e strumentale. Di conseguenza, il cittadino perde la causa e non ottiene l'indennizzo.
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Servitù coattiva di passaggio: la Cassazione salva il ricorso
Il caso nasce dalla richiesta di costituzione di una servitù coattiva di passaggio a favore di un terreno privo di accessi alla via pubblica. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, gli eredi del richiedente originario hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la notifica del ricorso a uno dei soggetti interessati non è andata a buon fine. I ricorrenti hanno quindi chiesto la remissione in termini per poter eseguire correttamente la notifica. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha accolto la richiesta, concedendo un termine di quaranta giorni per completare la notifica e rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire la regolare prosecuzione del giudizio.
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Opposizione a decreto penale: il ricorso tardivo costa caro
Il Giudice per le indagini preliminari respingeva la richiesta di remissione in termini per proporre opposizione a decreto penale avanzata dal Condannato, ritenendola tardiva e priva di giustificazioni valide come il caso fortuito o la forza maggiore. Il Condannato proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo la tempestività dell'opposizione basandosi sulla data di effettivo ritiro del provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché presentato oltre il termine perentorio di quindici giorni dalla notifica del provvedimento impugnato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Rescissione del giudicato: il ritardo costa caro al condannato
Il Condannato, giudicato in assenza e dichiarato latitante, ha richiesto la rescissione del giudicato e la rimessione in termini, sostenendo di aver saputo del processo solo con la notifica dell'ordine di carcerazione il 16 gennaio 2021. Tuttavia, ha nominato un difensore solo il 19 marzo 2021, oltre due mesi dopo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di trenta giorni per presentare la domanda di rescissione del giudicato decorre dal momento in cui l'interessato ha conoscenza dell'esistenza del procedimento a suo carico, e non dalla conoscenza approfondita degli atti. Non avendo il ricorrente giustificato il ritardo di due mesi con cause di forza maggiore, la richiesta di rimessione in termini è stata respinta, confermando la condanna definitiva e infliggendo una sanzione pecuniaria.
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Notifica del ricorso tributario: senza ricevuta l’appello salta
Un contribuente, titolare di una ditta edile, impugna un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. La Commissione Tributaria Regionale dichiara inammissibile il suo appello perché il difensore ha spedito il ricorso per posta senza depositare l'avviso di ricevimento della raccomandata. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del contribuente. I giudici chiariscono che la notifica del ricorso tributario a mezzo posta si perfeziona solo con la consegna al destinatario. L'avviso di ricevimento è l'unico documento che prova tale consegna. Senza questo documento, la notifica è inesistente e il giudice non può disporre la rinnovazione. Il rinvio dell'udienza non sana la mancanza, a meno che il contribuente non dimostri di aver chiesto tempestivamente un duplicato alle Poste prima dell'udienza di discussione.
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Ricorso per cassazione personale: vietato il fai da te
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di riapertura dei termini per impugnare sette sentenze di condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle riforme legislative, il cittadino non può più sottoscrivere e depositare autonomamente l'atto di impugnazione davanti alla Suprema Corte. Questa attività richiede necessariamente l'assistenza e la firma di un difensore abilitato. Di conseguenza, il ricorso per cassazione personale è nullo per difetto di legittimazione, comportando anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Rescissione del giudicato: fuggire non cancella la condanna
Il Condannato, dopo essere stato condannato in appello a 17 anni di reclusione per gravi reati, ha richiesto la rescissione del giudicato. Egli sosteneva di non aver avuto conoscenza effettiva del processo di secondo grado, celebrato in sua assenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'uomo era a conoscenza del procedimento penale a suo carico, avendo in precedenza nominato un difensore di fiducia e ottenuto la remissione nei termini per impugnare la sentenza di primo grado. Di conseguenza, gravava su di lui l'onere di mantenere i contatti con il proprio legale per seguire l'evoluzione del processo. Non avendo dimostrato una mancanza di conoscenza incolpevole, la condanna definitiva è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: no prima dei motivi
Il Difensore dell'Imputato ha richiesto la remissione in termini, lamentando la mancata notifica dell'avviso di udienza dinanzi alla Corte di Cassazione a causa di un'omonimia. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'istanza. I giudici hanno chiarito che il rimedio corretto per contestare l'omessa notifica è il ricorso straordinario per errore di fatto. Tuttavia, tale strumento non può essere proposto prima del deposito delle motivazioni della sentenza impugnata, poiché è necessario conoscere le ragioni della decisione per valutarne i vizi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Notifica dell’estratto contumaciale: difesa contro formalità
La Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione del Tribunale che aveva rigettato il suo incidente di esecuzione. La donna sosteneva che la Corte d'appello avesse deciso sulla remissione in termini e non sull'appello stesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché la difesa non ha contestato la regolare notifica dell'estratto contumaciale della sentenza di primo grado effettuata al difensore di fiducia domiciliatario. Di conseguenza, la notifica dell'estratto contumaciale è considerata valida e i termini per impugnare sono scaduti. La Ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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