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Remissione In Termini

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83 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Nullità della citazione: quando non c’è remissione
Una società, rimasta contumace in primo grado, appella una sentenza lamentando la nullità della citazione. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, stabilisce che la nullità della citazione non comporta un'automatica remissione in termini per l'appellante. Se la parte era a conoscenza del processo e ha scelto di non costituirsi, non può usare il vizio procedurale per ottenere una seconda possibilità di difesa nel merito, a meno che non ne faccia specifica richiesta e dimostri il reale impedimento.
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Remissione in termini: inammissibile se non è scaduto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'istanza di remissione in termini presentata da un difensore per impugnare una sentenza. La Corte chiarisce che, se la notifica dell'avviso di deposito della sentenza non è mai avvenuta, il termine per l'impugnazione non è mai iniziato a decorrere. Di conseguenza, il difensore era ancora nei termini per ricorrere, rendendo l'istanza priva di presupposti.
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Onere della prova: la contestazione tardiva non basta
Una società fornitrice di servizi idrici ha citato in giudizio un condominio per il mancato pagamento di fatture. In primo grado, la domanda è stata respinta. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, affermando che l'onere della prova del pagamento spetta al debitore. Poiché il condominio si era costituito tardivamente, le sue eccezioni relative a perdite d'acqua e errori di lettura sono state ritenute inammissibili. La sentenza chiarisce che il creditore deve solo provare la fonte del suo diritto (il contratto) e l'adempimento della sua prestazione, mentre il debitore deve provare di aver pagato.
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Remissione in termini: no se l’imputato è negligente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la remissione in termini per appellare una sentenza di condanna. La Corte ha stabilito che la mancata conoscenza del processo, dovuta alla propria negligenza nel comunicare il cambio di domicilio e nel mantenere i contatti con il difensore di fiducia, non giustifica la riapertura dei termini. L'onere di dimostrare un impedimento incolpevole grava interamente sull'imputato.
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Remissione in termini: quando l’errore non scusa
Una società propone ricorso in Cassazione oltre i termini, chiedendo la remissione in termini a causa di presunti errori d'ufficio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la proposizione di un ricorso per revocazione fa decorrere il termine breve per l'impugnazione e che l'errore del difensore non costituisce una causa non imputabile idonea a giustificare la tardività.
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Firma digitale: obbligatoria per gli atti telematici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso inviato telematicamente senza la prescritta firma digitale. La Corte ha stabilito che la firma digitale è un requisito essenziale per attestare la paternità dell'atto e la sua mancanza non può essere giustificata da un generico e non provato malfunzionamento tecnico, che non integra gli estremi del caso fortuito o della forza maggiore.
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Remissione in termini: no al rito abbreviato retroattivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che chiedeva la remissione in termini per poter beneficiare del rito abbreviato secondo le nuove norme della Riforma Cartabia. La Corte ha affermato il principio del "tempus regit actum", secondo cui le norme processuali non hanno effetto retroattivo e non è possibile far regredire il processo a una fase già conclusa. Anche le altre doglianze su recidiva e pene sostitutive sono state rigettate.
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Azione riparatoria tardiva: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che aveva effettuato un'azione riparatoria tardiva, ben oltre il termine dell'apertura del dibattimento di primo grado. La Corte ha chiarito che il termine previsto dall'art. 162-ter c.p. è perentorio e non può essere superato, respingendo anche la richiesta di remissione in termini per assenza di una formale istanza.
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Rescissione del giudicato: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile la richiesta di rescissione del giudicato presentata da un'imputata condannata in assenza per evasione. La decisione si fonda sulla genericità dell'istanza e sulla volontaria irreperibilità dell'interessata, che le ha impedito di avere conoscenza del processo. La Corte chiarisce che la condotta dell'imputato che si sottrae deliberatamente alla giustizia esclude la possibilità di riaprire un processo definito con sentenza irrevocabile.
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Notifica atti impositivi: quando è valida e completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito le regole sulla notifica atti impositivi effettuata direttamente a mezzo posta. In caso di temporanea assenza del destinatario, la notifica si perfeziona dopo 10 giorni dal deposito dell'avviso di giacenza, senza necessità di una seconda comunicazione. La Corte ha accolto il ricorso dell'agente della riscossione, cassando la sentenza che aveva annullato una cartella di pagamento per un presunto difetto di notifica dell'atto presupposto.
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Domanda tardiva liquidazione: è inammissibile?
Una società creditrice ha presentato una domanda di partecipazione alla procedura di liquidazione del patrimonio di un debitore oltre il termine fissato dal liquidatore. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta, stabilendo che la disciplina sul sovraindebitamento (L. 3/2012) non consente la presentazione di una domanda tardiva liquidazione, a differenza di quanto previsto in ambito fallimentare. Il termine, pur non essendo definito 'perentorio' dalla legge, ha una funzione preclusiva che comporta la decadenza dal diritto per il creditore ritardatario.
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Remissione in termini: quando non è concessa?
Una cittadina straniera ha impugnato tardivamente un decreto di espulsione, chiedendo la remissione in termini per una presunta mancata comprensione dell'atto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la traduzione del provvedimento nella lingua madre della ricorrente e la sua permanenza in Italia da tempo erano elementi sufficienti per escludere la causa non imputabile, requisito fondamentale per ottenere la remissione in termini.
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Termine impugnazione errato: Cassazione salva ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso presentato oltre il termine di legge deve considerarsi tempestivo se l'atto amministrativo impugnato indicava un termine impugnazione errato e più lungo. Il caso riguardava una cittadina straniera il cui ricorso contro il diniego del permesso di soggiorno era stato dichiarato inammissibile in primo grado per tardività. La Cassazione ha cassato la decisione, affermando che l'errore dell'amministrazione genera un legittimo affidamento nel cittadino, rendendo l'errore scusabile e il ricorso valido, senza necessità di chiedere la remissione in termini.
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Tardività appello: ricorso non autosufficiente
Un lavoratore si è visto dichiarare inammissibile il ricorso in Cassazione contro la sua esclusione da un progetto lavorativo. La Corte ha confermato la decisione di tardività dell'appello, sottolineando che il ricorrente non ha rispettato il principio di autosufficienza, non avendo fornito le prove documentali necessarie a dimostrare un presunto errore del sistema telematico di deposito atti.
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Cessione del credito: il contraddittorio necessario
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo. Durante la causa, l'originario creditore effettuava una cessione del credito a un terzo. Quest'ultimo, dopo una sentenza di primo grado favorevole alla società, proponeva appello senza coinvolgere il creditore originario. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, stabilendo che in caso di cessione del credito a lite pendente, sia il cedente che il cessionario sono litisconsorti necessari nel giudizio di impugnazione, la cui mancata partecipazione invalida il procedimento se eccepita dalla controparte.
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Costituzione tardiva: le conseguenze nel processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che, dopo una costituzione tardiva in primo grado, lamentava di non aver potuto proporre domanda di usucapione. La Corte ha ribadito che la parte che si costituisce in ritardo accetta il processo nello stato in cui si trova, con tutte le preclusioni già maturate. L'ordinanza conferma la decisione della Corte di Appello che aveva ordinato il rilascio di un immobile, sottolineando come la tardività precluda la remissione in termini se non si dimostra un impedimento non imputabile. È stata inoltre respinta la richiesta di sospensione del giudizio e confermata la validità della prova della proprietà fornita dagli attori.
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Termine semestrale perentorio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia previdenziale perché presentato oltre il termine semestrale perentorio. La decisione sottolinea che la sospensione feriale dei termini non si applica a questa tipologia di controversie, ribadendo l'importanza del rigoroso rispetto delle scadenze processuali per non perdere il diritto di impugnazione.
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Deposito telematico: l’errore non scusa il ritardo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4034/2025, ha stabilito che un errore nel deposito telematico non giustifica la tardiva iscrizione a ruolo di un appello se l'avvocato non agisce con la dovuta diligenza. Un ritardo di tre mesi nel reagire a una notifica di anomalia (terza PEC) è stato ritenuto eccessivo, portando alla dichiarazione di improcedibilità del gravame e al rigetto della richiesta di remissione in termini.
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Appello tardivo: processo in assenza e termini
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili due ricorsi a causa di un appello tardivo. La sentenza chiarisce la cruciale differenza tra l'imputato 'assente' e 'contumace' (istituto abrogato) ai fini del calcolo dei termini per l'impugnazione. Per l'imputato assente, ma consapevole del processo, il termine per appellare decorre dalla scadenza del termine per il deposito della motivazione della sentenza, e non dalla successiva notifica di un ordine di esecuzione.
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Remissione in termini: quando non è giustificata?
Un contribuente ha impugnato tardivamente un avviso di accertamento, chiedendo la remissione in termini a causa di un obbligo di firma e del sequestro di documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. Secondo la Corte, gli impedimenti lamentati non costituivano una causa di forza maggiore idonea a giustificare il ritardo, applicando inoltre il principio della 'doppia conforme' che limita il riesame dei fatti in sede di legittimità.
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