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Remissione Di Querela — Anno 2023

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292 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Remissione Di Querela

Provvedimenti

Remissione di querela: addio alla condanna a un anno di carcere
Un uomo, condannato per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle persone, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza dei termini per il ricorso, la vittima ha formalizzato la remissione di querela, accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, se accettata tempestivamente, estingue il reato e prevale su altre questioni processuali. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente, dichiarando l'estinzione del reato e ponendo le spese del processo a carico dell'imputato.
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Condanna cancellata: la remissione di querela salva l’imputato
L'Imputato era stato condannato per furto aggravato, danneggiamento e porto abusivo di coltelli. Durante il giudizio di Cassazione, emerge che le vittime hanno formalizzato la remissione di querela per i reati di furto e danneggiamento. La Suprema Corte, applicando le novità della Riforma Cartabia che ha trasformato tali reati da procedibili d'ufficio a procedibili a querela, accoglie il ricorso. La remissione di querela, ritualmente accettata, estingue i reati di furto e danneggiamento. Inoltre, la Cassazione rileva che il reato di porto d'armi si era già estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione di tutti i reati e ponendo le spese processuali a carico dell'imputato.
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Remissione di querela: salva dal furto grazie alla Riforma
Il caso riguarda un uomo condannato per furto aggravato. Prima della sentenza di appello, la vittima aveva presentato la remissione di querela, accettata dall'imputato. Tuttavia, all'epoca, il reato era ancora procedibile d'ufficio. Successivamente, l'entrata in vigore della Riforma Cartabia ha trasformato il furto aggravato in un reato procedibile solo a querela di parte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la sopravvenuta modifica legislativa rende efficace la precedente remissione di querela. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela. L'imputato è stato comunque condannato al pagamento delle spese processuali in mancanza di un accordo diverso con la persona offesa.
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Frode informatica: la revoca della querela non ferma il processo
Il Tribunale aveva archiviato un caso di frode informatica per avvenuta remissione di querela da parte della vittima. L'imputato aveva utilizzato abusivamente i codici di accesso della carta di credito e del conto online della persona offesa. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso, sostenendo che il reato fosse procedibile d'ufficio per la presenza dell'aggravante dell'uso indebito dell'identità digitale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'uso illecito delle credenziali di home banking configura l'aggravante dell'identità digitale, anche se il sistema è gestito da privati. Di conseguenza, il reato è procedibile d'ufficio e il processo deve continuare. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Rescissione del giudicato: no alle ricerche su altri fascicoli
Un cittadino condannato in via definitiva a un anno di reclusione ha richiesto la rescissione del giudicato, sostenendo di non aver saputo del processo a suo carico. L'uomo lamentava l'invalidità del decreto di irreperibilità, poiché le forze dell'ordine non avevano cercato di contattarlo al suo numero di cellulare. Tale numero era stato da lui fornito alla stessa stazione dei Carabinieri, ma in un verbale relativo a un procedimento diverso e del tutto indipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'autorità giudiziaria non è tenuta a consultare i fascicoli di altri procedimenti per reperire i recapiti dell'imputato. Di conseguenza, le ricerche sono state ritenute complete e legittime, confermando la condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione dell’esecuzione della pena: stop se definitiva
Il Condannato ha proposto ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Cassazione che dichiarava inammissibile il suo ricorso, nonostante la sopravvenuta remissione di querela da parte della Persona Offesa. Contestualmente, ha richiesto la sospensione dell'esecuzione della pena. La Suprema Corte ha rigettato l'istanza. I giudici hanno chiarito che la sospensione richiede la presenza del "fumus boni iuris" (probabilità di accoglimento del ricorso principale). Nel caso specifico, la responsabilità penale era ormai definitiva (giudicato), rendendo del tutto irrilevante la successiva remissione della querela. Inoltre, il ricorso straordinario è limitato a sviste percettive e non a valutazioni giuridiche.
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Truffa aggravata: la Riforma Cartabia non salva il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per sostituzione di persona e truffa aggravata. La difesa sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione e la mancanza di querela a seguito della Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha chiarito che l'inammissibilità del ricorso principale impedisce l'applicazione retroattiva delle nuove norme sulla procedibilità a querela, poiché il ricorso non supera il vaglio di ammissibilità e non evita il passaggio in giudicato della condanna. Inoltre, la presunta remissione di querela è stata esclusa poiché la vittima aveva espresso solo insofferenza nel ricordare i fatti, senza una chiara volontà di rinunciare alla punizione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Remissione di querela: condanna annullata ma spese a carico
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello. Nel corso del giudizio, la difesa ha depositato il verbale di remissione di querela, formalmente accettata dalla persona offesa. La Suprema Corte ha rilevato l'assenza di elementi per un'assoluzione nel merito e ha dichiarato l'estinzione del reato per remissione di querela. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, travolgendo anche le eventuali statuizioni civili di risarcimento. Le spese del procedimento penale sono state poste a carico dell'Imputato, in qualità di querelato, come previsto dalla legge.
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Condanna per diffamazione: la remissione di querela cancella tutto
L'Imputato era stato condannato dalla Corte di Appello di Milano per il reato di diffamazione aggravata ai danni della Persona Offesa. Successivamente, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la fase di legittimità, è stata presentata e formalmente accettata la remissione di querela da parte della Persona Offesa. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente. Il reato si è estinto proprio grazie alla remissione di querela, con le spese del procedimento poste a carico del querelato, come previsto dalla legge.
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Furto aggravato: la remissione di querela cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di furto aggravato. Nel ricorso in Cassazione, la difesa contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo, sostenendo che il profitto del furto dovesse essere esclusivamente economico. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, confermando che il profitto può consistere in qualsiasi utilità, anche non patrimoniale. Tuttavia, i giudici hanno preso atto dell'avvenuta remissione di querela da parte della persona offesa. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato e ponendo le spese del procedimento a carico del querelato.
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Esposizione a pubblica fede: la teca non salva il ladro
L'Imputato è stato condannato per il furto di due corone d'oro del valore di trentamila euro, sottratte da una chiesa dopo aver infranto la teca protettiva. La difesa ha proposto ricorso sostenendo che la vittima avesse rinunciato alla querela e contestando l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede, poiché i beni erano protetti dalla teca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una semplice dichiarazione verbale di disponibilità a ritirare la querela non costituisce una revoca formale. Inoltre, la teca serve a conservare il bene e non equivale a un sistema di vigilanza attiva; pertanto, sussiste l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede, compatibile con il danneggiamento della teca stessa.
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Furto in abitazione: condanna definitiva anche se c’è perdono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto in abitazione e indebito utilizzo di una carta bancomat ai danni di una persona ipovedente. L'imputato sosteneva che il reato andasse riqualificato come furto semplice, con conseguente estinzione per avvenuta remissione della querela. I giudici hanno respinto la tesi: la questione sulla qualificazione giuridica non era stata sollevata in appello ed è quindi preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la colpevolezza dell'imputato è stata confermata grazie alle riprese delle telecamere di sicurezza che lo ritraevano mentre prelevava denaro proprio mentre la vittima si trovava in questura a sporgere denuncia. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Remissione di querela: risarcito il danno, condanna cancellata
Il caso riguarda il furto di una marmitta, inizialmente qualificato come rapina e poi derubricato in furto aggravato. La vittima aveva dichiarato di essere stata risarcita e di non voler procedere penalmente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che tale dichiarazione costituisce una valida remissione di querela. Poiché il reato è diventato procedibile a querela a seguito della riforma Cartabia, la Cassazione ha chiarito che la presentazione del ricorso per far valere la revoca della denuncia equivale a un'accettazione tacita della stessa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato.
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Remissione di querela: la revoca per uno salva anche il complice
Un uomo, condannato per furto aggravato in concorso, ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento è emerso che la persona offesa aveva formalizzato la remissione di querela nei confronti dell'altro coimputato, il quale l'aveva accettata. La Suprema Corte ha applicato il principio di diritto secondo cui la revoca della querela si estende automaticamente a tutti i partecipanti al reato che non l'abbiano espressamente rifiutata. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per intervenuta remissione di querela. Le spese processuali sono state poste a carico dell'imputato ricorrente.
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Remissione di querela: addio condanna ma le spese restano
Un cittadino, precedentemente condannato per il reato di minaccia, ha proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del procedimento, la difesa ha depositato i verbali che dimostrano l'avvenuta remissione di querela da parte della persona offesa e la relativa accettazione da parte dell'imputato. La Suprema Corte ha rilevato l'estinzione del reato proprio grazie alla remissione di querela, annullando senza rinvio la sentenza di condanna pronunciata nei gradi precedenti. Questo provvedimento cancella anche le statuizioni civili collegate, ponendo le spese del procedimento a carico del querelato, come previsto dalla legge in mancanza di diverso accordo.
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Remissione di querela per furto: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per furto aggravato inflitta a un cittadino. Dopo la sentenza di merito, la vittima ha presentato la remissione di querela per furto, ritualmente accettata dal difensore dell'imputato. Grazie alle novità introdotte dalla Riforma Cartabia, il furto aggravato è diventato procedibile a querela di parte. Di conseguenza, la remissione della querela in pendenza del ricorso per cassazione ha estinto il reato, prevalendo su eventuali profili di inammissibilità del ricorso stesso. L'imputato ha evitato la condanna penale, pur dovendo farsi carico delle spese del procedimento.
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Remissione di querela: cancellata la condanna per minacce
I Ricorrenti erano stati condannati per il reato di minaccia ai danni della Persona Offesa. Successivamente, durante la pendenza del ricorso in Cassazione, le parti hanno formalizzato la remissione di querela con contestuale accettazione davanti ai Carabinieri. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato. La Corte ha chiarito che la remissione di querela tempestiva e accettata estingue il reato anche in fase di legittimità, prevalendo sulle cause di inammissibilità del ricorso e cancellando le statuizioni civili. Le spese processuali sono state poste a carico dei querelati.
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Remissione di querela: la pace cancella la condanna in Cassazione
Due imputati, condannati in appello per esercizio arbitrario delle proprie ragioni a seguito della riqualificazione delle iniziali accuse di tentata estorsione e rapina, propongono ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa formalizza la remissione di querela, che viene ritualmente accettata dai ricorrenti. La Corte di Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione dei reati. I giudici confermano che la remissione di querela, intervenuta in pendenza del ricorso e accettata, prevale su eventuali cause di inammissibilità del ricorso stesso, purché questo sia stato proposto tempestivamente.
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Traduzione degli atti processuali: condanna valida per la Corte
Due cittadini stranieri, condannati in primo grado per furto e ricettazione, hanno impugnato la decisione lamentando la mancata traduzione degli atti processuali in lingua bulgara e chiedendo l'improcedibilità del reato per avvenuta remissione della querela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la traduzione degli atti processuali non è dovuta se non viene dimostrato un effettivo pregiudizio alla difesa, soprattutto considerando che il ricorso per cassazione può essere presentato solo tramite un difensore abilitato. Inoltre, l'inammissibilità dell'appello ha reso la condanna definitiva prima dell'entrata in vigore della riforma Cartabia, impedendo l'applicazione delle nuove regole sulla procedibilità a querela. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto perdonato ma resta la resistenza a pubblico ufficiale
Un cittadino, fermato per furto, minaccia le forze dell'ordine all'interno di una caserma per evitare la redazione dei verbali. Successivamente, la vittima del furto decide di ritirare la denuncia. La Corte di Cassazione dichiara estinto il reato di furto grazie alla revoca della querela, resa possibile dalle recenti riforme legislative. Tuttavia, i giudici confermano la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La Corte chiarisce che, per far scattare questo reato, basta l'uso di minacce o violenza dirette a ostacolare l'attività dei pubblici ufficiali, anche se l'ostacolo non impedisce materialmente il compimento del loro dovere. Il cittadino ottiene così uno sconto di pena di quattro mesi, ma subisce la condanna definitiva per la condotta minatoria.
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