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Remissione Del Debito

74 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto con cui il creditore rinuncia volontariamente al proprio credito, liberando il debitore dall'obbligazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto di transazione: l’accordo che riduce il debito è valido?
Una Azienda Ricorrente ha eseguito lavori per una Azienda Controricorrente. Le parti hanno stipulato un accordo per ridurre il debito, condizionato al pagamento puntuale. Poiché l'Azienda Controricorrente non ha pagato integralmente, l'Azienda Ricorrente ha richiesto un decreto ingiuntivo. I giudici di merito hanno qualificato l'accordo come un "contratto di transazione" e hanno revocato il decreto, dato che il pagamento era avvenuto durante il processo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancata localizzazione del documento chiave. In ogni caso, avrebbe rigettato il ricorso, confermando la qualificazione dell'accordo come "contratto di transazione" e ritenendo l'inadempimento non grave, data l'esecuzione successiva del pagamento.
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Dovere di adeguamento del notaio tra vendita e donazione
Un Consiglio Notarile ha contestato sanzioni disciplinari a un professionista. Il professionista ha stipulato circa cinquanta compravendite immobiliari contestualmente rinunciando al prezzo tramite la remissione del debito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'organo professionale, stabilendo che il dovere di adeguamento del notaio impone un'indagine approfondita sulla reale volontà dei contraenti. Se le parti intendono realizzare un atto di liberalità anziché una vera vendita, il professionista non può limitarsi a registrare le dichiarazioni. L'atto rischia infatti di essere annullato per simulazione. Il notaio deve garantire la certezza giuridica degli effetti e informare le parti sui rischi. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio per riesaminare la responsabilità del professionista alla luce di questi principi.
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Dichiarazione di fallimento e crediti svalutati a bilancio
Un creditore ha richiesto la dichiarazione di fallimento di una società a responsabilità limitata per debiti scaduti superiori alle soglie legali. La società debitrice si è difesa sostenendo la cancellazione di un debito milionario dal bilancio del principale creditore, qualificando la posta contabile come rinuncia al credito. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto questa tesi: la svalutazione contabile operata dal creditore esprime soltanto l'inesigibilità della somma dovuta alla crisi d'impresa e non costituisce una remissione del debito. I debiti superano quindi i limiti di legge e confermano pienamente la dichiarazione di fallimento.
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Rinuncia al credito dei soci: valida la riduzione del debito
Un creditore ha richiesto il fallimento di una società debitrice in liquidazione. La debitrice ha contestato la richiesta evidenziando di non superare la soglia di indebitamento di 500.000 euro vista la rinuncia al credito dei soci pari a 155.000 euro approvata in assemblea per finanziamenti precedenti, oltre ad alcune rettifiche contabili. La Corte d'Appello aveva ritenuto la rinuncia un atto strumentale e inefficace. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società debitrice. I giudici di legittimità hanno chiarito che la rinuncia non richiede forme solenni e produce i suoi effetti estintivi del debito. Il calcolo dell'esposizione debitoria deve basarsi sui debiti effettivi al momento della decisione, annullando la sentenza con rinvio.
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Cancellazione società e crediti: la Cassazione ribalta la presunzione di rinuncia
Un socio superstite di una società cancellata dal Registro delle Imprese ha cercato di recuperare crediti da una banca. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta, presumendo una rinuncia al credito da parte della società estinta, poiché i crediti non erano stati inclusi nel bilancio di liquidazione. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che la cancellazione di una società non implica automaticamente la rinuncia a crediti incerti o illiquidi. La presunzione di rinuncia, infatti, richiede una prova rigorosa di una volontà abdicativa chiara e inequivocabile. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla questione della Cancellazione società e crediti.
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Remissione del debito: l’immagine sacra non estingue il prestito familiare
Una figlia aveva ricevuto un prestito dalla madre, poi deceduta. Il fratello chiedeva la restituzione della sua quota del prestito. La sorella sosteneva che il fratello avesse operato una remissione del debito in cambio di un'immagine sacra. La Corte d'Appello aveva respinto questa tesi per mancanza di prove. La Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che la valutazione delle prove testimoniali fosse corretta e che non fosse stata dimostrata l'avvenuta remissione del debito. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese legali.
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Remissione del debito: no allo sconto se la condotta fallisce
Un detenuto ha richiesto la remissione del debito relativo alle spese di giustizia e di mantenimento in carcere. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato la richiesta a causa di diversi episodi di indisciplina. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha sostenuto che il giudice non dovesse valutare le condotte successive alla domanda o i procedimenti disciplinari non ancora definitivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione della regolare condotta deve riguardare l'intero periodo di detenzione. Il giudice può valutare anche i fatti successivi al deposito dell'istanza e gli episodi disciplinari non ancora definitivi per verificare la responsabilità complessiva del detenuto. Il detenuto perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Riabilitazione penale negata: donazione simbolica e condotta
Un uomo condannato per associazione mafiosa ha richiesto la riabilitazione penale per cancellare gli effetti della condanna. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda perché il richiedente frequentava ancora pregiudicati e non aveva risarcito il danno causato dal reato. Per dimostrare il proprio ravvedimento, l'interessato ha versato un contributo di trenta euro a un'associazione antimafia. I giudici hanno ritenuto la donazione irrisoria, non seria e priva di reale valore riparatorio. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che il condannato deve provare un allontanamento effettivo dal crimine e adoperarsi concretamente per risarcire le conseguenze civili dell'illecito, condannandolo alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Remissione del Debito: Telefono in Carcere Nega il Beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di **remissione del debito** per un detenuto. Il detenuto aveva chiesto di non pagare le spese processuali e di mantenimento in carcere, sostenendo di aver avuto una buona condotta. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che l'introduzione di un telefono cellulare in carcere, sebbene avvenuta anni prima, fosse un episodio grave che escludeva la "regolare condotta" necessaria per il beneficio. La Corte ha ribadito che la buona condotta deve essere costante e che un singolo illecito disciplinare può bastare a negare la remissione, distinguendo questo requisito da quello per la liberazione condizionale.
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Remissione del Debito: Indigenza Assoluta o Trasferimento Beni ai Figli?
Un Condannato ha chiesto la Remissione del debito per una condanna penale e le spese di mantenimento in carcere, sostenendo di trovarsi in disagiate condizioni economiche. Il Magistrato di Sorveglianza ha respinto la richiesta. Il Condannato ha presentato ricorso, lamentando la mancata motivazione e sostenendo che la cessione di immobili ai figli non aveva sottratto beni al patrimonio familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le "disagiate condizioni economiche" richiedono un'assoluta indigenza e che la cessione di beni ai figli, pur rimanendo nel patrimonio familiare, non esclude la possibilità di soddisfare il debito, rendendo la richiesta infondata.
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Remissione del debito: vale l’intero importo o la sola quota?
Un condannato ha richiesto la remissione del debito relativo alle spese processuali derivanti da una condanna definitiva del 2008, pari a oltre 86.000 euro complessivi. Il Magistrato di Sorveglianza ha respinto la richiesta, calcolando la sostenibilità economica solo sulla quota individuale di circa 8.500 euro, escludendo il vincolo solidale tra coimputati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato: le sentenze definitive anteriori alla riforma del 2009 mantengono l'obbligo solidale per l'intero importo. I giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione del reale carico economico.
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Remissione del debito: stop a presunzioni di ricchezza
Un cittadino condannato ha richiesto la remissione del debito per ingenti spese di giustizia, dimostrando il proprio stato di disagio economico, il pagamento di un mutuo e l'esito positivo dell'affidamento in prova. Il Magistrato di sorveglianza ha respinto la richiesta basandosi su presunte disponibilità patrimoniali desunte da vicende giudiziarie passate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del debitore e ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici hanno chiarito che il disagio economico non richiede l'assoluta indigenza e non può essere negato tramite mere presunzioni, imponendo una verifica concreta delle condizioni reddituali attuali e del comportamento tenuto.
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Remissione del debito: un’infrazione non blocca la domanda
Un detenuto ha richiesto la remissione del debito per le spese processuali e di mantenimento carcerario, pari a oltre 25.000 euro, a causa delle sue disagiate condizioni economiche. Il Magistrato di sorveglianza ha respinto l'istanza a causa di un illecito disciplinare isolato per il possesso non consentito di una chiavetta USB. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, stabilendo il divieto di automatismi: un'infrazione interna non impedisce la cancellazione delle spese se non viene prima bilanciata con la complessiva condotta positiva tenuta durante la reclusione, soprattutto quando il soggetto ha già ottenuto permessi premio.
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Remissione del debito negata per due sanzioni disciplinari
Un detenuto ha richiesto la remissione del debito per ottenere la cancellazione delle spese di giustizia e di custodia, valorizzando il proprio percorso rieducativo. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato l'istanza a causa di due procedimenti disciplinari a suo carico. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che due infrazioni isolate non potevano cancellare anni di condotta complessivamente positiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la remissione del debito richiede una condotta costantemente regolare; anche infrazioni isolate, se non di minima entità, giustificano il diniego del beneficio. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cancellazione della società dal registro delle imprese e crediti
Una società debitrice ha contestato due decreti ingiuntivi emessi a favore di una società creditrice, poi estinta. La debitrice sosteneva che la cancellazione della società dal registro delle imprese e la mancata presentazione dei bilanci implicassero la rinuncia tacita al credito. Inoltre, chiedeva di compensare le somme versate direttamente ai lavoratori della creditrice a seguito di un pignoramento per crediti pregressi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice. L'estinzione della creditrice non comporta alcuna remissione automatica del debito, trasferendo invece i crediti ai soci. Inoltre, il pagamento per pignoramenti riferiti a mensilità precedenti non estingue i debiti maturati per prestazioni successive.
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Pignoramento dei canoni di locazione e pagamenti anticipati
Una società creditrice ha avviato il pignoramento dei canoni di locazione e affitto d'azienda dovuti da una società terza alla propria debitrice. La terza pignorata ha eccepito di aver già saldato anticipatamente tutti i canoni futuri fino alla scadenza contrattuale. Il Tribunale ha limitato l'efficacia del pagamento anticipato a un solo anno successivo al pignoramento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'affittuaria. La Suprema Corte ha chiarito che l'articolo 2918 del codice civile si applica anche al pignoramento diretto dei crediti. Di conseguenza, il pagamento anticipato o la liberazione dei canoni non ancora scaduti non è opponibile al creditore pignorante oltre il limite temporale di un anno stabilito dalla legge.
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Restituzione trattenute fiscali: il Fisco sconta ma l’azienda paga
Un'azienda in amministrazione straordinaria ha operato ritenute fiscali sulle retribuzioni di un dipendente durante la sospensione tributaria post-sisma. In seguito, la società ha aderito al condono fiscale pagando all'Erario solo il 10% del debito tributario complessivo. Il lavoratore ha promosso un'azione per ottenere la restituzione trattenute fiscali relative al restante 90% non versato al Fisco. L'azienda sosteneva che il condono fosse un beneficio riservato unicamente al sostituto d'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società datrice di lavoro. I giudici hanno stabilito che le somme prelevate dalla busta paga appartengono al dipendente. Il datore di lavoro non possiede alcun titolo giuridico per trattenere la quota condonata dallo Stato. L'azienda deve restituire l'intero importo residuo con rivalutazione monetaria e interessi legali calcolati dalla data delle singole trattenute.
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Riabilitazione penale negata: pesano le spese non pagate
Un cittadino condannato ha richiesto la riabilitazione penale dopo aver scontato la pena. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda a causa del mancato saldo delle spese di giustizia e dell'assenza di un provvedimento di remissione del debito. Il ricorrente ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo la propria indigenza e l'avvenuto annullamento delle cartelle esattoriali da parte della giustizia tributaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il mancato versamento delle spese processuali impedisce la riabilitazione, a meno che il debitore non ottenga la formale remissione del debito dal magistrato di sorveglianza. L'annullamento fiscale delle cartelle per vizi di forma non cancella il debito verso lo Stato.
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Cancellazione della società: perché i soci perdono i risarcimenti
A seguito della condanna penale di una dipendente per ammanchi finanziari, i soci di una s.r.l. estinta hanno promosso un'azione civile per il risarcimento dei danni. La società era stata cancellata dal registro delle imprese prima del giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci, confermando che la cancellazione della società ne determina l'estinzione immediata. Di conseguenza, l'ex liquidatore non ha più la rappresentanza processuale dell'ente. I soci possono agire per recuperare i crediti sociali residui solo se dimostrano espressamente la loro qualità di successori della società estinta, e non agendo semplicemente in proprio o come soci attivi. Inoltre, i danni lamentati dai soci per il pregiudizio subito dalla società costituiscono un danno riflesso non risarcibile direttamente a loro favore.
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Sospensione provvisoria esecuzione: guida ai motivi
Il Tribunale di Milano si è pronunciato su un'istanza di sospensione provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo. Il Giudice ha chiarito che tale sospensione richiede la probabile fondatezza dell'opposizione. Nel caso in esame, le contestazioni relative a una presunta remissione del debito e a un accordo novativo sono state rigettate per mancanza di prove certe. Tuttavia, è stata accolta la sospensione parziale riguardante il calcolo degli interessi moratori, ritenendo fondata la contestazione sull'applicazione del tasso corretto.
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