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Reiterazione Del Reato

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196 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Arresti domiciliari: la recidiva cancella la sospensione della pena
Un giovane imputato, condannato in primo grado per reati inerenti agli stupefacenti, resistenza e false generalità, ha impugnato l'ordinanza cautelare che gli imponeva gli arresti domiciliari. Il ricorrente lamentava la mancata valutazione circa la possibilità di ottenere la sospensione condizionale della pena e contestava l'adeguatezza della misura coercitiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che i numerosi e ravvicinati precedenti penali dell'imputato dimostrano un elevato rischio di recidiva. Tale evidenza esclude in radice una prognosi favorevole sulla sua condotta futura. La sussistenza del pericolo di reiterazione del crimine esonera il tribunale dal dover argomentare sulla possibile concessione dei benefici di pena.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione nega la scarcerazione
Un indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di armi clandestine ha chiesto la revoca o l'attenuazione della misura restrittiva, proponendo una misura graduata. La difesa ha sostenuto che la coltivazione di droga era ridotta e che le armi servivano unicamente per l'esercizio della caccia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la custodia cautelare in carcere rimane l'unica misura idonea. Per i reati associativi legati al narcotraffico vige una presunzione di adeguatezza del carcere, superabile solo fornendo la prova rigorosa della recisione dei legami con l'organizzazione criminale. Il possesso di armi clandestine dimostra un allarme sociale elevato e conferma la pericolosità del soggetto.
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Doppia condanna e revoca della misura cautelare: stop ai ricorsi
Un imprenditore agricolo subisce una condanna in primo e secondo grado per coltivazione illecita di marijuana e furto aggravato di energia elettrica tramite allaccio abusivo. Il giudice sostituisce la custodia in carcere con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L'imputato richiede la revoca della misura cautelare, sostenendo che il decorso del tempo e la sua condotta corretta abbiano azzerato il pericolo di commettere nuovi reati. I giudici di merito respingono la richiesta per assenza di elementi di novità e persistenza della pericolosità. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la doppia condanna rafforza la certezza dei fatti e il semplice trascorrere del tempo non basta a giustificare la revoca della misura cautelare.
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Spaccio di lieve entità o narcotraffico: confermato il carcere
Due indagati hanno subito la misura della custodia cautelare in carcere per traffico e cessione continuata di cocaina all'interno della propria abitazione. I soggetti hanno impugnato il provvedimento, sostenendo la sussistenza della fattispecie di spaccio di lieve entità a causa dei modesti quantitativi ceduti e dell'assenza di sequestri ingenti di denaro o sostanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che la continuità delle vendite, il numero elevato di acquirenti, la qualità della cocaina e l'uso della casa come centrale operativa escludono la minore gravità, delineando una vera e propria attività criminale organizzata.
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Misure cautelari personali: gravi indizi ma niente arresti
La Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per un soggetto accusato di aver timbrato due volte il badge di un collega assente. Il Giudice e il Tribunale del Riesame hanno respinto la richiesta per difetto di attualità e concretezza del pericolo di reiterazione, trattandosi di episodi limitati e risalenti a oltre un anno prima. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la gravità del danno alla pubblica amministrazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della pubblica accusa. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'applicazione delle misure cautelari personali richiede un pericolo reale, recente e non meramente ipotetico, confermando la libertà dell'indagato.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
L'Imputato, accusato del grave delitto di omicidio scaturito da precedenti contrasti sfociati in un incendio, ha chiesto la sostituzione della misura penale. La difesa ha sollecitato la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in un'altra regione, sostenendo il decorso del tempo e l'impossibilità di ripetere il fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno chiarito che il semplice trascorrere del tempo non affievolisce le esigenze di cautela. Inoltre, la presunzione di pericolosità sociale per reati di estrema gravità impone la misura carceraria. Il pericolo di reiterazione riguarda reati della stessa specie e non richiede l'identità delle vittime. L'Imputato rimane in carcere e deve pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sostituzione della custodia cautelare: rigetto e limiti di legge
L'Imputato, condannato in primo grado a oltre nove anni di reclusione per associazione finalizzata al narcotraffico internazionale, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa ha invocato il tempo trascorso dai fatti, l'ammissione di colpa e la concessione dei domiciliari ad altri coimputati per dimostrare l'attenuazione del pericolo di reiterazione. I giudici territoriali hanno rigettato l'istanza evidenziando la persistente gravità della condotta e la possibilità di mantenere contatti criminali a distanza anche dall'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il mero decorso del tempo e le decisioni favorevoli verso terzi non integrano elementi nuovi idonei ad attenuare il quadro cautelare.
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Misure cautelari personali: no ai domiciliari senza rischio reale
La Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per un soggetto accusato di aver timbrato abusivamente il badge presenze di un funzionario pubblico in due occasioni distinte. Il Giudice per le Indagini Preliminari e il Tribunale del Riesame hanno respinto l'istanza per difetto di attualità e concretezza del pericolo di recidiva. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata valorizzazione del danno all'ente pubblico e la serialità della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della pubblica accusa. Due condotte isolate risalenti a oltre un anno prima non giustificano l'applicazione di misure cautelari personali, mancando una prognosi credibile di recidiva futura.
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Frode Elettorale: Voti Falsi e Tessere Duplicate, Ricorso Rigettato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato accusato di frode elettorale e alterazione dei registri durante le elezioni comunali. L'uomo, parte di un gruppo organizzato, avrebbe falsificato voti utilizzando tessere elettorali duplicate di persone ignare o decedute, per favorire un candidato. Le prove includevano dichiarazioni di complici, intercettazioni telefoniche e documenti falsificati. La difesa aveva contestato la gravità degli indizi di colpevolezza. La Suprema Corte ha confermato la solidità del quadro indiziario, ritenendo infondate le contestazioni e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Assoluzione parziale e custodia in carcere: il pericolo di reiterazione del reato persiste
Un individuo, già in custodia cautelare in carcere, ha cercato di ottenere una misura meno restrittiva. Ha sostenuto che l'assoluzione da accuse di associazione mafiosa e traffico di droga avesse ridimensionato il quadro indiziario. La Corte di Cassazione ha però respinto il ricorso. Ha stabilito che, nonostante l'assoluzione parziale, la gravità e il numero dei reati rimanenti (usura, tentata estorsione, spaccio con metodi mafiosi) confermano un persistente pericolo di reiterazione del reato. Il tempo trascorso e una confessione parziale non sono stati sufficienti a mitigare la necessità della misura più severa, data la sua inclinazione criminale.
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Rapina Aggravata: Confermata la Custodia Cautelare in Carcere
Un individuo, accusato di rapina aggravata, aveva ricevuto la misura della custodia cautelare in carcere dopo che il Tribunale aveva accolto l'appello del Pubblico Ministero. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia l'attendibilità della sua identificazione, sia la sussistenza delle esigenze cautelari, come il pericolo di fuga o la reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la validità dell'identificazione basata su elementi come voce e pregressa conoscenza tra vittima e aggressore. Ha inoltre ritenuto fondato il pericolo di reiterazione del reato, considerando la gravità dei fatti e i precedenti penali del Ricorrente, giustificando così la custodia cautelare in carcere.
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Badge timbrato per 9 euro: niente arresto senza esigenze cautelari
Un agente di polizia locale ha timbrato il cartellino per conto di un collega assente, causando al Comune un danno patrimoniale accertato pari a meno di dieci euro per un singolo episodio isolato. La Procura ha richiesto la misura degli arresti domiciliari, ma i giudici territoriali hanno respinto l'istanza per insussistenza delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che la sola esistenza di indizi di reato non basta per disporre la limitazione della libertà: occorre un pericolo concreto e attuale di recidiva, incompatibile con un fatto occasionale e di modestissima entità economica.
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Incendio Doloso: Vendetta e Obbligo di Dimora Confermato
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza che applicava l'obbligo di dimora a un soggetto accusato di essere il mandante di un incendio doloso. L'incendio, avvenuto in un immobile di un consorzio, era stato commissionato per vendetta a seguito di un debito non pagato e una denuncia per calunnia. I giudici hanno ritenuto validi i gravi indizi di colpevolezza, basati su contatti telefonici tra il mandante e gli esecutori materiali, e sul movente. Il ricorso dell'indagato è stato rigettato, confermando la misura cautelare.
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Obbligo di dimora: ricorso respinto e sanzione economica
Il Tribunale del Riesame ha ripristinato a carico dell'indagato la misura cautelare dell'obbligo di dimora. La difesa ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che il Tribunale avesse giustificato la restrizione con il pericolo di fuga, requisito assente nell'ordinanza originaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che il Tribunale del Riesame ha fondato la propria decisione sul pericolo di reiterazione del reato e non sul rischio di fuga. L'imputato non ha contestato questa specifica motivazione nel proprio atto di ricorso. La Cassazione ha confermato l'obbligo di dimora e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Associazione per delinquere: la Cassazione conferma le misure cautelari
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un Indagato, confermando le misure cautelari per **associazione per delinquere**. L'Indagato contestava la mancanza di gravi indizi attuali e l'assenza di esigenze cautelari concrete, dato che le condotte risalivano al 2015. La Corte ha chiarito che, per i reati associativi, l'attualità della pericolosità non si valuta solo sulla data dell'ultimo reato fine, ma sulla persistenza del vincolo criminale, la professionalità dei membri e il loro inserimento in circuiti illeciti. Gli indizi erano consistenti e le esigenze cautelari attuali.
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Sostituzione della misura cautelare negata per usura e fuga
L'Imputata, condannata in secondo grado per reati continuati di usura, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con una misura meno afflittiva. La difesa ha sostenuto che il tempo trascorso dai fatti contestati e la detenzione del compagno rendessero inattuali sia il pericolo di reiterazione che il pericolo di fuga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il tempo trascorso dal reato rileva solo quando il giudice emette per la prima volta la misura cautelare, non durante la fase di revoca o sostituzione. In quest'ultima sede conta soltanto il tempo di detenzione già scontato se accompagnato da elementi nuovi. I giudici hanno confermato la pericolosità dell'Imputata e il concreto pericolo di fuga, disponendo il mantenimento del carcere e la condanna al pagamento delle spese legali.
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Misure cautelari: incensuratezza e truffa, la Cassazione decide
Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia cautelare in carcere per due individui accusati di associazione a delinquere e truffa. I ricorrenti lamentavano una motivazione insufficiente riguardo le esigenze cautelari e l'adeguatezza della misura, invocando la loro incensuratezza e l'ammissione dei fatti. La Corte Suprema ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale logica e coerente. La gravità delle condotte e il pericolo di reiterazione giustificavano le misure cautelari. L'incensuratezza non esclude il pericolo di commettere nuovi reati.
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Straniero accusato di traffico: il “pericolo di fuga” non è escluso
Un indagato straniero, accusato di traffico di esseri umani, aveva ottenuto il rigetto della richiesta di custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva escluso il pericolo di fuga e la reiterazione del reato, considerandolo incensurato e con attività lavorativa regolare, e la sua condotta occasionale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la condizione di straniero senza radicamento in Italia, soprattutto se la presenza è funzionale al reato, richiede un'analisi più approfondita del pericolo di fuga, non limitandosi all'assenza di atti preparatori. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo esame, evidenziando l'errata valutazione del rischio di allontanamento.
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Custodia cautelare per rapina: confermato il carcere
Un uomo ha subito la misura della custodia cautelare per rapina pluriaggravata ai danni di un esercizio commerciale. Gli investigatori hanno identificato l'indagato tramite le telecamere di videosorveglianza e il successivo riconoscimento fotografico da parte dei testimoni, nonostante il travestimento con abiti femminili. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi e il concreto pericolo di recidiva desunto dalle modalità dell'azione. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione contestando la validità dell'individuazione e la sussistenza delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la motivazione dei giudici di merito è coerente e insindacabile, confermando definitivamente la misura detentiva e condannando il ricorrente alle spese.
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Arresti domiciliari per spaccio: confermata la misura cautelare
Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura degli arresti domiciliari per spaccio a carico di un indagato, sorpreso a cedere cocaina vicino alla propria abitazione. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto materiale per il confezionamento identico a quello utilizzato per la droga ceduta e un bilancino di precisione. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la carenza di indizi gravi, l'irrilevanza degli oggetti sequestrati e l'eventuale sussistenza della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto solidi gli elementi probatori e hanno confermato il concreto pericolo di recidiva, desunto dai precedenti penali dell'uomo per reati associativi legati al traffico di stupefacenti.
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